martedì 10 settembre 2024

Cespica annua

(Erigeron annuus)
 
Molte piante sono emigrate dall'America all'Europa, alcune hanno addirittura contribuito a cambiare pietanze della cucina italiana, in modo tale che ora non ne potremmo far senza.
Anche la cespica annua ha viaggiato da quel continente verso le nostre terre nel XVIII secolo, portandoci il suo fiore grazioso ma anche, potendo provocare i peli del suo fusto degli eritemi cutanei, qualche fastidio.
Rapidamente s'è diffusa, senza particolari incoraggiamenti, anche perché si autodissemina e germoglia quasi dappertutto non essendo esigente in fatto di caratteristiche del suolo.


Inoltre è anche una pianta autofertile, capace di produrre i frutti senza interventi di tipo sessuale, chissà come fa; e se vuole incrociarsi accetta anche rapporti con partners di specie diverse, dando origine ad ibridi lievemente modificati rispetto agli originali. In pratica, un tipo disposto a tutto pur di esistere!
L'infiorescenza, che a prima vista sembra quella della camomilla, mostra la tipica struttura a capolino, ognuno portato da un fusto di lunghezza differente, cosparso di foglioline minuscole rispetto a quelle più in basso, allungate e con margine dentato e ornato di peli.


I fiori esterni, irregolari per l'enorme sviluppo a linguetta unilaterale, tagliata e frangiata all'apice, sono bianchi e contrastano efficacemente con gli interni, gialli, tutti a tubo e contenenti 5 stami con filamenti liberi e un unico stilo.
Lievemente profumati, attirano molte specie di insetti e di altri animali, ulteriore garanzia di costante propagazione.

lunedì 9 settembre 2024

Parnassia

(Parnassia palustris)
 
In un luogo ricco di ambienti umidi e torbosi come la Valpiana, la parnassia trova il suo habitat ideale e la località, già bella di suo, lo diventa ancor di più per la presenza di questa pianta che ricorda nel nome un monte della Grecia, sede, secondo gli antichi, della bellezza e della grazia.
Piuttosto piccola, ma perenne, essa non ama il caldo: la si trova quindi anche a ragguardevoli altezze e fino alle zone più fredde dell'emisfero boreale.


Dal rizoma rossastro ha origine un cespo di foglioline cuoriformi, sospese ad un lungo picciolo e, a metà del sottile fusto centrale, un'unica foglia verde chiaro l'attornia con eleganza.
Alla sommità sta una gemma pregiata solitaria, una vera gioia per l'occhio se ci si sofferma ad osservare i suoi particolari elementi decorativi: 5 petali ovali bianchi sono venati da linee così trasparenti da parere azzurrine e così ordinate da seguire passo passo un percorso parallelo al contorno, dotando la corolla di leggere increspature.
Essi racchiudono 5 stami sterili, trasformati in ciuffetti di lucide ghiandole gialle, appuntati come spilli e simulanti la presenza di nettare; a questi s'intercalano i veri 5 stami rosei con grosse antere curvate sull'ovario quasi in atteggiamento protettivo.


A maturazione avvenuta, si distendono come raggi, mettendo in evidenza il grosso ovario dalla forma di coppa rovesciata, coronato sulla punta da 4 stimmi senza stilo a formare una ulteriore minicorolla: la purezza delle linee e l'essenzialità delle tinte ne fanno un esempio di perfetta armonia..


domenica 8 settembre 2024

Cardo lanoso

(Cirsium eriophorum)
 
Su robusti fusti saldi e striati come colonne, ma ammorbiditi da una lanugine chiara, giacciono dei vistosi capolini imbacuccati in un involto di peli infeltriti, da cui ecco il nome 'eriophorum - cuscinetto di lana'.


Sono grandi sfere, adagiate su foglie molto divarcate, con lobi assai incisi, i quali rappresentano l'involucro, formato da brattee sottili e verdastre terminanti con spine all'apice; pertanto il cuscinetto non è morbido e cedevole al tatto, anzi è un'irta barriera a difesa dei fiori.
Questi sono tutti a tubo ed emergono dall'involucro come una capigliatura tagliata a spazzola, purpurea o violacea, sormontata, quando la loro apertura è completa, dagli stami e dallo stilo che sporge notevolmente.


