domenica 10 novembre 2024

Erba lucciola

(Luzula nivea)

In un sottobosco ripulito da poco tempo, tra ombrosi faggi dal solido tronco ben piantato, un improvviso riflesso lucente attirava l'attenzione: illuminata dal sole, l'infiorescenza dell'erba lucciola inviava segnali luminosi in tutte le direzioni, come ali iridescenti di farfalle.
Essa, alla sommità di un fusto eretto ed arrotondato, superata in altezza da una foglia lanceolata con punta nerastra, è un agglomerato fitto di fiori regolari formati da 3 tepali interni e 3 esterni più brevi, appuntiti e concavi, i quali sembrano quasi membrane madreperlacee.




Dalle corolle fanno capolino 6 antere di colore bruno e un pistillo che dirige verso l'alto 3 stigmi diritti: anche i fiori, raggiunta la maturazione, tendono ad assumere sfumature rossicce che mantengono a lungo mentre si essiccano.
Tutt'attorno al fusto fiorale foglie, alla base larghe e un po' pelose sui margini, inguainano il fusto e, arcuandosi, ricadono mollemente come nastri verdastri di notevole elasticità e robustezza, appartenendo la pianta alla famiglia dei giunchi.


Mai incontrata prima quest'erba, ma, come una lucciola, ha migliorato, illuminandolo, il cammino delle mie conoscenze.


giovedì 7 novembre 2024

Erba ruggine

(Ceterach officinarum)

Ed ecco una pianta senza fiori, costantemente presente soprattutto sui vecchi muri e nelle fessure delle rocce da cui emerge come un piccolo bouquet: è l'erba ruggine, una piccola felce che evoca le foreste misteriose delle prime età della storia della Terra.
Relativamente primitiva, ebbe origine prima dello sviluppo sul pianeta delle piante da fiore ed è particolare per il suo metodo di riproduzione completamente diverso, che così prende l'avvio.


Inizialmente le spore vengono rilasciate in gran numero ed in ambiente umido generano piccole lamine verdi a forma di cuore, una struttura che sembra una pellicola sul terreno: qui ha luogo l'incontro tra la parte maschile e quella femminile.
Dalla loro fusione si sviluppa la piantina composta da fronde lanceolate, con un asse centrale su cui sono inserite foglioline più piccole, di un bel colore verde che s'appanna soltanto in caso di siccità quando la pianta sembra contorcersi per evitare l'eccessiva traspirazione.
Ma oltre che effettuare la fotosintesi come vere foglie, esse sono anche l'incubatrice delle spore che si producono nella pagina inferiore dentro a capsule ordinatamente disposte e protette da una rudimentale membrana: sono come minuscoli bottoncini marroni che a maturità cadono e ricomincia il ciclo.


Dotata di un'eleganza non comune, l'erba ruggine non è stata individuata dagli umani per questo, ma per il fatto che quando s'annida fra i sassi lentamente riesce a frantumarli: e così le hanno affibbiato il nome di 'spaccapietra', utilizzandola come rimedio per disgregare i calcoli dell'apparato urinario.

mercoledì 6 novembre 2024

Reseda

(Reseda lutea)

In tempi lontani il giallo di reseda fu un elemento davvero importante nell'arte di tingere i tessuti; era un giallo-luce che richiamava anche la chiarezza e la luminosità delle intenzioni umane ed era prodotto estraendo il pigmento dalla pianta intera raccolta soprattutto a fine fioritura.
Poteva essere anche componente di varie misture di colore, abbinandolo a tinte estratte da altre erbe tintorie; macerandolo in alcool si otteneva un inchiostro per scrivere usato dai frati amanuensi del Medioevo nelle loro miniature.
La pianta offre pure una sostanza amara che era utilizzata perché diuretica e sudorifera, in ogni caso calmante tanto da aver guadagnato così il nome, dal latino 'resedare- calmare'.


