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giovedì 7 novembre 2024

Erba ruggine

(Ceterach officinarum)

Ed ecco una pianta senza fiori, costantemente presente soprattutto sui vecchi muri e nelle fessure delle rocce da cui emerge come un piccolo bouquet: è l'erba ruggine, una piccola felce che evoca le foreste misteriose delle prime età della storia della Terra.
Relativamente primitiva, ebbe origine prima dello sviluppo sul pianeta delle piante da fiore ed è particolare per il suo metodo di riproduzione completamente diverso, che così prende l'avvio.


Inizialmente le spore vengono rilasciate in gran numero ed in ambiente umido generano piccole lamine verdi a forma di cuore, una struttura che sembra una pellicola sul terreno: qui ha luogo l'incontro tra la parte maschile e quella femminile.
Dalla loro fusione si sviluppa la piantina composta da fronde lanceolate, con un asse centrale su cui sono inserite foglioline più piccole, di un bel colore verde che s'appanna soltanto in caso di siccità quando la pianta sembra contorcersi per evitare l'eccessiva traspirazione.
Ma oltre che effettuare la fotosintesi come vere foglie, esse sono anche l'incubatrice delle spore che si producono nella pagina inferiore dentro a capsule ordinatamente disposte e protette da una rudimentale membrana: sono come minuscoli bottoncini marroni che a maturità cadono e ricomincia il ciclo.


Dotata di un'eleganza non comune, l'erba ruggine non è stata individuata dagli umani per questo, ma per il fatto che quando s'annida fra i sassi lentamente riesce a frantumarli: e così le hanno affibbiato il nome di 'spaccapietra', utilizzandola come rimedio per disgregare i calcoli dell'apparato urinario.

lunedì 6 maggio 2024

Coda cavallina

(Equisetum arvense)

Nel suo piccolo, il fusto sterile estivo dell'equiseto fa concorrenza al maestoso abete assomigliandogli nella forma: è un minialberello dotato, lungo il fusto e nei punti sottolineati da nodi, di collettini di rametti eretti che diminuiscono di lunghezza man mano che s'avvicinano alla cima, così sottili da sembrare aghi tremolanti.
Per assegnargli un nome si è ripiegato però su una somiglianza più prosaica: lo si è visto come una coda di cavallo , mancandogli sicuramente di rispetto, perché esso è un organismo tra i più diffusi ed antichi della terra.
I suoi resti fossili indicano la sua presenza già 400 milioni di anni fa circa, quindi i suoi occhi vegetali ne hanno viste ben più degli uomini!
Testimonia la sua vetustà anche la sua organizzazione 'sessuale' rimasta 'primitiva'; su un altro fusto, che invece appare precocemente in primavera, porta delle spore che, propagandosi con vari movimenti a seconda dell'umidità del terreno dove cadono, danno origine a nuovi rizomi, che sono la porzione strisciante, sotterranea, invisibile da cui si dipartono questi elementi aerei.


L'allungamento fertile è bianco-ocraceo, con guaine a più punte distanziate con regolarità lungo il fusto e termina con una specie di cappuccio globoso, una specie di cono ben gonfio di spore tutte uguali.


La pianta non è conosciuta per la sua infiorescenza, particolare ma non certo appariscente, ma nel fatto che le sue parti sono impregnate di silice per cui manifesta un buon potere mineralizzante entrando a far parte di diritto delle erbe curative.