Una vera testa, che non permette confidenze di nessun genere, anzi sembra fatta apposta per fare la guardia ai terreni dove pascola il bestiame e che essa predilige per il proprio sviluppo biennale.
Del resto, viste le sue dimensioni, corporatura e statura da peso massimo, soltanto in un luogo concimato può trovare le risorse per la sua sussistenza.



sabato 7 settembre 2024

Senecio a foglie sottili

(Thephroseris longifolia)

Essendo abbastanza vistosa forse questa pianta non poteva essere chiamata 'Cenerentola'; per essa è stato scelto un appellativo più misterioso e complesso 'Thephroseris' il cui significato però è lo stesso: 'color della cenere', per quella sfumatura grigiastra che la rende distinguibile, ancor prima della fioritura, tra la vegetazione dei pendii asciutti o dei prati soleggiati.


Foglie più lunghe che larghe, alternate lungo i fusti, tendenti verso l'alto, forniscono per la loro lanosità un'idea di morbidezza e di pace solo apparente, perchè i margini dentati e l'attorcigliamento delle foglie fanno pensare a una qualche lotta per la sopravvivenza.
Prepotente appare il gambo che sostiene l'infiorescenza: sovrasta autorevolmente l'insieme delle foglie con la sua grossezza, accentuata da costole parallele, longitudinali, atte a sostenerne il peso.


Da questo si dipartono alcuni peduncoli bianco-lanosi, avvolti talvolta da una trama ragnatelosa, i quali sostengono un involucro squamoso su cui s'aprono fiori giallo dorati, così luminosi da rivaleggiare con il sole.
Come in altre asteracee, sul bordo circolare sono esposti i fiori a linguetta, formata da un prolungamento del tubolo e, non poteva essere diversamente, sono solo femminili; nel centro s'affollano i fiori a tubo con 5 lobi, bisessuali, quindi con 5 stami ed un solo stilo.


Poligono persicaria

(Polygonum persicaria o persicaria maculosa)

Sul bordo dei fossi e delle cunette, ma anche nel bel mezzo degli orti e dei campi coltivati o a ridosso di ruderi si può intravedere il poligono persicaria, che pare stia bene in compagnia degli umani, accertata la sua disponibilità a mettere radici dove loro si insediano.
Qualcuno lo chiama salcerella, forse per la forma delle foglie, altri pollice della signora o piede rosso, altri ancora pettegola: e infatti un po' l'aria civettuola e falsamente ingenua e la tendenza ad intrufolarsi tra le altre piante, quasi a curiosare o ad origliare, ci sarebbero.


Di sicuro è molto vitale, tanto che qualche suo seme può rimanere nel terreno, pronto a germogliare, anche per 45 anni; oltretutto è un serbatoio di utili sostanze medicinali.
Forse è per questa sua robustezza che nel centro delle sue foglie lanceolate ed oblunghe si staglia una macchia scura a forma di V rovesciata, quasi a proclamare la sua vittoria contro le avversità. Ogni foglia è disposta in modo alterno sul fusto ed ha origine da nodi rossicci ben visibili, avvolti da guaine trasparenti con corte setole argentee sul bordo.



Tra la foglia e il fusto s'innalza un asse fiorale diritto che porta in cima un'infiorescenza cilindrica bianco rosea: i fiori che la compongono sono minuscoli e con parti non ben differenziate.
La corolla è infatti un insieme di 5 tepali, cioè foglie che simulano i fiori veri, imitandone forme e colori; all'interno sono disposti a spirale pallidi stami, da 4 ad 8, e i 2-3 stili saldati tra loro sono poco visibili.


venerdì 6 settembre 2024

Verga d'oro maggiore

(Solidago gigantea)

La fioritura giallo dorata, che avviene dall'estate all'autunno, della verga d'oro maggiore copre per un lungo tratto le parti terminali del suo fusto rigido e striato e dei rami laterali.
Tale diventa il peso di tutti questi fiori ammucchiati gli uni sugli altri da far piegare ogni infiorescenza verso il basso dandole l'aspetto caratteristico di una fontana zampillante.


Siccome poi di solito le piante si riuniscono in grandi chiazze, l'effetto cromatico è spettacolare, favorito anche dalla presenza, subito sotto, di una notevole quantità di foglie alterne, lanceolate e ristrette alla base a guisa di picciolo alato.
Ogni capolino è circondato da un involucro con squame lineari membranose e cigliate sul margine; come le altre asteracee, i fiori del disco sono a forma di tubo con un pistillo breve e conico, mentre quelli del raggio sono fiori solo femminili e fertili con ligula sporgente quasi arrotondata.