Insomma queste numerose proprietà della pianta hanno fatto sì che fosse coltivata in quantità e con molta cura; quella che occasionalmente si rinviene oggi su sentieri ghiaiosi, pietraie, terreni riportati è il risultato della disseminazione spontanea dei suoi semi scuri, lucenti e numerosi.
Danno origine ad una pianta che nel primo anno sviluppa la radice a fittone ed una rosetta di foglie basali sdraiate sul terreno, profondamente frastagliate e con margini increspati.
Nel secondo anno s'innalzano più fusti attorno ai quali si riuniscono i fiori sostenuti da brevi peduncoli; hanno un aspetto un po' confuso e sono così fitti da essere indistinguibili.


Ciascun fiore è protetto da una scaglia membranosa e consiste in un calice verde frazionato in più sepali e una corolla giallo- verdognola dall'aspetto malaticcio con petali minuti di diversa grandezza e suddivisi anch'essi in più lobi: forse non appare bello agli umani, ma per le api dev'essere mirabile, visto l'affollamento che provocano le loro visite insistenti e continue.

lunedì 4 novembre 2024

Cardo asinino

(Cirsium vulgare)

Una pianta assai irascibile e scontrosa il cardo, che ti tiene a distanza e sembra guardarti con ferocia, pronto a colpirti con i suoi pungiglioni distribuiti un po' dappertutto, sul fusto dove aculei disposti perpendicolarmente fanno buona guardia ed anche sulle foglie.
Queste addirittura prolungano le nervature centrali oltre il proprio lembo in giallastre punte minacciose che gli erbivori, tranne forse gli asini, non s'arrischieranno certo di stuzzicare.
Cosa vorranno difendere?


Forse il midollo tenero che sta all'interno dei suoi lunghi steli eretti percorsi da nervature colonnari, che li rendono sufficientemente robusti da sostenere le debordanti infiorescenze composte da solitari capolini grassocci.
Tanto è ispida la pianta, compresi i capolini rivestiti di brattee con punte triangolari e riflesse che danno l'idea di essere una barriera insormontabile, quanto morbida e setosa è la superficie convessa creata dai fiori sbocciati.




Sono numerosissimi, tutti a forma di tubo, con almeno 5 lobi di un intenso colore rosso porpora o violetto, completati da 5 stami a filamento libero e un unico stilo con stimma a 2 punte: una specie di soffice puntaspilli, richiamo irresistibile per molti insetti, in particolare per le farfalle che con la loro lunga proboscide succhiano il dolce nettare prodotto in abbondanza.


sabato 2 novembre 2024

Colchico

(Colchicum autumnale)

Il colchico autunnale non manifesta segni della sua presenza durante i mesi in cui la maggior parte delle piante compie il proprio ciclo vitale: se ne sta profondamente interrato sotto forma di bulbo-tubero, grosso come una noce,di consistenza solida e colore brunastro.
Quando inizia l'autunno un germoglio fiorale sbuca quasi improvvisamente e sembra un'apparizione tanto è leggero e delicato nel suo vestito bianco-rosa-lilla.


In fretta si apre un grande fiore a forma di calice, con alla base un tubo sottile che poi s'espande in 6 tepali arcuati a protezione dei 6 stami, di cui 3 più esili; tutti sfoggiano antere dipinte di giallo aranciato a corona di 3 stili liberi e vistosi con gli stimmi biancastri ad uncino.
Non si vedono foglie, che si formeranno nella primavera successiva, dapprima erette, poi appoggiate sul terreno ed avvolgenti dei frutti che appaiono come capsule verdastre.
Questo accade perché l'ovario, abbastanza profondo, dopo la fecondazione se ne sta al riparo fino a quando il fusto comincerà ad allungarsi, dando origine nel contempo alle foglie e ad un nuovo organo di riserva.



Questo, dopo l'essiccazione delle foglie e del frutto, nutrirà una nuova gemma da fiore: in pratica la fioritura anticipa ogni altra attività della pianta, la quale nonostante la delicata bellezza, è fortemente tossica in tutte le sue parti, ma celebre per le qualità curative che nel passato erano sfruttate.


venerdì 1 novembre 2024

Galinsoga comune

(Galinsoga parviflora)

La galinsoga, piantina annuale dall'aspetto dimesso, ma irritante per gli umani perché cresce dove non dovrebbe, ama particolarmente l'umidità e quindi, in un luogo nel quale le precipitazioni sono abbastanza abbondanti come qui in Valpiana, può diventare un problema per la sua tendenza ad infestare orti, campi, e qualunque posto dove il terreno è un po' smosso.


