lunedì 22 luglio 2024

Verbasco

(Verbascum nigrum)
 
Sul margine di strade sassose, in posizione isolata come se disdegnasse la compagnia di altre piante, spicca una rosetta ordinata di foglie, grigiastre soprattutto nella parte inferiore per la presenza di una specie di vello, utile a proteggerla sia dal freddo che dal caldo eccessivo.
Per un anno non avvengono molti cambiamenti, se non una lenta crescita di questo argenteo cespo lanuginoso, ma poi ecco proiettarsi senza risparmio verso il cielo una spiga robusta, accompagnata da foglie che si dispongono lungo lo stelo in ordine di grandezza decrescente, fino a sembrare un ricciolo arcuato da damina dell'ottocento.


Il tutto continua ad essere cosparso di peli, ora anche leggermente vischiosi, che rendono un po' appiccicaticcia l'infiorescenza, a questo punto così imponente da incutere un certo rispetto.
Ogni calice con i suoi 5 apici acuti imprigiona un fiore giallo con riflessi lucenti e macchie porpora alla base, dilatato in 4-5 lobi un po' irregolari.


Spettacolari sono i 5 stami che indossano un vestito di peli rosso-mattone, i 2 posti più in alto e più vicino al grosso pistillo maturano in tempi diversi dagli altri.
'Le tue qualità sono molte' è il messaggio che gli umani affidano a questo fiore e certamente tale complimento lo merita per prima questa stessa pianta per le sue particolarità nell'aspetto e per le proprietà medicinali che gli umani hanno spesso sfruttato.


domenica 21 luglio 2024

Alchemilla

(Alchemilla vulgaris)

Il nome di questa piantina deriva non casualmente da 'alchimia' perché gli alchimisti medioevali utilizzavano le grosse perle rugiadose, che si formano sulle sue foglie di notte, per tentare di estrarre l'oro dai metalli vili.
Pensavano ad un miracolo e le chiamavano 'acqua celestiale', non avendo ancora appurato che questo fenomeno si verifica quando l'aria troppo satura di umidità non permette alle foglie di traspirare e pertanto esse eliminano l'acqua in forma liquida invece che sotto forma di vapore.


Qualcuno la denomina 'ventaglina' per la forma delle foglie verde glauco che mostrano dai 7 agli 11 lobi dentati, che appaiono leggermente ripiegati lungo la linea mediana, quasi a convogliare queste gocce di rugiada nella direzione più opportuna, assomigliando così a ombrelli rovesciati.
Nel gergo comune diventa anche 'erba stella' per i suoi fiori verde chiaro, formati da 2 verticilli di 4 sepali ciascuno che le danno l'aspetto di stelline splendenti sospese su una leggera infiorescenza
.


Non sono dotati quindi di veri petali, ma da un calice e un calicetto con un massimo di 4 stami privi di antere, cioè mancano gli organi maschili produttori di polline.
I frutti però si formano lo stesso, quindi pare che, anche senza apparente fecondazione, qualcuno sia capace di riprodursi.

sabato 20 luglio 2024

Veratro

(Veratrum album)

In Valpiana si estendono dei prati umidi che in estate appaiono come altari costellati da una miriade di candelabri alti e verdastri: sono le piante di veratro in fiore.
Già esse attirano l'attenzione molto prima per il rigoglio del loro fogliame che si presenta ricco e folto, composto da cilindrici fusti eretti inguainati da foglie basali oblunghe ed ampie con numerose nervature e pieghe longitudinali in rilievo.


Lentamente l'asse fiorale s'allunga , le foglie si trasformano in brattee e dall'ascella di ognuna si protende un breve peduncolo che sorregge un fiore.
I fiori, su questo stelo o sacro o sinistro a seconda dei punti di vista, sono però innumerevoli e tutti formati da 6 tepali ovali e ben disposti a raggiera, all'esterno di color bianchiccio e all'interno di quel verde mela che da l'idea del marcio; sottolineano l'aspetto tenebroso anche 6 stami con tonde antere giallastre ripiegate verso il basso, come arpioni pronti ad infilzare.


