martedì 18 giugno 2024

Salvia

(Salvia pratensis)

Da piccoli non si sapeva nulla di leve e fulcri, ma si sfruttavano i loro principi per giocare: uno dei divertimenti, quando la bella stagione permetteva di sostare a lungo nei prati, era infilare uno stelo d'erba nella 'bocca' della salvia dei prati, spingerlo contro una piccola conca nel fondo per il gusto di far muovere verso il basso un lungo archetto biancastro e gridare:-Magia!


Questo congegno nascosto nel fiore è una struttura di straordinaria efficienza ideata dalla pianticella per favorire l'impollinazione: il labbro superiore, derivato da 2 petali saldati tra di loro, a forma di cappuccio ricurvo, contiene le parti terminali di stami e pistillo; il labbro inferiore formato da 3 petali concresciuti facilita l'appoggio degli insetti, di solito api.
Essi, spingendo verso il fondo alla ricerca del nettare, fanno scattare il meccanismo: premendo una specie di valvola a cucchiaio derivata da uno stame sterile obbligano lo stame sul braccio lungo a curvarsi verso il basso e a rovesciare il suo contenuto su di loro.
In pratica un piccolo spostamento del braccio corto si traduce in un contemporaneo ampio spostamento del braccio lungo che torna nella posizione ordinaria quando l'insetto si ritira.


Continuando le visite, prima o poi l'ape troverà un fiore con gli stami ormai avvizziti, ma con lo stilo più incurvato in modo da poter lambire il suo corpo ed impollinarsi.
I fiori hanno un aspetto elegante e fresco, e ravvivano i prati con il loro colore azzurro-violaceo contrastante con i gialli dei ranuncoli e i bianchi delle margherite.


Si sviluppano a spiga su un fusto quadrangolare e poco ramoso che proviene dal centro di un cespo di foglie ruvide e bollose superiormente, leggermente pelose di sotto.
Pestiamo, tagliamo, estirpiamo questa pianta senza pensarci: eppure in tempi lontani Carlo Magno ordinò che avesse un posto d'onore in ogni orto, perché già il suo nome dal latino 'salvus- sano, salvo' dice tutto.

lunedì 17 giugno 2024

Latte di gallina

(Ornithogalum umbellatum)

Sobriamente semplici, queste bulbose si stabiliscono in zone soleggiate ed erbose e sono capaci, se lasciate tranquille, di occupare anche notevoli distese.
Forse sono i resti di quelle che un tempo erano coltivate ed apprezzate come alimento, perché i loro bulbi, usati come ortaggi, venivano portati in tavola bolliti.


Tra foglie basali di forma lineare s'accresce un ciuffo di boccioli che lentamente si dispongono ad ombrello piuttosto rado, forse perché ogni fiore abbia uno spazio adeguato quando i suoi 6 tepali, di un bel colore bianco con strisce verdi che restano occultate nella parte inferiore, si aprono a stella.
La loro caratteristica è la precisione quasi svizzera nell'orario di apertura della corolla che apre i battenti solo nelle ore centrali della giornata, di solito fra le 11 e le 15, per cui i francesi la chiamano 'signora delle ore 11'.


Il suo nome scientifico da cui deriva lo strano appellativo italiano significa 'latte di uccello' e poiché questo non esiste, l'espressione è stata coniata per alludere ad un evento portentoso, quasi impossibile a verificarsi.

domenica 16 giugno 2024

Peverina a foglie strette

(Cerastium arvense)

Se si dovesse badare al nome di questa piccola erbacea ' cerastium arvense' si dovrebbe sorridere pensando al suo significato che potrebbe essere 'cornuto dei campi', per la forma simile ad un corno dei suoi frutti.
E siccome, di solito, essendo provvista di vitali stoloni striscianti, forma dei densi ed intricati tappeti, soprattutto nei pascoli aridi e rasi, ma anche nei giardini sassosi dove può essere seminata o trapiantata, i 'dotati di corna' da osservare sono innumerevoli.



Infatti anche la fioritura risulta molto abbondante con uno sviluppo incontenibile di corolle semplici, disposte all'estremità di brevi peduncoli ascendenti, rivolte verso l'alto e valorizzate da foglie pelose, opposte, di un bel verde glauco che assume una tonalità grigio argentea per la sottile peluria chiara che lo mimetizza.