La pianta possiede proprietà medicamentose, di cui si era a conoscenza fin dall'antichità; pare che il suo nome derivi dal latino 'solido- consolidare' cioè 'guarire del tutto'. Sicuramente può aiutare con la sua calda tinta a superare la malinconia che l'arrivo dell'autunno può provocare.


giovedì 5 settembre 2024

Carlina bianca

(Carlina acaulis)
 
Si direbbe un tipo non soddisfatto dell'aspetto dei suoi fiori la carlina, che vive appiattita al suolo, ma non per questo desidera essere invisibile!
Infatti, da simulatrice esperta, fa in modo che le brattee superiori del suo capolino sembrino ligule dei fiori del disco i quali, a loro volta, appaiono simili a petali: doppio inganno quindi e anche aggravato dal fatto di colorirle con un bianco avorio di una brillantezza argentea.
Fanno corona al grande disco piatto, dove sono incastonati in profondi alveoli, dei fiori a tubo tutti uguali, sfumati lievemente di rosa o di viola, cui sono interposte numerose pagliette sottilmente frangiate.


Li sovrastano gli stami, 5 per ogni fiore, con filamenti liberi ed antere avvolgenti l'unico stilo col solito stimma a due punte.
Naturalmente tutta questa magnificenza deve essere protetta ed ecco che, quando il cielo si rannuvola o si scurisce per l'avvicinarsi della notte, le brattee si raddrizzano e s'incurvano sopra il centro del disco erigendo un tetto conico chiuso sul quale può diluviare senza pericolo per il deposito di polline sottostante.


E non basta: siccome i rischi nella vita non finiscono mai, tutte le estremità, le dentature delle foglie, le brattee dell'involucro terminano con punte rigide ed aguzze, così il tessuto verde striato di rossiccio, è difeso da una selva di aghi che si drizzano in tutte le direzioni opponendosi strenuamente alla voracità degli animali.
Purtroppo questo sistema di autodifesa non è risultato valido nei confronti degli umani (hanno guanti coriacei loro!), i quali raccolgono la carlina per le sue proprietà medicinali, ma anche come cibo, ad esempio per farne marmellata.


Si dice abbia un gusto dolce-piccante, sicuramente frizzante come questa erbacea perenne, che impiega diversi anni per crescere ed accumulare in sé, assorbendole da un ambiente povero e magro, diverse sostanze utili.

mercoledì 4 settembre 2024

Senecione dei boschi

(Senecio ovatus)
 
Un 'senecione' cosa può essere se non un vecchio decrepito che dimora solitario nel bosco?
Invece è una pianta erbacea, abbastanza fresca e rigogliosa, con fusti numerosi un po' a zig zag, foglie acuminate con grossa nervatura centrale e capolini giallo pallido, ma luminoso sotto il sole d'estate.



Essa porta su un ricettacolo allungato fiori di tipo diverso e disposti alcuni attorno alla circonferenza e altri stretti stretti al centro.
Questi fiori all'esterno si pavoneggiano esponendo una ligula, prolungamento nastriforme del tubo, lunga, sottile, dentellata sull'apice e percorsa da nervature: in tutto e per tutto uguale ad un petalo.


Ma quando li vai a contare talvolta ne vedi 4 disposti in croce, altre volte solo 2 e magari piegati verso i basso, come se gli altri fossero caduti, altre volte ancora una raggiera completa anche con 6.
Forse la spiegazione sta nella disposizione ad aprirsi in momenti diversi, avendo anche la caratteristica di essere solo femminili e quindi adatti soltanto a ricevere il polline.




I centrali invece, a forma di piccolo tubulo, giallini da giovani e poi via via di diverse sfumature di marrone fino a diventare biancastri in vecchiaia, portano 5 stami ed anche un pistillo con evidente stimma a 2 punte: meno vistosi, ma completi, possono quindi dare e ricevere.

martedì 3 settembre 2024

Campanula serpeggiante

(Campanula rapunculoides)

Si presenta diritta e in formazione armonica, con una lunga linea retta di fiori, tinteggiati d'un pallido azzurro, tutti uscenti da una stessa parte rispetto allo stelo, ordinatamente uno sopra l'altro come tanti soldatini con in testa un cappuccio dai lembi ricurvi.
 

