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martedì 10 dicembre 2024

Sorbo degli uccellatori

(Sorbus aucuparia)

Nell'atmosfera spenta di questa pazza stagione invernale, così umida e piovosa, un tocco di rosso fuoco aiuta a scogliere la malinconia: sono le bacche accese del sorbo degli uccellatori, una vera ghiottoneria per gli uccelli del bosco i quali, ad una ad una, le fanno sparire.
Proprio per questo gli umani lo hanno notato come possibile 'albero da caccia', appostandosi nelle siepi o al limitare dei boschi dove cresce spontaneamente o piantandolo nei roccoli in modo che i suoi frutti attirino le prede volanti nella prigionia delle reti.


In autunno i suoi piccoli pomi, grandi come piselli, fittamente assembrati in grappoli appiattiti, fanno curvare con il loro peso i rami flessibili che invece, in primavera, si protendono verso l'alto avvolti dalla loro scorza grigia punteggiata da lenticelle evidenti, esibendo grandi foglie alterne, di un intenso verde scuro.


Alla loro estremità, verso maggio, portati da peduncoli pelosi, s'aprono fiori modesti con sepali triangolari e candidi petali arrotondati dove una ventina di stami giallastri e 3 liberi stimmi danno un aspetto lanoso all'infiorescenza.


Nella tradizione nordica il sorbo era collegato a valenze magiche positive, ritenendolo un simbolo di rinascita dopo l'oscurità che cominciava a diradarsi nel periodo compreso tra la fine di gennaio e la metà di febbraio, in cui per i Celti cadeva una grande festa, chiamata da noi Candelora. 
Ed è confortante sapere che, se null'altro ci può aiutare in tempi difficili, possiamo come gli antichi pensare che i suoi rami carichi di frutti siano  amuleti contro ogni disgrazia.

martedì 3 dicembre 2024

Vischio

(Viscum album)

Pianta tanto particolare nell'aspetto e nel comportamento da sembrare quasi fatata o stregata, il vischio evoca antiche magie ed è protagonista di leggende ed usanze che affondano le loro radici nella notte dei tempi.
Nella tradizione dei Celti era simbolo di immortalità, rigenerazione e vigore, così nella sua 'Storia naturale' Plinio lo definì 'quello che guarisce tutto', accogliendo la venerazione che i druidi, sacerdoti di quel popolo, gli manifestavano.


Usavano raccogliere i cespi dagli alberi, dove se ne stavano appesi, con un falcetto d'oro, durante una cerimonia religiosa che si svolgeva a novembre e che segnava l'inizio dell'anno nuovo.
Non si sa perché questo ladrone che si comporta nei confronti delle altre piante come un piccolo, tenace vampiro godesse di tutto questo rispetto: infatti, privo di un vero apparato radicale, ha risolto il problema della sua alimentazione affondando i suoi succhiatoi nel legno di un ramo nutrice, suggendone la linfa ascendente.
Ma come mai finisce lassù, tra le fronde di alberi anche molto alti?
I suoi frutti sono bacche bianche perlacee ed opalescenti, velenose per gli umani, ma attraenti per gli uccelli, i quali, alla fine del pranzo a base della polpa molto appiccicosa cercano di ripulire becco e zampe strofinandoli sui rami sulla cui corteccia i semi s'incollano.




Se trova l'ambiente ideale, il seme germina spingendo la radichetta dell'embrione fino all'interno del legno e lentamente appaiono dei rametti che si ramificano e sui quali crescono a coppie foglie coriacee a forma di elica, tinte di un giallo - verde assai opaco.
I fiori maschili e femminili, portati da piante diverse, sono poco appariscenti, con 4 petali dello stesso colore delle foglie e si aprono da febbraio ad aprile, quando ormai il tempo dei baci sotto il vischio è finito da un pezzo.