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giovedì 28 marzo 2024

Primula

(Primula vulgaris)

La primula, che tappezza senza risparmiarsi le pendici delle alture esposte al sole, è detta da qualcuno 'fior di cuculo' perché addobba la terra con i suoi fiori gialli quando il cuculo, messaggero della primavera, comincia a far echeggiare tra i rami il suo ripetitivo canto, cucù, cucù.


Ed anche questa pianticella ripete se stessa, perché il rizoma, che è il suo fusto nascosto sotto terra, muore nella sua parte vecchia, mentre dall'altra s'allunga per mezzo di gemme che ogni anno costruiscono un nuovo pezzo di fusto, di seguito del precedente, completandolo poi con radici temporanee.
Così ringiovanita, tra le foglie bollose, disposte a rosetta, accende una miriade di corolle gialle, assomiglianti a lampadine ammiccanti, per ravvivare i tappeti invernali di foglie morte.
La corolla di ciascun fiore è un tubo quasi cilindrico che s'espande in un orlo a ruota, diviso in cinque lobi cuoriformi, in pratica un imbuto floreale che qualcuno succhia perché, nascosti in questo astuccio, s'annidano cinque stami e un solo pistillo dal sapore dolciastro.
Il tutto è protetto da un calice ottenuto dalla fusione di tanti sepali quanti sono i petali, dei quali restano libere solo le punte.


Se questi bicchierini non fossero così minuscoli, si potrebbero usare per brindare alla primula, il cui nome da 'primus - primo' indica la sua vittoria nell'essere la prima a fiorire ed anche la freschezza del suo apparire inaspettato che inneggia alla gioventù e al rinnovamento.

mercoledì 27 marzo 2024

Farfaro

(Tussilago farfara)

Dove l'acqua scorre e il terreno è franoso ed incolto, anche smosso perché riportato, si aprono fiori dall'aspetto grassoccio su peduncoli cotonosi, inguainati da una sfilata di foglioline lanceolate bianco-rossicce.
Non sono ancora visibili le vere foglie che si svilupperanno alla base da fusti sotterranei; appariranno a contatto con il terreno, grandi, molli ed arrotondate, glauche nella parte superiore e ricoperte di lunghi e solidi peli bianchi come feltro nella inferiore. Evidentemente la pianta si vuol proteggere in tutti i modi dal freddo e dall'umidità dei luoghi dove soggiorna.



Le infiorescenze invece non danno l'idea di essere freddolose: come soli splendenti in un giorno sereno, ostentano non una, ma due serie di minifiori, raggruppati stretti stretti in un cespo lievemente spettinato.
Nel bottone centrale s'ammucchiano fiorellini con un calice formato da sepali ridotti a lunghi peli che racchiudono gli stami saldati insieme in compagnia di un pistillo sterile.
Ciascuno di quelli della corona esterna invece s'espande in una linguetta allungata che ospita il pistillo fertile, quello che darà origine ai frutti.
Che composizione complessa, tale da dare ad ogni parte uno scopo nella vita!


Pianta terapeuticamente valida, fin dall'antichità è stata usata in particolare per curare malattie da raffreddamento. come testimonia il suo nome 'tussis - togliere, togliere la tosse'.

lunedì 25 marzo 2024

Bucaneve

(Galanthus nivalis)

Accarezzati da qualche debole raggio di sole o anche da qualche fiocco di neve, i bucaneve rappresentano l'avanguardia di quella moltitudine floreale che tra aprile e maggio s'impegnerà ad invadere ogni angolo, simboli quindi di una speranza che anche nelle avversità più estreme ci invita a superare lo sconforto.


Ma come può permettersi una tale precocità? Il segreto sta nel suo bulbo sotterraneo, nel quale foglie trasformate in scaglie carnose, ricche di fecola, alimentano il germoglio troppo debole per bastare a se stesso.
E le riserve sono così abbondanti da stimolare lo sviluppo di una guaina che abbraccia due uniche foglie lineari e un gambo che sorregge una corolla solitaria, pendente come una campanella o una lampada.


