domenica 13 ottobre 2024

Cerretta comune

(Serratula tinctoria)

Anche se attorno la vegetazione mostra l'avvicinarsi della stagione fredda, per la cerretta comune pare sia ancora piena estate e per questo spicca vistosamente: le sue foglie a forma di lancia, con margini finemente seghettati sfoggiano un bel verde severo, senza macchie ed accenni di disfacimento autunnale.


Anche il nome 'serratula' da' serra - sega' allude a questa dentellatura, mentre, come altri vegetali il cui nome di specie è 'tinctoria', è stata utilizzata fin dal Medioevo per colorare filati di lana, lino e cotone mescolando i suoi pigmenti con allume.
Tuttavia non si ottiene il colore rosa, porpora o viola, come si potrebbe pensare tenendo conto della tinta delle sue infiorescenze, ma un particolare giallo tendente al verdastro.


I fiori sono dotati di un involucro a forma di uovo, con squame sistemate in 4 o più serie che si sovrappongono formando un bel disegno, dovuto anche al loro verde che sfuma sui bordi in linee biancastre che sembrano fatte apposta per sottolineare l'eleganza di questa disposizione.
Dalla parte superiore emergono le corolle, tutte a tubo regolare con lembi a 5 punte dove alloggiano 5 stami con antere ottuse e 2 stimmi che divergono e sporgono lungamente al di fuori; ci possono essere fiori con organi maschili e femminili, ma anche soltanto femminili, mentre non ci sono i fiori ligulati esterni.

sabato 12 ottobre 2024

Centocchio comune

(Stellaria media)
 
Dove il sole arriva appena, dietro le siepi e i muretti, si distende un manto di stellaria media che in quattro e quattr'otto, durante tutto l'anno, compie il suo ciclo di esistenza anche più volte, nel caso sia stata tagliata o sradicata.
Piccola, fragile, tenera, ma ben determinata a sopravvivere, come testimoniano anche i suoi minuscoli semi che possono rimanere vitali nel terreno per diversi decenni.


Da esili radici si diramano fusti striscianti e le loro ramificazioni tentacolari riescono anche a ricoprire fittamente il suolo ombreggiandolo e mantenendo così quel grado di umidità che le serve, come pure i filari di peli disposti soprattutto negli internodi dove sembrano favorire lo scolo dell'acqua fino al suolo.
Foglie opposte a forma di cuore, di un verde chiaro e fresco, sfoggiano piccioli cigliati e si fanno più grandi verso l'apice dei ramoscelli dove s'aprono a coppie anche i fiori simili a stelle.
I 5 sepali oblunghi e verdi, abbondantemente cigliati sui bordi, accompagnano 5 petali divisi in 2 lobi, così profondamente divisi da dare l'impressione che i petali siano 10, quasi ali di farfalle in procinto di alzarsi in volo.
 

Al centro varia il numero degli stami, i quali in genere sono 10, filamenti filiformi bianchi con antere scure se mature, e fanno da contorno a 3 stili ricurvi.
Da secoli è impiegata a scopo curativo, è lenitiva e rinfrescante proprio come l'impressione che fa nascere in chi osserva le sue parti quasi trasparenti per la quantità d'acqua che contengono; e non solo, perché le saponine presenti sono tali che potrebbe essere utilizzata come un sostituto del sapone.

venerdì 11 ottobre 2024

Erba calenzuola

(Euphorbia helioscopia)

Chi pensa che sia soltanto il girasole a seguire passo passo con la sua corolla il percorso dell'astro durante la giornata sbaglia: gli antichi affermavano che ha questa abitudine anche una pianta di piccole dimensioni e per questo le hanno attribuito il nome helioscopia da 'helios - sole' e 'skopein - guardare'.
Questa caratteristica forse è da accettare nel senso che le strane infiorescenze che la caratterizzano sono appiattite alla sommità dei gambi e quindi sono tutte direttamente esposte alla luce solare, lo guardano in continuazione, tranne quando quest'erba cresce in luoghi ombrosi.
Esse sono diverse da quelle di tutti gli altri fiori e a loro è stato assegnato un nome da ubriaconi, 'ciazio - coppa di spumante'; è formata da 5 brattee verdastre, saldate a formare una specie di contenitore incavato che dovrebbe proteggere i fiori.


