martedì 11 giugno 2024

Sanguinella

(Cornus sanguinea)

Rossi come il sangue sono i suoi rami nudi, tondi, lucidi e lisci quando il primo sole primaverile li illumina; di rosso fegato, quasi violaceo, si colorano le foglie d'autunno.


Leggermente rossicci anche i boccioli piccolissimi, contornati e protetti da numerose foglie: si affollano in minuscoli mazzi e impiegano gran tempo ad aprirsi tanto che aspettano giugno quando la pianta s'è completamente rinverdita.


E anche quando sono schiusi, nessuno bada a loro, sono troppo rustici: esili, quattro petali in croce e quattro stami, una capocchia verde alla sommità e un profumo un po' acre. Anonimi!


Si trasformeranno in bacche globose bluastre, piene di un liquido denso, dentro cui sta il seme. In quest'epoca, soltanto gli uccelli li apprezzeranno.
Un tempo, invece, quando il rapporto tra uomini e natura era più costante e diretto, e quindi i doni che ci si poteva scambiare erano ben conosciuti, se ne ricavava olio da lume e grasso per gli scarponi. Anche i rami più giovani, flessibili e diritti si trasformavano in vimini per fare contenitori di ogni tipo.

lunedì 10 giugno 2024

Cariofillata dei rivi

(Geum rivale)

C'è un po' del colore della cioccolata lungo i morbidi fusticini pelosi e sulla parte esterna dei 5 sepali triangolari e forse per questo motivo negli stati orientali del Nord America la pianta è chiamata 'chocolata indiana', mentre da noi è la cariofillata dei rivi o erba benedetta acquatica e ciò fa intuire che è dotata di proprietà curative important
i.



Infatti era conosciuta ed apprezzata fin dall'antichità perchè il suo rizoma, dal gusto simile a quello dei chiodi di garofano, era utilizzato anche per aromatizzare vino e birra, ed ecco l'origine del nome geum dal greco ' geuo - dare sapore'.
I fiori, semplici e fugaci, a forma di coppa o campana rovesciata, stanno chini come a nascondersi o a pregare e il loro calice appare come una gonna che avvolge una sottogonna pieghettata formata da 5 petali poco sporgenti, giallastri con venature porporine.


Nel centro s'affollano stretti stretti un gran numero di stami verdastri e gli stili dei pistilli con apici uncinati.
A seconda del luogo di crescita, in genere sempre terreni umidi e torbosi, e del momento di fioritura, queste pendule infiorescenze possono assumere tonalità diverse, più rosate o più violacee a cui fanno cornice le foglie tripartite, verde bottiglia, formanti rosette basali, mentre quelle lungo i fusti decrescono a vista d'occhio fino a sparire.


Sorprendentemente curiosi sono i frutti, secchi con guscio legnoso che non si apre a maturità, riuniti in sfere irte di brevi appendici, quasi leggeri piumini svolazzanti, pronti ad attaccarsi ai vestiti per farsi trasportare lontano.

Erba roberta

(Geranium robertianum)

In luoghi umidi ed ombreggiati, cresce una pianticina pelosa con foglie opposte, di fragile consistenza, con contorno ben frastagliato, spesso percorso da screziature rosso sanguigne e brune, così come i gambi e i sepal
i.

 


I fiori rosei, con due linee più marcate al centro, sono portati a coppie da esili pedicelli all'ascella delle foglie: mostrano cinque petali distanziati tra loro con bordo esternamente arrotondato.
Singolare è la modalità usata nella fecondazione: lo stimma, formato da cinque minuscoli bracci, distende i suoi raggi per catturare i granelli di polline. Ma talvolta nessun insetto arriva: allora cinque dei dieci stami presenti s'allungano attorno al pistillo fino a raggiungere i cinque bracci distesi e a rifornirli di polline. Gli altri cinque stami rimasti com'erano non distrubuiscono nulla.


Verso sera, il fiore dorme voltato all'ingiù e la mattina dopo ecco che il secondo giro di stami s'allunga e le antere vanno dove non si erano posate quelle del giorno precedente.
Perfetta organizzazione, come sempre!!
Emana un odore penetrante, anche solo a toccarne le foglie. Qualcuno sostiene che somigli a quello delle cimici, e per questo la chiama 'erba cimicina'.

domenica 9 giugno 2024

Iris

(Iris graminea)

Vedi pochi elementi collocati sapientemente ed è illusione, come nelle scene teatrali: tre lingue sottili giallo-blu rivolte verso il basso, le 'ali', e tre 'vessilli' leggeri, blu intenso, che fanno sembrare il fiore più alto: questo è l'iris graminea.


