mercoledì 27 marzo 2013

Farfaro

(Tussilago farfara)

(dialettale: §lavaza)


Dove l'acqua scorre e il terreno è franoso ed incolto, anche smosso perché riportato, si aprono fiori dall'aspetto grassoccio su peduncoli cotonosi, inguainati da una sfilata di foglioline lanceolate bianco-rossicce.

Non sono ancora visibili le vere foglie che si svilupperanno alla base da fusti sotterranei; appariranno a contatto con il terreno, grandi, molli ed arrotondate, glauche nella parte superiore e ricoperte di lunghi e solidi peli bianchi come feltro nella inferiore. Evidentemente la pianta si vuol proteggere in tutti i modi dal freddo e dall'umidità dei luoghi dove soggiorna.



Le infiorescenze invece non danno l'idea di essere freddolose: come soli splendenti in un giorno sereno, ostentano non una, ma due serie di minifiori, raggruppati stretti stretti in un cespo lievemente spettinato.

Nel bottone centrale s'ammucchiano fiorellini con un calice formato da sepali ridotti a lunghi peli che racchiudono gli stami saldati insieme in compagnia di un pistillo sterile.
Ciascuno di quelli della corona esterna invece s'espande in una linguetta allungata che ospita il pistillo fertile, quello che darà origine ai frutti.
Che composizione complessa, tale da dare ad ogni parte uno scopo nella vita!


Pianta terapeuticamente valida, fin dall'antichità è stata usata in particolare per curare malattie da raffreddamento. come testimonia il suo nome 'tussis - togliere, togliere la tosse'.

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