giovedì 24 ottobre 2024

Ginestrino

(Lotus corniculatus)
 
Osservandone alcune parti, il ginestrino appare come un grande imitatore: i suoi baccelli radianti sono simili a zampe d'uccello, così come la sua corolla può far pensare alla testa di un rapace o di un pappagallo con un becco vistoso sotto una cresta arrotondata.


Il pastoso colore giallo percorso da striature rossicce e soffuso di rosso aranciato all'esterno delle sue fresche infiorescenze lo ha fatto denominare nei paesi anglosassoni 'bacon and eggs - uova e pancetta'.
Come ogni leguminosa che si rispetti, il fiore irregolare, nel suo insieme, tenta di farsi passare per una farfalla, mentre la carena funziona quasi come un tubetto di dentifricio: infatti essa si presenta nella parte terminale in forma di tubo conico con un forellino aperto in punta. dentro cui stanno gli stami.


Se un insetto atterra per cercare del nettare, la carena s'abbassa mentre il fascetto degli stami col pistillo resta rigido e preme sul polline depositato nel tubo e lo spinge fuori dalla fessura all'apice simile ad un sottile vermetto giallastro che va ad appiccicarsi alla parte inferiore del corpo dell'ospite. Alla fine dal buchetto uscirà lo stimma maturo che potrà ricevere il polline di altri fiori.
Appena al di sotto dei calici tubolari se ne stanno, come a fare la guardia, delle brattee a 3 lobi,e ancora più in basso si distende un abbondante fogliame composto da foglioline riunite a 3 a 3 e capaci di movimenti a seconda della luminosità e dell'umidità atmosferica.


Conosciuta fin dall'antichità e coltivata come cibo per il bestiame, da cui ha avuto origine il nome 'lotos - pianta foraggera', nutre anche il terreno perché ha un rapporto simbiotico con alcuni batteri del suolo i quali formano noduli sulle radici fissando l'azoto atmosferico.


mercoledì 23 ottobre 2024

Senecione comune

(Senecio vulgaris)

Modesta erbacea annuale a cui nessuno bada se non per eliminarla dagli orti e dai giardini, il senecione comune germina e si sviluppa nelle zone coltivate, ma anche ai bordi delle strade e dei sentieri, nelle zone sassose e dove le piante sono rade, in genere segue l'uomo civilizzato ovunque si trasferisce.


Umile sì, ma non certo privo di difese: infatti tutte le sue parti sono tossiche, tranne i semi per gli uccelli e le foglie per i conigli, si autofeconda e i suoi semi, che vengono prodotti almeno tre volte l'anno e sono numerosissimi, germinano tutti, e in buona parte anche quelli delle piante tagliate.
La disseminazione è prevalentemente supportata dal vento che elimina a poco a poco dai pappi gli acheni con il loro lungo vessillo piumato. Forse da questa somiglianza ai capelli bianchi di un anziano che a mano a mano, cadendo, lasciano vedere una testa spoglia è derivato il nome, da 'senex- vecchio uomo'.


Estremamente variabile in tutte le sue parti, il senecione ha consistenza carnosa ed un unico gambo eretto, con foglie di un fresco verde, suddivise in tanti lobi dentati, somiglianti a foglie di quercia.
I fiori che si riuniscono in diversi piccoli capolini sembrano bottoncini cilindrici, composti da un involucro rivestito da una prima serie di squame triangolari punteggiate di nero e da una seconda di forma allungata e ripiegate superiormente a nascondere i fiori anche per diverse settimane.


All'apertura spicca un assembramento di minuscoli fiori gialli a tubo che lasciano sporgere soltanto i 5 denti, nascondendo 5 stami e un unico stilo; talvolta reclinano verso il basso come se per la pianta rappresentassero un peso eccessivo, ma forse è un modo per evitare che si bagnino.

martedì 22 ottobre 2024

Vincetossico comune

(Vincetoxicum hirundinaria)

Nell'ombra rada del sottobosco, dove il sole riesce a penetrare, si sviluppa un'asclepiade che può alzarsi anche fino ad un metro di altezza, così ordinata nel portamento da sembrare un soldatino sull'attenti.