Le corolle, sostenute da 5 sepali, espongono in bella vista 5 petali liberi e bianchi, suddivisi in 2 lobi all'estremità esterna e solcati da linee longitudinali più scure, che si dipartono dal centro, dove 5 stili sormontano gli ovuli disposti su una colonna centrale verdastra e 10 stami fanno dondolare le loro grandi antere.
Tutto questo biancore schiarisce ed illumina anche gli angoli più oscuri, dando ragione agli inglesi che la definiscono 'neve d'estate'.



Pallone di maggio

(Viburnum opulus)

Può capitare che il clima decreti che il pallone di maggio diventi pallone di giugno come è accaduto quest'anno in Valpiana: ma anche così le sue infiorescenze ad ombrella, erette, impalcate su sei sette raggi principali che portano due tipi diversi di fiori hanno sviluppato la loro strategia primaria di sopravvivenza.
Essa consiste nella suddivisione del lavoro: infatti esternamente sono disposti i fiori sterili, belle e grandi corolle candide il cui compito è rendere visibile la distesa di fiori fertili, raggruppati in centro con 5 minuscoli petali e 5 stami che devono accogliere gli insetti e lasciarsi fecondare.
Ecco un esempio di come qualcuno offre la propria bellezza per il bene comune.



Appena impollinati, tutti imbruttiscono rapidamente: le corolle degli sterili perdono coesione con il peduncolo, oscillano sul perno e si lasciano portar via dal vento, mentre i fertili lentamente si trasformano in frutti dapprima verdi e poi rosso lacca, lucidi e un po' trasparenti.
La pianta è un bell'arbusto verde chiaro, detto 'opulus' perché la sua foglia assomiglia molto a quella dell'acero campestre che i Romani chiamavano appunto così e che veniva usato come sostegno delle viti.


A seconda dei bisogni le sue foglie possono rialzare i bordi e incresparsi per far posto a tutte e in autunno si colorano di un bel rosso che pare voler sottolineare le ciocche delle belle bacche turgide capaci di restare attaccate al picciolo anche sotto un'abbondante nevicata.

sabato 15 giugno 2024

Scarpetta della Madonna

(Cypripedium calceolus)

Ci sono state 3 lunghe primavere di attenta ricerca della Scarpetta della Madonna o di Venere, orchidea molto rara e quindi speciale, ma, più sfortunata del principe nella fiaba di Cenerentola, non ho mai raggiunto il risultato desiderato.
Soltanto la cortese disponibilità di un abitante di Valpiana ad accompagnarmi, al momento opportuno, cioè verso fine maggio, nel luogo dov'era in fiore, m'ha offerto quest'anno l'inestimabile gioia di poterla contemplare e di confermarmi nell'idea che la natura sappia rifinire ogni dettaglio fino alla perfezione.



Il suo nome popolare, 'scarpetta, pianella, pantofola' già indica la strana conformazione del fiore che sboccia, grande e vistoso per le sue tinte contrastanti: rosso scuro sui tepali allungati, in parte penduli e ritorti ad elica, giallo oro sul labello, panciuto, rigonfio come una piccola calzatura.


L'apertura superiore di questo è occlusa parzialmente da una specie di ventaglio macchiato di rosso con superficie lucida  e da 2 stami rotondeggianti ricoperti di granuli vischiosi.
Perché questa complessità?
Non è altro che lo stratagemma realizzato per ingannare gli insetti i quali, attirati dal colore e dal leggero profumo di albicocca, si posano sul labello e precipitano nella cavità interna, costretti poi ad una via obbligata d'uscita che li spinge a strisciare sul polline che s'attacca al loro corpo e può essere aviotrasportato su altri fiori.


È questa una questione di vita o di morte, perché di per sé i semi che si possono originare hanno embrioni di poche cellule, quindi faticano a germinare e per questo si fanno aiutare anche da spore micorrize che vivono in simbiosi con le radici della pianta, attuando uno scambio di sostanze utili ad entrambe.




Silene

(Silene vulgaris)

La parte fogliare si sviluppa assai presto su fusti rigidi con nodi evidenti da cui escono le foglie che sono opposte, oblunghe ed appuntite, di un bel colore glauco e su di esse la pioggia e la rugiada scivolano via per la loro consistenza cerosa; cucinate s'ammorbidiscono e si mangiano in vari modi.