Si va da quello più in basso il quale, già aperto, mette in mostra la sua campana lievemente cigliata con 5 lobi triangolari cosparsi da segni convergenti simili a rughe.
Nella penombra perlacea del fondo stanno acquattati 5 stami dalle lunghe antere giallastre e un grosso pistillo della stessa tinta sfumata della corolla.


Ogni fiore, collegato al fusto da un peduncolo ricurvo e sostenuto da un calice a lobi lunghi e sottili rivolti all'indietro, sembra là là per suonare, non si sa se a festa o da morto.
E non a caso nei tempi antichi qualcuno, evidentemente non affascinato dall'aspetto fresco e gaio della sua infiorescenza, gli ha affibbiato il nome di 'campana dei morti', temendo quasi di dover sentire il suono di lugubri rintocchi.


E talvolta davvero l'aspetto inganna: pare lieve e delicata questa pianta, ma, provvista di stoloni striscianti e robusti e di semi che germinano con facilità, avanza tra la vegetazione imponendo con la forza la sua ordinata e militaresca presenza.

lunedì 2 settembre 2024

Ambretta comune

(Knautia arvensis)
 
Pianta frequentissima nei prati e ai margini degli incolti sassosi, è talmente simile ad altre, soprattutto alla scabiosa columbaria, che spesso non si capisce davvero con chi si ha a che fare.
Allora bisogna esaminare via via foglie, infiorescenza, frutti, semi e se ancora il riconoscimento risulta difficile, allora, come un detective, si devono esaminare i particolari: peli, squame, antere,.. e magari ancora la risposta non si trova.


Comune sì questa ambretta, ed anche con un tempo lungo di fioritura, ma un tipo che vuol mantenere un certo segreto sulla sua identità.


Qualche indizio lo si può individuare, notando le squame del calice di lunghezza irregolare, oppure le foglie basali con picciolo e di forma lanceolata, di color grigio verde opaco, o l'insieme dei frutti, i quali incastonati sul capolino e sormontati da brevi reste biancastre, appaiono preziosi come un gioiello.


I fiori, disposti ordinatamente in file concentriche, simili a palline prima di sbocciare, mostrano corolla a tubo che s'espande in 4 lobi diseguali tra loro; quelli disposti nella zona più esterna hanno maggiori dimensioni avendo più spazio a disposizione. La tinta, lieve e soffusa, non è sempre la stessa, va dall'azzurro-violetto al rosa-lilla.

sabato 31 agosto 2024

Tasso barbasso

(Verbascum thapsus)
 
Ci vogliono 2 anni per poter apprezzare la vistosa infiorescenza di questo verbasco, ma che spettacolo ! Lo puoi ammirare già da lontano, una specie di candeliere che illumina le pietraie dove talvolta cresce.


Il primo anno è dedicato soltanto allo sviluppo di una rosetta di foglie grigio verde, spolverate di farina, per la lanugine che le ricopre e che le rende simili a feltro, tanto che, in anni di miseria, potevano essere inserite nelle calzature o nei vestiti per il buon isolamento che possono fornire e ciò è valso alla pianta il nome di ' coperta del mendicante'.
Nel secondo si sviluppa rapidamente una spiga corpulenta, alta anche 2 metri, ancor più massiccia delle foglie e sfumata di grigioverde.
Su di essa sbocciano gradatamente i fiori dorati: un giorno vedi ancora il lanoso bocciolo e il giorno dopo una specie di nasino giallo che s'affaccia e poi la coppa aperta di un giallo pallido uniforme, della durata di un solo giorno, subito sostituita da altri fiori distribuiti a caso lungo lo stelo fiorifero.


La corolla leggermente concava mostra 5 petali tondeggianti e, alternati a questi, 5 stami di lunghezza diversa: i 3 superiori sono più corti e coperti di peluria bianca o giallastra, mentre i due inferiori ne sono privi ma hanno antere più grandi; il pistillo, per distinguersi, sfoggia un verde quasi trasparente.


