mercoledì 7 agosto 2024

Mentastro

(Mentha longifolia)

Quando s'incontrano le piante del mentastro, in genere folte comunità che fanno oscillare al vento le loro morbide spighe lilla, si sa che si è in prossimità di qualche sorgente o su prati dove l'acqua si deposita e permane a lungo.
Questa varietà vigorosa ha steli eretti e pelosi, a sezione quadrangolare, che portano numerose foglie lanceolate, anch'esse quasi argentee per lo spesso strato di peli che le ricopre soprattutto nella pagina inferiore.


Anche solo sfiorandole si sprigiona un intenso aroma caratteristico, che sa di fresco e pulito e che ti da l'impressione di respirare meglio; ciò avviene perché contengono mentolo.
Questo fatto non era passato inosservato nei tempi antichi tanto che, ad esempio nel Rinascimento, si scriveva 'l'odore corrobora il cerebro e la memoria' e nel Medio Evo si spargeva sui pavimenti delle abitazioni per mimetizzare la puzza di stantio e tener lontani gli insetti.
Fino a qualche decennio fa gli apicultori le usavano per strofinare le pareti delle arnie per eliminare i parassiti.


I fiori, molto piccoli e lievemente colorati, per risultare più visibili, si riuniscono in gruppetti densi che a loro volta s'affollano lungo l'estremità del fusto centrale, mentre altri rametti si allargano lateralmente ; sono formati da un calice peloso con 5 denti e da una corolla divisa in 4 lobi quasi uguali, dai quali fanno capolino 4 stami diritti e uno stilo trasparente.

martedì 6 agosto 2024

Balsamina gialla

(Impatiens noli-tangere)

Soltanto in qualche rara radura ombrosa e spoglia vivono colonie di impatiens, come se volessero starsene da sole, mantenendo un certo riserbo lontano da occhi indiscreti.
Le piantine, ad un primo rapido sguardo, sembrano tanti fragili alberelli in miniatura con fusti ramificati, piuttosto grassocci, succulenti e traslucidi, par quasi di vedere i fluidi vitali che scorrono all'interno dei suoi vasi.



Questa trasparenza ha fatto sì che il significato legato alla balsamina sia la sincerità, la chiarezza di intenti; anche le foglie, ellittiche, con margine dentellato, carnose, ma sbiadite nella tinta, hanno un che di diafano.
Il particolare più sorprendente sono i fiori, i quali, visti di lato, hanno l'aspetto di pesciolini gialli sospesi in un mare tutto verde.




Appesi ad un sottilissimo filamento peduncolato, emergenti da un calice formato di 5 sepali, di cui uno forma una specie di grande coda ad uncino che contiene il nettare, 4 petali si dispongono come labbra di una bocca aperta.
Piccole macchie rossastre evidenziano la fauce e l'urlo che ne esce: 'Noli me tangere - Non mi toccare', cosa che invece la pianta vorrebbe fosse fatta perchè anche un solo leggero tocco ad una delle sue capsule portasemi la fa esplodere e lanciare a distanza i suoi semi.




lunedì 5 agosto 2024

Veccia montanina

(Vicia cracca)

Talvolta appaiono d'improvviso tra altra vegetazione d'altro tipo delle foglie composte da una lunga serie di coppie di foglioline arrotondate su assi incurvati ed avvolti a spirale.
Ciò che attira l'attenzione sono dei viticci che si sviluppano all'apice, segno che la veccia ha trasformato le ultime lamine in mani destinate ad innalzarla fino alla luce aggrappandosi con queste ai rami altrui.


Dall'ascella di ogni foglia emerge un lungo peduncolo che porta una lunga fila di fiori fitti fitti con calice a scodella dal bordo un po' slabbrato e pelosetto.
La corolla, con petalo superiore rivolto all'insù, laterali ben aderenti ai fianchi e inferiori concresciuti, nasconde ben 10 stami saldati insieme ed 1 libero attorno ad uno stilo incurvato.
Il colore molto intenso varia dall'azzurro al rosa, al violetto, al purpureo: questo corredo di tinte e di forme potrebbe far pensare che è specie delicata.