S'innalza poi un lungo fusto sul quale s'ingrossa un calice biancastro o di color neutro, percorso da un reticolato venoso più scuro e terminante con 5 punte: era un vero gioco un tempo far scoppiare questi palloncini battendoli in fronte e gareggiare per vedere chi produceva lo scoppio più forte.


Da questo piccolo otre penzolante s'affaccia una corolla composta da 5 petali bianchi profondamente suddivisi in punta ed avvolgenti gli stami piuttosto corti e quasi del tutto racchiusi nel calice, dal quale invece sventolano 3 pistilli.



La struttura dell'infiorescenza che si compone piano piano è singolare: alla sommità dello stelo si forma il primo fiore e poi sotto spuntano due ramoscelli a loro volta con un fiore terminale, al di sotto del quale si sviluppano altri due ramoscelli e si potrebbe continuare all'infinito come nella filastrocca 'C'era una volta un re seduto sul sofà....'.


venerdì 14 giugno 2024

Aquilegia

(Aquilegia vulgaris)

Non può che essere una vera adescatrice d'attenzione l'aquilegia, anche se comune nei prati di Valpiana, per la forma singolare del fiore e per il colore insolito, un misto di bruno, viola, rossiccio e chissà cos'altro.


La pianta che s'innalza bella diritta dal ciuffo basale di foglie ha uno stelo che, ramificandosi alquanto, porta numerose infiorescenze solitarie o a gruppetti di due, tre e qualche fogliolina tendente all'azzurro ceruleo, cosparsa di una fine peluria.
I fiori appaiono, a dir poco, bizzarri: i cinque sepali del calice si mettono abbondantemente in mostra, disponendosi a stella e assumendo la stessa colorazione dei cinque petali e della corolla, più interni ed arrotondati a dar forma ad una specie di ciotola aperta verso il basso e terminante in alto con cinque speroni ricurvi, adatti a contenere il nettare.



Nel bel mezzo di questa pendula campanella, s'annida un fascio di stami giallastri attorno a cinque pistilli.



Incerta è l'origine del nome, anche se qualcuno suppone che derivi da 'aquila' per la somiglianza dei suoi speroni ai rostri del volatile. Visto l'aspetto un po' cupo, e il fatto che può essere tossica, il nome dialettale attribuitole doveva far pensare a situazioni amorose travagliate.

giovedì 13 giugno 2024

Sambuco

(Sambucus nigra)

È una bellezza fatta di trine quella del sambuco, che in primavera si copre di una moltitudine di ombrelle, simili a delicati pizzi di fiori bianco crema, e in estate regala altrettante distese di minuscole e succose bacche nero violaceo.


Cresce con generosità quasi ovunque, nelle siepi e al margine dei boschi, ma soprattutto vicino alle case di campagna, dove il terreno è più fertile, sottoforma di arbusto opulento, con rami dalla corteccia verrucosa color fango.

Dopo le foglie composte di un bel verde scuro, si sviluppano i fiori mostrando contemporaneamente diversi stadi di maturazione: piccolissime palline verdi, ognuna sorretta dall'impalcatura del suo ramo, palline biancastre come perline e poi al centro i primi fiori aperti con cinque petali bene allargati e saldati insieme e cinque stami negli intervalli, con capocchia gialla, a contornare il pistillo tondo e rilevato.


Il tutto appare come spuma tremolante al soffio del vento che diffonde anche il suo acuto profumo come annuncio delle molte virtù della pianta.
   


Lo sapevano bene gli antichi, che ritenevano disponesse di poteri magici. Per i Celti rappresentava la dimora di Holda, fata dai lunghi capelli d'oro e degli elfi e i contadini, per renderle omaggio, si prostravano ai suoi piedi sette volte, in onore delle sue sette virtù medicamentose. Non solo: fu dall' usanza di far realizzare con i suoi rami (svuotati dal midollo) uno strumento musicale, il sambýkē, che la pianta ebbe il suo nome.

mercoledì 12 giugno 2024

Asfodelo

(Asphodelus albus)
 
Secondo gli antichi, l'asfodelo è il fiore del giardino ultraterreno, dove sono collocati i defunti che in vita non sono stati nè buoni nè cattivi.
Incontrarne un prato pieno, come è capitato a me in Valpiana, è stato dunque come visitare una delle case dei morti, tanto più che è simbolo del ricordo e della malinconia.