Il suo luogo nativo pare sia stata la zona montuosa del Centro America, chissà se in origine avesse lo stesso aspetto che mostra ora, ma sicuramente ha conservato caratteristiche che la rendono vigorosa e temibile.
Infatti il suo seme, prodotto in grandi quantità, non ha periodi di dormienza, gemina e si sviluppa rapidamente; la piantina fiorisce precocemente adattandosi ad una vasta gamma di condizioni ambientali diverse e dando origine almeno a 3 generazioni all'anno: e difatti è conosciuta nel mondo come il 'valoroso soldato'.



Tra le foglie cuoriformi, dentate e lievemente ruvide,su fusticini spesso a forcella, si aprono capolini con pochi fiori bianchi, femminili, disposti sul contorno circolare; sono dotati di ligula piuttosto larga, a 3 denti come le 3 cime di Lavaredo.
All'interno sono raggruppati fiori bisessuali con corolle tubulari a 5 denti di un intenso giallo aranciato e 5 stami con filamenti liberi tra cui un unico stilo mette in mostra lo stimma bifido.

giovedì 31 ottobre 2024

Erba medica

(Medicago sativa)

La quantità di nomi assegnati all'erba medica fa intuire che è la protagonista di una lunga storia e che ha viaggiato molto nel mondo: proviene dalla Media, regione dell'antica Persia e fu introdotta in Grecia e in Italia.
Caduta in disuso la sua coltivazione durante il Medioevo, fu riportata in Spagna (ecco il perché di erba spagna) dagli Arabi che la chiamavano 'al fal fa - padre di tutti i cibi', da cui è derivato alfa- alfa; qualcuno addirittura la indicava come erba merica', forse pensando che fosse una novità proveniente dal nuovo mondo.


Leguminosa da prato, quindi foraggio per gli animali, ma ora ritenuta anche scrigno di utili principi attivi per gli umani, pare che riesca ad arricchirsi di tutte queste sostanze nutritive per mezzo delle sue radici lunghissime, in grado di andare alla ricerca di sali minerali idonei nelle profondità del terreno.
Da una corona basale s'innalzano più steli cavi con foglie trifogliate di un verde chiaro, che si scuriscono invecchiando, accompagnate alla base da stipule finemente acuminate.
L'infiorescenza è un insieme di affusolate corolle azzurro violacee con i 5 petali di varia dimensione e disposizione, tra i quali gli organi sessuali possono procedere anche all'auto impollinazione, pur attirando insetti con il loro leggero profumo ed offrendo nettare.
Tutto avviene frettolosamente in questa pianta: germina con rapidità e dopo 3 mesi dalla semina produce già nuovo seme e, se falciata, in un battibaleno ricresce anche più volte in un anno.

mercoledì 30 ottobre 2024

Astragalo falsa liquirizia

(Astragalus glycyphyllos)

Da un bel cespo arrotondato di foglie fresche e chiare s'espandono tutto attorno in modo dilagante dei fusti striscianti i quali, se costretti dalla loro posizione in mezzo a piante più alte, s'appoggiano alle loro fronde innalzandosi, pur restando in parte nascosti nell'ombra.
Portano foglie alternate e composte da segmenti ellittici e lisci in numero dispari; pare che abbiano qualche rapporto con la dolcezza, visto anche il nome 'glycyphyllos' da 'glykys - dolce' e ' phyllon - foglia'.


Forse sono dolci per gli erbivori che le apprezzano molto oppure perché gli umani opportunisti l'hanno talvolta usata come surrogato della vera liquirizia, chiamandola per questo 'bastarda'.
All'ascella del picciolo delle foglie si siedono su uno stelo eretto dei fiori un po' distanziati tra loro, di un giallo molto pallido, talvolta tendente al verdognolo, che svanisce rapidamente nel marrone o nero dell'appassimento.