Quest'ultimi, poverini, sono ridotti ai minimi termini: i maschili sono semplici stami e il femminile è un ovario con lo stilo che se ne sta bene eretto finché le mosche lo hanno visitato, attirate dalle profumate sostanze zuccherine racchiuse in 5 corpuscoli ovali e giallastri.
Gli stami lo attorniano, ma le loro antere s'attivano tardivamente, quando il polline proveniente da altre piante è arrivato a fecondare l'ovulo.
Questi ciazi, sono all'apice di ombrelle terminali composte da 5 rami di uguale lunghezza che poi si suddividono ancora in rametti secondari e a loro protezione larghe brattee giallastre mostrano un bordo dentellato come le altre foglie lungo il fusto liscio e tondo: una costruzione architettonica assai complessa!

mercoledì 9 ottobre 2024

Borracina bianca

(Sedum album)

Nelle crepe delle rocce calcaree, dove l'acqua non ristagna e altre piante non allignano, prosperano gli estesi cuscini della borracina bianca che intreccia e fa penzolare i suoi fusti grassi, ma fragili, contorti e rosseggianti
.
 

La piantina non ha trovato di meglio che ricoprire buona parte del suo corpo, esposto spesso al sole diretto e alla fame di qualche animale, di sfumature rossastre dovute alla presenza di pigmenti protettivi, quasi si spalmasse una crema solare o si riempisse di sostanze respingenti.
Anche le foglioline, di forma oblunga, quasi cilindrica e consistenza carnosa, hanno una funzione molto importante: sono come vesciche ripiene d'acqua, un'acqua resa densa e ricca di mucillagini in modo che difficilmente possa evaporare, anche se l'esposizione è tale da essere sempre in pericolo di disseccamento.
L'infiorescenza , composta di molte cime ramificate appaiono alla sommità di steli più alti degli altri, lievemente incurvati e portanti poche foglie alterne: ogni corolla stellata conta 5 piccoli petali appuntiti, bianchi con leggere striature scure.


Lo stilo è bianco, circondato da 10 stami con antere purpuree, ben tesi verso l'esterno, due per ogni petalo.
Il desiderio di vita di questo sedum è talmente prepotente che anche soltanto qualche sua foglia staccata o un frammento del suo fusto possono radicare lì dove cadono.

martedì 8 ottobre 2024

Lattuga dei boschi

(Mycelis muralis)

La lattuga dei boschi, abbastanza opportunista, sfrutta per la sua personale conquista del territorio, la costruzione di strade forestali e la presenza di muri e ruderi, purché attorno ci siano l'ombra umida di grandi alberi e un substrato calcareo derivante dallo sgretolamento di pietre ed intonaci.


Il suo fusto cavo allungato e snello, privo di foglie nella parte superiore e con ramoscelli quasi ad angolo retto come manichini, richiama l'immagine di uno spilungone cresciuto esageratamente e troppo in fretta; spezzandolo trasuda un succo lattiginoso, sistema di difesa ideato per scoraggiare gli erbivori.
Lascia in basso le sue poche e rustiche foglie, peraltro commestibili se giovani anche dagli umani, verdi sfumate di rosso, e suddivise in lobi angolosi con denti rivolti da tutte le parti e vistose appendici terminali perché più ampie e triangolari.
L'infiorescenza che sembra un velo a trama larga è un insieme di capolini, formati da uno stretto involucro cilindrico con brattee interne lineari ed esterne minuscole; lungo il bordo circolare spiccano 5 lingue con l'apice suddiviso in 5 denti aguzzi, che sono l'accrescimento di uno dei lobi dei fiori inseriti tra le brattee, dotati di stami e pistillo.


Nel caso siano subito fecondati, si possono rinchiudere anche nello spazio di una mattinata, ma poi se ne aprono altri, tanto che la fioritura della pianta può durare molto; ogni fiore produrrà un achenio corredato di pappo peloso che il vento trasporterà anche molto lontano.

lunedì 7 ottobre 2024

Elleborina palustre

(Epipactis palustris)
 
Sembra che la natura abbia esercitato un'inquietante abilità nel predisporre le forme dei componenti del regno vegetale e questo è particolarmente evidente nelle orchidee, di cui l'elleborina palustre è un rappresentante, per la verità non molto vivace, ma completa nel suo piccolo.
Vive nelle zone umide, dove non è soffocata da vegetazione alta e il suo sistema di radici, poco profonde ma vitali, le permettono di assorbire abbastanza sostanze nutritive da essere indipendente.


