giovedì 23 maggio 2024

Biancospino

(Crataegus monogyna)

A differenza di altre rosacee il biancospino, che è un arbusto cespuglioso con fusto tortuoso, fiorisce dopo essersi ricoperto di ciuffi crestati di lucide foglioline minute ed increspate, profondamente incise in 3 o 5 lobi dentellati.
Sui rami grigio chiaro fitti ed intricati tra innumerevoli spine acute, ognuna a difesa delle foglie, verso metà maggio prorompe un'abbondante fioritura di mille ciocche che illuminano il cespuglio nascondendo in parte la severità di tutto quel verde cupo.


In ogni infiorescenza convivono fiori di tutte le età: boccioli più grossi e chiari s'alternano ad altri piccoli e verdastri tra qualche fiore già aperto.


In esso, tra 5 petali immacolati appare una prima serie di stami distesi con le antere delicatamente rosate, mentre altri più interni sono ancora ripiegati all'interno in paziente attesa del loro turno di dispiegare tutta la loro leggiadria.
Pur avendo un candore visibile anche nel buio, non s'accontentano di questo richiamo, ma emanano anche un leggero profumo di mandorla amara che richiama l'intervento perfino di farfalle notturne per la distribuzione del polline.


I Romani lo chiamavano 'alba spina' e lo dedicavano alla dea Maia che, manco a dirlo, regnava sul mese di maggio e che imponeva la castità essendo il mese della purificazione;ma gli è stato assegnato il nome che deriva da 'kratos - forza, robustezza', badando alla durezza del legno e all'impressione di forza che dà l'intera pianta.

mercoledì 22 maggio 2024

Bugula comune

(Ajuga reptans)

Cosa non si fa anche nel mondo vegetale per garantirsi la sopravvivenza? Ogni pianta sviluppa uno o più accorgimenti affinché la propria discendenza rimanga nel mondo e la bugula ne adotta parecchi.
Innanzitutto raggruppa lungo tutto il suo robusto fusticino vellutato un gran numero di fiori in modo che il loro colore azzurrino spicchi meglio tra le altre erbe del prato che stanno per sovrastarla ed occultarla.



Tra i fiori sovrapposti intervalla delle brattee rosseggianti che fanno da tetto protettivo ai suoi organi sessuali altrimenti esposti alle intemperie perché ogni corolla mostra un labbro superiore come troncato: da questo fanno capolino le antere dei 4 stami messi in bella mostra per invogliare gli insetti alla visita e pronte ad aprire le loro fenditure da cui fuoriesce il polline per infarinarli.
Il labbro inferiore invece è particolarmente ampio ed espanso in 3 parti su cui è facile rimanere comodamente in sosta e seguire alcun leggere linee indicatrici della direzione da tenere per trovare il cibo che stanno cercando.


Tutta la pianta è leggermente pelosa per evitare una traspirazione eccessiva, ma anche per guidare l' eccesso di rugiada e di pioggia verso l'esterno senza bagnare il polline.
Non paga di tutto ciò, allunga anche i suoi stoloni che si fissano al terreno lontano dalla pianta madre che ottiene così una diffusione notevole e una garanzia di ottima sopravvivenza.



martedì 21 maggio 2024

Dentaria minore

(Cardamine bulbifera)

Pare impossibile, ma la dentaria minore fa parte della grande famiglia delle Crucifere a cui appartengono i cavoli , i cavolfiori, i broccoli, i rapanelli... e come questi, anche se cresce nei boschi di latifoglie, desidera trattarsi bene, cioè avere a disposizione un terreno ricco di sostanze nutrienti, questo forse anche per supportare la sua precoce apparizione primaverile.



Durante l'inverno la sua forza vitae rimane in un rizoma sotterraneo cosparso di squame triangolari simili a denti, a cui forse fa allusione il suo nome volgare; da esso si sviluppano foglie composte da diversi lobi seghettati, che vanno via via diradandosi fino a diventare semplici nelle vicinanze dell'infiorescenza che svetta al culmine dei fusti.
I fiori, senza ricercatezza, ma freschi ed eleganti, mostrano una disposizione a croce costante, sia nei 4 sepali verde violaceo che nei 4 petali rosati, a forma d'unghia con la punta conficcata nel calice e percorsi da venature più scure. 
Anche 4 stami sono disposti a croce, con altri 2 esterni più corti e sorreggono antere giallastre che circondano un unico stilo semplice.
Probabilmente la fioritura nei primi mesi dell'anno non favorisce la presenza di insetti trasportatori di polline e quindi la pianta s'è munita di altri mezzi riproduttivi: stoloni, cioè fusti striscianti che s'allontanano per fissare nuove radici e bulbilli.


