domenica 6 ottobre 2024

Raponzolo testa tonda

(Phyteuma orbiculare)

A prima vista sembra una parrucca carnevalesca arruffata o uno strano animale pronto a rinchiudere i suoi artigli attorno ad una preda; invece, strano a dirsi, il raponzolo testa tonda fa parte della famiglia delle campanule.


Accertato questo, ti chiedi come mai, invece di mostrare la sua bella corolla a campana aperta come le altre, la rinserra fino a formare uno stretto e corto tubo che soltanto a maturazione apre una stretta fessura sull'apice incurvato per lasciar uscire lo stimma suddiviso in 3 parti.
Però si nota che l'infiorescenza è un capolino affollato di fiori molto vicini e forse la mancanza di spazio ha costretto la pianta a ridimensionare ciascuno di essi riducendone l'apertura e le curvature.
Tra loro trovano spazio pure numerose corte brattee acuminate e pelose sui margini, verde chiaro, che spariscono in rapporto all'azzurro indaco dei fiori sprigionanti anche riflessi metallici, quasi ipnotici.
La pianta, molto semplice, si sviluppa da un rizoma fusiforme con una rosetta basale di foglie che poi accompagnano, isolate, il fusto eretto diventando sempre più lanceolate ed avvolgenti.


Pare sia una pianta vigorosa, come sostiene anche il suo nome da 'phyton - pianta' ed 'eu - bene' e difatti cresce senza problemi su prati torbosi e magri di Valpiana.

sabato 5 ottobre 2024

Margherita

(Leucanthemum vulgare)
 
Pianta comunissima la margherita, che per lunghi mesi accende il suo occhio solare un po' dappertutto, tanto da essere ben conosciuta fin da tempi antichissimi e citata come protagonista di numerose leggende e credenze.


Spesso è collegata a storie d'amore, vedi il gioco ancora attuale del 'm'ama - non m'ama' da fare sfogliando i suoi fiori bianchi; forse è una reminiscenza dell'epoca in cui i cavalieri innamorati partivano per andare in battaglia portando con sé questo fiore donato dalle loro amate che ne aspettavano il ritorno ricamandolo sugli arazzi.
Non solo: per rispondere affermativamente ad una proposta d'amore le fanciulle si ponevano sul capo una ghirlanda di margherite, cosa questa che attualmente potrebbe costituire un problema, perché non si ritiene più vantaggiosa la conoscenza delle varie specie vegetali e delle loro caratteristiche e quindi non si sa cosa una potrebbe mettersi in testa.
Nel complesso le sono stati assegnati sempre significati positivi, come la purezza, la fedeltà, la bontà, la semplicità, la modestia, l'amore fedele, l'innocenza e anche in questo campo appare fuori moda, visti i valori che oggi vanno per la maggiore.
Tuttavia un prato costellato di margherite aperte è un invito alla gioia e al rinnovamento: la pianta, perenne, è dotata di un corto rizoma da cui in autunno si sviluppano una o più rosette di foglie spatolate o variamente lanceolate le quali modificano la propria forma man mano che appaiono lungo i fusti semplici o ramificati che si producono nella primavera successiva.


I fiori, solitari all'apice, sono capolini racchiusi da più serie di brattee con i bordi bruni o neri, ordinatamente disposte in modo da sovrapporsi in parte; essi sono composti da fiori con corolla a tubo, bisessuali, che formano il bottone giallo oro centrale e da una corona di lingue candide, femminili, dove in ciascuno alloggia uno stilo con stimma a due punte giallo che sporge leggermente.
Quelli che noi chiamiamo comunemente petali sono dunque il lobo allungatissimo di ognuno dei fiori irregolari i quali, avendo una minuta corolla, fanno di tutto per farsi notare.



venerdì 4 ottobre 2024

Ranuncolo comune

(Ranunculus acris)

Nei prati umidi prospera senza risparmio il ranuncolo che a fine primavera illumina i prati con le sue rade infiorescenze di fiori color giallo brillante, riapparendo poi anche in autunno dopo un'eventuale riposo estivo della pianta perché ha subito il taglio della fienagione e perché non sopporta bene la stagione secca.