Le sue variazioni di colore sono frequenti, ma la forma della corolla è inconfondibile per la sua complessità, anche se le tonalità verdastre e brune la rendono dimessa e un po' triste.
Lungo il gambo piuttosto arrossato foglioline lanceolate ed incavate di color verde smorto con nervature grossolane si dispongono alternativamente fino all'infiorescenza che è composta da fiori accompagnati da brattee lineari.
Peduncoli ricurvi sorreggono queste corolle dalla particolare architettura: 3 tepali brunastri esterni appaiono come i sepali del calice di un fiore normale, 3 tepali si situano internamente, tra i quali il centrale s'amplia come una piazza d'armi; rotondeggiante con margine ondulato, biancastro, ad un certo punto si raggrinza in una specie di strozzatura che lo separa dalla parte più interna, concava come una tazza e cosparsa di venature rosate.


Stami e pistillo sono cresciuti insieme dando origine ad una specie di colonna giallastra, alla cui base si colloca lo stimma dotato di superficie appiccicosa e il polline appare come masse cerose a 2 lobi.
Sicuramente il tutto è stato studiato in modo che l'evoluzione di questo apparato riproduttivo abbia avuto un percorso simile a quello degli insetti che ne garantiscono l'impollinazione.

domenica 6 ottobre 2024

Raponzolo testa tonda

(Phyteuma orbiculare)

A prima vista sembra una parrucca carnevalesca arruffata o uno strano animale pronto a rinchiudere i suoi artigli attorno ad una preda; invece, strano a dirsi, il raponzolo testa tonda fa parte della famiglia delle campanule.


Accertato questo, ti chiedi come mai, invece di mostrare la sua bella corolla a campana aperta come le altre, la rinserra fino a formare uno stretto e corto tubo che soltanto a maturazione apre una stretta fessura sull'apice incurvato per lasciar uscire lo stimma suddiviso in 3 parti.
Però si nota che l'infiorescenza è un capolino affollato di fiori molto vicini e forse la mancanza di spazio ha costretto la pianta a ridimensionare ciascuno di essi riducendone l'apertura e le curvature.
Tra loro trovano spazio pure numerose corte brattee acuminate e pelose sui margini, verde chiaro, che spariscono in rapporto all'azzurro indaco dei fiori sprigionanti anche riflessi metallici, quasi ipnotici.
La pianta, molto semplice, si sviluppa da un rizoma fusiforme con una rosetta basale di foglie che poi accompagnano, isolate, il fusto eretto diventando sempre più lanceolate ed avvolgenti.


Pare sia una pianta vigorosa, come sostiene anche il suo nome da 'phyton - pianta' ed 'eu - bene' e difatti cresce senza problemi su prati torbosi e magri di Valpiana.

sabato 5 ottobre 2024

Margherita

(Leucanthemum vulgare)
 
Pianta comunissima la margherita, che per lunghi mesi accende il suo occhio solare un po' dappertutto, tanto da essere ben conosciuta fin da tempi antichissimi e citata come protagonista di numerose leggende e credenze.


Spesso è collegata a storie d'amore, vedi il gioco ancora attuale del 'm'ama - non m'ama' da fare sfogliando i suoi fiori bianchi; forse è una reminiscenza dell'epoca in cui i cavalieri innamorati partivano per andare in battaglia portando con sé questo fiore donato dalle loro amate che ne aspettavano il ritorno ricamandolo sugli arazzi.
Non solo: per rispondere affermativamente ad una proposta d'amore le fanciulle si ponevano sul capo una ghirlanda di margherite, cosa questa che attualmente potrebbe costituire un problema, perché non si ritiene più vantaggiosa la conoscenza delle varie specie vegetali e delle loro caratteristiche e quindi non si sa cosa una potrebbe mettersi in testa.
Nel complesso le sono stati assegnati sempre significati positivi, come la purezza, la fedeltà, la bontà, la semplicità, la modestia, l'amore fedele, l'innocenza e anche in questo campo appare fuori moda, visti i valori che oggi vanno per la maggiore.
Tuttavia un prato costellato di margherite aperte è un invito alla gioia e al rinnovamento: la pianta, perenne, è dotata di un corto rizoma da cui in autunno si sviluppano una o più rosette di foglie spatolate o variamente lanceolate le quali modificano la propria forma man mano che appaiono lungo i fusti semplici o ramificati che si producono nella primavera successiva.