Questi appaiono come pallini nero violacei lungo lo stelo e posti all'ascella delle foglie, i quali, senza preoccuparsi del domani, risucchiano sostanze nutritive dalla pianta madre, finchè questa cade spossata e muore, mentre essi, ben pasciuti, si lasciano affondare a poco a poco nel suolo, in grado di riprodurre nella successiva primavera una pianta sorella.

Faggio

(Fagus sylvatica)

A volte pare proprio un gigante questo albero, ben piantato su uno o più tronchi dalla liscia corteccia grigiastra, con una chioma densa ed allargata che sembra voglia abbracciare il mondo: appare solenne e venerabile come una cosa antica, e difatti già nell'antichità era considerato uno degli 'arbores felices' dal cui legno si ricavavano le coppe usate per i sacrifici.
Ed anche per altri usi importanti fu impiegato, ad esempio nel legno del faggio s'intagliarono le prime scritture delle lingue indoeuropee, da cui derivò il tedesco 'buch' originatosi da un'antica radice germanica 'bòk' imparentata con 'beek - faggio'.
Sta a suo agio in quei versanti dei rilievi dove stazionano a lungo nebbie e nubi basse, impregnando l'aria d'umidità: da eleganti ed appuntite gemme oblunghe si sviluppano foglie, inizialmente ripiegate a fisarmonica, le quali gradualmente s'appiattiscono mettendo in bella mostra le nervature che terminano con un piccolo dente sui margini alleggeriti da una lieve peluria.
I fiori sulla stessa pianta sono diversi: i maschili si presentano a ciuffi in amenti che penzolano leggeri con calici e corolle campanulati e pelosi, i femminili solitari o a coppie sono chiusi in una specie di coppa verdastra cosparsa di morbidi spini.


Quest'ultimi fecondati daranno origine alle faggiole, frutti commestibili, usate come alimento per gli animali ma anche per gli umani, che un tempo quando la fame era una cosa seria li abbrustolivano come castagne, li tostavano per fare il caffè o li schiacciavano per ottenere l'olio.



lunedì 20 maggio 2024

Mughetto

(Convallaria majalis)

Lo stare sprofondati sotto la terra è il mezzo ideale per sottrarsi ai danni da freddo: adotta questo stratagemma anche il mughetto, un'erbacea perenne il cui fusto notevolmente ingrossato si dirige orizzontalmente nel terreno portando radici, foglie ridotte a squame e gemme che aspettano il calore primaverile per uscire allo scoperto.
Ed è ancora così elevato il timore per le gelate che le foglie, nate direttamente da branchie laterali del rizoma, rimangono per lungo tempo arrotolate a spirale su se stesse a protezione dello stelo con i fiori in formazione.


Grandi e slanciate come ali d'uccelli si librano poi con il loro verde lucente verso l'alto quasi ancora a riparare i pedicelli incurvati, attaccati uno dopo l'altro al gambo, ai quali sono agganciati i fiori, dapprima verdastri, poi bianchi e cerosi, a forma di piccolo orcio con i bordi arricciati.


Non vi è distinzione in essi tra calice e corolla, sono 6 tepali saldati tra loro che non lasciano fessure dove l'acqua potrebbe penetrare a rovinare il deposito di polline, ma hanno un'apertura inferiore da cui si sprigiona un raffinato ed intenso profumo, tanto che i francesi l'hanno chiamato 'muguet' da 'noix musquette', la noce moscata.