'La tua indifferenza mi uccide' è il significato preoccupante assegnato al veratro che è pianta velenosa in tutte le sue parti ed anche così forte da prendere il sopravvento sulle altre erbe del prato.
Si dice che la prima fioritura avvenga dopo che il suo rizoma nerastro si è sviluppato nel terreno per 10 anni; sembra che ciò però non sia del tutto esatto, perché, in quest'anno molto fresco ed umido, pare che tutte le piante presenti abbiano voluto mostrarci il fascino mortale della loro fioritura
.

venerdì 19 luglio 2024

Vilucchio bianco

(Convolvulus sepium)

Ci sono piante che, per sfuggire ai rigori fatali dell'inverno, nascondono una parte del loro corpo, il fusto biancastro lungo e più o meno ingrossato, sotto terra dove regna una temperatura più dolce; ma esse hanno anche bisogno di luce, perciò appena la primavera fa sentire i suoi benefici effetti, ecco che appaiono sotto forma di filo verdastro, occhieggiano un po' e stabiliscono la direzione da prendere.
Una di queste è il convolvolo, il quale, infido e malandrino, nascosto nel terreno, continua a viaggiare con i suoi fusti colonizzando ampi spazi e prendendosi gioco di tutti perché, anche se si strappa la sua parte visibile appena esce dalla sua tomba, dopo pochissimo tempo ricompare.


Evidentemente la sua fame di sole, dopo il buio, deve essere notevole perchè il fusto, chissà in che modo, individua subito un sostegno a cui aggrapparsi come fosse sfinito; il convolvolo s'avvolge da destra a sinistra e in un battibaleno, fedele alle abitudini dei suoi antenati, arriva alla sommità presentando intanto le sue foglie fatte a punta di lancia, e poi dondola nel vuoto ed oscilla cercando altre possibilità o il vento che lo spinga verso un'altra pianta che avviluppa nelle sue spire.
E lassù si aprono le sue grosse bianche corolle a trombetta, composte da varie parti triangolari simmetriche, lucenti come porcellana. Una piega rilevata ed una infossata mettono in risalto questa struttura a imbuto e in fondo s'aprono 5 fori che sono in corrispondenza con un anello arancione che sta attorno all'ovario e che produce il nettare.


La posizione degli stami raggruppati attorno al pistillo o slargati indicano gli stadi di maturazione del fiore che resta aperto solo per un certo numero di ore, finché, avvenuta la fecondazione, si rinchiude per sempre e con esso la sua bellezza.

giovedì 18 luglio 2024

Gladiolo

(Gladiolus palustris)

'Spade' erano volgarmente chiamati un tempo i fasci di foglie di questa pianticella, foglie orgogliosamente erette in modo da esporre al sole una faccia sinistra ed una destra uguali tra loro, con nervature parallele abbastanza rilevate e una punta aguzza pronta a colpire; e difatti il latino 'gladiolus' significa 'piccola spada'.
Cresce in prati umidi, i quali però nella stagione calda possono diventare duri e compatti, da un piccolo bulbo, avvolto da brune fibre intrecciate, a forma di pallina schiacciata ai poli.



Dopo che le foglie verde cupo si sono ben sviluppate appare un fusto gracile e un po' contorto nella cui estremità superiore si dispongono i fiori color porpora più o meno intenso.
Il primo ad aprire la propria corolla è quello più in basso, sopra il quale si allineano ordinatamente gli altri boccioli, tutti rivolti dallo stesso lato, come a voler guardare nella stessa direzione.