I fiori, solitari all'apice, sono capolini racchiusi da più serie di brattee con i bordi bruni o neri, ordinatamente disposte in modo da sovrapporsi in parte; essi sono composti da fiori con corolla a tubo, bisessuali, che formano il bottone giallo oro centrale e da una corona di lingue candide, femminili, dove in ciascuno alloggia uno stilo con stimma a due punte giallo che sporge leggermente.
Quelli che noi chiamiamo comunemente petali sono dunque il lobo allungatissimo di ognuno dei fiori irregolari i quali, avendo una minuta corolla, fanno di tutto per farsi notare.



venerdì 4 ottobre 2024

Ranuncolo comune

(Ranunculus acris)

Nei prati umidi prospera senza risparmio il ranuncolo che a fine primavera illumina i prati con le sue rade infiorescenze di fiori color giallo brillante, riapparendo poi anche in autunno dopo un'eventuale riposo estivo della pianta perché ha subito il taglio della fienagione e perché non sopporta bene la stagione secca.


Non è una pianta amata dal bestiame pascolante a causa dei composti tossici che contiene e, se l'alimentazione fosse costituita solo da quest'essenza fresca, il latte degli animali sarebbe amaro e di colore rossastro. Fortunatamente l'essiccazione degrada queste sostanze.
Non fa bene neanche agli umani ai quali può provocare dermatiti da contatto; l'unica a guadagnarci, soltanto guardando queste distese dorate, è la vista che si rallegra di fronte a tutta questa luminosità.
Da un breve rizoma esce un fusto cavo con portamento eretto attorno al quale s'affollano diverse foglie basali di forma pentagonale, suddivise in tanti lobi, a loro volta frammentati in parti appuntite di colore verde scuro.
Su peduncoli che si originano all'ascella delle foglie superiori compaiono fiori con 5 petali luminosi, a forma di cuore, nel cui fondo vi sono fossette di nettare; sotto sono sorretti da 5 sepali verde giallastro che cadono dopo la fioritura.


Un numero indefinito di stami, inseriti a spirale, occupa il centro e all'apice dei loro filamenti sono sistemate visibili antere giallo intenso; per proteggere il polline di notte e durante i giorni piovosi i fiori diventano pendenti per incurvamento del gambo, trasformandosi in ombrelli aperti sopra i propri organi riproduttivi.
Inoltre, le antere che sono rivolte all'interno, all'apertura del fiore, torcendosi, si proiettano verso l'esterno in modo che le spore polliniche non penetrino nell'ovario dello stesso fiore: questo perché perfino la pianta sa che i figli nati da genitori privi di parentela sono più vitali e resistenti di quelli provenienti da genitori legati da affinità di 'linfa'.

giovedì 3 ottobre 2024

Pabbio comune

(Setaria viridis)

In ogni prato che si rispetti è presente il pabbio comune, un'erba foraggera ed anche infestante dei campi e dei giardini, abbastanza alta nel momento di pieno sviluppo e talmente fitta da non lasciar intravedere altro.
Forma cespi di foglie lanceolate e piatte, avvolgenti il fusto cilindrico e cavo, diviso in segmenti da nodi sui quali sono inserite le foglie, verde grigio, con margini pelosi che lo inguainano per una certa lunghezza, terminando poi in una lamina libera nastriforme.



Occupa notevoli estensioni le quali, soprattutto nel periodo autunnale, fanno pensare a savane e a praterie ingiallite dalla massiccia presenza delle sue tardive infiorescenze a spiga dal tipico color ocra
Esse ondeggiano al vento sulla sommità del loro lungo gambo liscio, e i fiori che compongono le spighette appressate a costituire questa coda sono composte da coppie di fiori con 2 glume: uno è sterile e l'altro fertile. Alla base di ogni spighetta sporgono 5-6 setole abbastanza lunghe, dalla cui presenza è derivato il nome setaria, da 'saeta- setola'.