Invece è una pianta pioniera, adatta a vivere in terreni poveri perché ha risolto i suoi poblemi di approvvigionamento alimentare mediante accordi precisi con un batterio che si insedia nelle sue radici producendo dei noduli dove avviene uno scambio, per cui essa può usufruire di composti azotati offrendo all'ospite composti organici e sali.
Per il bene di tutti, anche nel buio della terra, ci si impegna in intese concordate
.

domenica 4 agosto 2024

Garofanino maggiore

(Epilobium angustifolium)

Di solito si possono contemplare ampie distese di epilobio sui bordi dei fossi o lungo umidi avvallamenti, ma la natura è molto coraggiosa e intraprendente tanto che queste piante da umido talvolta s'avventurano su ruderi assolati, accanto a muri a secco, al bordo dei sentieri, dimostrandosi adattabili e prodighe.


Potendo contare su un robusto rizoma ramificato, danno origine ad un fusto alto, consistente e rossiccio, cosparso di foglie strette e lunghe, grigio cerulee, dove si evidenzia una grossa nervatura centrale più chiara che fa da piega ai due lembi un po' rialzati verso l'interno.
Svetta sulla cima un'infiorescenza composta da brattee che supportano dei boccioli fusiformi con gambi arcuati ad angolo.
Comincia a schiudersi quello più in basso, mentre in punta se ne formano di nuovi, come se la pianta temesse di non averne abbastanza da esporre o volesse restare a lungo in fiore.



Su un calice diviso in 4 lobi lanceolati fucsia intenso, tepali di quel colore forse per accrescere la visibilità, s'aprono 4 petali liberi, a forma di clavetta di un lilla più leggero.
Dal punto centrale penzolano 8 vistosi stami con antere arancioni e un grande stilo che, a maturazione, si riflette all'indietro suddividendosi n 4 uncini biancastri.



Il nome da 'epi - sopra' e 'lobos- lobo' vuole spiegare che i petali sono situati sopra l'ovario, ma non rende giustizia alla vivace eleganza di questa pianta, denominata da chi la raccoglieva un tempo per le sue proprietà curative 'erba di Sant'Anna' o di 'Sant'Antonio'.

sabato 3 agosto 2024

Dulcamara

(Solanum dulcamara)
 
C'è una forte somiglianza tra il fiore del pomodoro, della patata, della melanzana e questo della dulcamara: infatte tutte fanno parte della famiglia delle Solanacee, solo che quest'ultima tanto è bella quanto tossica.


Anche il suo nome potrebbe sottintendere che il dolce si tramuta in amaro come il sapore dei suoi rami e che la sua avvenenza fa dimenticare la pericolosità delle sue bacche verde oliva e poi rosso brillante, così ricche di solanina da rappresentare una vera minaccia.


La pianta, che ha bisogno di appoggiare i propri rami molli e lianosi ad altre piante se vuole emergere al sole, sviluppa foglie cuoriformi, ma capaci di cambiare forma a seconda del punto dove sono situate.
Lungo i fusti affiorano qua e là le infiorescenze formate da piccioli ad angolo, violacei, con più peduncoli, che si gonfiano a creare un calice dello stesso colore, con 5 segmenti dalle linee quasi geometriche.


Da esso pende un bocciolo dove 5 petali, perfettamente aderenti tra loro e sempre della stessa tinta, danno origine a delle costole ugualmente sporgenti.
Ma quando la corolla s'apre, rivolgendoli del tutto all'indietro, ecco la sorpresa: alla base di ognuno spiccano 2 macchie verdi, orlate di bianco che si accordano perfettamente a tutto quel violetto e che sottolineano magistralmente il denso giallo dorato dei 5 stami con le antere appressate.
Una vera lampadina con il suo unico stilo filamento che s'accende.


venerdì 2 agosto 2024

Carota

(Daucus carota)

Tu dici 'carota' e pensi alla grossa radice fusiforme, gialla o arancione, tozza, cilindrica, conica, paffuta.... invece la pianta selvatica, che arreda i prati asciutti, ne ha una spessa, sottile come una penna, sprovvista di sostanza zuccherina e solo leggermente esalante il profumo di questo ortaggio.
Su un fusto striato e ruvido si installano foglie con insenature profonde e l'incisione si presenta più marcata, fin quasi alla nervatura centrale, in quelle iniziali di ogni coppia sul picciolo collegato al gambo che lo sostiene.