Le corolle sono leggermente curvate verso terra, facendosi strada fra brevi brattee pallide e mostrano una metà destra simmetrica di quella sinistra: il tepalo superiore forma una specie di tettoia, i due laterali sono simili ad ali distanziate dal resto e i 3 inferiori quasi sovrapposti sfoggiano striature più chiare e più scure, consuete indicazioni agli insetti sulla via da seguire.
Protetti dal tettuccio se ne stanno 3 stami ricurvi con filamenti piuttosto curvi e un pistillo evidente terminante a tre punte; la sua avvenenza è tale che suscita negli umani irrefrenabile desiderio di impadronirsene, per cui è stato dichiarato 'pianta protetta'.

mercoledì 17 luglio 2024

Tiglio

(Tilia cordata)

Si dice che il tiglio porti fortuna, magari lentamente perché la sua vita si svolge con calma anche per secoli, in armonia con la maestà e le dimensioni di cui la natura lo ha dotato.
Un tempo nei paesi nordici veniva piantato ai margini dei campi per allontanare il malocchio e non c'era rito magico che si potesse svolgere senza la potenza propiziatrice di un mazzetto di fiori di tiglio.
Da grande è un albero imponente sia per l'altezza che per la chioma globosa che all'apice svetta con una specie di punta; ha la stessa conformazione di una sua foglia, ma all'ennesima potenza. Lo scelgono come abitazione frotte di uccelli che sanno dove l'aria è balsamica e dove trovare rifugio tranquillo, essendo questa pianta anche il simbolo di pace, dolcezza e amore coniugale.


Le foglie semplici, acutamente seghettate, sono fittissime e leggermente inclinate a riparare i fiori che si sviluppano tutti bene allineati lungo i ramoscelli nella zona sottostante.
I fiori, dal profumo dolcissimo, quasi paradisiaco sono particolari: se ne stanno radunati in piccoli grappoli, più o meno pendenti, appesi per mezzo di un picciolo sottile al ramo ed esso ha alla base una specie di lunga brattea pallida, valida aiutante nel volo che si dovrà fare per allontanarsi dalla pianta madre.



Ogni fiore ha un calice di 5 sepali, una corolla di altrettanti petali bianco-giallicci, numerosi stami e un grosso pistillo. una coppa ripiena di gemme luminose!

martedì 16 luglio 2024

Cicoria

(Cichorium intybus)

La sua grossa radice a fittone sprofonda nel buio della terra e con molta difficoltà si lascia strappare tutta intera dalla sua sede da dove alimenta una rosetta di foglie ruvide, inferiormente pelose e con margini sinuosi ed intagliati.
Esse, dal sapore assai amaro ma ricche di sostanze utili, vengono spesso raccolte per le loro virtù medicinali note fin dall'antichità.


Questo succede nel primo anno di vita: ma nel secondo le materie di riserva accumulate nella radice producono un fusto eretto, alto e flessuoso, molto ramificato fin dalla base.
Su di esso si formano foglioline cigliate, rossicce che si aprono a coppa per proteggere l'infiorescenza solitaria o a gruppi di 2-3.
I fiori, di un azzurro che ricorda certi cieli dipinti, osservati al mattino quando si risvegliano e si riaprono, danno a chi li contempla una serenità ed una freschezza d'idee come pochi altri; non per nulla un tempo era considerata un'erba consacrata al sole.



Ogni linguetta, delicata come seta, corredata da dentini che coronano l'estremità libera dei petali, più chiari verso l'attaccatura, s'appoggia sulle altre dando origine a graziose girandole che sembrano su punto di ruotare.
Nel centro stanno radunati i fiori con stami e pistilli, protetti dall'umidità e dalla mancanza di sole dagli esterni che si rinchiudono sopra il centro del disco. Mirabile distribuzione di compiti al fine di preservare intatta la forza fecondante del polline.



lunedì 15 luglio 2024

Campanula agglomerata

(Campanula glomerata)

Il nome fa capire subito che la corolla ha una forma simile alla campana: in questo caso più campanelle appressate, anche se, appena compaiono, una sola è schiusa mentre gli altri boccioli le fanno corona aspettando il proprio turno di apertura.
Il loro colore varia, ma in genere fanno sfoggio di tutte le tonalità del blu fino ad arrivare al bianco crema, probabilmente perché è una pianta che modifica facilmente i propri caratteri, oltre che nella tinta, anche nel modo di essere dell'infiorescenza, nella posizione delle foglie, nella presenza di peli.