Quando i frutti sono maturi, stormi di uccelli si fanno avanti per nutrirsene e naturalmente anche gli umani hanno pensato di poterla sfruttare per i propri bisogni: la si sta studiando come materia prima per produrre biocarburanti.
Le sue caratteristiche positive, come la statura non molto alta, il ciclo veloce di crescita e sviluppo, la produzione di grandi quantità di seme hanno ancora una volta stimolato l'ingordigia umana che da un campo assolato la imprigionerà, sotto forma di liquido puzzolente, nel buio serbatoio di un automezzo.

mercoledì 2 ottobre 2024

Enula scabra

(Inula irta)

Questa parente dell'arnica, della margherita, della calendula, che sembra occhi sfavillanti di gioia, abbellisce a lungo con le sue corolle dorate i prati e i pascoli poveri di sostanze e di acqua, dimostrandosi adattabile e robusta.


Appare come una lampada accesa, che il verde severo delle sue foglie attenua, dandole un aspetto composto ed ordinato, dove ogni elemento è al suo posto.
Il suo fusto diritto e solido, di un rosso attenuato dalla presenza di peli chiari, è bilanciato da foglie ellittiche disposte tutt'attorno, ruvide al tatto, con nervature reticolate che danno l'impressione di essere molto resistenti.


Sulla sommità, solitario, sta un capolino grande, formato da un involucro appiattito sul cui bordo esterno sporgono fiori giallo brillante, che esaltano gli interni più scuri.
Come in altre asteracee, i fiori periferici, provvisti di lunghe linguette, contengono solo pistilli, mentre i centrali, formati da corolla tubolare a 5 denti sono dotati sia di stami che di pistilli e tendono a scurirsi dopo la fecondazione.


martedì 1 ottobre 2024

Betonica

(Stachys officinalis)
 
Gli antichi romani non avevano mezze misure: elencavano una cinquantina di malattie che la betonica poteva curare con successo e, siccome non bastava, le si attribuivano anche capacità di evitare visioni spaventose e poteri di contrasto degli spiriti maligni, in pratica era ritenuta un'erba dalle mirabolanti proprietà, da tenere sempre presente.
Non a caso qui un tempo, in genere a qualche pettegola, si esclamava 'te sè na betonega' per dire che ficcava il naso in ogni vicenda o 'i te conos pì de na betonega', riferito ad una persona molto conosciuta.




Oggi poche di queste virtù curative sono confermate dalla scienza medica, ma qualcuno pone ancora alcune sue foglie all'interno del cappello per alleviare le emicranie o tenta di accelerare la cicatrizzazione delle ferite con cataplasmi preparati con le sue foglie fresche.
La pianta innalza un fusto gracile, a sezione quadrata, completato da foglie pelose ruvide che appaiono quasi brattee verso l'apice; sono inserite nei nodi del fusto a coppie opposte e così sono collocate anche nella spiga fiorale, alla base del gruppo di fiori.



La corolla è formata dai petali saldati a formare un tubo un po' ricurvo che poi si apre in 2 labbra che divergono alquanto; il lobo superiore è suddiviso in 2 parti, l'inferiore in 3, di cui il centrale dentato e i laterali morbidamente arrotondati tutti sfoggiano una tinta rosata percorsa da macchie più scure.
Cresce nelle zone erbose dei boschi radi e nel vocabolario ottocentesco dell'amore segnala sorpresa ed agitazione. Forse le stesse che, secondo Plinio il Vecchio, spingevano un groviglio di serpi ad uccidersi tra loro, se circondate da quest'erba.


lunedì 30 settembre 2024

Genzianella germanica

(Gentianella germanica)

Anche l'autunno si fa dipingere dalla magica tinta delle genziane: questa volta si tratta delle genzianelle germaniche, distribuite a mazzetti nei pascoli magri e nelle torbiere umide; non è più un azzurro profondo quello che ci mostrano, ma soffuso di viola come per evitare di creare sensazioni troppo forti in una stagione che tende al riposo.