Non è una pianta amata dal bestiame pascolante a causa dei composti tossici che contiene e, se l'alimentazione fosse costituita solo da quest'essenza fresca, il latte degli animali sarebbe amaro e di colore rossastro. Fortunatamente l'essiccazione degrada queste sostanze.
Non fa bene neanche agli umani ai quali può provocare dermatiti da contatto; l'unica a guadagnarci, soltanto guardando queste distese dorate, è la vista che si rallegra di fronte a tutta questa luminosità.
Da un breve rizoma esce un fusto cavo con portamento eretto attorno al quale s'affollano diverse foglie basali di forma pentagonale, suddivise in tanti lobi, a loro volta frammentati in parti appuntite di colore verde scuro.
Su peduncoli che si originano all'ascella delle foglie superiori compaiono fiori con 5 petali luminosi, a forma di cuore, nel cui fondo vi sono fossette di nettare; sotto sono sorretti da 5 sepali verde giallastro che cadono dopo la fioritura.


Un numero indefinito di stami, inseriti a spirale, occupa il centro e all'apice dei loro filamenti sono sistemate visibili antere giallo intenso; per proteggere il polline di notte e durante i giorni piovosi i fiori diventano pendenti per incurvamento del gambo, trasformandosi in ombrelli aperti sopra i propri organi riproduttivi.
Inoltre, le antere che sono rivolte all'interno, all'apertura del fiore, torcendosi, si proiettano verso l'esterno in modo che le spore polliniche non penetrino nell'ovario dello stesso fiore: questo perché perfino la pianta sa che i figli nati da genitori privi di parentela sono più vitali e resistenti di quelli provenienti da genitori legati da affinità di 'linfa'.

giovedì 3 ottobre 2024

Pabbio comune

(Setaria viridis)

In ogni prato che si rispetti è presente il pabbio comune, un'erba foraggera ed anche infestante dei campi e dei giardini, abbastanza alta nel momento di pieno sviluppo e talmente fitta da non lasciar intravedere altro.
Forma cespi di foglie lanceolate e piatte, avvolgenti il fusto cilindrico e cavo, diviso in segmenti da nodi sui quali sono inserite le foglie, verde grigio, con margini pelosi che lo inguainano per una certa lunghezza, terminando poi in una lamina libera nastriforme.



Occupa notevoli estensioni le quali, soprattutto nel periodo autunnale, fanno pensare a savane e a praterie ingiallite dalla massiccia presenza delle sue tardive infiorescenze a spiga dal tipico color ocra
Esse ondeggiano al vento sulla sommità del loro lungo gambo liscio, e i fiori che compongono le spighette appressate a costituire questa coda sono composte da coppie di fiori con 2 glume: uno è sterile e l'altro fertile. Alla base di ogni spighetta sporgono 5-6 setole abbastanza lunghe, dalla cui presenza è derivato il nome setaria, da 'saeta- setola'.




Quando i frutti sono maturi, stormi di uccelli si fanno avanti per nutrirsene e naturalmente anche gli umani hanno pensato di poterla sfruttare per i propri bisogni: la si sta studiando come materia prima per produrre biocarburanti.
Le sue caratteristiche positive, come la statura non molto alta, il ciclo veloce di crescita e sviluppo, la produzione di grandi quantità di seme hanno ancora una volta stimolato l'ingordigia umana che da un campo assolato la imprigionerà, sotto forma di liquido puzzolente, nel buio serbatoio di un automezzo.

mercoledì 2 ottobre 2024

Enula scabra

(Inula irta)

Questa parente dell'arnica, della margherita, della calendula, che sembra occhi sfavillanti di gioia, abbellisce a lungo con le sue corolle dorate i prati e i pascoli poveri di sostanze e di acqua, dimostrandosi adattabile e robusta.


Appare come una lampada accesa, che il verde severo delle sue foglie attenua, dandole un aspetto composto ed ordinato, dove ogni elemento è al suo posto.
Il suo fusto diritto e solido, di un rosso attenuato dalla presenza di peli chiari, è bilanciato da foglie ellittiche disposte tutt'attorno, ruvide al tatto, con nervature reticolate che danno l'impressione di essere molto resistenti.