Da una rosetta di foglie dalla forma di cuore oblungo si stacca verso giugno un asse fiorale arrossato ed allungato, con pochissime foglie ridotte a lingue che lo inguainano: all'apice svetta un fascio denso di fiori, ognuno col suo calice lievemente peloso terminante in denti acuti sul quale s'innesta la corolla.
Essa ha i petali saldati che poi si suddividono in 5 lobi sottolineati da una linea centrale più scura da cui emerge uno stilo peloso che sporge mettendo in mostra uno stimma con 3 o 4 filamenti ricurvi.


Nonostante l'aspetto così gioioso, si diceva un tempo che la campanella fosse abitata da fate maligne, sicché un prato che ne è pieno può essere luogo di incantesimo e malie: e davvero non puoi sottrarti alla sua magia di farti restare incantato ad ammirarne la solida, fresca avvenenza in un prato estivo ormai tendente al giallastro.

domenica 14 luglio 2024

Astrantia maggiore

(Astrantia major)
 
Se i fiori sono amati da tante persone è anche perché sono tra le creature più colorate del mondo vivente. Ci sono però corolle apparentemente dimesse, che s'accontentano di velare di verde, nelle sue diverse gamme, il bianco dei petali; pennellate di clorofilla in piante che non attirano usando tinte chiassose ma altri espedienti, forme, profumi, sapori: l'astrantia è una di queste.


Cresce nei luoghi ombrosi ed umidi, un po' in penombra; mostra dapprima poche foglie alla base dal lungo picciolo cavo con foglie suddivise in 5-7 lobi profondi e seghettati, a loro volta tripartiti e dentati, ornate di lievi peli al vertice di ognuno.
Le infiorescenze sono ombrelle che fuoriescono da un involucro che sembra una foglia avvolgente per un tratto e che poi si dilata in 5 lobi semplici: ognuna porta centralmente un fiore composto più grosso che sboccia per primo e tutt'attorno altri in numero di due o tre, più minuti.


Brattee rosate o bianche con macchie di verde, le quali rivolgono i loro apici triangolari verso l'interno racchiudono un capolino da cui si dipartono minuscoli fiori 'filamento-corolla' e fiori 'sacco-petali, stami, pistilli'.


Non può che essere questa un'intricata spiegazione a parole che non rende giustizia alla sofisticata eleganza e alla tremula bellezza di questo fiore mimetico.

sabato 13 luglio 2024

Viperina azzurra

(Echium vulgare)

Nelle zone sassose caratterizzate da un senso di selvaggio abbandono e di comunità disordinata di erbacce, vive la viperina: pianta con peli setolosi, rigidi, pungenti e con foglie oblunghe ed arcuate protette anch'esse da una fitta peluria.
Se tu la sfiori inavvertitamente, risponde subito anche ad un tocco leggero con una punzecchiatura non dolorosa ma che sa di avvertimento.


Pensi subito 'Ha cattivo carattere questa qua' e poi quando ne conosci il nome 'Non poteva che avere il nome di una serpe!' ; infatti il suo appellativo deriva dal greco 'echis' - vipera.
Quando però tutto lo stelo comincia ad allungarsi formando una specie di piramide, che si sviluppa in un'infiorescenza composta da foglie poste ad intervalli regolari, alla cui ascella che li avvolge quasi a proteggerli, sbocciano i fiori, resti un po' sorpreso da tanta grazia.
Essi non hanno spine aguzze, ma tenere corolle color blu cielo di montagna, aperte a campana e derivanti da boccioli fiorali rosati: è una bellezza da contrasto, ma sempre di bellezza si parla.