Sono pianticelle che amano come le altre il fresco delle zone montane e che ramificano generosamente; tra le foglie ovali, terminanti con punte ricurve verso l'alto, fanno emergere innumerevoli fiori, alcuni ancora attorcigliati su sè stessi, altri bene aperti a mostrare il loro disegno geometrico.
Infatti dal loro calice inguainante se ne esce una corolla che appare come un profondo cratere, da cui si distaccano, disponendosi ad angolo retto rispetto ad esso, 5 lobi quasi triangolari.


Questa struttura severa è addolcita da frange sericee come capelli, tessute appena all'interno della fauce e mimetizzanti stami e pistilli.
Nulla invece addolcisce il succo amaro contenuto nelle loro grossa radice, se non la speranza che possa ripulirci e quindi farci sentire più vicini alla purezza che questa pianta evoca.

domenica 29 settembre 2024

Silene bianca

(Silene alba)
 
Un rivestimento di morbidi peli verdi e rossastri avvolge ogni parte della silene bianca chissà se per ragioni di difesa dal clima o se per opporsi alla visita di animali golosi; solo la corolla si distingue per la purezza e la levigatezza dei suoi petali candidi.


Essi sono 5, suddiviso ciascuno in 2 lobi, e se stanno liberi , ma in parte nascosti all'interno di un panciuto calice con linee verdi brunastre, così grosso da indurci a riflettere sulla sua ragione d'essere.
I fiori si aprono verso sera per ricevere la visita di farfalle crepuscolari e non sono tutti uguali, perché alcuni portano soltanto una decina di stami e sono maschi fatti e finiti, mentre altri mettono in mostra, come femmine vanitose, 5 stili.


Qualcuno talvolta nel candore dei petali mostra una macchia nera; non è un omaggio a qualche squadra calcistica, ma il risultato di un attacco da parte di un fungo parassita simile a fuliggine nerastra, il quale s'impadronisce delle antere dell'ospite che così rilasciano spore polverulente invece di sano polline.
Questi fiori malati diventano sterili e quindi se l'infezione è abbondante cala la capacità di riproduzione, cosa che agli umani non dispiace perché la pianta è spesso considerata un'infestante dei campi e degli orti.


sabato 28 settembre 2024

Spigarola violacea

(Melampyrum nemorosum)

Uno che non è molto dotato, nel caso delle piante non presenta corolle appariscenti, non spande profumi irresistibili, non attira con gustose gocce mielate, cosa inventa per richiamare l'attenzione?
Colora le sue semplici ed insignificanti brattee alla sommità dei fusti, trasformandole in bandiere di segnalazione dipinte di lilla e di viola, di giallo e di verde chiaro, una vera tavolozza dalle ineguagliabili sfumature.


A comportarsi così è la spigarola violacea, un'erba annuale che ora si incontra di solito in luoghi ombrosi tra la vegetazione selvatica, mentre un tempo infestava anche i campi coltivati e, se i suoi semi si fossero mescolati a quelli del grano, avrebbero colorato di nero la farina; da ciò il suo nome 'melampyron', da 'melas - nero' e 'pyros- grano'.
Oltre a lasciare di sé questo ricordo tossico per gli umani, ne danneggiava anche le coltivazioni perché, essendo una semiparassita, al bisogno, s'avvale di alcuni elementi minerali che preleva attingendoli dalle radici delle piante vicine.
Lungo fusticini eretti, quadrangolari, pelosi su due facce opposte, si sviluppano foglie lanceolate appuntite, ordinatamente disposte, finché all'estremità superiore assumono l'aspetto di piccole squame triangolari, con questa capacità di dare visibilità collaborando con i fiori.


Questi si aprono alla loro ascella, splendono di un brillante giallo oro, tinteggiato di arancione quando invecchiano e si dilatano in una gran fauce dove il labbro inferiore s'allarga e si gonfia come fosse quello di una donna artificialmente rifatto.

venerdì 27 settembre 2024

Brunella

(Prunella vulgaris)

Dopo ogni rasatura dei prati ecco apparire dappertutto una pianta molto accomodante che s'affretta ad arricchirli nuovamente di colore, come se la monotonia del verde sbiadito dei fusti tagliati non la soddisfacesse: è la brunella.