Le corolle, lievemente profumate, hanno 5 petali e il tipico aspetto delle papilionacee, con i 10 stami e il pistillo racchiusi nei due petali inferiori rinchiusi a carena. Il tutto diventerà un baccello scuro, leggermente
 ricurvo e angoloso con molti semi rossicci.

martedì 29 ottobre 2024

Salvastrella minore

(Sanguisorba minor)

'Bere il sangue' è il significato del nome Sanguisorba, ma non perché la pianta sia un vampiro; la sua infiorescenza appare comunque misteriosa ed indecifrabile, quasi una testa reticolata percorsa da sfumature rossastre: nell'antichità è forse bastato questo 'segno' per assegnare alla pianta particolari capacità antiemorragiche e cicatrizzant
i.


Del resto questo capolino fiorale sferico riserva diverse sorprese: infatti è come un armadio dove sono ordinatamente disposti i singoli piccolissimi fiori a seconda della loro funzione.
Nella zona superiore sono adagiati soltanto fiori femminili, nudi perché portano il solo ovario con stimma piumato roseo o rosso.
Al centro se ne stanno fiori completi nei loro componenti sessuali maschili e femminili, con stami rannicchiati all'interno e nessun accenno di corolla e petali.
In basso stazionano fiori maschili, in pratica stami sporgenti e penzolanti con antere gialle, il cui polline è affidato al trasporto sulla sommità di altri fiori dal vento.


Ognuno è accomodato in una specie di coppetta verdastra che sarebbe il calice, il quale s'apre mostrando 4 sepali ovali con qualche sfumatura porporina.
Ornamentali sono anche le foglie composte, sul cui asse centrale convergono numerose foglioline ovali, dentellate ai margini, il cui odore è simile a quello del cetriolo; e sono proprio le foglie giovani e tenere a divenire gradevole elemento nelle zuppe di verdure selvatiche, nelle salse e nelle bevande aromatizzate rinfrescanti.

lunedì 28 ottobre 2024

Mazza d'oro comune

(Lysimachia vulgaris)

Che bel nome 'mazza d'oro': fa pensare a qualcosa di molto prezioso; ed in effetti le infiorescenze di questa pianta, che sembrano campanili dalla struttura piramidale, svettanti orgogliose nella loro veste giallo intenso, trasmettono anche una sensazione di forza e di sicurezza.
I fiori, disposti a gruppetti su corti peduncoli, uscenti in corrispondenza di 3 foglie che li accompagnano fino all'ultimo raggruppamento all'apice, e avvolti da calici con punte aguzze bordate di rosso, aprono corolle campanulate con 5 lobi.


Appaiono a fine estate e contrastano vivamente con la parte inferiore dei fusti, sui quali a distanze regolari si distendono, a 3 a 3, foglie lanceolate con margine ondulato e nervature molto rilevate, il tutto sottolineato da un verde scuro lucente, sintomo di forte rigoglio.
E difatti questa Lysimachia, prima di mostrare la sua dorata fioritura, aspetta di essersi ben ambientata nel luogo scelto che di solito è in prati umidi o al margine di canneti e corsi d'acqua.


Invia da un primo rizoma un lungo stolone, elastico e superficiale ad indagare nelle vicinanze, facendolo fissare con nuove radici e sviluppare un fusto foglioso da cui parte un nuovo stolone ed avanti così finché si forma una bella colonia di robusti ed ingombranti steli pronti a produrre anche i fiori.
Il nome ricorda un medico greco dell'antichità, Lisimaco, e pare che la pianta fosse ritenuta capace anche di scacciare gli insetti, tanto che si appendeva al collo degli animali per liberarli dalla presenza di questi fastidiosi ospiti o si bruciava nelle case ritenendo il suo fumo un buon repel
lente.

domenica 27 ottobre 2024

Dente di leone comune

(Leontodon hispidus)

I prati fertili dopo l'ultima falciatura, ed anche i pascoli, si riempiono dei fiori dorati del dente di leone comune, i quali però non riescono a farli brillare come quando, in primavera, il tarassaco li riempie e li ravviva completamente per la vicinanza dei suoi grandi capolini.
Per ogni stelo di leontodon che s'innalza privo di foglie c'è un capolino, dapprima rivolto verso il basso, ma che poi si rialza e distende i suoi fiori, di grandezza ridotta e più distanziati uno dall'altro, originando un effetto punteggiatura sui terreni.