Tra le due parti, originandosi dal centro, si dipartono i pistilli anch'essi petaloidi, arcuati come tettucci viola che ombreggiano tre stami che se ne stanno lì sotto nascosti.
Quando un'ape col dorso impolverato di polline si insinua, il bordo elastico di questo organo femminile riceve una bella spazzolata e il granulo pollineo continuerà il suo percorso lungo gli stili fin nell'ovario dove minuscoli ovuli allineati aspettano di essere fecondati.


Non vi è la barba in questo tipo di iris, ma il sottile reticolato delle linee colorate sulle ali danno già indicazioni sufficienti sulla via da seguire ed anche un'idea della ragione del nome, perchè i suoi petali leggerissimi riassumono in sè i colori dell'iride.


Queste corolle, davvero sontuose nella loro semplicità, occhieggiano tra cespi densi e piuttosto bassi di foglie strette e piatte, di un bel verde acceso, che si sviluppano da un corto rizoma, prima sovrapposte come le tegole di un tetto e poi libere e pronte a propiziare l'arrivo di novità e favorevoli cambiamenti di vita nelle case che li accolgono.

sabato 8 giugno 2024

Orniello

(Fraxinus Ornus)

L'orniello in Valpiana non è così diffuso come il fratello frassino maggiore, nè si fa notare se non verso la fine di maggio quando, luminosamente imbiancato per le sue numerose infiorescenze alle sommità dei rami, spicca fra tutte le varietà di verdi che tingono i declivi.


Non è molto alto, nè massiccio, anzi, quasi quasi dà l'impressione di essere un arbusto per la tendenza a produrre polloni alla base e per l'aria di gioventù che emana, per la sua corteccia grigia ben liscia, per i rami giovani geometricamente disposti, per le gemme che hanno la consistenza del feltro.
A differenza del frassino maggiore, si veste di foglie composte prima di ricoprirsi di infiorescenze biancastre, dense e numerose, a pannocchia terminale: sono simili a tanti piumini svettanti nell'aria.




Emanano un profumo di miele e difatti Melìa, nome greco della ninfa del frassino, ha la stessa radice di 'mélie - miele'. Forse un tempo l'uomo non si accontentava del solo profumo, così praticava un'incisione nella corteccia dell'alberello per raccogliere e assaporare la linfa chiamata 'miele dell'aria' o 'miele di rugiada'; qualcuno la denominava 'manna in lacrime'.
Ben dolce questa pianta!


venerdì 7 giugno 2024

Erba bozzolina

(Polygala amara)

Come macchie in una tavolozza, alcune azzurre, altre rosee, altre color ciclamino, questi piccoli bouquet di poligala si dispongono a caso sui pendii sassosi e freschi.



Da vicino si notano tante spighe, sulle quali i fiori si allineano uno sopra l'altro alternando la direzione e mantenendo le distanze: sembrano tremare e fremere ad ogni soffio di brezza, simili a fiammelle, ora luminose, ora opache.
Su un peduncolo colorato cinque sepali di varie dimensioni abbracciano una corolla di tre-cinque petali tra cui fuoriesce una raggiera di stami biancastri come lingue biforcute.
Allo stesso modo, al di sotto, lungo questi fusti ad andamento un po' prostrato e un po' ascendente si inseriscono foglioline alterne, lanceolate, molto semplici.


È detta volgarmente 'erba bozzolina', forse perchè quando i fiori sono chiusi assomigliano a tanti mini-bozzoli affastellati che racchiudono proprietà benefiche nella cura di alcuni malanni degli uomini.


giovedì 6 giugno 2024

Erba piattella

(Cymbalaria muralis)

È un'abitante dei muri, dove si presenta a festoni, a ciuffi, a chiome di foglie e fiori ondeggianti verso il basso, quasi a mitigare la freddezza della pietra con la sua eleganza.


Ha foglioline con un lungo picciolo, suddivise in cinque lobi di consistenza carnosa, che funzionano come serbatoi d'acqua.
Perciò le bastano radici sottili e leggere e l'ombra delle fessure tra le pietre per assorbire quel po' di liquido utile a farle sviluppare molti fiori inseriti su peduncoli allungati e capaci di ruotare per seguire il moto del sole.



Lievemente tinti di rosa o lilla, sono macchiati di giallo dove la corolla mostra tre petali come a dire "Attenzione, avanzate lentamente!" e, per accogliere meglio gli eventuali visitatori, stende una morbida corsia di peli rossastri.
Dopo la fecondazione, quel lungo peduncolo si incurva, inverte la direzione portando l'ovario tra le foglie come a ripararlo e continuando poi il percorso alla ricerca di un buco nel muro dove deporre i suoi frutti.