La corolla irregolare si dispiega all'indietro con i suoi 5 lobi di diversa ampiezza, quasi a mettere meglio in mostra i suoi lunghi stami rosati e il pistillo biancastro che s'affacciano con l'aria di chi dice 'Oh, com'è bello il mondo!'

venerdì 12 luglio 2024

Iperico

(Hypericum perforatum)

Da un corto rizoma si sviluppano diversi fusticini senza peli, cilindrici e così resistenti da non riuscire a spezzarli quando si sono ben sviluppati e formano cespuglietti abbastanza inconfondibili.


Ogni ramo porta foglie ovali, le quali, osservate in trasparenza, evidenziano numerose ghiandole come punti traslucidi o forellini, per la cui presenza la specie è stata denominata' perforatum'.
L'infiorescenza è molto ramificata e ad ogni estremità presenta fiori di uno squillante giallo luminoso con 5 petali a stella, simili a tanti occhi ridenti.
Attorno al pistillo sono disposti gli stami i cui filamenti, quando le antere stanno per aprirsi, cambiano posizione, si curvano verso l'interno.


Danno l'avvio a questa operazione quelli più esterni, in modo che l'insetto in visita sia riempito di polline, ma non lo faccia entrare nello stimma dello stesso fiore. Questo ripetono anche i medi che tengono ancora le antere basse  e lontane rispetto al pistillo.
Infine gli ultimi a maturare tengono le loro borsette di polline vicino allo stimma per permettere un'eventuale autofecondazione.


I petali dei fiori strofinati tra le dita macchiano di rosso perché contengono un succo detto un tempo 'sangue di S. Giovanni'. Un ramo fiorito veniva anche appeso alle finestre e sulle porte per impedire ai demoni di entrare nelle case. Oltre quindi a rendere più sopportabili numerosi mali fisici, questa pianta era ritenuta idonea a scacciare i diavoli interiori che tormentano l'esistenza.

giovedì 11 luglio 2024

Silene ciondola

(Silene nutans)


Se ne sta lì questa silene ciondolante, a picco su rocce e pietre nude, e a guardare alcune sue infiorescenze sembra sfinita, come se fosse in carenza d'acqua o di nutrimento ed anche i suoi petali hanno una brutta cera.


Sono 5, a forma di lingua biforcuta, viranti al rosa, stretti, all'uscita dal calice piuttosto vischioso ed irrobustito da 10 nervature longitudinali in rilievo, da una specie di bianco collarino a punte.
Alcuni sono arricciati, altri stirati per bene, alcuni rivolti verso il basso, altri all'indietro: sono così acconciati per dare dei segnali, ma a chi? Probabilmente a chi è interessato a far loro visita, cioè a farfalle notturne, attirate anche da un lieve profumo che si sprigiona solo allo scendere della sera.



Ed esse, accostandosi ad un fiore appena sbocciato, troveranno la prima notte 10 stami distesi a spirale con le loro antere marroni e i petali rivolti all'indietro ben distesi, la seconda i petali un po' più arricciati in punta e gli stami aggrovigliati e la terza soltanto i tre lunghi stili prominenti collegati all'ovario ben maturo tra stami avvizziti e petali invecchiati.
E tutto ciò per impedire la fecondazione tra elementi del medesimo fiore, perché lo sanno perfino le piante che i figli nati da genitori privi di parentela sono più sani, robusti e forti e ciò garantisce il proseguimento della specie.

Fiordaliso frangiato

(Centaurea phrygia)
 
Le distese dei prati e dei pascoli di Valpiana, tra giugno e luglio, sono abbondantemente punteggiati dal fucsia rosato del fiordaliso frangiato.


Inizialmente su fusti eretti, con poche foglie ovate un po' grossolane, anche per la presenza di un verde smorzato da un accenno di ragnatela pelosa, spiccano sfere brune, irsute e ruvide.
Sono completamente avvolte da squame con appendici a forma di ventaglio, ben sovrapposte come embrici di un tetto e non attribuiresti loro nessuna importanza tanto sono comuni.
Invece contengono un ricettacolo, origine e sostegno di tutti i fiori che faranno bella mostra di sé allo schiudersi di questo deposito.