E proprio in Francia questo fiore a campanella è diventato sinonimo di un uomo che ostenta la sua raffinatezza, che vuole far colpo, come farebbe produrre colpi di starnuto la polvere essiccata del rizoma di questa pianta velenosa.

domenica 19 maggio 2024

Viburno

(Viburnum lantana)

Dalle proprietà dei suoi rami flessibili e resistenti, usati un tempo dai contadini per legare fascine, siepi, piante ai pali.., è derivato il suo nome, da 'viburnum - legare'.
È un arbusto sempre assetato che presenta un'impalcatura simmetrica dei suoi rami radi ed essenziali, sui quali sono distribuite delle foglie d'un verde quasi grigio, biancastre sotto e finemente dentellate sul bordo: a toccarle sembra di avere in mano una tela di sacco cosparsa di polvere.


Strappare uno dei suoi rami è una vera impresa: infatti si può lacerare la corteccia esterna, ma la parte legnosa si piegherà ma non si lascerà spezzare, pur soffrendo e lasciando uscire una sostanza gommosa. Pare che un tempo, bollendo questa corteccia, si ricavasse il vischio per catturare gli uccelli.
La sua infiorescenza è composta da 7 pedicelli, uno centrale e gli altri attorno perfettamente disposti e tali da assumere una forma a cupola.


Ognuno sostiene dei fiori bianchi a 5 petali, dai quali emergono gli stami che assomigliano a spilli con capocchia piantai in un puntaspilli.
Lentamente si trasformeranno in ciocche di frutti di forma ovale un po' compressa, con un unico seme duro all'interno: il colore virerà dal verde, al rosso e infine al nero talmente lucido da potersi quasi specchiare.


Sono mangerecci anche se non invogliano molto tanto che un tempo gli umani succhiando e sputando li definivano con un volgare 'merda de gat',


venerdì 17 maggio 2024

Primula farinosa

(Primula farinosa)
 
Dà l'impressione di essere un po' pallida e malaticcia la primula farinosa per i suoi colori soffusi, in parte attenuati da quella lievissima peluria biancastra che ricopre foglie e stelo.


Invece questa sua pelosità è una forma di adattamento intelligente alle condizioni qualche volta difficili in cui deve sopravvivere: questa fitta lanugine appena visibile crea uno strato isolante che attenua la differenza di umidità tra l'aria esterna e l'interno dei tessuti, rallentandone l'evaporazione.
Ciò era necessario quando in epoche precedenti viveva a superiori altitudini, migrando poi in basso durante l'ultima glaciazione e rimanendo distribuita qua e là in piccole aree quando i ghiacci di nuovo si ritirarono più in alto: qualcuno la definisce, con epiteto altisonante, 'relitto glaciale'!
Attecchisce nei prati torbosi dove si sviluppa lentamente in modo poco evidente la sua ordinata rosetta di foglie basali ondulate e con dentini microscopici lungo i bordi; ma poi quasi d'improvviso s'innalzano steli scanalati, sottili e un po' gobbi come se il peso dell'infiorescenza in boccio fosse eccessivo.


Le corolle che s'aprono ad angolo retto rispetto al calice rinforzato mostrano 5 petali di un delicato viola morbido,ravvivato all'imbocco del tubo corallino da un sottile bordino giallo vivo.


Non è più uno dei primi fiori a salutare la primavera come altre sue sorelle, ma con quei petali a forma di cuore sembra lo stesso augurare che per ognuno di noi sia sempre primavera.

giovedì 16 maggio 2024

Fragola

(Fragaria vesca)

La fragola selvatica vive nelle macchie d'arbusti che la soffocherebbero privandola della luce se essa non trovasse un rimedio. Minacciata dall'ombra produce dei rami che s'insinuano attraverso il folto, s'allungano distesi finché trovano un posto adatto a radicare e ad emettere foglie ricevendo la linfa attraverso quel lungo tubo dalla pianta madre.


Quando la situazione di queste nuove pianticelle si è consolidata, ecco che a loro volta emettono dei rami allungati, così si stabilisce una vera colonia vegetale di gemme emigrate in cerca di fortuna che poi tagliano metaforicamente i rapporti con le madri, lasciando seccare lo stolone.


Nel frattempo producono anche foglie trifogliate dal bordo dentato e argentee sulla pagina inferiore e fiori con il calice di 5 sepali triangolari e 5 perfetti petali bianchi ovali con stami e pistilli in quantità.