Infatti su un fusto cavo, semplice e diritto, con peluria geometricamente disposta su 2 linee s'aprono, una di fronte all'altra ed uscenti dallo stesso nodo, delle foglie oblunghe dipinte di un verde severo, solo in parte alleggerito nella lamina inferiore da reticoli più chiari.
Tra le foglie così disposte in lunghe file s'affaccia un peduncolo che regge un gruppo di fiori imbutiformi dall'aspetto semplice, su calici verdastri con denti lineari.
Le corolle bianche o appena giallognole distendono, incurvandoli, 5 lobi allungati simili a petali; la cosa che li caratterizza è una corona di appendici nettarifere che circondano gli organi sessuali, tra cui gli stami uniti a formare una specie di colonna.


Il nome 'vincetoxicum' spiega da solo la credenza antica che fosse efficace contro gli avvelenamenti; è invece una pianta tossica per gli umani, pur potendo utilizzare per varie terapie i rizomi e le radici.
Non è però velenosa per un fungo che si può insediare sulle foglie a maggio, giugno sotto forma di piccole pustole arancioni e da lì questo Cronartium flaccidum può proseguire le sue fasi di sviluppo trasferendosi sull'ospite principale che è il pino, riempiendo di polvere rugginosa gli aghi e poi diffondendosi alla corteccia dei rami e del tronco.

venerdì 18 ottobre 2024

Ruchetta selvatica

(Diplotaxis tenuifolia)

Al riparo dei muriccioli dirupati di vecchie case, un'erbacea con portamento eretto s'appoggia alle pietre e mette in mostra dei fiori di un giallo pastoso ed intenso: è la ruchetta selvatica.


Da una radice a fittone s'innalza un fusto inizialmente legnoso e poi suddiviso in diversi rami con un buon numero di foglie di un verde glauco, un po' carnose, profondamente suddivise in lobi stretti e corredate di denti; lo spiega anche il suo nome, dal latino 'tenuis - strette e 'folia - foglie'.
Gli umani le mangiano in insalata miste a quelle di altre piante perché hanno un sapore piccante che può essere ritenuto gradevole o sgradito a seconda dei gusti; nel momento in cui vengono schiacciate, esse sprigionano anche un aroma caratteristico e penetrante, dovuto alla presenza di sostanze solforate, che la pianta produce per spaventare gli assalitori e che il naso umano talvolta interpreta come se fosse stato colpito da un improvviso colpo di freddo.


Le infiorescenze all'apice dei rami sono composte da piccoli fiori portati da piccioli lunghi con 4 petali spatolati disposti in croce e sorretti da un calice con 4 sepali verdi in diagonale rispetto ai petali; all'interno 4 stami lunghi e 2 brevi e un pistillo diritto.
Una struttura di disarmante semplicità per una pianticella che sa come difendersi.

mercoledì 16 ottobre 2024

Edera comune

(Hedera helix)

'Avvinta come l'edera' proclama una famosa canzone e davvero, per fissarsi alla scorza degli alberi o alle asperità dei muri , questa pianta provvede a munirsi sulla parte del suo fusto che guarda il sostegno d'una spazzola di uncini che sembrano radici.
Non sono però vere radici, perché non succhiano, servono per attaccarsi alle pareti verticali come i chiodi degli scarponi aiutano l'alpinista a scalare i ghiacciai; d'altra parte svolgono così bene questo compito che l'edera è diventata simbolo dell'amore che spinge ad unirsi strettamente in un abbraccio che dovrebbe durare per sempre.


La sua crescita mostra notevoli aspetti di dualismo: all'inizio della sua vita sviluppa rami lianosi che amano l'ombra, con foglie a 5 lobi, di colore verde cupo, con un interessante disegno dovuto all'incrociarsi delle nervature chiare; più tardi, anche dopo numerosi anni, produce germogli che s'allontanano dai tronchi in cerca di luce e portano foglie romboidali, di un verde chiaro lucidissimo.
E questi sono i rami da fiori, che sbocciano in autunno quando le altre piante entrano in riposo, e i frutti maturano durante l'inverno, come se il freddo aiutasse l'edera in questo compito di sviluppare ciò che darà origine a nuove vite quando la stagione è morta.