Alla sommità svetta un'ombrella composta da tante ombrellette con fiori piccoli e bianchi, a 5 petali, più visibili quelli disposti sul bordo esterno; appena sbocciati sono bene sviluppate solo le antere, sembrerebbero fiori maschili. Ma dopo un po' di tempo, quando esse hanno sparso tutto il loro polline, s'allungano gli stili e stavolta si potrebbe pensare che sono fiori solo femminili. Invece è il trucco della maturazione in tempi diversi per evitare l'autofecondazione.
Proprio al centro dell'ombrella, ma non su tutte, se ne sta bel bello un unico fiore o forse una miniombrella di 2-3 fiori con petali color porpora o quasi neri. A che servono non si sa.



Ogni ombrella è attorniata da bratteole verdastre, sottili e mosse, una specie di collettino ricamato che sottolinea la leggerezza dell'arabesco che lo sovrasta.
I peduncoli delle singole ombrelline, ben eretti fino alla fioritura, si arcuano alla maturazione, facendo convergere al centro i frutti marroni che sembrano abbracciarsi, formando una specie di anfora, promessa di una vita futura.




giovedì 1 agosto 2024

Pigamo maggiore

(Thalictrum lucidum)

Dev'essere ben morbida ed accogliente l'infiorescenza piumata del pigamo maggiore, perché nella luce del primo mattino dondola carica di cetonie dorate dal caratteristico color verde bronzo lucido, le quali evidentemente lo hanno scelto come rifugio per la notte.
In un equilibrio un po' instabile, s'aggrappano con le loro zampine agli stami dove forse hanno pasteggiato abbondantemente approfittando degli innumerevoli depositi di polline o magari rodendo le parti più tenere dei gambi e dei fiori.


Assai insoliti però questi fiori! Esibiscono, al posto dei petali che non hanno e dei 4 sepali che cadono non appena avviene la schiusa dei boccioli, lunghi e nivei filamenti sottili e prominenti che di fatto assumono il ruolo di vessilli.
S'intrecciano in un folto viluppo formando palle ovali che sembrano raccogliere la luce, farla mandare bagliori dorati e sprizzarla in tutte le direzioni.


Nel suo insieme l'infiorescenza assume una lieve tinta giallina, forse simile alle sfumature che un tempo assumeva la lana tinta utilizzando il rizoma e le radici di questo tallitro, nome derivato forse da 'thallein - rinverdire', da cui era estratto un colorante tossico. E un po' indigeste devono essere anche le belle e fresche foglie triforcate e inguainanti perché gli erbivori evitano di cibarsene, supportando quindi la sua sopravvivenza.



mercoledì 31 luglio 2024

Asteroide salicina

(Buphthalmum salicifolium)

Nei primi incontri con questo fiore, esso era sembrato solo una margherita gialla, solare come la stagione in cui spalanca i suoi caldi capolini sfoggiando tutta la gamma dei gialli con qualche leggero tocco di verde. 
Poi, individuato il suo nome comune, fu facile pensare che ci fosse stato chi aveva intravisto in questo suo splendore la luce di un astro o la scia di un asteroide rotante. Una vera delusione è stato scoprire che il suo nome scientifico significa 'occhio di bue', è stato come veder spegnere la luce che emana.

Pianta resistente, sopporta senza grosse difficoltà le ristrettezze di un ambiente povero e arido, anzi abbellendolo con i suoi cespi non molto folti ma freschi per la presenza di foglie che abbracciano un po' i fusti convogliando l'acqua della pioggia verso le radici e combattendo l'eccesso di traspirazione dotandosi di una leggera peluria.


I capolini compaiono solitari nella porzione terminale di ogni stelo simili a bottoni trapuntati che poi sviluppano dei fiori marginali fertili assai allungati nella loro forma di lingua con margini suddivisi in 3 denti che li fanno sembrare raggi dentati di una ruota, rustica anche per la presenza di rilievi longitudinali.
I fiori interni, tubicini minuscoli più scuri, si fanno forti del loro numero consistente rinforzato da pagliette allungate in modo da essere visti dagli insetti visitatori.

martedì 30 luglio 2024

Enagra comune

(Oenothera biennis)

È stato per puro caso che la caccia fotografica sia avvenuta al tramonto, ma questo ha permesso di assistere in diretta allo schiudersi dei fiori dell'enagra, pianta pioniera senza pretese perché si insedia su luoghi incolti e abbandonati, ma non priva di nobiltà per la presenza di sostanze curative nella sua radice e nei semi. 