La vera particolarità è rappresentata dal fatto che la porzione carnosa alla base del fiore s'ingrossa, diventa di color rosso acceso e porta sulla superficie i veri frutti che sono piccoli acheni gialli contenente il seme duro.
Un 'falso' frutto quello della fragola, ma talmente dolce e sprigionante un così intenso aroma che questa pianticella schiva e modesta non poteva non essere chiamata 'fragaria ' cioè fragrante.

mercoledì 15 maggio 2024

Narciso selvatico

(Narcissus poeticus)

In maggio i prati di Valpiana sono tinteggiati di bianco ad opera del narciso dei poeti, specie spontanea che erompe su un umile fusto sotterraneo, il girello, attorno a cui si stringono le scaglie d'un bulbo biancastro. Se esso ha abbastanza forza, ecco che il girello s'allunga e sfugge al buio della terra con il suo fiore preparato di nascosto.
Insieme a questo fanno la loro comparsa una o più foglie piatte, nastriformi, di un verde azzurro tenue che talvolta s'adagiano mollemente prostrate, mentre s'erge il fusto cavo portante un unico fiore accompagnato da una brattea un po' scolorita che l'ha protetto mentre si sviluppava.


Grande e pesante s'inclina verso il terreno con i suoi 6 tepali candidi a forma d'elica al cui centro si trova una gialla corona dentellata simile a una tazza,bordata di rosso arancio ed impolverata dal polline sprigionato da 3 stami disposti attorno al pistillo verdastro.

  

Quasi si potrebbe rimanere ipnotizzati a contemplare questa distesa incantata, non tanto per tutte quelle corolle affastellate, quanto per il profumo intenso, per il quale pare gli sia stato assegnato il nome da 'narkào - stordimento'.
Tale bellezza è comunque ingannevole perché i bulbi contengono sostanze pericolose: velenosa è ritenuta questa pianta ed anche nel linguaggio dei fiori simboleggia l'egocentrismo, insomma l'egoismo, il non dare nulla agli altri essendo occupati ad ammirare e ad amare solo se stessi.



martedì 14 maggio 2024

Trifoglio fibrino

(Menyanthes trifoliata)

Qua e là, abbastanza frequenti in Valpiana, vi sono torbiere e praterie imbevute d'acqua, con l'erba un po' asfittica per la difficoltà di non soffocare in questi terreni acquitrinosi.
Ebbene proprio in questo habitat prospera una pianta palustre, il trifoglio fibrino, conosciuto fin dall'antichità tanto da considerare una tazza dell'infuso delle sue foglie un elisir di lunga vita.


Da rizomi striscianti e carnosi che s'allungano anche più di un metro sotto un velo d'acqua nascono foglie tripalmate, più rade ma più grassocce di quelle del trifoglio dei prati.


Come barchette essi cercano di solito un approdo su zolle un po' più solide, dove si fissano, continuando poi ad allungarsi e a strisciare nella fanghiglia, ancorandosi con radici che si sviluppano ai nodi.
Sembra impossibile che in una situazione così putrida il trifoglio possa esibire dei fiori di un fascino unico: su rametti terminali eretti porta da 10 a 12 fiori, composti da un calice con profonde incisioni al margine dei sepali e 5 petali bianco rosei che s'incurvano all'indietro a notevole distanza uno dall'altro.
È una struttura a simmetria radiale, resa più morbida dalla presenza sulla superficie interna di filamenti biancastri increspati, simili alle frange di certi tappeti.


Vistosi sono anche gli stami con antere scure a forma di freccia e l'unico pistillo giallastro
ben visibile al centro: una bellezza che dura poco, difatti il suo nome difficile deriva dal greco 'minutho' diminuire e 'anthos' fiore, forse proprio per la precoce caduta di ogni corolla. Per fortuna l'apertura di ognuno avviene in tempi successivi offrendoci per lungo tempo l'opportunità di ammirarli.
L'ovvia considerazione è che resta sempre valida l'affermazione di De Andrè ' ...dal letame nascono i fior...'

lunedì 13 maggio 2024

Valeriana trifogliata

(Valeriana tripteris) 

Terreni rocciosi, ombreggiati ed umidi, un po' tetri per la presenza di una vegetazione ancora limitata di inizio primavera, possono essere qua e là costellati da graziose e leggere corolle di petali bianchi sfumati di rosa, sostenute da steli rigidi che si dipartono da fusti robusti e striati di un verde rosseggiante.