Le infiorescenze sono piccole ombrelle arrotondate, composte da fiori con 5 petali lanceolati giallo- verdastri; alternati a questi spiccano 5 stami con vistose antere gialle e un solo pistillo grassoccio.
Il loro sbocciare tardivo li rende meta di innumerevoli visite da parte di molti insetti, anche perché l'odore non proprio piacevole che emanano attira le mosche che amano le sostanze putrescenti.
Ciò non le è però di ostacolo alla sua buona capacità, secondo l'ente spaziale americano NASA, di assorbire sostanze inquinanti presenti nell'ambiente.


martedì 15 ottobre 2024

Poligono convolvolo

(Fallopia convolvolus)

Punta in alto il poligono convolvolo, a volte riconosciuto come grano saraceno selvatico o anche con il nome 'Fallopia convolvolus' che è così strano da costringere quasi a chiedersi chi sia; deriva da Gabriele Fallopio, medico e botanico del 1500, proprio quello che s'occupò delle trombe uterine femminili.
La pianta è robusta e resistente, ma fastidiosa perché infesta i campi ed i giardini, dove, se lasciata prosperare, forma dense chiazze competitive arrivando a trascinare a terra le altre specie e a soffocarle.


Infatti i suoi fusti sottili ed angolosi s'avvolgono come spaghi prima in senso antiorario e poi orario agli steli o a qualsiasi altro sostegno che individua e per far questo sembra che aspetti apposta che siano un po' cresciuti. Difatti la germinazione dei suoi semi molto vitali avviene a inizio estate, ma, una volta avviata, la crescita non conosce soste, anche perché sopporta bene la siccità.
Ai nodi mostra stipole inguainanti membranose e lunghi piccioli che portano numerose foglie a forma di cuore con la punta a freccia, di consistenza leggera e di colore chiaro.


All'ascella delle foglie o all'estremità dei fusti quasi nudi si sviluppano infiorescenze a spighetta, composte da fiori molto discreti: sembrano minuscole tazzine formate da 3 tepali esterni bianco rosati con nervatura centrale che sfuma nel verde e 2 interposti, più piccoli, che racchiudono 8 stami e un breve stilo a 3 stimmi.
L'orario di apertura è verso le ore 20, evidentemente amano la soffusa luce lunare, simile alla loro tinta delicata.


lunedì 14 ottobre 2024

Elianto tuberoso

(Helianthus tuberosus)
 
In Valpiana esistono soltanto pochi gruppi di elianto tuberoso, in luoghi dove probabilmente un tempo vi erano degli orti; non sempre i fiori fanno in tempo ad aprirsi, visto lo sviluppo lento a causa delle temperature più basse. Soltanto da qualche anno a questa parte, cioè in concomitanza con autunni più caldi, il giallo solare delle sue corolle vistose ha dato colore all'ambiente.


La pianta si sviluppa annualmente da tuberi di forma nodosa, spesso incastrati tra loro o posti al termine di lunghi rizomi, di colore biancastro o rossiccio; sono organi di riserva derivati da radici che fanno da ripostigli alimentari per le nuove gemme che a primavera dovranno svilupparsi.
E sono serviti da cibo anche per gli umani, in questo caso, per primi, furono i nativi del Nord America a capire che erano commestibili ed anche curativi; difatti hanno minori calorie della patata, favoriscono la funzione digestiva e sono indicati nella dieta delle persone diabetiche per le sostanze che contengono.




L'elianto appare forte e robusto, con il fusto rivestito di grandi foglie ovali, con dentature grossolane sui margini e di un verde opaco quasi polveroso.
Le infiorescenze sono capolini terminali su peduncoli non molto ingrossati; l'involucro come al solito composto da più serie di squame porta una ventina di fiori con lingua lunghissima attorno ai fiori a tubo centrali. I primi sono sterili, i secondi contengono 5 stami con antere abbraccianti l'unico stilo.


Gli sono stati attribuiti diversi nomi, alcuni inspiegabili, come topinambur, carciofo di Gerusalemme, rapa tedesca, artichoke, artichaut du Canada,tartufo di canna... ma non sono altro che cugini alla lontana dei formidabili girasoli dai giganteschi capolini.

domenica 13 ottobre 2024

Cerretta comune

(Serratula tinctoria)

Anche se attorno la vegetazione mostra l'avvicinarsi della stagione fredda, per la cerretta comune pare sia ancora piena estate e per questo spicca vistosamente: le sue foglie a forma di lancia, con margini finemente seghettati sfoggiano un bel verde severo, senza macchie ed accenni di disfacimento autunnale.