Appena scoperta sul bordo di una strada, lunghi boccioli disposti tutt'attorno all'apice dei fusti erano nascosti in un verdastro calice tuboloso, del tutto avvolgente i petali come un cappello a punta.
Improvvisamente, mentre le prime ombre offuscavano l'ultima luce, questo cappuccio vegetale s'è spezzato, emettendo quasi un leggerissimo botto, cominciando a ripiegarsi verso il basso con movimenti a scatto.
I petali color del sole, che apparivano arrotolati come i lembi di un ombrello riposto nella sua custodia, piano piano hanno avviato un movimento di srotolamento, come se all'interno un meccanismo segreto li facesse girare a tempo su se stessi, finché tutti e 4 si sono dispiegati formando una coppa luminosa.
8 stami con antere orizzontali prominenti e un pistillo suddiviso in 4 lobi come un'ancora si sono subito offerti a farfalle notturne, pronte ad approfittarne, mentre un leggero profumo le attirava in gran numero.


Soltanto il tocco ruvido delle foglie dentellate ed irsute, disposte alternativamente lungo il gambo robusto ha interrotto la contemplazione del magico sbocciare dei fiori di questa enotera, denominata anche 'primula della sera'.

Aglio delle streghe

(Allium carinatum)
 
Crescendo in prati aridi ed incolti, tra alte erbe soffocanti, non si può pretendere molto da questa bulbosa, parente dell'ortaggio degli orti ben più grosso e vistoso in tutte le sue parti; l'aglio delle streghe però si distingue per la sua strana infiorescenza.


Sembra una capigliatura spettinata ed aggrovigliata dove i fiori di un delicato color lilla, appesi a lunghi peduncoli, possono essere rivolti in alto, in basso, obliquamente, formando incroci intricati.
Fuoriescono da minimi spazi tra grani cuoriformi verdastri che sono bulbilli, i quali nel momento opportuno si lasceranno cadere a terra per originare nuove piante: una delle solite intelligenti soluzioni al problema della sopravvivenza.



Questa meraviglia è inizialmente tutta avvolta da due brattee asimetriche che poi si distendono in direzioni opposte formando come la carena di una barchetta con punte affusolate e quasi trasparenti.
I 6 tepali assemblati come un fodero troncato in base lasciano penzolare stami con antere porporine che fanno corona ad uno stilo ancor più lungamente sporgente
.



Il nome con riferimento alle streghe potrebbe far pensare che possa far del male a qualcuno; invece, al contrario, dovrebbe scacciare il diavolo, le streghe, i vampiri. E fu ritenuto capace di ciò fin dall'antichità quando le malattie erano dei flagelli inspiegabili e l'aglio un antidoto eccellente.


lunedì 29 luglio 2024

Lampone

(Rubus idaeus)

Appartenente alla antichissima famiglia delle Rosacee, anche questo è un rovo, ma si presenta con un aspetto meno aggressivo e prepotente degli altri; è quindi un po' speciale, il 'rosso del monte Ida' per gli antichi, lampone per noi.
Colonizza in breve tempo molte pendici montane, tanto da diventare invasivo, per mezzo dei polloni che emette dalle radici a primavera e quindi spesso assai lontano dalla pianta madre, favorendo così l'espansione del cespuglio.


Questi, nell'anno successivo,quando assumono un aspetto più legnoso, portano i frutti, belle e succose more rosse, sulla parte terminale che tende a curvarsi e a far cadere il ramo.
Le foglie sono composte da 3-5 parti grossolanamente seghettate e con un aspetto lanuginoso e una tinta quasi biancastra nella pagina inferiore, rendendo l'insieme più sciolto e leggero.


All'ascella delle foglie si formano i germogli fioriferi che sbocciano in successione per un periodo di tempo piuttosto lungo tanto che può capitare di vedere fiori e frutti quasi maturi nello stesso momento.
I fiori mettono in mostra 5 bianchi petali liberi e 5 sepali del grosso calice che poi inclinano le loro punte all'indietro, quasi a lasciare spazio alla drupa composta da molti frutticini rotondi disposti ordinatamente su un ricettacolo conico: nella specie molto selvatica queste drupeole sono in numero molto ridotto.