Sulla sommità, solitario, sta un capolino grande, formato da un involucro appiattito sul cui bordo esterno sporgono fiori giallo brillante, che esaltano gli interni più scuri.
Come in altre asteracee, i fiori periferici, provvisti di lunghe linguette, contengono solo pistilli, mentre i centrali, formati da corolla tubolare a 5 denti sono dotati sia di stami che di pistilli e tendono a scurirsi dopo la fecondazione.


martedì 1 ottobre 2024

Betonica

(Stachys officinalis)
 
Gli antichi romani non avevano mezze misure: elencavano una cinquantina di malattie che la betonica poteva curare con successo e, siccome non bastava, le si attribuivano anche capacità di evitare visioni spaventose e poteri di contrasto degli spiriti maligni, in pratica era ritenuta un'erba dalle mirabolanti proprietà, da tenere sempre presente.
Non a caso qui un tempo, in genere a qualche pettegola, si esclamava 'te sè na betonega' per dire che ficcava il naso in ogni vicenda o 'i te conos pì de na betonega', riferito ad una persona molto conosciuta.




Oggi poche di queste virtù curative sono confermate dalla scienza medica, ma qualcuno pone ancora alcune sue foglie all'interno del cappello per alleviare le emicranie o tenta di accelerare la cicatrizzazione delle ferite con cataplasmi preparati con le sue foglie fresche.
La pianta innalza un fusto gracile, a sezione quadrata, completato da foglie pelose ruvide che appaiono quasi brattee verso l'apice; sono inserite nei nodi del fusto a coppie opposte e così sono collocate anche nella spiga fiorale, alla base del gruppo di fiori.



La corolla è formata dai petali saldati a formare un tubo un po' ricurvo che poi si apre in 2 labbra che divergono alquanto; il lobo superiore è suddiviso in 2 parti, l'inferiore in 3, di cui il centrale dentato e i laterali morbidamente arrotondati tutti sfoggiano una tinta rosata percorsa da macchie più scure.
Cresce nelle zone erbose dei boschi radi e nel vocabolario ottocentesco dell'amore segnala sorpresa ed agitazione. Forse le stesse che, secondo Plinio il Vecchio, spingevano un groviglio di serpi ad uccidersi tra loro, se circondate da quest'erba.


lunedì 30 settembre 2024

Genzianella germanica

(Gentianella germanica)

Anche l'autunno si fa dipingere dalla magica tinta delle genziane: questa volta si tratta delle genzianelle germaniche, distribuite a mazzetti nei pascoli magri e nelle torbiere umide; non è più un azzurro profondo quello che ci mostrano, ma soffuso di viola come per evitare di creare sensazioni troppo forti in una stagione che tende al riposo.


Sono pianticelle che amano come le altre il fresco delle zone montane e che ramificano generosamente; tra le foglie ovali, terminanti con punte ricurve verso l'alto, fanno emergere innumerevoli fiori, alcuni ancora attorcigliati su sè stessi, altri bene aperti a mostrare il loro disegno geometrico.
Infatti dal loro calice inguainante se ne esce una corolla che appare come un profondo cratere, da cui si distaccano, disponendosi ad angolo retto rispetto ad esso, 5 lobi quasi triangolari.


Questa struttura severa è addolcita da frange sericee come capelli, tessute appena all'interno della fauce e mimetizzanti stami e pistilli.
Nulla invece addolcisce il succo amaro contenuto nelle loro grossa radice, se non la speranza che possa ripulirci e quindi farci sentire più vicini alla purezza che questa pianta evoca.

domenica 29 settembre 2024

Silene bianca

(Silene alba)
 
Un rivestimento di morbidi peli verdi e rossastri avvolge ogni parte della silene bianca chissà se per ragioni di difesa dal clima o se per opporsi alla visita di animali golosi; solo la corolla si distingue per la purezza e la levigatezza dei suoi petali candidi.


Essi sono 5, suddiviso ciascuno in 2 lobi, e se stanno liberi , ma in parte nascosti all'interno di un panciuto calice con linee verdi brunastre, così grosso da indurci a riflettere sulla sua ragione d'essere.
I fiori si aprono verso sera per ricevere la visita di farfalle crepuscolari e non sono tutti uguali, perché alcuni portano soltanto una decina di stami e sono maschi fatti e finiti, mentre altri mettono in mostra, come femmine vanitose, 5 stili.