Infatti il fiore è un ammasso di fiori: quelli alla periferia o fiori della ruota, sono un tubo che si sfrangia in 5 lobi esili; non portano né stami, né pistillo, quindi inutili si direbbe!
Invece essi rinunciano alla funzione principale per adempiere a quella secondaria di 'specchietti delle allodole' per richiamare l'attenzione degli insetti in favore dei fratelli al centro.
Quest'ultimi o fiori del disco sono invece un gran numero e ben dotati di 5 stami corti con antere saldate attorno allo stilo, il quale, dapprima più corto delle antere, s'allunga appena esse, attivate da qualche stimolo, liberano il polline che va a scaricarsi sulla superficie del capolino.


E se per caso nessun visitatore arrivasse, il fallimento della fecondazione verrebbe evitato perché i lobi dello stigma sono in grado d'arricciarsi in fuori fino a toccare l'orlo della corolla dove potrebbe essere rimasta qualche briciola del polline proprio.
A mali estremi, estremi rimedi!

mercoledì 10 luglio 2024

Crotonella fior di cuculo

(Lychnis flos-cuculi)
 
A questo fiore grazioso che cresce nei prati umidi e fertili è stato affibbiato il nome 'saliva di cuculo' che indicava un tempo la schiuma che produce quell'insetto definito 'sputacchina' e che ama soggiornare proprio su di esso: non è certamente un riferimento fine e garbato per corolle di una certa eleganza!


Infatti su assi fiorali piuttosto allungati e sottili, più o meno privi di foglie, riuniti in rade cime dall'aspetto un po' affaticato, si sporgono, da un calice cilindrico con dentelli aguzzi, corolle composte da 5 petali roseo-violetti.
La loro caratteristica è di essere profondamente suddivise, ciascuna in 4 linguette sottili e leggere, un po' arricciate, quelle centrali un po' più lunghe delle altre: nell'insieme danno l'idea di essere sul punto di appassire o di essere state colpite da una grandinata.
Qualcuno addirittura ci vede la forma di mani con dita variamente disposte.


Completano l'insieme 10 esili stami e 5 stili tutti in attesa della visita di farfalle per lo scambio del polline in modo da poter produrre le capsule con i semi dalla forma di raffinate anfore con l'orlo seghettato.


martedì 9 luglio 2024

Platantera comune

(Platanthera bifolia)

L'orchidea platantera usa una strategia di richiamo degli insetti un po' dispettosa: confina infatti il suo serbatoio di nettare in fondo ad un lungo sperone filiforme, lievemente incurvato verso il basso, di cui ogni fiore, leggermente profumato verso sera, è fornito.
Pertanto solo farfalle dotate di estesi e sottili organi succhiatori sono ammesse a godere di tale dolcezza, pagandola con il servizio di trasporto in un altro sito del polline gelatinoso contenuto nelle logge dell'antera posizionata al centro di ogni fiore.


Questo fiore ha un allestimento di scena  assai complicato, rilevabile anche nella struttura delle corolle bianche, quasi traslucide, i cui 6 segmenti sono disposti in modo eccentrico, tra cui spicca in modo particolare il labello nastriforme che pende come una lingua da una bocca spalancata e appunto bilanciato posteriormente dallo sperone allungato.


L'intrecciarsi nella spiga fiorale di lingue e speroni appare come un ricamo prezioso, bizzarro e sensuale, tanto che nei tempi andati si riteneva che nelle sue radici fosse conservato il ricordo delle parti anatomiche sessuali maschili.
Infatti il fusto nascosto sotto terra è composto da 2 radici modificate e ingrossate per immagazzinare sostanze di riserva, una più avvizzita, l'altra più turgida, di forma ovoidale.
La parte emergente si erge diritta, accompagnata alla base da una coppia di foglie intensamente colorate di verde, mentre piccole membrane accompagnano ogni peduncolo fiorale proteggendolo e sottolineandone il fresco biancore.