Quando delicatamente si sfila il frutto maturo, gli rimane, come ricordo del modo con cui stava sulla pianta, un foro centrale vuoto.



domenica 28 luglio 2024

Ortica comune

(Urtica dioica)
 
Da giovane l'ortica si presenta con un aspetto ingenuo, fresco e parrebbe accomodante; ma basta anche un solo leggero tocco alle foglie per essere punti dal suo pelo che è fatto come un ago da iniezioni.
Esso inizialmente è una semplice cellula del fusto e delle foglie, la quale, durante lo sviluppo, s'ingrossa e si unisce ad altre che formano una specie di piedistallo facendola allungare ed inclinare, mentre al di sotto la membrana che la riveste s'assottiglia.
Se urtata, questa si lacera e la punta sottilissima che è ripiena di acido formico ed altri fluidi urticanti viene spinta fuori dalla sua base e sparge questo liquido su quello che considera un nemico.


Non è altro che il suo modo di difendersi dagli erbivori che altrimenti la sterminerebbero ed anche dagli uomini che la raccolgono e la usano per molteplici scopi.
Cresciuta, si riconosce facilmente perché sui suoi fusti rossastri, quadrangolari e forti pendono, attorno ai nodi, tra le foglie triangolari, delle spighe simili a frange verdastre.
A prima vista sembrano tutte uguali, invece alcune piante portano fiori maschili eretti che racchiudono 4 stami, altre fiori femminili penzolanti corredati di ovario, che aspettano di essere raggiunti dal polline trasportato dal vento: per questo le infiorescenze non hanno alcuno degli accorgimenti usati per attirare gli insetti
.


Se per qualche ragione l'unico seme che produce ogni fiore femminile non dovesse formarsi, l'ortica non si perde d'animo, assicura la continuazione della sua vita per mezzo del suo rizoma. Ha una tale vitalità che basta ne resti anche un solo mozzicone nel terreno perché rigermogli.
Nell'antichità si riteneva che questo prodigioso vigore potesse essere trasferito agli umani; ad esempio il poeta romano Petronio esortava gli uomini bisognosi di riacquistare la virilità a farsi frustare con un mazzo di ortiche nella parte bassa del corpo: una flagellazione davvero eccitante!

sabato 27 luglio 2024

Genziana mettimborsa

(Genziana pneumonanthe)
 
Il nome comune 'mettimborsa' sembra indicare un ordine di saccheggio che forse avviene davvero, perché recentemente sono state usate parti di questa pianta per ottenere dei tonici amari; abitudine antica quella della raccolta, visto che un tempo le sue radici erano estirpate perché ritenute efficaci contro le epidemie e le punture di insetti velenosi.
Per correre ai ripari è stata dichiarata specie protetta: ma se gli uomini non pretendessero di essere padroni di tutto ciò che esiste in natura, avrebbero già capito che portare a distruzione una qualsiasi delle piante esistenti è come tagliare il ramo dell'albero su cui si è seduti.
Ma tant'è!


Intanto, nel bel mezzo dell'estate, la genziana che ama tenere i piedi nel terreno umido, dischiude le sue corolle strette e campanulate, di un turchino un po' sbiadito e marezzato di verde nel fondo, più luminosamente azzurro sui 5 morbidi lobi ripiegati verso l'esterno.


Si può pensare che la sua fioritura sia un fenomeno normale, se non si sapesse che essa impiega molti anni per giungere a questo evento e che pochi sono i fiori posti all'ascella delle foglie più alte.
Infatti il suo fusto cilindrico, quasi senza ramificazioni, s'innalza duro e rigido per 15-20 cm dal terreno e, pur essendo stato denominata 'fiore del vento' dal greco' pneuma e anthos', ondeggia ben poco quando la brezza montana la investe.


venerdì 26 luglio 2024

Campanula

(Campanula scheuchzeri)

Una strada costruita da poco, sassi, detriti, pietre spezzate, tutto un po' sconvolto e nudo, ma proprio là una coraggiosa pianta pioniera stabilisce la sua dimora ed avvia il processo di ricopertura vegetale e di pittura dell'ambiente: la protagonista è la campanula.
Non per nulla la si definisce simbolo di speranza e di perseveranza: porre rimedio alle distruzioni perpetrate dagli umani nell'ambiente è un lavoro a tempo pieno, massacrante e senza fine.