All'arrivo dell'autunno appaiono i frutti, duri, legnosi: sono capsule divise in 5 parti che persistono sul fusto anche quando la pianta è morta, ma ancora ben diritta sotto la neve.
Esso, nei tempi antichi era chiamato anche ' candela regia' perché era usato come candela durante i funerali e le cerimonie sacre; per i Cimbri era 'incendio del cielo', dato che un'antica leggenda narrava che 'un fulmine cade sulla casa di colui che strappa un verbasco'. Da ciò si capisce quale valore gli si attribuiva.



venerdì 30 agosto 2024

Salvia gialla dei boschi

(Salvia glutinosa)
 
Lungo i bordi dei sentieri o dove il bosco è stato diradato si propaga la salvia gialla, dall'aspetto rustico e un po' scontroso, forse per tutti quei peli che la rivestono e che riflettono la luce del sole; in ogni caso difficilmente la si associa alle salvie da cucina o a quelle decorative da giardino.
Ma essa pare non rassegnarsi a questa disattenzione e, se la tocchi, sembra volerti trattenere: infatti le grandi foglie con picciolo scanalato e i fusti eretti, oltre a farti sentire questo rivestimento peloso, s'appiccicano con una certa insistenza.


Qualcuno ipotizza che tale emissione di sostanza vischiosa sia un espediente usato dalle foglie per evitare l'eccessiva traspirazione quando la temperatura s'innalza troppo, altri che abbia una funzione di difesa contro eventuali animali intenzionati ad assaggiarla.
I fiori si dispongono, allo stesso livello, attorno all'asse fiorale, in numero variabile per ogni giro che si ripete più volte fino alla sommità; i primi a fiorire sono quelli disposti più in basso ed aprono una grande bocca.



Nella parte inferiore 3 grandi petali gialli , saldati tra loro, con il centrale proteso in avanti e frangiato, mettono in mostra macchie bruno rossastre distribuite un po' dappertutto; superiormente 2 petali uniti formano un tettuccio a protezione degli stami a bilanciere e del pistillo che sporge come la lingua di un rettile.
Questa corolla fuoriesce da un calice campanulato e con sepali di diversa lunghezza, collegato al punto di inserzione con piccioli ricurvi che spuntano tra coppie di minuscole brattee.
L'intenso odore aromatico fa pensare che abbia le stesse qualità medicinali delle altre salvie; in tal caso anch'essa è un''erba sacra', perché salva e guarisce.

giovedì 29 agosto 2024

Centaurea minore

(Centaurium erythraea)
 
I fiori variano non solo nella forma e nel colore, ma anche nella consistenza: l'infiorescenza della centaurea minore , quando la individui, spicca proprio per l'idea di solidità e di spessore che offrono i suoi petali di un roseo compatto, senza sfumature e privi di macchie.
Nessuna lievità, nessuna trasparenza per queste corolle con 5 lobi a margine tutto intero che lasciano sporgere 5 stami giallastri, i quali tendono ad avvitarsi su se stessi dopo aver adempiuto alla loro funzione di produrre ed emettere il polline, e 1 stilo con l'estremità che cade a maturazione.


In pratica, concluse le operazioni d'accoppiamento, si chiude tutto e buonanotte, in attesa del frutto.
Ogni fiore alla base è accompagnato da diverse foglioline talmente discrete da ridursi a minuscole brattee, mentre man mano che si discende lungo il fusto quadrangolare, se ne incontrano di maggiori dimensioni, uscenti in modo opposto dai nodi e dirette verso l'alto quasi come dita minacciose.


E un qualche timore lo si dovrebbe avere nel caso in cui si dovesse bere il suo infuso, dato che nell'antichità era denominata 'fel terrae - fiele della terra', per il gusto amaro dovuto alle sostanze che sono comuni anche alle altre genzianacee.
Nonostante questo, era una pianta molto utilizzata nella medicina popolare, anche come surrogato del chinino per combattere le febbri e per risvegliare l'appetito si utilizzava il 'vino di centaurea', preparato lasciando in infusione le sommità fiorite in vino bollente.


mercoledì 28 agosto 2024

Cavolaccio verde

(Adenostyles alpina)
 
I particolari meno evidenti talvolta sono determinanti nella vita e così è per questa pianta montana il cui nome si riferisce ad uno dei suoi elementi più minuti : lo stilo, cioè la parte visibile del pistillo che si erge sopra l'ovario.


Mostrando questo dei peletti simili a ghiandole, ha fatto sì che il nome scelto fosse adenostyles da 'adèn - ghiandola e 'stylos - stilo'.
Esso è avvolto dalle antere saldate tra loro e fissate all'interno di una corolla stretta ed allungata, lungamente svasata e suddivisa in 5 lobi triangolari che s'arrovesciano all'indietro.