Timo selvatico

(Thymus serpyllum)

Come non raccogliere un fusticino fiorito di timo per annusarne quel fresco profumo che sa di montagna, di luoghi incontaminati, di rinnovamento salutare?
E difatti anche il suo nome greco 'thymon' lo indicava come l'arbusto più adatto a produrre il fumo fragrante durante i sacrifici.


Incontrare questa erbacea strisciante è abbastanza facile perché vive senza pretese su prati asciutti, nella ghiaia dei bordi stradali, sui muri a secco, in pratica dove poche sono le risorse a disposizione, che sfrutta opportunamente perchè da questo crescere rasoterra ad ogni nodo produce radici che s'affondano nel terreno e da cui poi s'innalzano i fusti.


Ma non s'accontenta di vegetare, diligentemente opera anche per ricoprire questi luoghi incolti con densi ed ampi tappeti di fiori bianchi o rosa disposti su strati di foglie minute, un po' pelose, dal verde sbiadito.
Ogni fiore è in compagnia di altri su spighe tondeggianti, è piccolo, con calice a tubo cilindrico che termina con 2 labbra, come la corolla che ha forma analoga, da cui sporgono 4 stami divergenti.


Piccola e strisciante come un rettile sì, ma non inutile: ha proprietà antisettiche tanto notevoli che fu definita 'antibiotico dei poveri'.
Si dice che una tazza d'acqua bollita con un rametto di timo, presa al mattino o lontano dai pasti, mantenga in buona salute; non solo, si favoleggia che, essendo la pianta amata dalle fate, chi la beve potrebbe ricavarne qualche mirabile visione.

lunedì 8 luglio 2024

Borracina

(Sedum acre)
 
S'accontenta di rocce, muri o fessure tra pietre asciutte dove forma cuscini densi o piccoli ciuffi isolati: l'intenso giallo dorato dei suoi fiori illumina e rende allegro anche il luogo più desolato ed arido.


La pianta verde-giallognola è un groviglio di rizomi e stoloni erbacei che, dove toccano, si piantano; da essi s'alzano brevi fusti eretti sui quali sono disposte le foglie grosse come granelli di riso, e con una superficie povera di stomi per non sudare troppo.
Esse, prive di picciolo, se ne stanno tutte ravvicinate, quasi sovrapposte, per limitare la superficie traspirante ed anche per far scorrere l'acqua piovana in modo che arrivi alle esili radici, le quali poi la pomperanno nelle foglie, per questo carnose e turgide, veri serbatoi d'acqua per i periodi di siccità.


Infine in cima ai pedicelli fertili spiccano i fiori stellati, con 5 petali appuntiti, 5 sepali e gli stami che s'alternano ai petali; i carpelli che formano l'ovario diventeranno dei frutticini in grado di aprirsi se il tempo è umido.
Il nome 'sedum' deriva dalla virtù che le è stata riconosciuta in passato di sedare, cioè di rinfrescare e calmare i dolori.

domenica 7 luglio 2024

Asparago di bosco

(Aruncus dioicus)
 
Lungo le scarpate che delimitano i ruscelli e nelle forre umide prospera questa robusta pianta erbacea, parente della rosa e della fragola: i suoi rizomi che s'intrecciano fittamente generano radici tanto potenti che sembrano fatte apposta per aggrapparsi al terreno talvolta smosso o franante.
Già ad inizio primavera, quasi dal nulla, appaiono getti grassocci e rossastri, subito ricercati dagli appassionati cultori dell'arte culinaria 'dei poveri', quella che in tempi lontani permetteva di aggiungere qualcosa di fresco alle poche riserve alimentari rimaste dopo l'inverno.


Lasciati al loro posto, questi turioni sviluppano gli abbozzi delle foglie che già portano in sè ed è un gran lavoro perchè sono più volte composte; sul picciolo principale escono da parti opposte due altre foglie composte, di cui la più vicina all'asse si scompone in due lembi disuguali, mentre l'apice si completa con 5-7 foglioline opposte. E' tutto un fiorire di seghettature e di nervature diverse.