Questi fiori, dotati di un calice ridotto munito di piccoli denti, importante perchè farà la sua parte quando la pianta s'avvierà a formare il seme, aprono via via 5 petali che s'affollano ricoprendosi lievemente uno con l'altro e sfociando da una base ad imbuto, da cui fuoriescono pochi lunghi stami ed un pistillo, che ingentiliscono queste infiorescenze dapprima arrotondate e poi allargate ad ombrello.


Esse sono deliziosamente sottolineate da foglie sugli steli suddivise in 3 segmenti aguzzi come punte di lancia, seghettate tutt'attorno ai margini e di un intenso verde scuro lievemente polveroso.
Il nome, che ha un che di nobile, significa ' relativo a Valerio', forse il primo fruitore delle proprietà sedative e narcotiche della pianta, il quale risiedeva nella provincia romana Valeria, in Pannonia, dove pare essa abbondasse insieme ad altre varietà.


Perfino ai gatti piace assaggiarla e, inebriandosi di questa droga, diventano un po' folli.

Dentaria digitata

(Cardamine pentaphyllos)

In un unico luogo di Valpiana ho individuato la dentaria, una forra ombrosa ed umida serrata tra pareti di roccia dove il lento sgocciolio dell'acqua mantiene fresco il suolo.


Quelle che si fanno subito notare sono le foglie di un bel verde scuro, dalla forma complessa, una specie di mano con le dita aperte, con margini seghettati ed apici appuntiti, che emergono dalle base sostenute da lunghi piccioli ed avvolgono il gambo ad un certo livello, quest'ultime di dimensioni più contenute.
Nel mezzo di tutto questo verde si forma un peduncolo fiorale per ogni pianta, dove s'annidano dei boccioli inguainati da un calice a quattro sepali in diagonale rispetto ai petali.


Alla schiusa i 4 petali con lembo largo a forma d'uovo,, disposti in croce, appaiono di colore lilla, sottolineato da sottili nervature parallele che tessono una lieve ragnatela con linee sfumate di scuro. In fondo emergono stami con antere gialle.


Formano un'infiorescenza non molto folta, che va dilatandosi man mano che ogni fiore si apre occhieggiando appena tra la verzura come a voler serbare una certa riservatezza.

domenica 12 maggio 2024

Lamio bianco

(Lamium album)

Ornata, all'epoca della fioritura abbastanza prolungata, di un grande numero di bocche floreali disposte circolarmente a piani sovrapposti separati ogni volta da un paio di foglie, il lamio è stato chiamato così proprio a causa della forma delle corolle che hanno fatto evocare al botanico Linneo delle terrificanti creature mitologiche chiamate Lamìe.


Si favoleggiava che la prima Lamìa fosse stata amata da Zeus ma, ogni volta che partoriva, la moglie di Zeus per gelosia le uccidesse il figlio neonato.
Per la disperazione Lamìa si nascose in una caverna solitaria diventando un mostro da incubo che rapiva e divorava i figli delle madri più felici di lei.
Non è certo così orrenda questa pianta, i cui fiori hanno sì la bocca spalancata, ma danno più l'idea di essere impegnati in una gran risata piuttosto che pronti ad ingoiarti in un sol boccone.


Contribuiscono ad immaginarla mite anche il colore bianco dei 5 petali e la peluria delicata che vibra lungo i loro bordi, all'interno delle fauci e sulle antere degli stami. e che al massimo ti fa il solletico.
Anche questo fiore è soggetto ad una sventura, difatti dovrebbe contenere 5 stami, ma quello mediano posteriore quasi sempre abortisce delegando gli altri ad assicurare la fertilità.



sabato 11 maggio 2024

Ginestra

(Genista janvensis)

Sul terreno arido all'interno di muretti assolati sono adagiati dei cuscinetti che espandono una luce solare luminosa, però di origine vegetale.
Sono i fiori di una delle tante varietà di ginestra, chiazze vistose abbarbicate in condizioni disastrate, ma anche così leggeri da dare l'impressione di essere sul punto di spiccare il volo.