Sono tutti fiori, rosa antico o lilla o grigiastro, di tipo liguloso, sostenuti da un involucro violetto, assemblati in numerosi capolini che formano un denso e un po' scapigliato corimbo.
Ma i corimbi sono tanti e tutti vicini tanto che nell'insieme il gruppo potrebbe sembrare una scopa: il colpo d'occhio che offrono su zone sassose e pendii franosi è notevole perché ti chiedi come possa tale abbondanza di chiome realizzarsi in luoghi che pare non possano offrire nulla.


Completano il tutto delle foglie alla base che sono grandi, a forma di cuore, appuntite all'apice e di spessa consistenza, dove si rileva un fitto intreccio di nervature che formano un reticolo in rilievo.
La loro tinta, un verde pastoso, grigio verde inferiormente, s'accorda perfettamente a quella dei fiori e all'idea di cimelio da antiquari che questo cavolaccio suggerisce.

martedì 27 agosto 2024

Erba amara dei boschi

(Tanacetum corymbosum)
 
Vista da lontano la qualifichi subito per una margherita, poi scopri che l'infiorescenza non è un unico fiore, ma un insieme di corolle sostenute da peduncoli che hanno origine da punti diversi di inserzione su un fusto alto, rigido e scuro.


Può passare molto tempo, anche un mese, ed è sempre là che svetta indomita, in buone condizioni e soltanto l'intervento di una falce può abbatterla: che sia immortale?


Si tratta dell'erba amara dei boschi, e di questa qualifica volgare non dubiti perchè la sfumatura di un verde severo delle foglie, contornate per di più di bruno fa sospettare che non sia molto appetibile; difatti poi vieni a sapere che i capolini essiccati e ridotti in polvere possono essere utilizzati come blandi insetticidi.
Anche il lieve odore aromatico che emana ti fa stare all'erta, nonostante l'aspetto delle infiorescenze inviterebbe alla tranquillità dei semplici.


Lungo tutto il margine esterno di ogni agglomerato floreale sono posizionati bianchi fiori con corolla a tubo che termina a nastro dentellato all'apice; al centro ecco risplendere i gialli, a tubo con margine a 4-5 denti, all'interno dei quali 5 stami con filamenti liberi sono disposti in modo da abbracciare con le antere l'unico stilo cigliato.


lunedì 26 agosto 2024

Vilucchio comune

(Convolvolus arvensis)
 
Petali saldati lungo tutta la loro altezza formano una corolla a campana o ad imbuto con linee di piegatura evidenti: il vilucchio dei campi ne ostenta una leggermente rosata e di minori dimensioni rispetto a quella del vilucchione o convolvolus sepium.
In genere al di sopra del fiore aperto si preparano i boccioli con la corolla ritorta e gli spicchi avvoltolati come un ombrello chiuso, sorretti da un calice con sepali liberi e smarginati.



Normalmente l'apertura dura soltanto un giorno e deve bastare per poter effettuare il 'do ut des' con gli insetti impollinatori attirati dalla presenza di nettare e da un lieve profumo di vaniglia.
I fiori sono portati da fusti volubili che s'avvolgono ai sostegni con giri molto stretti e che s'espandono in orizzontale, dato che la dimora che si sono scelti sono i campi e i prati dove non trovano piante molto alte, per cui fanno presto a raggiungere un posto al sole, distendendo attorno una scia di piccole foglie in parte cuoriformi e in parte lanceolate.


Il tutto proviene da lunghi rizomi sotterranei, occulti e maligni, con i quali si può intraprendere una lotta nel tentativo di estirparli, ma sapendo che sarà persa in partenza
Rappresenta perciò il simbolo dell'invadenza, mascherata di civetteria per la grazia e il candore con cui le corolle sembrano assicurarsi la simpatia di chi le contempla.


domenica 25 agosto 2024

Lattuga montana

(Prenanthes purpurea)
 
Così aerea e leggera, la lattuga montana convive volentieri con i maestosi faggi, crescendo ai margini delle faggete e intrecciando il suo rizoma sottile e lignificato con le grosse radici nodose di questi alberi e facendo svernare le sue gemme nel tappeto di foglie cadute.