Tre grandi sepali lattei sono disposti a protezione della corolla interna di tre petali, anch'essi candidi ma con verdi goccioline all'apice di ognuno, i quali ospitano sei stami aranciati e un unico pistillo.
Il suo nome significa ' latte e fiore', quindi fiore color latte della neve, immagine di allegria, freschezza, novità, purezza. Forse vuol rivaleggiare col bianco della neve da cui si distingue per quella macchiolina verde e per quel profumo indefinibile, fatto soltanto d'aria e di sentore d'erba brinata.




domenica 24 marzo 2024

Ginepro

(Juniperus communis)

Conifera dallo spirito molto avventuroso, cresce spontanea in luoghi anche poco ospitali a causa del clima e della composizione del terreno. Ha forma di piramide cespugliosa, fitta di foglioline acuminate, raggruppate a tre a tre, di un verde che vira nell'azzurro.


Le si può attribuire una storia ragguardevole, perché fin dall'antico Egitto era tenuta in grande considerazione per i suoi poteri balsamici e la si metteva a bruciare nei bracieri in modo che il fumo sprigionato fosse un rimedio per i corpi affaticati.
Da allora fu usata per molti altri scopi medicinali ed alimentari, fino ad ottenere, usando le sue bacche fermentate nell'alcool, un distillato conosciuto col nome di gin.
Le infiorescenze maschili sono piccole gemme globose di colore giallo, le femminili verdastre; lentamente, poiché impiegano 3 anni per maturare, diventano bacche-coccole verdi e poi nero-bluastre, lucide e cerose.
Così nella stessa pianta si trovano frutti in diversi stadi di maturazione che regalano un profumo dolce, intenso, resinoso e un sapore aggressivo, un po' acre.


Il ginepro è un perfetto stimolatore di molti sensi, anche dell'utero perché il suo nome significa ' far partorire le mucche': il suo significato, viste le molte virtù medicamentose, è 'ti verrò in soccorso, sarò il tuo asilo'.

Abbiamo quindi anche questa pianta come amico!

sabato 23 marzo 2024

Elleboro

(Helleborus viridis)

Alla base di alberi ed arbusti appena appena in via di risveglio, nel suolo gelato sanno farsi strada precocemente gli ellebori.
Molto rustici e spontanei, crescono in zone umide ed ombrose, riconoscibili per il fatto di sfoggiare un abito così verde, che più verde non si può, dato che sono completamente verdi dalla testa ai piedi: un cenno di speranza in un terreno ancora spopolato.
I fiori peduncolati giallo-verdastri, leggermente profumati, sono composti da cinque brattee, sepali del calice, disposti a corona intorno ai numerosissimi stami e ai pochi pistilli centrali.


All'interno si nascondono altri dieci, dodici elementi verdognoli, di forma strana, come cornetti fissati per la punta ed aperti in alto: essi rappresentano la vera corolla la quale, essendo seminascosta, è la particolarità di questa specie. In pratica quelli che sembrano petali sono foglie trasformate. 
Che inganno!


E ingannevole risulta anche il suo succo che contiene un veleno molto potente, per cui risulta ben adeguato il suo nome che significa 'cattivo cibo'.



venerdì 22 marzo 2024

Erica

(Erica carnea)

Sognatori in letargo come siamo, talvolta siamo colti di sorpresa da chi, sola soletta, festeggia una sua personale primavera in data assai diversa da quella ufficiale: si tratta dell'erica, un arbusto strisciante, alto una trentina di centimetri, che stende dei drappi di colore sul terreno brinato, o che sporge dalla neve offrendo un ricamo di un rosa delicato su sfondo bianco.
I suoi cespi sono talmente compatti da non permettere al di sotto lo sviluppo di altre piante; se non disturbati, lentamente s'espandono e si danno alla colonizzazione asfissiando lentamente i vicini.



Le sue foglie aghiformi, di un verde polveroso, sono riunite in ciuffetti persistenti.
I fiori hanno l'aspetto di minuscole campanelle a barilotto, cilindriche o tubolari, riunite in spighe fitte di color roseo più o meno intenso.


Nel linguaggio dei fiori alle eriche si suole attribuire il significato 'solitudine, pace', che ben s'adatta all'ambiente naturale dove si ricavano il loro spazio, ossia montagna, brughiera, lande deserte.
Pare anche che le loro radici siano così forti da spezzare perfino le rocce dove cercano di ancorarsi e farsi strada. In effetti sono le avversità e i contrasti a fornire a ciascuno la capacità di crescere e sopravvivere.