Chissà se questa credenza dipende dall'aspetto di questo fiore: un po' sì, forse, ad esempio per la tinta di alcune sue parti, verde cupo e nero, accanto al bianco e al giallo carico. Spicca anche il contrasto tra l'aspetto severo del fusto, alto e massiccio, avvolto da foglie larghe, piatte e leggermente ricadenti a doccia, e il candore del fiore stellato che, quando è aperto, mette in mostra sei tepali bianchi venati al centro di una linea verde e sei robusti stami con antere dorate.


È una liliacea prudente questa: infatti, le sue radici si ingrossano, si gonfiano, per nutrire qualche gemma dimenticata nella parte inferiore del fusto e che sarà quella da accudire e portare a nuova vita nella primavera successiva.


Proprio questo bulbo rizomatoso era ritenuto la parte migliore e, in tempi lontani, era usanza mangiarlo con i fichi o cucinarlo nella cenere con aggiunta di sale ed olio. Perfino Pitagora ne era ghiottissimo, e gli ha fatto certamente bene!

martedì 11 giugno 2024

Sanguinella

(Cornus sanguinea)

Rossi come il sangue sono i suoi rami nudi, tondi, lucidi e lisci quando il primo sole primaverile li illumina; di rosso fegato, quasi violaceo, si colorano le foglie d'autunno.


Leggermente rossicci anche i boccioli piccolissimi, contornati e protetti da numerose foglie: si affollano in minuscoli mazzi e impiegano gran tempo ad aprirsi tanto che aspettano giugno quando la pianta s'è completamente rinverdita.


E anche quando sono schiusi, nessuno bada a loro, sono troppo rustici: esili, quattro petali in croce e quattro stami, una capocchia verde alla sommità e un profumo un po' acre. Anonimi!


Si trasformeranno in bacche globose bluastre, piene di un liquido denso, dentro cui sta il seme. In quest'epoca, soltanto gli uccelli li apprezzeranno.
Un tempo, invece, quando il rapporto tra uomini e natura era più costante e diretto, e quindi i doni che ci si poteva scambiare erano ben conosciuti, se ne ricavava olio da lume e grasso per gli scarponi. Anche i rami più giovani, flessibili e diritti si trasformavano in vimini per fare contenitori di ogni tipo.

lunedì 10 giugno 2024

Cariofillata dei rivi

(Geum rivale)

C'è un po' del colore della cioccolata lungo i morbidi fusticini pelosi e sulla parte esterna dei 5 sepali triangolari e forse per questo motivo negli stati orientali del Nord America la pianta è chiamata 'chocolata indiana', mentre da noi è la cariofillata dei rivi o erba benedetta acquatica e ciò fa intuire che è dotata di proprietà curative important
i.



Infatti era conosciuta ed apprezzata fin dall'antichità perchè il suo rizoma, dal gusto simile a quello dei chiodi di garofano, era utilizzato anche per aromatizzare vino e birra, ed ecco l'origine del nome geum dal greco ' geuo - dare sapore'.
I fiori, semplici e fugaci, a forma di coppa o campana rovesciata, stanno chini come a nascondersi o a pregare e il loro calice appare come una gonna che avvolge una sottogonna pieghettata formata da 5 petali poco sporgenti, giallastri con venature porporine.


Nel centro s'affollano stretti stretti un gran numero di stami verdastri e gli stili dei pistilli con apici uncinati.
A seconda del luogo di crescita, in genere sempre terreni umidi e torbosi, e del momento di fioritura, queste pendule infiorescenze possono assumere tonalità diverse, più rosate o più violacee a cui fanno cornice le foglie tripartite, verde bottiglia, formanti rosette basali, mentre quelle lungo i fusti decrescono a vista d'occhio fino a sparire.


Sorprendentemente curiosi sono i frutti, secchi con guscio legnoso che non si apre a maturità, riuniti in sfere irte di brevi appendici, quasi leggeri piumini svolazzanti, pronti ad attaccarsi ai vestiti per farsi trasportare lontano.

Erba roberta

(Geranium robertianum)

In luoghi umidi ed ombreggiati, cresce una pianticina pelosa con foglie opposte, di fragile consistenza, con contorno ben frastagliato, spesso percorso da screziature rosso sanguigne e brune, così come i gambi e i sepal
i.