Anche il nome 'serratula' da' serra - sega' allude a questa dentellatura, mentre, come altri vegetali il cui nome di specie è 'tinctoria', è stata utilizzata fin dal Medioevo per colorare filati di lana, lino e cotone mescolando i suoi pigmenti con allume.
Tuttavia non si ottiene il colore rosa, porpora o viola, come si potrebbe pensare tenendo conto della tinta delle sue infiorescenze, ma un particolare giallo tendente al verdastro.


I fiori sono dotati di un involucro a forma di uovo, con squame sistemate in 4 o più serie che si sovrappongono formando un bel disegno, dovuto anche al loro verde che sfuma sui bordi in linee biancastre che sembrano fatte apposta per sottolineare l'eleganza di questa disposizione.
Dalla parte superiore emergono le corolle, tutte a tubo regolare con lembi a 5 punte dove alloggiano 5 stami con antere ottuse e 2 stimmi che divergono e sporgono lungamente al di fuori; ci possono essere fiori con organi maschili e femminili, ma anche soltanto femminili, mentre non ci sono i fiori ligulati esterni.

sabato 12 ottobre 2024

Centocchio comune

(Stellaria media)
 
Dove il sole arriva appena, dietro le siepi e i muretti, si distende un manto di stellaria media che in quattro e quattr'otto, durante tutto l'anno, compie il suo ciclo di esistenza anche più volte, nel caso sia stata tagliata o sradicata.
Piccola, fragile, tenera, ma ben determinata a sopravvivere, come testimoniano anche i suoi minuscoli semi che possono rimanere vitali nel terreno per diversi decenni.


Da esili radici si diramano fusti striscianti e le loro ramificazioni tentacolari riescono anche a ricoprire fittamente il suolo ombreggiandolo e mantenendo così quel grado di umidità che le serve, come pure i filari di peli disposti soprattutto negli internodi dove sembrano favorire lo scolo dell'acqua fino al suolo.
Foglie opposte a forma di cuore, di un verde chiaro e fresco, sfoggiano piccioli cigliati e si fanno più grandi verso l'apice dei ramoscelli dove s'aprono a coppie anche i fiori simili a stelle.
I 5 sepali oblunghi e verdi, abbondantemente cigliati sui bordi, accompagnano 5 petali divisi in 2 lobi, così profondamente divisi da dare l'impressione che i petali siano 10, quasi ali di farfalle in procinto di alzarsi in volo.
 

Al centro varia il numero degli stami, i quali in genere sono 10, filamenti filiformi bianchi con antere scure se mature, e fanno da contorno a 3 stili ricurvi.
Da secoli è impiegata a scopo curativo, è lenitiva e rinfrescante proprio come l'impressione che fa nascere in chi osserva le sue parti quasi trasparenti per la quantità d'acqua che contengono; e non solo, perché le saponine presenti sono tali che potrebbe essere utilizzata come un sostituto del sapone.

venerdì 11 ottobre 2024

Erba calenzuola

(Euphorbia helioscopia)

Chi pensa che sia soltanto il girasole a seguire passo passo con la sua corolla il percorso dell'astro durante la giornata sbaglia: gli antichi affermavano che ha questa abitudine anche una pianta di piccole dimensioni e per questo le hanno attribuito il nome helioscopia da 'helios - sole' e 'skopein - guardare'.
Questa caratteristica forse è da accettare nel senso che le strane infiorescenze che la caratterizzano sono appiattite alla sommità dei gambi e quindi sono tutte direttamente esposte alla luce solare, lo guardano in continuazione, tranne quando quest'erba cresce in luoghi ombrosi.
Esse sono diverse da quelle di tutti gli altri fiori e a loro è stato assegnato un nome da ubriaconi, 'ciazio - coppa di spumante'; è formata da 5 brattee verdastre, saldate a formare una specie di contenitore incavato che dovrebbe proteggere i fiori.