Qualcuno talvolta nel candore dei petali mostra una macchia nera; non è un omaggio a qualche squadra calcistica, ma il risultato di un attacco da parte di un fungo parassita simile a fuliggine nerastra, il quale s'impadronisce delle antere dell'ospite che così rilasciano spore polverulente invece di sano polline.
Questi fiori malati diventano sterili e quindi se l'infezione è abbondante cala la capacità di riproduzione, cosa che agli umani non dispiace perché la pianta è spesso considerata un'infestante dei campi e degli orti.


sabato 28 settembre 2024

Spigarola violacea

(Melampyrum nemorosum)

Uno che non è molto dotato, nel caso delle piante non presenta corolle appariscenti, non spande profumi irresistibili, non attira con gustose gocce mielate, cosa inventa per richiamare l'attenzione?
Colora le sue semplici ed insignificanti brattee alla sommità dei fusti, trasformandole in bandiere di segnalazione dipinte di lilla e di viola, di giallo e di verde chiaro, una vera tavolozza dalle ineguagliabili sfumature.


A comportarsi così è la spigarola violacea, un'erba annuale che ora si incontra di solito in luoghi ombrosi tra la vegetazione selvatica, mentre un tempo infestava anche i campi coltivati e, se i suoi semi si fossero mescolati a quelli del grano, avrebbero colorato di nero la farina; da ciò il suo nome 'melampyron', da 'melas - nero' e 'pyros- grano'.
Oltre a lasciare di sé questo ricordo tossico per gli umani, ne danneggiava anche le coltivazioni perché, essendo una semiparassita, al bisogno, s'avvale di alcuni elementi minerali che preleva attingendoli dalle radici delle piante vicine.
Lungo fusticini eretti, quadrangolari, pelosi su due facce opposte, si sviluppano foglie lanceolate appuntite, ordinatamente disposte, finché all'estremità superiore assumono l'aspetto di piccole squame triangolari, con questa capacità di dare visibilità collaborando con i fiori.


Questi si aprono alla loro ascella, splendono di un brillante giallo oro, tinteggiato di arancione quando invecchiano e si dilatano in una gran fauce dove il labbro inferiore s'allarga e si gonfia come fosse quello di una donna artificialmente rifatto.

venerdì 27 settembre 2024

Brunella

(Prunella vulgaris)

Dopo ogni rasatura dei prati ecco apparire dappertutto una pianta molto accomodante che s'affretta ad arricchirli nuovamente di colore, come se la monotonia del verde sbiadito dei fusti tagliati non la soddisfacesse: è la brunella.

 

Bruna di nome e di fatto, la sua infiorescenza è composta da brattee, calici e corolle addensati all'ascella delle 2 foglioline più elevate sugli assi fiorali in genere poveri di foglie: le prime verdastre con bordi più scuri, i secondi marronastri, contenenti le corolle lilla o viola che diventano brunicce quando il tutto appassisce.
Lo spicastro con la parte superiore appiattita è un insieme di brattee che segnano ogni livello dove sono fissati i calici dai quali sbocciano i fiori ad angolo retto uno rispetto all'altro per evitare di ombreggiarsi.


Ogni calice, con peli molto divarcati, termina con un lobo superiore diviso in 3 denti e l'inferiore con 2 e persiste dopo la fioritura; la corolla formata da un largo tubo termina con un labbro superiore grande, arcuato e suddiviso in 2 parti, mentre l'inferiore pendulo si espande in 3 lobi di diverse dimensioni.


All'interno alloggiano 4 stami, di cui i due anteriori sporgono con le loro antere a due punte e lo stimma anch'esso diviso in 2; insomma è una pianta nella quale la natura si è divertita a suddividere molti elementi e che difatti facilmente origina nuovi ibridi.


Un tempo si pensava avesse, tra le altre, proprietà di cicatrizzazione delle ferite, in quanto si credeva che la forma delle parti delle piante denotassero la loro capacità di curare organi o malattie simili; siccome il fiore della brunella, vista di profilo, sembra un falcetto, poteva essere utile in caso di tagli inferti da armi così fatte.

giovedì 26 settembre 2024

Balsamina minore

(Impatiens parviflora)

Se ne stava in una scura abetaia, ai piedi di un grosso tronco che le regalava tutta l'ombra di cui ha bisogno per non vedere danneggiata la freschezza dei suoi gambi acquosi, delle sue carnose foglie chiarissime e dei pallidi fiori giallini, di dimensioni ridotte, come dice anche il suo nome (' parvus - piccolo').
Ne ha fatta di strada per giungere fino a noi! Originaria dei tropici asiatici, pare sia arrivata in Italia verso la metà del 1500 e da allora non si è più fermata tanto da essere considerata un invasore aggressivo.