 


I fiori rosei, con due linee più marcate al centro, sono portati a coppie da esili pedicelli all'ascella delle foglie: mostrano cinque petali distanziati tra loro con bordo esternamente arrotondato.
Singolare è la modalità usata nella fecondazione: lo stimma, formato da cinque minuscoli bracci, distende i suoi raggi per catturare i granelli di polline. Ma talvolta nessun insetto arriva: allora cinque dei dieci stami presenti s'allungano attorno al pistillo fino a raggiungere i cinque bracci distesi e a rifornirli di polline. Gli altri cinque stami rimasti com'erano non distrubuiscono nulla.


Verso sera, il fiore dorme voltato all'ingiù e la mattina dopo ecco che il secondo giro di stami s'allunga e le antere vanno dove non si erano posate quelle del giorno precedente.
Perfetta organizzazione, come sempre!!
Emana un odore penetrante, anche solo a toccarne le foglie. Qualcuno sostiene che somigli a quello delle cimici, e per questo la chiama 'erba cimicina'.

domenica 9 giugno 2024

Iris

(Iris graminea)

Vedi pochi elementi collocati sapientemente ed è illusione, come nelle scene teatrali: tre lingue sottili giallo-blu rivolte verso il basso, le 'ali', e tre 'vessilli' leggeri, blu intenso, che fanno sembrare il fiore più alto: questo è l'iris graminea.


Tra le due parti, originandosi dal centro, si dipartono i pistilli anch'essi petaloidi, arcuati come tettucci viola che ombreggiano tre stami che se ne stanno lì sotto nascosti.
Quando un'ape col dorso impolverato di polline si insinua, il bordo elastico di questo organo femminile riceve una bella spazzolata e il granulo pollineo continuerà il suo percorso lungo gli stili fin nell'ovario dove minuscoli ovuli allineati aspettano di essere fecondati.


Non vi è la barba in questo tipo di iris, ma il sottile reticolato delle linee colorate sulle ali danno già indicazioni sufficienti sulla via da seguire ed anche un'idea della ragione del nome, perchè i suoi petali leggerissimi riassumono in sè i colori dell'iride.


Queste corolle, davvero sontuose nella loro semplicità, occhieggiano tra cespi densi e piuttosto bassi di foglie strette e piatte, di un bel verde acceso, che si sviluppano da un corto rizoma, prima sovrapposte come le tegole di un tetto e poi libere e pronte a propiziare l'arrivo di novità e favorevoli cambiamenti di vita nelle case che li accolgono.

sabato 8 giugno 2024

Orniello

(Fraxinus Ornus)

L'orniello in Valpiana non è così diffuso come il fratello frassino maggiore, nè si fa notare se non verso la fine di maggio quando, luminosamente imbiancato per le sue numerose infiorescenze alle sommità dei rami, spicca fra tutte le varietà di verdi che tingono i declivi.


Non è molto alto, nè massiccio, anzi, quasi quasi dà l'impressione di essere un arbusto per la tendenza a produrre polloni alla base e per l'aria di gioventù che emana, per la sua corteccia grigia ben liscia, per i rami giovani geometricamente disposti, per le gemme che hanno la consistenza del feltro.
A differenza del frassino maggiore, si veste di foglie composte prima di ricoprirsi di infiorescenze biancastre, dense e numerose, a pannocchia terminale: sono simili a tanti piumini svettanti nell'aria.




Emanano un profumo di miele e difatti Melìa, nome greco della ninfa del frassino, ha la stessa radice di 'mélie - miele'. Forse un tempo l'uomo non si accontentava del solo profumo, così praticava un'incisione nella corteccia dell'alberello per raccogliere e assaporare la linfa chiamata 'miele dell'aria' o 'miele di rugiada'; qualcuno la denominava 'manna in lacrime'.
Ben dolce questa pianta!


venerdì 7 giugno 2024

Erba bozzolina

(Polygala amara)

Come macchie in una tavolozza, alcune azzurre, altre rosee, altre color ciclamino, questi piccoli bouquet di poligala si dispongono a caso sui pendii sassosi e freschi.