Quest'ultimi, poverini, sono ridotti ai minimi termini: i maschili sono semplici stami e il femminile è un ovario con lo stilo che se ne sta bene eretto finché le mosche lo hanno visitato, attirate dalle profumate sostanze zuccherine racchiuse in 5 corpuscoli ovali e giallastri.
Gli stami lo attorniano, ma le loro antere s'attivano tardivamente, quando il polline proveniente da altre piante è arrivato a fecondare l'ovulo.
Questi ciazi, sono all'apice di ombrelle terminali composte da 5 rami di uguale lunghezza che poi si suddividono ancora in rametti secondari e a loro protezione larghe brattee giallastre mostrano un bordo dentellato come le altre foglie lungo il fusto liscio e tondo: una costruzione architettonica assai complessa!

mercoledì 9 ottobre 2024

Borracina bianca

(Sedum album)

Nelle crepe delle rocce calcaree, dove l'acqua non ristagna e altre piante non allignano, prosperano gli estesi cuscini della borracina bianca che intreccia e fa penzolare i suoi fusti grassi, ma fragili, contorti e rosseggianti
.
 

La piantina non ha trovato di meglio che ricoprire buona parte del suo corpo, esposto spesso al sole diretto e alla fame di qualche animale, di sfumature rossastre dovute alla presenza di pigmenti protettivi, quasi si spalmasse una crema solare o si riempisse di sostanze respingenti.
Anche le foglioline, di forma oblunga, quasi cilindrica e consistenza carnosa, hanno una funzione molto importante: sono come vesciche ripiene d'acqua, un'acqua resa densa e ricca di mucillagini in modo che difficilmente possa evaporare, anche se l'esposizione è tale da essere sempre in pericolo di disseccamento.
L'infiorescenza , composta di molte cime ramificate appaiono alla sommità di steli più alti degli altri, lievemente incurvati e portanti poche foglie alterne: ogni corolla stellata conta 5 piccoli petali appuntiti, bianchi con leggere striature scure.


Lo stilo è bianco, circondato da 10 stami con antere purpuree, ben tesi verso l'esterno, due per ogni petalo.
Il desiderio di vita di questo sedum è talmente prepotente che anche soltanto qualche sua foglia staccata o un frammento del suo fusto possono radicare lì dove cadono.

martedì 8 ottobre 2024

Lattuga dei boschi

(Mycelis muralis)

La lattuga dei boschi, abbastanza opportunista, sfrutta per la sua personale conquista del territorio, la costruzione di strade forestali e la presenza di muri e ruderi, purché attorno ci siano l'ombra umida di grandi alberi e un substrato calcareo derivante dallo sgretolamento di pietre ed intonaci.


Il suo fusto cavo allungato e snello, privo di foglie nella parte superiore e con ramoscelli quasi ad angolo retto come manichini, richiama l'immagine di uno spilungone cresciuto esageratamente e troppo in fretta; spezzandolo trasuda un succo lattiginoso, sistema di difesa ideato per scoraggiare gli erbivori.
Lascia in basso le sue poche e rustiche foglie, peraltro commestibili se giovani anche dagli umani, verdi sfumate di rosso, e suddivise in lobi angolosi con denti rivolti da tutte le parti e vistose appendici terminali perché più ampie e triangolari.
L'infiorescenza che sembra un velo a trama larga è un insieme di capolini, formati da uno stretto involucro cilindrico con brattee interne lineari ed esterne minuscole; lungo il bordo circolare spiccano 5 lingue con l'apice suddiviso in 5 denti aguzzi, che sono l'accrescimento di uno dei lobi dei fiori inseriti tra le brattee, dotati di stami e pistillo.


Nel caso siano subito fecondati, si possono rinchiudere anche nello spazio di una mattinata, ma poi se ne aprono altri, tanto che la fioritura della pianta può durare molto; ogni fiore produrrà un achenio corredato di pappo peloso che il vento trasporterà anche molto lontano.

lunedì 7 ottobre 2024

Elleborina palustre

(Epipactis palustris)
 
Sembra che la natura abbia esercitato un'inquietante abilità nel predisporre le forme dei componenti del regno vegetale e questo è particolarmente evidente nelle orchidee, di cui l'elleborina palustre è un rappresentante, per la verità non molto vivace, ma completa nel suo piccolo.
Vive nelle zone umide, dove non è soffocata da vegetazione alta e il suo sistema di radici, poco profonde ma vitali, le permettono di assorbire abbastanza sostanze nutritive da essere indipendente.