Questo perché le corolle richiamano l'aspetto delle farfalle ad ali aperte: l'insieme è formato da un calice largo a tubo, 5 petali liberi, 10 stami uniti insieme tranne uno e un pistillo con lungo stilo ricurvo.



La struttura dei petali deve essere stata progettata da un abile ingegnere: infatti il petalo superiore è ampio e vistoso, quasi in verticale; i due laterali, le ali, sono uguali tra loro e i 2 inferiori più corti s'allungano orizzontalmente facendo aderire i margini sotto in modo da formare come una barchetta aperta superiormente.
Le ali sono fissate ai lati della barchetta con sporgenze che s'incastrano in apposite cavità e, nel caso in cui un insetto si posi su di esse, sono in grado di trasmettere il peso anche alla barchetta-carena.


Ciò fa liberare gli stami dal dispositivo a molla che li tiene lì nel fondo e, incurvandosi di colpo verso l'alto, lanciano contro l'addome dell'animale il polline.

Un meccanismo perfetto!

venerdì 10 maggio 2024

Frassino maggiore

(Fraxinus excelsior)

Ha una storia importante nelle antiche religioni il frassino: rappresentava il mitico Albero del mondo che s'alza fino al cielo e si sprofonda fino agli inferi sostenendo e rigenerando l'universo.
In molti miti assume la parte di protagonista ed era presente in molte cerimonie sacre soprattutto primaverili. In Grecia era consacrato a Poseidone, il dio dei sismi e difatti 'fraxinus potrebbe derivare da 'fragor- fracasso e fractura-frattura', si dice per l'altezza ragguardevole che raggiunge e che attira i fulmini.
È un albero con rami rivolti verso l'alto, inseriti nel tronco in modo opposto e formanti una chioma allungata che ad una certa distanza dal suolo s'amplia; allo stesso modo le gemme sono poste sui rami a due a due perpendicolarmente, tranne la terminale, più massiccia, quasi minacciosa.


All'ascella di queste, tutt'attorno si aprono a mazzetti piccoli fiori maschili contenenti solo due stami e fiori femminili tendenti al bruno verdastro.




Nel complesso sembrano una parrucca di capelli che poi maturerà originando dei pendenti frutti alati.


Tale è la loro vitalità che dove essi cadono s'avvia subito la formazione di una minuscola piantina di frassino con due lucide foglioline opposte e la gemma apicale pronta ad allungarsi.

giovedì 9 maggio 2024

Celidonia

(Chelidonium majus)

Non è una bellezza da oscar questa pianticella che vegeta lungo i muretti e sui cigli sassosi delle strade e che inizia il suo ciclo vegetativo con il ritorno delle rondini in primavera.
Pare proprio che questa coincidenza le abbia fatto guadagnare il nome da 'chelidon-rondine', ma la sua grande notorietà le viene dal fatto che era considerata un'erba miracolosa, un dono del cielo, una fata delle erbe, una pianta portafortuna, di cui gli alchimisti si servivano perfino nella ricerca della pietra filosofale.



Tutto ciò soprattutto per quel lattice giallo-arancione, acre, bruciante, che sgorga da ogni parte della pianta se spezzata, una linfa talmente sgradevole che anche gli animali al pascolo evitano di toccarla.
Ma esso era il rimedio più usato per far scomparire verruche, duroni e calli, oltre ad essere in grado di curare un'innumerevole serie di altri malanni.



I fiori, composti da un calice con due sepali che cadono ed una corolla con 4 petali gialli ed una ventina di stami sporgenti, si aprono in rade ombrellette alla sommità dei fusti, tra foglie verdi- grigiastre, composte di un numero dispari di lembi profondamente incisi.
Continua a crescere in altezza e a fiorire fino all'addio, che coincide con il periodo di ripartenza autunnale delle rondini.

mercoledì 8 maggio 2024

Ciliegio selvatico

(Prunus avium)

I boschi freschi della Valpiana si schiariscono e s'illuminano di maggio per la presenza di molti ciliegi selvatici, talvolta anche molto annosi ed imponenti.
La pianta è un bell'albero che cresce diritto con rami d'accrescimento e ramoscelli bruni recanti foglie e organi riproduttori che prima mostrano cespi serrati di boccioli protetti dalle guaine verdastre del calice e poi s'aprono in corolle tremule.
 