 

Bruna di nome e di fatto, la sua infiorescenza è composta da brattee, calici e corolle addensati all'ascella delle 2 foglioline più elevate sugli assi fiorali in genere poveri di foglie: le prime verdastre con bordi più scuri, i secondi marronastri, contenenti le corolle lilla o viola che diventano brunicce quando il tutto appassisce.
Lo spicastro con la parte superiore appiattita è un insieme di brattee che segnano ogni livello dove sono fissati i calici dai quali sbocciano i fiori ad angolo retto uno rispetto all'altro per evitare di ombreggiarsi.


Ogni calice, con peli molto divarcati, termina con un lobo superiore diviso in 3 denti e l'inferiore con 2 e persiste dopo la fioritura; la corolla formata da un largo tubo termina con un labbro superiore grande, arcuato e suddiviso in 2 parti, mentre l'inferiore pendulo si espande in 3 lobi di diverse dimensioni.


All'interno alloggiano 4 stami, di cui i due anteriori sporgono con le loro antere a due punte e lo stimma anch'esso diviso in 2; insomma è una pianta nella quale la natura si è divertita a suddividere molti elementi e che difatti facilmente origina nuovi ibridi.


Un tempo si pensava avesse, tra le altre, proprietà di cicatrizzazione delle ferite, in quanto si credeva che la forma delle parti delle piante denotassero la loro capacità di curare organi o malattie simili; siccome il fiore della brunella, vista di profilo, sembra un falcetto, poteva essere utile in caso di tagli inferti da armi così fatte.

giovedì 26 settembre 2024

Balsamina minore

(Impatiens parviflora)

Se ne stava in una scura abetaia, ai piedi di un grosso tronco che le regalava tutta l'ombra di cui ha bisogno per non vedere danneggiata la freschezza dei suoi gambi acquosi, delle sue carnose foglie chiarissime e dei pallidi fiori giallini, di dimensioni ridotte, come dice anche il suo nome (' parvus - piccolo').
Ne ha fatta di strada per giungere fino a noi! Originaria dei tropici asiatici, pare sia arrivata in Italia verso la metà del 1500 e da allora non si è più fermata tanto da essere considerata un invasore aggressivo.


Naturalmente ha dovuto adattarsi al clima meno favorevole , così limita il suo sviluppo ad un anno, morendo al sopraggiungere del primo freddo; in compenso si premunisce dalla sparizione completa producendo innumerevoli semi che diffonde senza risparmio.


Il suo fusto eretto non raggiunge l'altezza di quello di altre sue sorelle e tende piuttosto a formare un'aggregazione di piante vicine che danno origine a un basso e fitto cespuglio, con tante foglie membranose, fortemente seghettate sul bordo e con una punta aguzza.


Al di sopra emergono lunghi e sottili peduncoli che sorreggono uno o più fiori bene spalancati da una parte per una grossa cavità che i petali formano disponendosi in cerchio tutt'attorno e chiusi dietro dove uno dei sepali è diventato uno sperone opalescente ed affusolato.
A che serve? Contiene del nettare per attirare gli insetti; qualcuno ha anche insinuato che sia appiccicoso e che talvolta essi ne restino prigionieri, facendo assomigliare la balsamina a qualche pianta carnivora. 
E forse qualche istinto di sopraffazione ce l'ha, visto anche che il suo frutto è una capsula a forma di clava.


mercoledì 25 settembre 2024

Ononide spinosa

(Ononis spinosa)
 
I prati aridi e poveri di Valpiana sono punteggiati in questo periodo da tappeti di ononide spinosa, un nome sicuramente non gentile perché pare derivi da 'onos - asino'.
Qualcuno afferma sia stata così denominata per il fatto che gli unici a mangiarsela erano gli asini, altri rincarano la dose e sostengono che volesse dire 'sterco d'asino' per la puzza che alcune varietà emanano.


Non merita però questo epiteto, almeno l'ononide osservata in questi luoghi: infatti tutti questi cespuglietti, che fanno emergere appena le loro numerose estremità fiorite, hanno un aspetto delicato ed elegante che ammorbidisce le distese pronte ormai ad assumere l'inaridito aspetto autunnale.
Porta delle spine, ma soltanto nella parte inferiore dove i fusti sono più legnosi, sono rare e morbide come foglie non ancora ben decise ad assumere durezza e consistenza adatte a ferire.