Le sue variazioni di colore sono frequenti, ma la forma della corolla è inconfondibile per la sua complessità, anche se le tonalità verdastre e brune la rendono dimessa e un po' triste.
Lungo il gambo piuttosto arrossato foglioline lanceolate ed incavate di color verde smorto con nervature grossolane si dispongono alternativamente fino all'infiorescenza che è composta da fiori accompagnati da brattee lineari.
Peduncoli ricurvi sorreggono queste corolle dalla particolare architettura: 3 tepali brunastri esterni appaiono come i sepali del calice di un fiore normale, 3 tepali si situano internamente, tra i quali il centrale s'amplia come una piazza d'armi; rotondeggiante con margine ondulato, biancastro, ad un certo punto si raggrinza in una specie di strozzatura che lo separa dalla parte più interna, concava come una tazza e cosparsa di venature rosate.


Stami e pistillo sono cresciuti insieme dando origine ad una specie di colonna giallastra, alla cui base si colloca lo stimma dotato di superficie appiccicosa e il polline appare come masse cerose a 2 lobi.
Sicuramente il tutto è stato studiato in modo che l'evoluzione di questo apparato riproduttivo abbia avuto un percorso simile a quello degli insetti che ne garantiscono l'impollinazione.

domenica 6 ottobre 2024

Raponzolo testa tonda

(Phyteuma orbiculare)

A prima vista sembra una parrucca carnevalesca arruffata o uno strano animale pronto a rinchiudere i suoi artigli attorno ad una preda; invece, strano a dirsi, il raponzolo testa tonda fa parte della famiglia delle campanule.


Accertato questo, ti chiedi come mai, invece di mostrare la sua bella corolla a campana aperta come le altre, la rinserra fino a formare uno stretto e corto tubo che soltanto a maturazione apre una stretta fessura sull'apice incurvato per lasciar uscire lo stimma suddiviso in 3 parti.
Però si nota che l'infiorescenza è un capolino affollato di fiori molto vicini e forse la mancanza di spazio ha costretto la pianta a ridimensionare ciascuno di essi riducendone l'apertura e le curvature.
Tra loro trovano spazio pure numerose corte brattee acuminate e pelose sui margini, verde chiaro, che spariscono in rapporto all'azzurro indaco dei fiori sprigionanti anche riflessi metallici, quasi ipnotici.
La pianta, molto semplice, si sviluppa da un rizoma fusiforme con una rosetta basale di foglie che poi accompagnano, isolate, il fusto eretto diventando sempre più lanceolate ed avvolgenti.


Pare sia una pianta vigorosa, come sostiene anche il suo nome da 'phyton - pianta' ed 'eu - bene' e difatti cresce senza problemi su prati torbosi e magri di Valpiana.

sabato 5 ottobre 2024

Margherita

(Leucanthemum vulgare)
 
Pianta comunissima la margherita, che per lunghi mesi accende il suo occhio solare un po' dappertutto, tanto da essere ben conosciuta fin da tempi antichissimi e citata come protagonista di numerose leggende e credenze.


Spesso è collegata a storie d'amore, vedi il gioco ancora attuale del 'm'ama - non m'ama' da fare sfogliando i suoi fiori bianchi; forse è una reminiscenza dell'epoca in cui i cavalieri innamorati partivano per andare in battaglia portando con sé questo fiore donato dalle loro amate che ne aspettavano il ritorno ricamandolo sugli arazzi.
Non solo: per rispondere affermativamente ad una proposta d'amore le fanciulle si ponevano sul capo una ghirlanda di margherite, cosa questa che attualmente potrebbe costituire un problema, perché non si ritiene più vantaggiosa la conoscenza delle varie specie vegetali e delle loro caratteristiche e quindi non si sa cosa una potrebbe mettersi in testa.
Nel complesso le sono stati assegnati sempre significati positivi, come la purezza, la fedeltà, la bontà, la semplicità, la modestia, l'amore fedele, l'innocenza e anche in questo campo appare fuori moda, visti i valori che oggi vanno per la maggiore.
Tuttavia un prato costellato di margherite aperte è un invito alla gioia e al rinnovamento: la pianta, perenne, è dotata di un corto rizoma da cui in autunno si sviluppano una o più rosette di foglie spatolate o variamente lanceolate le quali modificano la propria forma man mano che appaiono lungo i fusti semplici o ramificati che si producono nella primavera successiva.