Eppure appare molto fragile e delicata con quei fusti sottilissimi disseminati di foglie altrettanto fini e quei boccioli con sfumature biancastre messi in evidenza dagli stellati sepali verde scuro del calice piuttosto consistente.
Quando le corolle cominciano ad aprirsi il peso aumenta e di solito tutte queste campanelle tendono a inclinarsi e a distendersi al suolo, dove forse avvertono anche temperature più idonee
.


L'azzurro con variazioni di tono che evitano sicuramente la monotonia merita di essere osservato in controluce per scoprirne le delicate venature ed anche i chiari stami che illuminano l'ombra dell'interno.


Per ultimo giunge a maturazione lo stimma, prima diritto e tutto chiuso, poi suddiviso in 3 riccioli inarcati pronti ad afferrare e ingoiare il polline che giungerà da altri fiori.

giovedì 25 luglio 2024

Digitale

(Digitalis grandiflora)
 
Appare d'estate nei margini assolati dei boschi o su cascate di terreno pietroso: non è facile incontrarla, ma subito si distingue per l'infiorescenza appariscente e duratura.
Per la sua strana forma a ditale ha ottenuto il suo nome ed ha anche stimolato la nascita di fiabe e leggende come quella per cui le fate amino dormire in queste incantevoli corolle e quindi non sia opportuno raccoglierla per non irritare l'ospite che si ritroverebbe in un luogo sconosciuto.


Il significato simbolico è 'Io lavoro per te', quindi se un maschio invia ad una ragazza questo fiore è come se volesse esprimerle di desiderio di costruire per lei un nido e se lo facesse la donna vorrebbe dire 'Sto preparando il mio corredo'.
Non si sa però se nelle faccende amorose risulti determinante, di certo questa pianta viene usata per curare le insufficienze cardiache e regolare il ritmo del cuore, forse anche quello dovuto al mal d'amore.


Le sue corolle campanulate, ma con un tubo rigonfio che sembra una vecchia ciabatta deformata, mostrano un pallido color giallo che all'interno si scurisce tramite linee, punti e macchie sempre più fitte man mano che si procede verso il fondo.
Il bordo è delimitato da 4 lobi, rivolti all'indietro da parere troncati quelli superiori, più espanso e con forma triangolare quello in basso sul quale s'estende una bella scia di peli, forse un tappeto per gli insetti impollinatori.


Nell'arcata in alto s'annidano 4-5 stami arcuati e di lunghezza diversa e fa capolino un pistillo con stimma a doppia punta: tutto è ben visibile perché le foglie restano in basso a rispettosa distanza da tale magnificenza.

mercoledì 24 luglio 2024

Lilioasfodelo

(Anthericum ramosum)

Quando le erbe cominciano ad assumere quella tinta ocra,  sinonimo di declino e morte, ecco che affiorano da questa nuvola avvizzita dei piccoli fiori bianchi tutta freschezza.
L'effetto di contrasto appare ancora più pronunciato perché prediligono stabilirsi su bordi asciutti ed aridi e su scarpate sassose dove rapidamente altre piante perdono la loro umida consistenza.



Questo similgiglio s'innalza su fusti eretti e lisci, abbastanza ramificati, che lasciano poche foglie grigie, lineari e sottili, molto in basso, quasi nascoste nel groviglio delle erbe.
I fiori che da chiusi hanno sfumature lievemente verdastre e forma simile a quelli dell'asfodelo, ma disposti qua e là distanziati sui ramoscelli, da aperti dispiegano fortemente le corolle, come lampade pronte ad illuminare la zona circostante.


I 6 candidi tepali a stella, allungati e riflettenti la luce, tengono tra loro una buona distanza, curvandosi un po' all'indietro via via che maturano quasi ad esibire i 6 bianchi stami con grosse antere giallastre e il pistillo che li supera tutti in lunghezza..
Come ogni liliacea, è tutta una simmetria basata sul 3, numero perfetto si diceva, come perfette sono la luminosità, la leggerezza e la distinzione del lilioasfodelo.




martedì 23 luglio 2024

Vedovella selvatica

(Scabiosa columbaria)
 
Incuriosisce il suo nome comune 'vedovella', ma l'immagine che suggerisce quando il suo fiore ondeggia solitario sull'alto e sottile stelo levigato è proprio quella di chi è rimasto solo a guardare gli altri magari riuniti in grosse adunate a farsi compagnia e a darsi reciproco coraggio.
Più aspra la denominazione 'scabiosa', sembra qualcosa da evitare, invece pare che le fosse un tempo attribuito perchè veniva usata per curare le affezioni della pelle, come la scabbia e quindi era lei che contribuiva ad allontanare le cose spiacevoli.