L'involucro ha forma allungata con squame lanceolate che accompagnano per lungo tratto i fiori, tutti con una lunga lingua leggermente dentata sul bordo e tinti di giallo vivo superiormente e sfumati di rosso nella parte inferiore.
All'interno di ciascuno spiccano 5 stami che circondano uno stilo filiforme, protetti dai lobi allungati di ogni fiore, che si rinchiudono a sera o in caso di maltempo.


A livello del suolo stanno foglie disposte a rosetta che mostrano diversi lobi con margini sinuosi costellati di denti acuti e percorse da una nervatura centrale rossiccia che si prolunga in un picciolo rossastro; a questa forma dentellata si riferisce il nome altisonante che deriva da 'leon - leone' e 'odous - dente'.
E sul finire dell'inverno sono tra le prime a comparire belle, verdi e fresche, tanto da diventare cibo cotto o crudo per gli umani che le sanno riconoscere.

sabato 26 ottobre 2024

Erba milza comune

(Chrysosplenium alternifolium)

La sua dimora ideale è in riva ai ruscelli o sulle scarpate rivolte a Nord dove l'umidità delle piogge impiega molto tempo ad asciugare, con preferenza per terreni ricchi di sostanze nutritive: lì l'erba milza o specchio d'oro appare come una decorazione preziosa tra una miriade di erbe ordinarie.
La sua modesta altezza e le foglie basali a rosetta striscianti sul terreno non la farebbero certo notare, ma quelle addensate all'estremità del fusto ascendente hanno un aspetto di una squisita eleganza.


Disposte ben distese a mo' di collare di sostegno alla base dei fiori, sono un vero ricamo: carnosette e tondeggianti sfoggiano lobi con margini a balze di un verde sfumato di giallo incredibile.
Al di sopra piccoli cespi di fiori a scodella sfoggiano un calice con 4 sepali giallastri e consistenti, rivolti all'indietro, che si sono assunti il ruolo di petali, dato che questi sono assenti.


Ben visibili sono invece gli 8 stami che potrebbero anche essere un numero diverso e 2 stili con stimmi ottusi. Una vera bellezza quest'erba, anche un po' rara, il cui riferimento alla milza deriva dal fatto che un tempo si pensava che potesse guarire quest'organo umano.

venerdì 25 ottobre 2024

Tossilaggine alpina

(Homogyne alpina)

La tossilaggine alpina si caratterizza per il fatto di essere dotata di un fusto formato da un unico stelo il quale sorregge un solo fiore che sembra eternamente in boccio oppure già appassito.
Quasi più particolare ed appariscente appare la sua rosetta basale di foglie, tutte ben distese sul terreno, dipinte di un brillante verde intenso sopra e sotto.


La loro lamina arrotondata, un po' ondulata e gonfia negli spazi tra le nervature, con un'insenatura profonda dove il picciolo lanuginoso si congiunge ad essa, deve assorbire tutto lo sforzo di cui la pianticella è fornita, perché poi, lungo il fusto, appaiono soltanto due minuscole brattee ben distanziate tra loro.
All'apice di questo stelo nudo, rossiccio e lanoso sta un capolino con il suo involucro cilindrico nel quale s'addossano strettamente fiori a tubo: al centro quelli bisessuali con corolla a 5 denti circondata da un ciuffetto di peli.


In posizione esterna stanno i femminili filiformi, anch'essi avvolti dal pappo di peli; la tinta di tutti appare biancastra con lievi sfumature rosate e lilla, come se l'infiorescenza fosse stata antichizzata.
Emergono le antere brune e lo stilo, unico per ogni fiore, ma svettando numerosi e leggeri, alleggeriscono e vivacizzano questa modesta piantina.

giovedì 24 ottobre 2024

Ginestrino

(Lotus corniculatus)
 
Osservandone alcune parti, il ginestrino appare come un grande imitatore: i suoi baccelli radianti sono simili a zampe d'uccello, così come la sua corolla può far pensare alla testa di un rapace o di un pappagallo con un becco vistoso sotto una cresta arrotondata.


