C'è un patriarca dei botanici, Plinio il Vecchio, che ha dedicato il libro 'Storia naturale' alle erbe officinali spontanee raccontando molte cose più o meno credibili. Narra ad esempio che l'eroe Achille, ferito il re Telefo, ne curasse la ferita con un impiastro contenente un'erba prodigiosa che lo guarì.
Si trattava dell'achillea, che a lui deve il suo nome, e riguardo alla quale osservazioni più recenti hanno chiarito che è anche in grado di rinforzare le piante vicine tramite sostanze secrete dalle sue radici; qualcuno ha anche affermato che può essere considerata il mercurocromo dei nostri prati.
Sulla sommità si dilatano delle infiorescenze dense ed appiattite, formate da un insieme di piccole ombrelle, ognuna portante più fiori bianco-opaco o rosa.