Pendono da lunghi peduncoli e si dischiudono tutti nello stesso periodo di tempo dando al ciliegio l'aspetto di una nuvola candida e leggera caduta dal cielo.



Dai sepali del calice a punta acuta che si ripiegano all'indietro fanno capolino 5 petali bianchi un po' stropicciati con al centro un ricco bottone di stami giallicci che fanno corona ad uno stilo verdastro e l'ovario posto in posizione preminente rispetto al loro livello di inserzione.


Tutto è pronto perché le api impollinatrici li visitino e possa così aver avvio il frutto che è una bacca più o meno scura, con succo rossastro, dal sapore dolce, vera tavola imbandita per i volatili, non a caso il nome è 'ciliegio degli uccelli'.
Il fiore è simbolo di una virtù che sembra dimenticata al giorno d'oggi, la buona creanza, la cortesia, e in Giappone, paese dove vi è una vera adorazione per questa pianta, è anche indice di grazia, integrità morale e modestia.

E i giapponesi dedicano poesie alla sua bellezza:

'Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d'acqua della risaia:
stelle,
al chiarore di una notte senza luna'.



Geranio volgare

(Geranium molle)

Il geranio molle, denominato in questo modo per le sue foglie così morbide al tatto da sembrare velluto, addolcisce con la sua presenza i prati asciutti e i margini sabbiosi delle strade dove cresce facilmente, nonostante l'aridità rappresenti in questi luoghi un costante pericolo.


Ma la pianticella sembra in grado di evitare a lungo i danni da essiccazione utilizzando vari espedienti, tra cui lo sviluppo di una gran quantità di peli lungo i fusti, sulle foglie e sul calice con lo scopo di controllare la temperatura delle foglie, regolando eventuali eccessive perdite d'acqua e riflettendo l'irradiazione solare.
Queste foglie così efficienti, che formano consistenti rosette basali, mostrano una suddivisione complessa in più lobi, ciascuno dei quali ulteriormente dentato o anche profondamente diviso, quasi come un pizzo prezioso.
Dalla parte opposta delle foglie crescono steli dove a gruppi si aprono dei fiori e ciascuno ha 5 sepali sottostanti 5 identici petali rosei cosparsi di venature più scure che si irradiano dalla base come linee guida per gli insetti, i quali forse sono in grado notare anche dei segni che gli umani possono vedere solo ai raggi ultravioletti.



Al centro del fiore lo stimma è circondato da 10 stami suddivisi in 2 anelli da 5 e alla sua base sono collocati 5 organi che in seguito danno origine ai frutti a 'becco di gru'.
Una volta maturi, si scompongono in 5 porzioni, ciascuna provvista di un lungo filamento il quale,quando i tessuti di seccano e si contraggono, scatta allontanando le singole parti in modo che i semi possano uscire.
Una scatola a scatto con aperture automatiche davvero sorprendente!

martedì 7 maggio 2024

Genzianella di primavera

(Gentiana verna)

La genzianella primaticcia è di dimensioni molto ridotte rispetto ad altre sue sorelle e singola su ogni pianta, ma appare talmente intenso l'azzurro della sua corolla da abbagliare, soprattutto se fittamente distribuita su un prato come un cuscinetto.


A livello del suolo le sue foglie basali disegnano una rosetta e man mano che s'innalzano rimpiccioliscono chissà se per causa di una situazione meno favorevole allo sviluppo o se per evitare di oscurare il fiore.
Il calice emerge dall'ultima coppia di foglie, simile un po' ad un'armatura per gli spigoli e i denti puntuti ben evidenti.


Da esso sporge ampiamente il tubo allungato della corolla che si spalanca in 5 petali romboidali, congiunti alla base da piccole arricciature da cui si diparte una macchia bianca che sprofonda nel centro, dove alloggiano stami e pistilli: una vera girandola pronta a roteare.


È un nanetto questo fiore stellato, ma la sua fioritura rappresenta un dono primaverile di grande suggestione.