Da vicino si notano tante spighe, sulle quali i fiori si allineano uno sopra l'altro alternando la direzione e mantenendo le distanze: sembrano tremare e fremere ad ogni soffio di brezza, simili a fiammelle, ora luminose, ora opache.
Su un peduncolo colorato cinque sepali di varie dimensioni abbracciano una corolla di tre-cinque petali tra cui fuoriesce una raggiera di stami biancastri come lingue biforcute.
Allo stesso modo, al di sotto, lungo questi fusti ad andamento un po' prostrato e un po' ascendente si inseriscono foglioline alterne, lanceolate, molto semplici.


È detta volgarmente 'erba bozzolina', forse perchè quando i fiori sono chiusi assomigliano a tanti mini-bozzoli affastellati che racchiudono proprietà benefiche nella cura di alcuni malanni degli uomini.


giovedì 6 giugno 2024

Erba piattella

(Cymbalaria muralis)

È un'abitante dei muri, dove si presenta a festoni, a ciuffi, a chiome di foglie e fiori ondeggianti verso il basso, quasi a mitigare la freddezza della pietra con la sua eleganza.


Ha foglioline con un lungo picciolo, suddivise in cinque lobi di consistenza carnosa, che funzionano come serbatoi d'acqua.
Perciò le bastano radici sottili e leggere e l'ombra delle fessure tra le pietre per assorbire quel po' di liquido utile a farle sviluppare molti fiori inseriti su peduncoli allungati e capaci di ruotare per seguire il moto del sole.



Lievemente tinti di rosa o lilla, sono macchiati di giallo dove la corolla mostra tre petali come a dire "Attenzione, avanzate lentamente!" e, per accogliere meglio gli eventuali visitatori, stende una morbida corsia di peli rossastri.
Dopo la fecondazione, quel lungo peduncolo si incurva, inverte la direzione portando l'ovario tra le foglie come a ripararlo e continuando poi il percorso alla ricerca di un buco nel muro dove deporre i suoi frutti.




È un andirivieni continuo, e forse è proprio a causa di questo fluttuare che il nome significa 'barca'.

mercoledì 5 giugno 2024

Vulneraria

(Anthyllis vulneraria)

È un indicatore prezioso della qualità del terreno dove si sviluppa perché predilige i luoghi asciutti, soleggiati, prati rupestri e molto esposti alla luce.
La pianta si sdraia sul terreno e fa scorrere i suoi fusti finché la parte terminale, trovata una esposizione idonea, si erge e mette in mostra la sua infiorescenza giovinetta che appare simile ad un insieme di granelli biancastri convergenti in un unico punto e sottolineati dal verde delle foglie leggermente pelose sul margine e sulla pagina inferiore.



Poi matura ed allora ecco apparire la corolla completa formata da cinque petali con la parte terminale giallastra o rossa dove il lembo superiore sembra la visiera di un cappellino e i laterali e gli inferiori se ne stanno avvoltolati su se stessi per racchiudere al sicuro stami e pistilli.


Invecchiando le parti gialle si scuriscono sempre più, creando una fantasmagoria di sfumature sia nel capolino che in tutto il prato dove le vulnerarie allignano.
L'impressione che dà è quella di certi golfini lavorati morbidamente e difatti il significato di 'anthyllis' è 'fiore lanoso'.


martedì 4 giugno 2024

Barba di becco

(Tragopogon pratensis)

Si dice che il nome derivi dal greco 'tragos - caprone e pogon - barba', alludendo alla forma della radice oblunga che ricorda la barba di un caprone.
A dir la verità anche l'aspetto del suo fiore giallo brillante, solitario e piuttosto arruffato per la differenza di lunghezza dei petali sovrapposti che si ripiegano in varie direzioni, richiama proprio quell'animale.


Ha la prontezza, quando l'aria si fa umida e il cielo si rannuvola, di incurvare la cintura esterna dei petali, che vanno ad avvolgere come un impermeabile il fiore.
Al ritorno del sole i fiori minuscoli riappaiono: nella parte più esterna del capolino, vi sono quelli con una lingua abbastanza lunga e sfrangiata in punta, mentre nella parte centrale, impiantati come spilli, vi sono dei semplici fili addossati fittamente gli uni agli altri.




Il tutto è completato da foglie lisce, dilatate alla base e poi sempre più aguzze, leggermente increspate all'apice che ricadono mollemente verso terra nonostante la presenza di una nervatura centrale molto pronunciata che evidentemente non serve a tenerle erette.