Il pastoso colore giallo percorso da striature rossicce e soffuso di rosso aranciato all'esterno delle sue fresche infiorescenze lo ha fatto denominare nei paesi anglosassoni 'bacon and eggs - uova e pancetta'.
Come ogni leguminosa che si rispetti, il fiore irregolare, nel suo insieme, tenta di farsi passare per una farfalla, mentre la carena funziona quasi come un tubetto di dentifricio: infatti essa si presenta nella parte terminale in forma di tubo conico con un forellino aperto in punta. dentro cui stanno gli stami.


Se un insetto atterra per cercare del nettare, la carena s'abbassa mentre il fascetto degli stami col pistillo resta rigido e preme sul polline depositato nel tubo e lo spinge fuori dalla fessura all'apice simile ad un sottile vermetto giallastro che va ad appiccicarsi alla parte inferiore del corpo dell'ospite. Alla fine dal buchetto uscirà lo stimma maturo che potrà ricevere il polline di altri fiori.
Appena al di sotto dei calici tubolari se ne stanno, come a fare la guardia, delle brattee a 3 lobi,e ancora più in basso si distende un abbondante fogliame composto da foglioline riunite a 3 a 3 e capaci di movimenti a seconda della luminosità e dell'umidità atmosferica.


Conosciuta fin dall'antichità e coltivata come cibo per il bestiame, da cui ha avuto origine il nome 'lotos - pianta foraggera', nutre anche il terreno perché ha un rapporto simbiotico con alcuni batteri del suolo i quali formano noduli sulle radici fissando l'azoto atmosferico.


mercoledì 23 ottobre 2024

Senecione comune

(Senecio vulgaris)

Modesta erbacea annuale a cui nessuno bada se non per eliminarla dagli orti e dai giardini, il senecione comune germina e si sviluppa nelle zone coltivate, ma anche ai bordi delle strade e dei sentieri, nelle zone sassose e dove le piante sono rade, in genere segue l'uomo civilizzato ovunque si trasferisce.


Umile sì, ma non certo privo di difese: infatti tutte le sue parti sono tossiche, tranne i semi per gli uccelli e le foglie per i conigli, si autofeconda e i suoi semi, che vengono prodotti almeno tre volte l'anno e sono numerosissimi, germinano tutti, e in buona parte anche quelli delle piante tagliate.
La disseminazione è prevalentemente supportata dal vento che elimina a poco a poco dai pappi gli acheni con il loro lungo vessillo piumato. Forse da questa somiglianza ai capelli bianchi di un anziano che a mano a mano, cadendo, lasciano vedere una testa spoglia è derivato il nome, da 'senex- vecchio uomo'.


Estremamente variabile in tutte le sue parti, il senecione ha consistenza carnosa ed un unico gambo eretto, con foglie di un fresco verde, suddivise in tanti lobi dentati, somiglianti a foglie di quercia.
I fiori che si riuniscono in diversi piccoli capolini sembrano bottoncini cilindrici, composti da un involucro rivestito da una prima serie di squame triangolari punteggiate di nero e da una seconda di forma allungata e ripiegate superiormente a nascondere i fiori anche per diverse settimane.


All'apertura spicca un assembramento di minuscoli fiori gialli a tubo che lasciano sporgere soltanto i 5 denti, nascondendo 5 stami e un unico stilo; talvolta reclinano verso il basso come se per la pianta rappresentassero un peso eccessivo, ma forse è un modo per evitare che si bagnino.

martedì 22 ottobre 2024

Vincetossico comune

(Vincetoxicum hirundinaria)

Nell'ombra rada del sottobosco, dove il sole riesce a penetrare, si sviluppa un'asclepiade che può alzarsi anche fino ad un metro di altezza, così ordinata nel portamento da sembrare un soldatino sull'attenti.


