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martedì 17 settembre 2024

Ginestra spinosa

(Genista germanica)
 
Questa ginestra cresce in luoghi incolti e desolati, nelle vicinanze di boschi solitari;  è dura e spinosa nella parte inferiore, morbida, fresca e vivace nell'estremità superiore dove nel momento della fioritura s'accende il sole.


Pare apprezzi le pietre, la ghiaia e i terreni poveri, a costo di patire la fame e la sete: pone però un rimedio a questa situazione critica, cospargendosi di peli i quali, essendo formati di cellule morte piene d'aria , possono avere l'effetto di ridurre l'evaporazione.
E se ciò non bastasse, diminuisce anche il suo numero di foglie, vagamente somiglianti a quelle del trifoglio, trasformandole in spine e rimpicciolendo così la superficie esposta ai raggi solari.
I suoi fiori dorati raccolti in brevi gruppi sbocciano mostrando la loro struttura a farfalla; un petalo più lungo degli altri e rivestito di peli morbidi e radi, è diretto verso l'alto, ai lati ne penzolano altri due a mo' di orecchie cadenti e sotto si drizza un petalo ripiegato a cappuccio.


I 10 stami uniti insieme per la base ad eccezione di uno libero e un pistillo con lungo stilo ricurvo in alto restano chiusi nel petalo inferiore se il fiore non viene disturbato, altrimenti sono in grado di scattare come molle.
La sua bellezza suggerì nel Medioevo di usare la ginestra come simbolo di modestia e d'umiltà e diversi sovrani la scelsero per ornare il proprio stemma di famiglia: pianta umile ma onorata.

sabato 14 settembre 2024

Eufrasia officinale

(Euphrasia officinalis)
 
Un fiore, che dovrebbe schiarire la vista ed allietare lo spirito, l'eufrasia, che nel Medioevo veniva bruciata per poter acquistare la chiaroveggenza.
Ma, più che potenziare la capacità visiva e la perspicacia, questa erbacea, non più alta di un palmo da terra, sembra voler confondere le idee.


Infatti modifica facilmente le caratteristiche degli elementi che la compongono, tanto che distinguere una specie dall'altra risulta di difficile effettuazione.
Inoltre, nessuno lo immaginerebbe a guardarla, è parzialmente parassita, cioè usa le sue radici per derubare le altre piante delle loro sostanze nutritive, eppure le sue foglie, belle verdi, indicano che le sa usare nella fotosintesi e quindi non dovrebbe aver bisogno di altri per alimentarsi.
Queste foglie assai frastagliate nella parte bassa del fusto s'alternano una all'altra, mentre nelle vicinanze dell'infiorescenza si situano in opposizione.
Lasciano poi il posto a delle brattee tra le quali s'annidano pochi fiori bianchi con linee parallele color lilla che si perdono nel profondo della corolla bilabiata aperta; al centro del labbro inferiore, suddiviso in 3 lobi spicca una macchia arrotondata giallastra.


Il labbro superiore assomiglia alla cuffia portata un tempo dalle olandesine, con orli rovesciati all'indietro e con il compito di proteggere i 4 stami con antere molto scure e uno stilo.
Pare che il significato del suo nome sia 'ilarità, gioia' e davvero questa corolla fa pensare ad una bocca che ride o ti deride per la confusione in cui essa ti lascia.


venerdì 13 settembre 2024

Cuscuta

(Cuscuta campestris)

A volte delle chiazze giallastre nei prati rivelano un fitto intreccio che si estende a macchia d'olio, se non contrastato: si tratta di un'erba parassita, la cuscuta.
Il suo fusto, esile e filiforme, in grado di avvolgersi attorno ai gambi di diversi tipi di piante, lentamente tesse una tela bianco-giallina, poco visibile all'inizio, ma poi sempre più aggrovigliata, finché l'ospite risulta inglobato in una specie di ragnatela, tanto che nel Medioevo era denominata 'rete del diavolo'.


La cuscuta non ha quindi bisogno di contatti con il terreno, se non quando i suoi minuscoli semi germinano e sono in grado di condurre un breve periodo di vita indipendente. Ma naturalmente risulta più comodo sfruttare gli sforzi degli altri per sopravvivere!
Dalla radichetta un germoglio sottile s'allunga, muovendosi a spirale, finché trova qualcuno da abbracciare fino a portarlo a morte, risolvendo così il problema della propria alimentazione.


Le foglie sono ridotte a piccole squame e i fiori, riuniti in capolini lungo il fusto, hanno la forma di un orcio panciuto; in alto si aprono 5 sepali corti e tondi, dai quali sporgono alcuni stami giallastri, mentre la corolla sfoggia un colore bianco gelatinoso, che sembra schiuma solida. Per fortuna sono di piccole dimensioni, altrimenti risulterebbero ripugnanti.

lunedì 12 agosto 2024

Angelica

(Angelica sylvestris)
 
L'angelica, sotto il sole di luglio, svetta massiccia sul suo fusto scanalato e nodoso, sfumato di viola e dall'aspetto infarinato, il quale diventa via via cavo, perchè con il crescere della pianta il midollo s'elimina tranne che ai robusti nodi intermedi.


Essa si fa notare, oltre che per le ragguardevoli dimensioni in rapporto ad altre piante ormai prostrate dal calore estivo o rinsecchite, anche per il fatto che larghe guaine membranose, dopo aver abbracciato lo stelo, formano una specie di uovo che, aprendosi, libera l'ombrella dei fiori, ancora neonata.
Inoltre, all'estremità si sviluppano foglie, verde lucido superiormente e più chiaro sotto, disposte simmetricamente ai due lati del picciolo comune collegato al centrale uscente dalla guaina e le loro lamine sono divise da insenature molto profonde.


L'infiorescenza è un insieme di 30 - 50 raggi diritti, ognuno dei quali origina un'ombrelletta di piccoli fiori inizialmente rosati, con calice ridottissimo e corolle con 5 petali minuscoli; mentre l'ombrella maggiore deriva direttamente dal gambo, le minori sono appoggiate ad un involucro formato da alcune sottilissime brattee.



Il nome rispecchia l'idea che di essa si era fatto il popolo nel Medioevo: si credeva che fosse discesa dal cielo, dagli angeli e che per questo possedesse virtù angeliche in grado di combattere contro le influenze maligne. Ed effettivamente le miniombrelline un po' gonfie e ripiegate verso il basso fanno pensare alle vesti degli angioletti natalizi.