Naturalmente ha dovuto adattarsi al clima meno favorevole , così limita il suo sviluppo ad un anno, morendo al sopraggiungere del primo freddo; in compenso si premunisce dalla sparizione completa producendo innumerevoli semi che diffonde senza risparmio.


Il suo fusto eretto non raggiunge l'altezza di quello di altre sue sorelle e tende piuttosto a formare un'aggregazione di piante vicine che danno origine a un basso e fitto cespuglio, con tante foglie membranose, fortemente seghettate sul bordo e con una punta aguzza.


Al di sopra emergono lunghi e sottili peduncoli che sorreggono uno o più fiori bene spalancati da una parte per una grossa cavità che i petali formano disponendosi in cerchio tutt'attorno e chiusi dietro dove uno dei sepali è diventato uno sperone opalescente ed affusolato.
A che serve? Contiene del nettare per attirare gli insetti; qualcuno ha anche insinuato che sia appiccicoso e che talvolta essi ne restino prigionieri, facendo assomigliare la balsamina a qualche pianta carnivora. 
E forse qualche istinto di sopraffazione ce l'ha, visto anche che il suo frutto è una capsula a forma di clava.


mercoledì 25 settembre 2024

Ononide spinosa

(Ononis spinosa)
 
I prati aridi e poveri di Valpiana sono punteggiati in questo periodo da tappeti di ononide spinosa, un nome sicuramente non gentile perché pare derivi da 'onos - asino'.
Qualcuno afferma sia stata così denominata per il fatto che gli unici a mangiarsela erano gli asini, altri rincarano la dose e sostengono che volesse dire 'sterco d'asino' per la puzza che alcune varietà emanano.


Non merita però questo epiteto, almeno l'ononide osservata in questi luoghi: infatti tutti questi cespuglietti, che fanno emergere appena le loro numerose estremità fiorite, hanno un aspetto delicato ed elegante che ammorbidisce le distese pronte ormai ad assumere l'inaridito aspetto autunnale.
Porta delle spine, ma soltanto nella parte inferiore dove i fusti sono più legnosi, sono rare e morbide come foglie non ancora ben decise ad assumere durezza e consistenza adatte a ferire.


Non sprigiona effluvi spiacevoli, ma un lieve aroma e inoltre si sa che le sue radici fascicolate sono in grado di arricchire il terreno di azoto, ma non più di rallentare l'opera dei buoi usati un tempo per trainare gli aratri (da cui il nome di 'arrestabue'), dato che il trattore odierno non ha di queste debolezze.
I petali delle corolle, a forma di farfalla, sporgenti dall'ascella delle foglie, presentano sfumature leggere di colore, dal roseo, al rosso-vino, al lilla, al bianco, e lineari striature - guida per le api verso la carena dove sono rinchiusi stami e pistilli.


E se fecondazione vi sarà, appariranno baccelli morbidi, perché ricoperti di peluria come i fusti dove i peli sono disposti ordinatamente su 2 file come soldatini.

martedì 24 settembre 2024

Acetosella comune minore

(Oxalis stricta)

Questa acetosella, originaria del Nord America, ha trovato anche in Europa una collocazione adatta alle sue esigenze, tanto che ora la si trova anche dove non si vorrebbe, perfino nei vasi delle piante d'appartamento se la terra è stata prelevata negli orti o nei giardini.
A differenza di quella primaverile, arriva a fioritura in estate e dura fino ad autunno inoltrato; inoltre tenta di innalzarsi al di sopra delle altre erbe, e sviluppa da un rizoma sotterraneo rugoso da cui si dipartono rosei stoloni pronti a dare origine a nuove piantine, un fusto sottile ed angoloso.



Da questo, a distanze irregolari, fuoriescono altri rami portanti ognuno foglie e fiori su lunghi e fini peduncoli, finché il tutto forma un cespuglietto leggero.
Ogni foglia, composta da 3 parti cuoriformi che si inseriscono sul gambo per le punte, è sensibile alla mancanza di luminosità ed all'umidità dell'aria, a cui reagisce ripiegando ogni metà lembo sull'altra metà ed accostandosi al picciolo; il tessuto fogliare è anche respingente tanto che, in caso di pioggia, sulla superficie rimangono soltanto gocce come perle.



