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martedì 3 dicembre 2024

Vischio

(Viscum album)

Pianta tanto particolare nell'aspetto e nel comportamento da sembrare quasi fatata o stregata, il vischio evoca antiche magie ed è protagonista di leggende ed usanze che affondano le loro radici nella notte dei tempi.
Nella tradizione dei Celti era simbolo di immortalità, rigenerazione e vigore, così nella sua 'Storia naturale' Plinio lo definì 'quello che guarisce tutto', accogliendo la venerazione che i druidi, sacerdoti di quel popolo, gli manifestavano.


Usavano raccogliere i cespi dagli alberi, dove se ne stavano appesi, con un falcetto d'oro, durante una cerimonia religiosa che si svolgeva a novembre e che segnava l'inizio dell'anno nuovo.
Non si sa perché questo ladrone che si comporta nei confronti delle altre piante come un piccolo, tenace vampiro godesse di tutto questo rispetto: infatti, privo di un vero apparato radicale, ha risolto il problema della sua alimentazione affondando i suoi succhiatoi nel legno di un ramo nutrice, suggendone la linfa ascendente.
Ma come mai finisce lassù, tra le fronde di alberi anche molto alti?
I suoi frutti sono bacche bianche perlacee ed opalescenti, velenose per gli umani, ma attraenti per gli uccelli, i quali, alla fine del pranzo a base della polpa molto appiccicosa cercano di ripulire becco e zampe strofinandoli sui rami sulla cui corteccia i semi s'incollano.




Se trova l'ambiente ideale, il seme germina spingendo la radichetta dell'embrione fino all'interno del legno e lentamente appaiono dei rametti che si ramificano e sui quali crescono a coppie foglie coriacee a forma di elica, tinte di un giallo - verde assai opaco.
I fiori maschili e femminili, portati da piante diverse, sono poco appariscenti, con 4 petali dello stesso colore delle foglie e si aprono da febbraio ad aprile, quando ormai il tempo dei baci sotto il vischio è finito da un pezzo.



venerdì 13 settembre 2024

Cuscuta

(Cuscuta campestris)

A volte delle chiazze giallastre nei prati rivelano un fitto intreccio che si estende a macchia d'olio, se non contrastato: si tratta di un'erba parassita, la cuscuta.
Il suo fusto, esile e filiforme, in grado di avvolgersi attorno ai gambi di diversi tipi di piante, lentamente tesse una tela bianco-giallina, poco visibile all'inizio, ma poi sempre più aggrovigliata, finché l'ospite risulta inglobato in una specie di ragnatela, tanto che nel Medioevo era denominata 'rete del diavolo'.


La cuscuta non ha quindi bisogno di contatti con il terreno, se non quando i suoi minuscoli semi germinano e sono in grado di condurre un breve periodo di vita indipendente. Ma naturalmente risulta più comodo sfruttare gli sforzi degli altri per sopravvivere!
Dalla radichetta un germoglio sottile s'allunga, muovendosi a spirale, finché trova qualcuno da abbracciare fino a portarlo a morte, risolvendo così il problema della propria alimentazione.


Le foglie sono ridotte a piccole squame e i fiori, riuniti in capolini lungo il fusto, hanno la forma di un orcio panciuto; in alto si aprono 5 sepali corti e tondi, dai quali sporgono alcuni stami giallastri, mentre la corolla sfoggia un colore bianco gelatinoso, che sembra schiuma solida. Per fortuna sono di piccole dimensioni, altrimenti risulterebbero ripugnanti.

mercoledì 19 giugno 2024

Succiamele

(Orobanche gracilis)

Arcobaleni di fiori dipingono i prati di Valpiana con un così perfetto accostamento di forme e di tinte da chiedersi chi mai può aver ideato una tale gradevolezza per l'occhio; ma, improvvisamente, può capitare di avvistare una nota stonata, una pianta che sembra in conflitto con le altre.
Se ne sta impettita sul suo fusto cilindrico piuttosto grosso, rivestito di misere foglioline triangolari che nella parte più in alto fanno anche da mensola ai fiori disposti a spiga.



Visti di fronte essi sembrano bocche socchiuse dal fondo rosso sangue e dal labbro superiore spunta uno stimma vistoso simile a due denti gialli; seminascosti all'interno della corolla, che è una specie di tubo esternamente giallastro con lembo superiore a cupola e l'inferiore diviso in 3 lobi, stanno 4 stami pelosi rossastri.




Quando uno dei suoi semi, in grado di superare anche grandi distanze, germina, emette un filamento che s'allunga verso il basso e, senti senti che vigliaccata, trovata una radice di suo gradimento vi si attacca mettendosi in diretta comunicazione con i suoi vasi e comincerà a crescere finché riemergerà all'aria sotto forma di spiga fiorita.
E tu vedi che attorno ad essa, sanguisuga vegetale, si fa lentamente un vuoto perché, succhia oggi succhia domani, la povera pianta ospite comincerà a patire fino a morirne.

martedì 9 aprile 2024

Latrea comune

(Lathraea squamaria)

Quando la vedi emergere dalle foglie marcescenti con quel rosa delicato, pensi a qualcosa di fragile, di raffinato, di dolce come un bambino appena nato, incapace quindi di azioni scellerate.



Invece è una pianta che solitamente se ne sta rintanata nell'oscurità del terreno, 'nascosta' come illustra il suo nome, per tutto l'anno, tranne che in quel breve periodo quando vuol ostentare al mondo l'eleganza della sua infiorescenza.
Occulta quindi la sua vera natura, quella di essere una pianta parassita, in pratica una scroccona che mangia in casa altrui senza doversi affaticare per alimentarsi, perché sottrae a qualche altro vegetale quel che le abbisogna.


Non necessita quindi di foglie e fusti funzionanti alla luce del sole, non le serve la clorofilla per cui nessun colore verde per lei! Pensa a tutto l'ospite a cui s'attacca, facendo dipartire dal suo grosso rizoma sotterraneo dei particolari filamenti alla ricerca di una radice viva sui cui vasi linfatici penetrare e risucchiare le sostanze nutritive già pronte.


I fiori, innestati tutt'attorno ad un gambo tozzo che reclina verso terra, ostentano una corolla a tubo con la parte superiore rosata a cuffia e l'inferiore biancastra divisa in 3 lobi da cui sfugge uno stilo giallastro e sporgente e sono protetti da un calice a campana e da ampie brattee striate. Davvero un fiore da esposizione!