I fiori, solitari all'apice, sono capolini racchiusi da più serie di brattee con i bordi bruni o neri, ordinatamente disposte in modo da sovrapporsi in parte; essi sono composti da fiori con corolla a tubo, bisessuali, che formano il bottone giallo oro centrale e da una corona di lingue candide, femminili, dove in ciascuno alloggia uno stilo con stimma a due punte giallo che sporge leggermente.
Quelli che noi chiamiamo comunemente petali sono dunque il lobo allungatissimo di ognuno dei fiori irregolari i quali, avendo una minuta corolla, fanno di tutto per farsi notare.



venerdì 4 ottobre 2024

Ranuncolo comune

(Ranunculus acris)

Nei prati umidi prospera senza risparmio il ranuncolo che a fine primavera illumina i prati con le sue rade infiorescenze di fiori color giallo brillante, riapparendo poi anche in autunno dopo un'eventuale riposo estivo della pianta perché ha subito il taglio della fienagione e perché non sopporta bene la stagione secca.


Non è una pianta amata dal bestiame pascolante a causa dei composti tossici che contiene e, se l'alimentazione fosse costituita solo da quest'essenza fresca, il latte degli animali sarebbe amaro e di colore rossastro. Fortunatamente l'essiccazione degrada queste sostanze.
Non fa bene neanche agli umani ai quali può provocare dermatiti da contatto; l'unica a guadagnarci, soltanto guardando queste distese dorate, è la vista che si rallegra di fronte a tutta questa luminosità.
Da un breve rizoma esce un fusto cavo con portamento eretto attorno al quale s'affollano diverse foglie basali di forma pentagonale, suddivise in tanti lobi, a loro volta frammentati in parti appuntite di colore verde scuro.
Su peduncoli che si originano all'ascella delle foglie superiori compaiono fiori con 5 petali luminosi, a forma di cuore, nel cui fondo vi sono fossette di nettare; sotto sono sorretti da 5 sepali verde giallastro che cadono dopo la fioritura.


Un numero indefinito di stami, inseriti a spirale, occupa il centro e all'apice dei loro filamenti sono sistemate visibili antere giallo intenso; per proteggere il polline di notte e durante i giorni piovosi i fiori diventano pendenti per incurvamento del gambo, trasformandosi in ombrelli aperti sopra i propri organi riproduttivi.
Inoltre, le antere che sono rivolte all'interno, all'apertura del fiore, torcendosi, si proiettano verso l'esterno in modo che le spore polliniche non penetrino nell'ovario dello stesso fiore: questo perché perfino la pianta sa che i figli nati da genitori privi di parentela sono più vitali e resistenti di quelli provenienti da genitori legati da affinità di 'linfa'.

giovedì 3 ottobre 2024

Pabbio comune

(Setaria viridis)

In ogni prato che si rispetti è presente il pabbio comune, un'erba foraggera ed anche infestante dei campi e dei giardini, abbastanza alta nel momento di pieno sviluppo e talmente fitta da non lasciar intravedere altro.
Forma cespi di foglie lanceolate e piatte, avvolgenti il fusto cilindrico e cavo, diviso in segmenti da nodi sui quali sono inserite le foglie, verde grigio, con margini pelosi che lo inguainano per una certa lunghezza, terminando poi in una lamina libera nastriforme.



Occupa notevoli estensioni le quali, soprattutto nel periodo autunnale, fanno pensare a savane e a praterie ingiallite dalla massiccia presenza delle sue tardive infiorescenze a spiga dal tipico color ocra
Esse ondeggiano al vento sulla sommità del loro lungo gambo liscio, e i fiori che compongono le spighette appressate a costituire questa coda sono composte da coppie di fiori con 2 glume: uno è sterile e l'altro fertile. Alla base di ogni spighetta sporgono 5-6 setole abbastanza lunghe, dalla cui presenza è derivato il nome setaria, da 'saeta- setola'.




Quando i frutti sono maturi, stormi di uccelli si fanno avanti per nutrirsene e naturalmente anche gli umani hanno pensato di poterla sfruttare per i propri bisogni: la si sta studiando come materia prima per produrre biocarburanti.
Le sue caratteristiche positive, come la statura non molto alta, il ciclo veloce di crescita e sviluppo, la produzione di grandi quantità di seme hanno ancora una volta stimolato l'ingordigia umana che da un campo assolato la imprigionerà, sotto forma di liquido puzzolente, nel buio serbatoio di un automezzo.

mercoledì 2 ottobre 2024

Enula scabra

(Inula irta)

Questa parente dell'arnica, della margherita, della calendula, che sembra occhi sfavillanti di gioia, abbellisce a lungo con le sue corolle dorate i prati e i pascoli poveri di sostanze e di acqua, dimostrandosi adattabile e robusta.