In primavera avvia una rosetta di foglie tra cui si origina un fusto cilindrico eretto lungo il quale si dispongono foglie a forma di spatola che lo avvolgono mostrando da una parte la zona più estesa con 3 lobi laterali per parte ed un apice triangolare e dall'altra 2 orecchiette che si sfiorano.
Il colore glauco un po' annebbiato sembra antichizzato e ben s'accorda ai capolini penduli che si riuniscono in pannocchie irregolari.
L'infiorescenza è l'insieme di un involucro cilindrico olivastro composto di più serie di squame sul quale sta un calice con sepali inesistenti e una corolla con fiori a lingua di color fucsia, leggermente sfrangiati sul bordo esterno, ricoperti di peluzzi e man mano che avanza la maturazione, sempre più arrotolati verso l'esterno.


Anche lo stilo con gli stimmi divergenti è peloso, fasciato dai filamenti liberi di 5 stami con antere acute alla base; il tutto è rivolto verso il basso, come è sottolineato anche dal nome, da 'prenes - inclinato e anthos - fiore'.
Naturalmente sorella di ogni tipo di lattuga, pare che anche questa pianta sia commestibile: si tratta di sapere se le sue foglie hanno sapore di faggio o di faggiola.

sabato 24 agosto 2024

Trifoglio campestre

(Trifolium campestre)
 
L'incontro con il trifoglio campestre è avvenuto in un pascolo ancora in funzione dove un buon numero di vacche con i loro vitellini al seguito pascolava: sicuramente per loro questa leguminosa rappresenta un prezioso alimento ricco di sostanza, difatti poche erano le piante residue e situate in angoli difficilmente raggiungibili ed esposti al sole.
La prima impressione è stata di meraviglia per il quadretto offerto dalle infiorescenze molto fitte e ciascuna con una sfumatura diversa, dal giallo chiaro, al dorato, al paglierino, al fulvo, all'ocra, al marrone, una tavolozza con l'intera gamma di questo colore.


Ben al di sotto di questi capolini densi di fiori, rade foglie ellittiche, accompagnate da stipule allargate alla base, avvolgenti quasi come un collettino picciolo e gambo, con il loro verde intenso li fanno risaltare come piccole lampade cinesi accese.


Osservando poi nel dettaglio ogni fiore, ben addossato agli altri tutti disposti a spirale attorno all'apice, si scopre un calice verdastro con 5 denti di cui 2 più lunghi e il vessillo della corolla detta papilionacea, perché ricorda una farfalla, di dimensioni notevoli, ripiegato all'ingiù con nervature marcate, margine con lobi acuminati ma poco profondi, del tutto simile alla valva di una conchiglia.
Un vero gioiello da appuntare nella memoria, la cui scoperta casuale è stata forse propiziata dalla fortuna dovuta al fatto che si aveva a che fare con un tri- folium, immagine vegetale del 3.

venerdì 23 agosto 2024

Camomilla

(Matricaria chamomilla)
 
Non è facile in Valpiana incontrare piante di camomilla che crescano in ambiente con vegetazione totalmente spontanea; ma questa era lì, lungo una strada sassosa, ai piedi di un grosso macigno, capitata in quel luogo deserto chissà in che modo, ma piuttosto rigogliosa anche se in terreno molto povero.


Si presenta con portamento a cespuglio, composto da un aggregato di fusti, alcuni fieramente eretti, altri appesantiti dai fiori e quindi ricadenti per l'incapacità di sostenerli; nella parte inferiore sono adorni di foglie di un delicato verde chiaro, suddivise così tanto da essere quasi filamenti con una breve punta, inseriti ordinatamente lungo la nervatura centrale e nell'insieme simili ad un pizzo lievemente ombreggiante.
Sulla sommità di steli piuttosto sottili ed allungati sono infine fissati i fiori, i quali, ad un primo sguardo, sembrano piccole margherite, perché organizzati in capolini con fiori esterni a lunga lingua bianca e interni a breve tubo con corolla gialla.


Sono inseriti su un ricettacolo conico, protetto da un involucro di brattee ottuse, con caratteristica cavità vuota all'interno.
Quando raggiungono la maturità, i fiori a raggiera si ripiegano all'indietro, assumendo quasi la forma di una minicometa sfrecciante, mentre i centrali perdono il loro splendore ripiegando su una sfumatura più spenta.


Il nome, dal greco, significa 'piccola mela di terra' per il profumo simile, affermano alcuni, a quello di certi pomi; a me invece il suo aroma ricorda sempre l'infuso che, al primo apparire di piccoli disturbi di bambina, mi veniva prontamente somministrato, accompagnato da un atteggiamento di fiducia quasi assoluta che tale filtro magico potesse sconfiggere avversità e negatività di ogni tipo e ciò bastava a rendere più sopportabile il male.