E infine ecco manifestarsi l'infiorescenza: una pannocchia appuntita bianco-crema che svetta baldanzosa e diritta nonostante la presenza lungo i suoi rami di migliaia di fiori tutti pigiati; la pianta però ama la separazione tra i generi e quindi quelli maschili, minuscole coccarde con petali ovati e stami sporgenti su una pianta, e i femminili, abbastanza somiglianti ma provvisti di pistillo e ovario, su un'altra.
Sfiorendo, il tutto s'appesantisce e reclina verso il basso e il colore brunastro la rende del tutto simile alla 'barba di capra', nome col quale viene riconosciuta da molti.


sabato 6 luglio 2024

Giglio rosso

(Lilium bulbiferum)
 
Si fa notare da lontano il giglio detto di San Giovanni, perché apre le sue corolle nel periodo di giugno in cui si festeggia questo santo: è una macchia rosso-aranciata che s'innalza sul fondo verde dei prati , spesso al margine delle siepi e dei boschi.


Il tutto svetta arditamente verso l'alto ed appunto nel linguaggio dei fiori simboleggia la fiamma dell'amore, quella che fa dire 'Brucio per te'.
Questo grande fiore, solitario all'apice del fusto o in gruppo di due-tre, è una campana rivolta all'insù formata da un giro di 6 tepali, 3 veri petali e 3 sepali diventati petali, divisi completamente uno dall'altro fin dalla base dove sono inseriti, cosparsi di minuti peli scuri.
Una corona di 6 stami liberi con antere grigiastre che sembrano appese in un equilibrio precario circondano un pistillo che sporge con il suo stimma violetto.


L'elemento che spesso lo caratterizza è la presenza all'ascella delle foglie, sottili e scure, distribuite lungo il fusto, di palline verdi-marrone, paffute e rigonfie, vestite di squame spesse e carnose.
Rappresentano la prova della lungimiranza della pianta: infatti producendo pochi semi o non trovando essi terreno ed ambiente idonei ad una loro facile germinazione, supplisce a ciò dotandosi di queste particolari gemme, le quali, cadendo a terra emettono radici, aprono foglie e diventano ben presto esseri indipendenti. Anzi è tale la furia di andarsene che molte di loro, anche se ancora all'ascella delle foglie, gettano una o due radichette oscillanti in aria, quasi a voler andare incontro al terreno.


Anche i vegetali si supportano con altri mezzi ingegnosi quando le normali vie di sviluppo sono poco praticabili.

venerdì 5 luglio 2024

Lupinella comune

(Onobrychis viciifolia)

Non è il caso di pensare che il nome comune 'lupinella' c'entri in qualche modo con i lupi, avendo a che fare, invece, con la pianta lupino, assomigliandosi molto le due leguminose nell'aspetto delle loro infiorescenze.


Se, però, la si vuole accostare agli animali, pare che essa risulti molto attraente per tanti di loro: per le api, offrendo nettare e polline di qualità e in grande quantità; per gli asini e le lepri a cui piace molto questo foraggio; per gli ovini e i caprini che possono alleviare i loro problemi intestinali introducendola nella dieta; e per gli umani, se non altro per il piacere che suscita la vista dell'elegante conformazione dei suoi steli fioriti.
Ogni corolla appare come un pappagallo in miniatura: petalo-vessillo eretto e con punta curvata all'indietro a mo' di cresta e carena sottostante simile ad un becco adunco, il tutto dipinto di uno sgargiante rosa antico disseminato di nervature parallele più scure.
     

Le foglie, composte da coppie di foglioline verde intenso, in doppia fila lungo una nervatura centrale, fuoriescono da nodi rossastri dei fusti striati che si originano da una radice robusta, i cui noduli presentano azotobatteri in grado di fissare e rendere assimilabili l'azoto fino ad una notevole profondità, garantendo un buon equilibrio nella struttura dei terreni dove vive.