Non sprigiona effluvi spiacevoli, ma un lieve aroma e inoltre si sa che le sue radici fascicolate sono in grado di arricchire il terreno di azoto, ma non più di rallentare l'opera dei buoi usati un tempo per trainare gli aratri (da cui il nome di 'arrestabue'), dato che il trattore odierno non ha di queste debolezze.
I petali delle corolle, a forma di farfalla, sporgenti dall'ascella delle foglie, presentano sfumature leggere di colore, dal roseo, al rosso-vino, al lilla, al bianco, e lineari striature - guida per le api verso la carena dove sono rinchiusi stami e pistilli.


E se fecondazione vi sarà, appariranno baccelli morbidi, perché ricoperti di peluria come i fusti dove i peli sono disposti ordinatamente su 2 file come soldatini.

martedì 24 settembre 2024

Acetosella comune minore

(Oxalis stricta)

Questa acetosella, originaria del Nord America, ha trovato anche in Europa una collocazione adatta alle sue esigenze, tanto che ora la si trova anche dove non si vorrebbe, perfino nei vasi delle piante d'appartamento se la terra è stata prelevata negli orti o nei giardini.
A differenza di quella primaverile, arriva a fioritura in estate e dura fino ad autunno inoltrato; inoltre tenta di innalzarsi al di sopra delle altre erbe, e sviluppa da un rizoma sotterraneo rugoso da cui si dipartono rosei stoloni pronti a dare origine a nuove piantine, un fusto sottile ed angoloso.



Da questo, a distanze irregolari, fuoriescono altri rami portanti ognuno foglie e fiori su lunghi e fini peduncoli, finché il tutto forma un cespuglietto leggero.
Ogni foglia, composta da 3 parti cuoriformi che si inseriscono sul gambo per le punte, è sensibile alla mancanza di luminosità ed all'umidità dell'aria, a cui reagisce ripiegando ogni metà lembo sull'altra metà ed accostandosi al picciolo; il tessuto fogliare è anche respingente tanto che, in caso di pioggia, sulla superficie rimangono soltanto gocce come perle.



I fiori, contenenti sia gli organi maschili che femminili, a gruppi di 2 o 3, sono formati da 5 petali arrotondati, giallo cromo, che si rinchiudono anch'essi a ventaglio per la notte.
Terminato il tempo della loro apertura, la corolla diventa marronastra e poi cade, mentre si sviluppa un frutto allungato a candela, talmente energico ed esplosivo da essere in grado di lanciare i semi che contiene anche a 4 metri di distanza: mamma pianta non ha esitazioni a spingere i figli a cercare lontano luoghi idonei a mettere su casa e a perpetuare la specie!


lunedì 23 settembre 2024

Aconito pannocchiuto

(Aconitum degenii)
 
L'aconito pannocchiuto è un fiore comune allo stato selvatico e dai molti significati, ma tutti sottintendono colpa e rimorso, caratteristiche che s'addicono alla perfezione a una pianta così venefica.
Plinio il Vecchio la chiamava 'arsenico vegetale' per la sua forte tossicità che si può manifestare anche maneggiandola con poca cura perché l'aconitina, il veleno che contiene, potrebbe essere assorbito anche attraverso la pelle.



Quando il fusto emerge dal terreno, diventa eretto e molto alto, ricoperto di leggera peluria ed accompagnato da foglie lucide con 5 punte lungo il loro margine esterno, tralasciando le frastagliature minime che sono numerose.


Il vero spettacolo è rappresentato dal fiore, considerato di tipo arcaico, perché praticamente la vera corolla è assente, anche se invece sembrerebbe ben evidente e così bizzarra che, alla fine del Settecento, si cominciò a considerarlo anche come pianta ornamentale.
Essa è creata dal calice, il quale ha trasformato i 5 sepali in apparenti petali blu scuro, striati di linee, e ben diversi tra loro: il superiore è un casco arrotondato e allungato alla base da un filamento a forma di becco; due ovali sono disposti verticalmente ai lati e i due inferiori accostati appaiono lineari.


Ma che fine hanno fatto i petali? Sono 8, ma due sono diventati quasi dei cornetti a doppia curvatura in avanti, trasudanti del nettare, gli altri sono ridotti a semplici linguette. Nella parte inferiore sono collocati numerosi stami scuri che circondano i pistilli e l'ovario molto ricco di ovuli, che daranno origine ad un aggregato di 3 capsule ripiene di semi.