Appare come una lampada accesa, che il verde severo delle sue foglie attenua, dandole un aspetto composto ed ordinato, dove ogni elemento è al suo posto.
Il suo fusto diritto e solido, di un rosso attenuato dalla presenza di peli chiari, è bilanciato da foglie ellittiche disposte tutt'attorno, ruvide al tatto, con nervature reticolate che danno l'impressione di essere molto resistenti.


Sulla sommità, solitario, sta un capolino grande, formato da un involucro appiattito sul cui bordo esterno sporgono fiori giallo brillante, che esaltano gli interni più scuri.
Come in altre asteracee, i fiori periferici, provvisti di lunghe linguette, contengono solo pistilli, mentre i centrali, formati da corolla tubolare a 5 denti sono dotati sia di stami che di pistilli e tendono a scurirsi dopo la fecondazione.


martedì 1 ottobre 2024

Betonica

(Stachys officinalis)
 
Gli antichi romani non avevano mezze misure: elencavano una cinquantina di malattie che la betonica poteva curare con successo e, siccome non bastava, le si attribuivano anche capacità di evitare visioni spaventose e poteri di contrasto degli spiriti maligni, in pratica era ritenuta un'erba dalle mirabolanti proprietà, da tenere sempre presente.
Non a caso qui un tempo, in genere a qualche pettegola, si esclamava 'te sè na betonega' per dire che ficcava il naso in ogni vicenda o 'i te conos pì de na betonega', riferito ad una persona molto conosciuta.




Oggi poche di queste virtù curative sono confermate dalla scienza medica, ma qualcuno pone ancora alcune sue foglie all'interno del cappello per alleviare le emicranie o tenta di accelerare la cicatrizzazione delle ferite con cataplasmi preparati con le sue foglie fresche.
La pianta innalza un fusto gracile, a sezione quadrata, completato da foglie pelose ruvide che appaiono quasi brattee verso l'apice; sono inserite nei nodi del fusto a coppie opposte e così sono collocate anche nella spiga fiorale, alla base del gruppo di fiori.



La corolla è formata dai petali saldati a formare un tubo un po' ricurvo che poi si apre in 2 labbra che divergono alquanto; il lobo superiore è suddiviso in 2 parti, l'inferiore in 3, di cui il centrale dentato e i laterali morbidamente arrotondati tutti sfoggiano una tinta rosata percorsa da macchie più scure.
Cresce nelle zone erbose dei boschi radi e nel vocabolario ottocentesco dell'amore segnala sorpresa ed agitazione. Forse le stesse che, secondo Plinio il Vecchio, spingevano un groviglio di serpi ad uccidersi tra loro, se circondate da quest'erba.


lunedì 30 settembre 2024

Genzianella germanica

(Gentianella germanica)

Anche l'autunno si fa dipingere dalla magica tinta delle genziane: questa volta si tratta delle genzianelle germaniche, distribuite a mazzetti nei pascoli magri e nelle torbiere umide; non è più un azzurro profondo quello che ci mostrano, ma soffuso di viola come per evitare di creare sensazioni troppo forti in una stagione che tende al riposo.


Sono pianticelle che amano come le altre il fresco delle zone montane e che ramificano generosamente; tra le foglie ovali, terminanti con punte ricurve verso l'alto, fanno emergere innumerevoli fiori, alcuni ancora attorcigliati su sè stessi, altri bene aperti a mostrare il loro disegno geometrico.
Infatti dal loro calice inguainante se ne esce una corolla che appare come un profondo cratere, da cui si distaccano, disponendosi ad angolo retto rispetto ad esso, 5 lobi quasi triangolari.


Questa struttura severa è addolcita da frange sericee come capelli, tessute appena all'interno della fauce e mimetizzanti stami e pistilli.
Nulla invece addolcisce il succo amaro contenuto nelle loro grossa radice, se non la speranza che possa ripulirci e quindi farci sentire più vicini alla purezza che questa pianta evoca.