Infatti su un fusto cavo, semplice e diritto, con peluria geometricamente disposta su 2 linee s'aprono, una di fronte all'altra ed uscenti dallo stesso nodo, delle foglie oblunghe dipinte di un verde severo, solo in parte alleggerito nella lamina inferiore da reticoli più chiari.
Tra le foglie così disposte in lunghe file s'affaccia un peduncolo che regge un gruppo di fiori imbutiformi dall'aspetto semplice, su calici verdastri con denti lineari.
Le corolle bianche o appena giallognole distendono, incurvandoli, 5 lobi allungati simili a petali; la cosa che li caratterizza è una corona di appendici nettarifere che circondano gli organi sessuali, tra cui gli stami uniti a formare una specie di colonna.


Il nome 'vincetoxicum' spiega da solo la credenza antica che fosse efficace contro gli avvelenamenti; è invece una pianta tossica per gli umani, pur potendo utilizzare per varie terapie i rizomi e le radici.
Non è però velenosa per un fungo che si può insediare sulle foglie a maggio, giugno sotto forma di piccole pustole arancioni e da lì questo Cronartium flaccidum può proseguire le sue fasi di sviluppo trasferendosi sull'ospite principale che è il pino, riempiendo di polvere rugginosa gli aghi e poi diffondendosi alla corteccia dei rami e del tronco.

venerdì 18 ottobre 2024

Ruchetta selvatica

(Diplotaxis tenuifolia)

Al riparo dei muriccioli dirupati di vecchie case, un'erbacea con portamento eretto s'appoggia alle pietre e mette in mostra dei fiori di un giallo pastoso ed intenso: è la ruchetta selvatica.


Da una radice a fittone s'innalza un fusto inizialmente legnoso e poi suddiviso in diversi rami con un buon numero di foglie di un verde glauco, un po' carnose, profondamente suddivise in lobi stretti e corredate di denti; lo spiega anche il suo nome, dal latino 'tenuis - strette e 'folia - foglie'.
Gli umani le mangiano in insalata miste a quelle di altre piante perché hanno un sapore piccante che può essere ritenuto gradevole o sgradito a seconda dei gusti; nel momento in cui vengono schiacciate, esse sprigionano anche un aroma caratteristico e penetrante, dovuto alla presenza di sostanze solforate, che la pianta produce per spaventare gli assalitori e che il naso umano talvolta interpreta come se fosse stato colpito da un improvviso colpo di freddo.


Le infiorescenze all'apice dei rami sono composte da piccoli fiori portati da piccioli lunghi con 4 petali spatolati disposti in croce e sorretti da un calice con 4 sepali verdi in diagonale rispetto ai petali; all'interno 4 stami lunghi e 2 brevi e un pistillo diritto.
Una struttura di disarmante semplicità per una pianticella che sa come difendersi.

mercoledì 16 ottobre 2024

Edera comune

(Hedera helix)

'Avvinta come l'edera' proclama una famosa canzone e davvero, per fissarsi alla scorza degli alberi o alle asperità dei muri , questa pianta provvede a munirsi sulla parte del suo fusto che guarda il sostegno d'una spazzola di uncini che sembrano radici.
Non sono però vere radici, perché non succhiano, servono per attaccarsi alle pareti verticali come i chiodi degli scarponi aiutano l'alpinista a scalare i ghiacciai; d'altra parte svolgono così bene questo compito che l'edera è diventata simbolo dell'amore che spinge ad unirsi strettamente in un abbraccio che dovrebbe durare per sempre.


La sua crescita mostra notevoli aspetti di dualismo: all'inizio della sua vita sviluppa rami lianosi che amano l'ombra, con foglie a 5 lobi, di colore verde cupo, con un interessante disegno dovuto all'incrociarsi delle nervature chiare; più tardi, anche dopo numerosi anni, produce germogli che s'allontanano dai tronchi in cerca di luce e portano foglie romboidali, di un verde chiaro lucidissimo.
E questi sono i rami da fiori, che sbocciano in autunno quando le altre piante entrano in riposo, e i frutti maturano durante l'inverno, come se il freddo aiutasse l'edera in questo compito di sviluppare ciò che darà origine a nuove vite quando la stagione è morta.