È un andirivieni continuo, e forse è proprio a causa di questo fluttuare che il nome significa 'barca'.

mercoledì 5 giugno 2024

Vulneraria

(Anthyllis vulneraria)

È un indicatore prezioso della qualità del terreno dove si sviluppa perché predilige i luoghi asciutti, soleggiati, prati rupestri e molto esposti alla luce.
La pianta si sdraia sul terreno e fa scorrere i suoi fusti finché la parte terminale, trovata una esposizione idonea, si erge e mette in mostra la sua infiorescenza giovinetta che appare simile ad un insieme di granelli biancastri convergenti in un unico punto e sottolineati dal verde delle foglie leggermente pelose sul margine e sulla pagina inferiore.



Poi matura ed allora ecco apparire la corolla completa formata da cinque petali con la parte terminale giallastra o rossa dove il lembo superiore sembra la visiera di un cappellino e i laterali e gli inferiori se ne stanno avvoltolati su se stessi per racchiudere al sicuro stami e pistilli.


Invecchiando le parti gialle si scuriscono sempre più, creando una fantasmagoria di sfumature sia nel capolino che in tutto il prato dove le vulnerarie allignano.
L'impressione che dà è quella di certi golfini lavorati morbidamente e difatti il significato di 'anthyllis' è 'fiore lanoso'.


martedì 4 giugno 2024

Barba di becco

(Tragopogon pratensis)

Si dice che il nome derivi dal greco 'tragos - caprone e pogon - barba', alludendo alla forma della radice oblunga che ricorda la barba di un caprone.
A dir la verità anche l'aspetto del suo fiore giallo brillante, solitario e piuttosto arruffato per la differenza di lunghezza dei petali sovrapposti che si ripiegano in varie direzioni, richiama proprio quell'animale.


Ha la prontezza, quando l'aria si fa umida e il cielo si rannuvola, di incurvare la cintura esterna dei petali, che vanno ad avvolgere come un impermeabile il fiore.
Al ritorno del sole i fiori minuscoli riappaiono: nella parte più esterna del capolino, vi sono quelli con una lingua abbastanza lunga e sfrangiata in punta, mentre nella parte centrale, impiantati come spilli, vi sono dei semplici fili addossati fittamente gli uni agli altri.




Il tutto è completato da foglie lisce, dilatate alla base e poi sempre più aguzze, leggermente increspate all'apice che ricadono mollemente verso terra nonostante la presenza di una nervatura centrale molto pronunciata che evidentemente non serve a tenerle erette.


lunedì 3 giugno 2024

Asparago selvatico

(Asparagus acutifolius)

Da una 'zampa', corto rizoma sotterraneo molto longevo se trova una situazione adatta, erompono in primavera i turioni, germogli formati da gemme cilindriche, appuntite e cosparse di elementi squamosi bruno-rossicci.


Via via allungandosi, dimagriscono e si ramificano finemente.
Nello stadio iniziale sono turgidi e teneri, delicati e tentatori, tanto che i buongustai ne fanno ricerca e raccolta per soddisfare i loro gusti culinari, poi diventano coriacei e difficili anche da spezzare.
Espandendosi, la pianta assume l'aspetto di un miniabete con steli irti di rametti aghiformi a pennacchio che si sono arrogati il compito di foglie e quindi assumono una bella colorazione verde per la presenza di clorofilla.


Ogni pianta porta fiori femminili o maschili: i primi, solitari o a coppia, pendono leggeri all'ascella di questi ciuffi ramosi e sfoggiano sei tepali bianchi lineati di verde con stami corti che non producono polline, mentre i maschili, molto simili, spesso non arrivano a fruttificare.
Non importa molto questa scarsa produzione di frutti e semi perché la pianta può vivere anche più di cent'anni.
Pare che agli antichi Romani piacesse così tanto da considerarlo afrodisiaco.

domenica 2 giugno 2024

Pimpinella

(Poterium sanguisorba)

Lungo i margini sassosi delle strade e in luoghi anche aridi erompono, come spruzzi di una fontana, delle foglie composte, verdi rossastre, che affrontano temerarie anche la brutta stagione, offrendosi alla raccolta di chi ama quest'erba saporita.
Si tratta della sanguisorba, nome che le attribuisce le capacità di un vampiro nell'assorbire il sangue, o pimpinella, così chiamata per il forte aroma che emana, adatto a papille gustative forti.



La robustezza che la rende perenne è dovuta forse alla sua parte sotterranea, che è un grosso rizoma, una specie di lunga radice rubinetto, che sa andare a raccogliere l'acqua anche dove le altre piante conviventi non riescono ad arrivare.
Così si sviluppano degli striati fusti rosseggianti, da cui si dipartono foglioline sempre meno appariscenti, ma in compenso, all'apice, corte infiorescenze simili ad orecchini a palloncino: queste minisfere sono un ammasso di fiori senza petali, con 4 sepali ovali con la punta acuta , verdi e porpora listati di bianco.