I fiori, contenenti sia gli organi maschili che femminili, a gruppi di 2 o 3, sono formati da 5 petali arrotondati, giallo cromo, che si rinchiudono anch'essi a ventaglio per la notte.
Terminato il tempo della loro apertura, la corolla diventa marronastra e poi cade, mentre si sviluppa un frutto allungato a candela, talmente energico ed esplosivo da essere in grado di lanciare i semi che contiene anche a 4 metri di distanza: mamma pianta non ha esitazioni a spingere i figli a cercare lontano luoghi idonei a mettere su casa e a perpetuare la specie!


lunedì 23 settembre 2024

Aconito pannocchiuto

(Aconitum degenii)
 
L'aconito pannocchiuto è un fiore comune allo stato selvatico e dai molti significati, ma tutti sottintendono colpa e rimorso, caratteristiche che s'addicono alla perfezione a una pianta così venefica.
Plinio il Vecchio la chiamava 'arsenico vegetale' per la sua forte tossicità che si può manifestare anche maneggiandola con poca cura perché l'aconitina, il veleno che contiene, potrebbe essere assorbito anche attraverso la pelle.



Quando il fusto emerge dal terreno, diventa eretto e molto alto, ricoperto di leggera peluria ed accompagnato da foglie lucide con 5 punte lungo il loro margine esterno, tralasciando le frastagliature minime che sono numerose.


Il vero spettacolo è rappresentato dal fiore, considerato di tipo arcaico, perché praticamente la vera corolla è assente, anche se invece sembrerebbe ben evidente e così bizzarra che, alla fine del Settecento, si cominciò a considerarlo anche come pianta ornamentale.
Essa è creata dal calice, il quale ha trasformato i 5 sepali in apparenti petali blu scuro, striati di linee, e ben diversi tra loro: il superiore è un casco arrotondato e allungato alla base da un filamento a forma di becco; due ovali sono disposti verticalmente ai lati e i due inferiori accostati appaiono lineari.


Ma che fine hanno fatto i petali? Sono 8, ma due sono diventati quasi dei cornetti a doppia curvatura in avanti, trasudanti del nettare, gli altri sono ridotti a semplici linguette. Nella parte inferiore sono collocati numerosi stami scuri che circondano i pistilli e l'ovario molto ricco di ovuli, che daranno origine ad un aggregato di 3 capsule ripiene di semi.

domenica 22 settembre 2024

Malva domestica

(Malva neglecta)

Quando scegli il color malva per qualche indumento o accessorio, sei in uno stato d'animo in cui non desideri apparire sgargiante ed appariscente, ma quasi dimesso, quieto, un po' rammollito.
Anche la malva domestica non è una pianta scintillante e vivace, anzi se ne sta tutta umile, rivestita di tenui colori, prostrata lungo le strade e nei luoghi erbosi, con qualche fusto ramificato ed ispido che tenta di emergere dall'ombra.


Tuttavia ciò non le ha impedito di essere conosciuta fin dall'antichità come cibo semplice e povero e poi come rimedio per ogni male; anche il suo nome deriva dal latino ' mollire alvum - rendere molle' e dal greco 'malachè - forse lumaca', riferito alle proprietà emollienti dei suoi succhi vischiosi come la bava delle chiocciole.
Da una carnosa radice affusolata, spuntano fusti pelosi da cui si dipartono lunghi piccioli che portano foglie ruvide, color verde sbiadito, a forma palmata con diversi lobi sottolineati lungo la linea centrale da evidenti nervature lungo le quali le lamine si ripiegano appena.


I fiori, che sono in grado di cambiare orientamento seguendo il corso del sole, sono composti da 5 petali, incisi da una lieve insenatura nella parte apicale, conficcati in un calice con 5 sepali, accompagnato da un calicetto con squame appuntite; fanno corona ad un buon numero di stami con antere che contengono granuli di polline grossi e spinosi.


Particolare è il frutto, schiacciato e rotondeggiante, composto da acheni a forma di spicchio che lo fanno apparire simile a una minuscola forma di formaggio, per cui in certe regioni la malva è chiamata 'erba formaggio o formaggino'.

venerdì 20 settembre 2024

Cicerchia silvestre

(Lathyrus sylvestris)
 
Se non fosse per la sua attitudine a fare dell'alpinismo, la cicerchia silvestre se ne starebbe ben distesa tra le altre erbe del prato, destinata ad essere foraggio per gli animali.
Invece ha dotato il suo fusto volubile, appiattito come se qualcuno lo avesse stirato, di viticci, semplici filamenti abili ad aggrapparsi; essi non sono altro che foglie le quali, persa la lamina, si sono ridotte alla sola nervatura centrale.