Le infiorescenze sono piccole ombrelle arrotondate, composte da fiori con 5 petali lanceolati giallo- verdastri; alternati a questi spiccano 5 stami con vistose antere gialle e un solo pistillo grassoccio.
Il loro sbocciare tardivo li rende meta di innumerevoli visite da parte di molti insetti, anche perché l'odore non proprio piacevole che emanano attira le mosche che amano le sostanze putrescenti.
Ciò non le è però di ostacolo alla sua buona capacità, secondo l'ente spaziale americano NASA, di assorbire sostanze inquinanti presenti nell'ambiente.


martedì 15 ottobre 2024

Poligono convolvolo

(Fallopia convolvolus)

Punta in alto il poligono convolvolo, a volte riconosciuto come grano saraceno selvatico o anche con il nome 'Fallopia convolvolus' che è così strano da costringere quasi a chiedersi chi sia; deriva da Gabriele Fallopio, medico e botanico del 1500, proprio quello che s'occupò delle trombe uterine femminili.
La pianta è robusta e resistente, ma fastidiosa perché infesta i campi ed i giardini, dove, se lasciata prosperare, forma dense chiazze competitive arrivando a trascinare a terra le altre specie e a soffocarle.


Infatti i suoi fusti sottili ed angolosi s'avvolgono come spaghi prima in senso antiorario e poi orario agli steli o a qualsiasi altro sostegno che individua e per far questo sembra che aspetti apposta che siano un po' cresciuti. Difatti la germinazione dei suoi semi molto vitali avviene a inizio estate, ma, una volta avviata, la crescita non conosce soste, anche perché sopporta bene la siccità.
Ai nodi mostra stipole inguainanti membranose e lunghi piccioli che portano numerose foglie a forma di cuore con la punta a freccia, di consistenza leggera e di colore chiaro.


All'ascella delle foglie o all'estremità dei fusti quasi nudi si sviluppano infiorescenze a spighetta, composte da fiori molto discreti: sembrano minuscole tazzine formate da 3 tepali esterni bianco rosati con nervatura centrale che sfuma nel verde e 2 interposti, più piccoli, che racchiudono 8 stami e un breve stilo a 3 stimmi.
L'orario di apertura è verso le ore 20, evidentemente amano la soffusa luce lunare, simile alla loro tinta delicata.


lunedì 14 ottobre 2024

Elianto tuberoso

(Helianthus tuberosus)
 
In Valpiana esistono soltanto pochi gruppi di elianto tuberoso, in luoghi dove probabilmente un tempo vi erano degli orti; non sempre i fiori fanno in tempo ad aprirsi, visto lo sviluppo lento a causa delle temperature più basse. Soltanto da qualche anno a questa parte, cioè in concomitanza con autunni più caldi, il giallo solare delle sue corolle vistose ha dato colore all'ambiente.


La pianta si sviluppa annualmente da tuberi di forma nodosa, spesso incastrati tra loro o posti al termine di lunghi rizomi, di colore biancastro o rossiccio; sono organi di riserva derivati da radici che fanno da ripostigli alimentari per le nuove gemme che a primavera dovranno svilupparsi.
E sono serviti da cibo anche per gli umani, in questo caso, per primi, furono i nativi del Nord America a capire che erano commestibili ed anche curativi; difatti hanno minori calorie della patata, favoriscono la funzione digestiva e sono indicati nella dieta delle persone diabetiche per le sostanze che contengono.




L'elianto appare forte e robusto, con il fusto rivestito di grandi foglie ovali, con dentature grossolane sui margini e di un verde opaco quasi polveroso.
Le infiorescenze sono capolini terminali su peduncoli non molto ingrossati; l'involucro come al solito composto da più serie di squame porta una ventina di fiori con lingua lunghissima attorno ai fiori a tubo centrali. I primi sono sterili, i secondi contengono 5 stami con antere abbraccianti l'unico stilo.


Gli sono stati attribuiti diversi nomi, alcuni inspiegabili, come topinambur, carciofo di Gerusalemme, rapa tedesca, artichoke, artichaut du Canada,tartufo di canna... ma non sono altro che cugini alla lontana dei formidabili girasoli dai giganteschi capolini.