La pianta, che è tutta tesa verso l'alto, mostra foglie opposte, oblunghe e profondamente incise, quasi a formare un leggero merletto; si rimpiccioliscono via via lungo il fusto che ogni tanto si ramifica ma che appare sempre più nudo.
In cima si forma un capolino arrotondato che sul retro sfoggia un calice con sottilissimi sepali verde scuro che fanno da vassoio a miniboccioli arrotondati e raggrumati in ordinati cerchi, talmente fitti da formare una specie di cupola trapuntata.


Quando si aprono, i fiori più esterni si differenziano per le dimensioni maggiori rispetto ai centrali: sono composti da corolle a 5 lobi di cui i 3 inferiori molto più grandi dei 2 superiori che quasi non si notano, mentre lentamente tutta la superficie va a ricoprirsi di una distesa di antere delicatamente sospese su questa distesa lilla.
Ma l'elemento più attraente e particolare è il ricettacolo che rimane dopo la caduta dei petali: cupoliforme, cosparso di tutti i frutticini simili a piccole logge, sembra proprio uno di quei pinnacoli che si ergono al di sopra di fantastiche dimore orientali.



lunedì 22 luglio 2024

Verbasco

(Verbascum nigrum)
 
Sul margine di strade sassose, in posizione isolata come se disdegnasse la compagnia di altre piante, spicca una rosetta ordinata di foglie, grigiastre soprattutto nella parte inferiore per la presenza di una specie di vello, utile a proteggerla sia dal freddo che dal caldo eccessivo.
Per un anno non avvengono molti cambiamenti, se non una lenta crescita di questo argenteo cespo lanuginoso, ma poi ecco proiettarsi senza risparmio verso il cielo una spiga robusta, accompagnata da foglie che si dispongono lungo lo stelo in ordine di grandezza decrescente, fino a sembrare un ricciolo arcuato da damina dell'ottocento.


Il tutto continua ad essere cosparso di peli, ora anche leggermente vischiosi, che rendono un po' appiccicaticcia l'infiorescenza, a questo punto così imponente da incutere un certo rispetto.
Ogni calice con i suoi 5 apici acuti imprigiona un fiore giallo con riflessi lucenti e macchie porpora alla base, dilatato in 4-5 lobi un po' irregolari.


Spettacolari sono i 5 stami che indossano un vestito di peli rosso-mattone, i 2 posti più in alto e più vicino al grosso pistillo maturano in tempi diversi dagli altri.
'Le tue qualità sono molte' è il messaggio che gli umani affidano a questo fiore e certamente tale complimento lo merita per prima questa stessa pianta per le sue particolarità nell'aspetto e per le proprietà medicinali che gli umani hanno spesso sfruttato.


domenica 21 luglio 2024

Alchemilla

(Alchemilla vulgaris)

Il nome di questa piantina deriva non casualmente da 'alchimia' perché gli alchimisti medioevali utilizzavano le grosse perle rugiadose, che si formano sulle sue foglie di notte, per tentare di estrarre l'oro dai metalli vili.
Pensavano ad un miracolo e le chiamavano 'acqua celestiale', non avendo ancora appurato che questo fenomeno si verifica quando l'aria troppo satura di umidità non permette alle foglie di traspirare e pertanto esse eliminano l'acqua in forma liquida invece che sotto forma di vapore.


Qualcuno la denomina 'ventaglina' per la forma delle foglie verde glauco che mostrano dai 7 agli 11 lobi dentati, che appaiono leggermente ripiegati lungo la linea mediana, quasi a convogliare queste gocce di rugiada nella direzione più opportuna, assomigliando così a ombrelli rovesciati.
Nel gergo comune diventa anche 'erba stella' per i suoi fiori verde chiaro, formati da 2 verticilli di 4 sepali ciascuno che le danno l'aspetto di stelline splendenti sospese su una leggera infiorescenza
.


Non sono dotati quindi di veri petali, ma da un calice e un calicetto con un massimo di 4 stami privi di antere, cioè mancano gli organi maschili produttori di polline.
I frutti però si formano lo stesso, quindi pare che, anche senza apparente fecondazione, qualcuno sia capace di riprodursi.