Si danno da fare per attaccarsi a qualsivoglia sostegno e per avere maggiori probabilità di raggiungerlo s'allungano in direzione orizzontale e con movimenti oscillatori compiono la loro ricerca di un appiglio idoneo dove ancorarsi.
Il fusto, che si dilata sotto forma di lamina verde opaco circondata da stipule alate giganti, forse si espande in questo modo particolare per sostituire quelle parti mancanti che non possono più svolgere un'adeguata funzione clorofilliana.


Anche le foglie, verde glauco, sembrano aste solcate da diverse nervature evidenti e, sollevandole, si sente un notevole peso; una forza ben resistente devono possedere quei viticci per tenerle sollevate in alto!
Su lunghi peduncoli fiorali, dentro calici campanulati con denti di diversa dimensione, alloggiano le corolle rosee del fiore, con petalo- vessillo appariscente a differenza dei petali della carena sobriamente dipinti di bianco-verde e quasi nascosti da quella grande bandiera.

giovedì 19 settembre 2024

Pennacchio a foglie strette

(Eriophorum angustifolium)

Nei prati di torbiera e intorno a pozze di acqua stagnante di Valpiana, circa a inizio estate, s'accende una luce bianca che dura a lungo: migliaia di nappe leggere sventolano all'aria fra un tremolio di riflessi luminosi.


Sono le infiorescenze dell'erioforo o pennacchio a foglie strette, una pianta perenne assomigliante ad una graminacea, che forma ciuffi fitti di foglie coriacee, in genere abbraccianti gli steli lisci, così poco appariscente, da non essere notata.

Ma poi alla sommità di questi fusti, da guaine marronastre un poco gonfie, emergono ineguali peduncoli ruvidi che portano spighette dove sono disposti a spirale fiori maschili fusi a un fiore femminile; a maturazione, si trasformano da brutto anatroccolo a cigno, diventando soffici e lucide teste lanose.



Insieme a foglioline squamose che fanno da contenitori protettivi, questi fiocchi cotonosi, soprattutto in ambienti con clima molto freddo,  pare abbiano la funzione di aumentare la temperatura in modo che gli organi di riproduzione adempiano alla propria funzione.

Lentamente  questi candidi piumini sericei s'allungano, pronti a farsi portare dal vento insieme con i semi per ogni dove: a ragione quindi il  nome di questa pianta da umido significa 'portatore di lana'.


Trifoglio bianco

(Trifolium repens)
 
Dai nodi dei suoi steli striscianti il trifoglio bianco fa uscire radici che daranno origine a una pianta indipendente quando la pianta madre morirà. 
E in questo modo avanza lungo i prati, espandendosi ogni anno, pare, di circa una ventina di centimetri: una vera viaggiatrice!
Dai nodi si possono sviluppare anche le verdi foglie trifogliate, talvolta macchiate di bianco, leggermente dentate ai margini.


Sono 3 foglioline molto sensibili, in grado di proteggersi dalla perdita notturna del calore accumulato durante il giorno: da spiegate e ben distese, al sopraggiungere della notte, si sistemano in posizione di sonno, cioè si ripiegano una sull'altra e si raddrizzano verso l'alto, disponendosi in verticale.
Questi movimenti sono possibili per la particolare articolazione presente nei loro punti di inserzione, nella quale si verificano dei cambiamenti di turgore dovuti a variazioni di temperatura e di umidità dell'aria.
E sempre dallo stesso punto può uscire un peduncolo eretto, che raggiunge un'altezza superiore a quella delle foglie, il quale regge un'infiorescenza a palla, composta da un buon numero di fiori bianchi o lievemente rosati.



Odorano di miele in pieno sole per attirare le api, mentre di notte sono inodori. 
La corolla di ciascun fiore mostra 5 petali di forma e grandezza diverse e 10 stami leggermente collegati tra loro; terminata la fioritura, pende floscia assumendo una triste tinta bruna.

mercoledì 18 settembre 2024

Ciclamino delle Alpi

(Cyclamen purpurascens)

Se si vuole un esempio di pianta previdente ed accorta, economa ed organizzatrice, ecco il ciclamino dei boschi ombrosi ed umidi.
 

Innanzitutto impiega il suo fusto sotterraneo, normalmente destinato a portare in alto fiori e foglie, come magazzino alimentare: lo forza ad ingrossarsi, ad arrotondarsi, a riempirsi di un succo acre, ma anche velenoso, così può costituire una difesa contro eventuali assaggiatori, e forse gli ha fatto guadagnare anche il nome, dato che ciclamino deriva dal greco' kyklos - cerchio'.
Dalla parte inferiore di questo tubero color vino si sviluppano alcune striminzite radici e da quella superiore lunghi peduncoli rossicci: peli su una testa calva, il tutto assai brutto, ma non importa, conta il riuscire a sopravvivere quando cibo non se ne trova.

Alcuni di questi gambi sorreggono foglie a forma di cuore arrotondato con alla base un solco profondo; al di sopra spicca una tinta verde scuro variegata d'argento: un ulteriore accorgimento per attivare la traspirazione, facilitata se vi sono grandi e fitti spazi intercellulari nel tessuto spugnoso, identificabili proprio dal colore più chiaro.


Altri portano le corolle, sempre solitarie, ma a loro modo vistose per il numero, il colore roseo porporino e il profumo davvero inebriante, tutti artifizi messi in atto per attirare gli insetti.
La loro forma è particolare: verso il basso si apre una cavità arrotondata, scura sul bordo, da cui si dipartono 5 lobi ripiegati all'insù come orecchie di lepre.
Dentro questa fauce stanno inseriti 5 stami con antere triangolari, la cui punta arriva fino al centro del tubo della corolla; in questo modo, formando come una piramide, occupano tutto lo spazio disponibile chiudendo l'apertura; astuzia anche questa, perché gli insetti per penetrare devono rimuovere le punte degli stami. Così, sporchi di polline, possono urtare lo stimma di altri ciclamini, il quale sporge sempre abbondantemente, fatto apposta per farsi toccare.


Altra soluzione intelligente è il frutto, una capsula sferica, i cui semi raggiungono la maturità dopo un anno circa dalla fioritura; la pianta per facilitargli l'avvicinarsi alla terra attorciglia a spirale il peduncolo che lo porta, il quale lentamente s'inclina, fino a conficcarlo nel terreno.
Secondo Plinio il Vecchio sarebbe una buona idea piantare ciclamini nel giardino per impedire a forze malefiche di agire; io direi, per ricordarci che contro le avversità bisogna programmare per tempo le difese.
E si può incontrare anche qualche variante al tipo classico!


martedì 17 settembre 2024

Ginestra spinosa

(Genista germanica)
 
Questa ginestra cresce in luoghi incolti e desolati, nelle vicinanze di boschi solitari;  è dura e spinosa nella parte inferiore, morbida, fresca e vivace nell'estremità superiore dove nel momento della fioritura s'accende il sole.


Pare apprezzi le pietre, la ghiaia e i terreni poveri, a costo di patire la fame e la sete: pone però un rimedio a questa situazione critica, cospargendosi di peli i quali, essendo formati di cellule morte piene d'aria , possono avere l'effetto di ridurre l'evaporazione.
E se ciò non bastasse, diminuisce anche il suo numero di foglie, vagamente somiglianti a quelle del trifoglio, trasformandole in spine e rimpicciolendo così la superficie esposta ai raggi solari.
I suoi fiori dorati raccolti in brevi gruppi sbocciano mostrando la loro struttura a farfalla; un petalo più lungo degli altri e rivestito di peli morbidi e radi, è diretto verso l'alto, ai lati ne penzolano altri due a mo' di orecchie cadenti e sotto si drizza un petalo ripiegato a cappuccio.


I 10 stami uniti insieme per la base ad eccezione di uno libero e un pistillo con lungo stilo ricurvo in alto restano chiusi nel petalo inferiore se il fiore non viene disturbato, altrimenti sono in grado di scattare come molle.
La sua bellezza suggerì nel Medioevo di usare la ginestra come simbolo di modestia e d'umiltà e diversi sovrani la scelsero per ornare il proprio stemma di famiglia: pianta umile ma onorata.