Non sono tutti uguali però: quelli in posizione superiore sono femminili e sfoggiano stimmi piumosi rosei o rossi come coccarde disposte a tutto pur di farsi notare; meno vistosi, nella parte centrale sono riuniti i fiori completi di stami e pistilli, forse l'ultima spiaggia per la fecondazione, se i precedenti non sono in grado di procedere alle nozze.
Nella parte inferiore sono disposti i maschili i quali, facendo sporgere dal calice stami lunghi e flessuosi impreziositi da antere dorate ondeggianti ad ogni minimo alito di vento, spargono ovunque il loro pregiato carico di polline.


Forse a questo elegante e fresco aspetto della pimpinella sono dovuti la raccolta e l'uso che fin dall'antichità se ne faceva per diversi scopi medicinali, tra cui: 'Due o tre dei gambi e foglie messi in una tazza di vino sono noti per accelerare gli spiriti, rinfrescare e rallegrare il cuore, e scacciare la malinconia...'.
Chissà se per merito del vino o della pianticella!

Botton d'oro

(Trollius europaeus)

Cresce su prati umidi e grassi questa pianta che si fa notare subito per il grosso ciuffo di foglie alla base del cespo, a forma di pentagono nella loro disposizione, ma suddivise in segmenti incisi e portate da piccioli lunghi e robusti; quelle invece che si sviluppano lungo i gambi sono di dimensioni più ridotte e con minor numero di lobi.


Così dotata di organi ricchi di clorofilla pronti a darle la necessaria nutrizione, la pianta ha la possibilità di cercare il modo di utilizzare delle foglie trasformandole per farsi bella: arrotonda e fa ingiallire via via un buon numero di sepali sulla sommità del gambo simulando un fiore chiuso a cupola.


Esso acquista sempre più luminosità e pienezza, adagiandosi sul gambo come un globo dorato e a questa caratteristica deve il suo nome, da 'troll - globoso'.
Lo scopo reale è di proteggere i veri petali, esili linguette simili ad unghie trasformati in depositi di nettare e gli stami disposti a spirale attorno ai numerosi pistilli nella parte più nascosta del fiore.


'Bello ma malvagio', direbbe qualcuno: infatti tutta la pianta è velenosa, tranne che per api, mosche e coleotteri che la visitano con assiduità insinuandosi senza paura tra le sue lamine dorate.


sabato 1 giugno 2024

Noce

(Juglans regia)

A fine 1800, il Bazolle nel suo libro 'Il possidente bellunese' spiega che il 'nogher' ama sentire i contadini cantare il rosario, intendendo con ciò che questa pianta ha bisogno di essere presso le case, perchè in questo modo viene concimata: ancora adesso la si incontra di preferenza accanto a dei fabbricati e in genere solitaria o in pochi esemplari.
L'aspetto maestoso della chioma, l'intreccio consistente delle foglie assai ampie, l'altezza ragguardevole, il portamento fiero possono apparire come segni indicatori della sua notevole resistenza, quasi una prepotenza contro gli altri; avendo escogitato un metodo per allontanare i parassiti, questo l'aiuta a difendersi anche da altre specie vegetali che volessero insediarsi nelle sue vicinanze.
Infatti produce nelle sue foglie dei tannini che poi si depositano nel terreno rendendolo poco abitabile, pare anche agli umani, tanto che si dice ancor oggi che non è conveniente dormire all'ombra di un noce.perchè potrebbe far ammalare.



Abbastanza ingombrante, quasi egoista quindi, ma, come sempre, accanto ai difetti presenta anche i pregi: il più 'gustoso' consiste nei suoi frutti, così buoni da essere stati un tempo consacrati a Giove, il padre degli dei, tanto che nella classificazione botanica il noce è detto 'juglans regia ', 'ghianda di Giove'.
Ambivalente è anche il significato che gli viene attribuito: ha legami con il mondo infernale perchè prediletto da streghe e demoni che gli danzano attorno, ma anche con la grande Madre, portatrice di fortuna e prosperità.
Doppi pure i fiori, senza petali, sulla stessa pianta: i maschili, 6 tepali bruno verdastri, ricchi di stami, sono disposti in file ordinate su strutture pendule che si preparano già nel corso dell'anno precedente accanto alla cicatrice che ogni foglia cadendo lascia; i femminili, solitari o a coppie, appaiono all'apice dei germogli nuovi e l'ovario deriva da 2 foglie affacciate l'una contro l'altra.



Ciò può essere riconosciuto osservando il guscio della noce matura che si divide in 2 metà simmetriche somiglianti a barchette dentro cui se ne sta adagiato il gheriglio, simile al cervello umano e per questo ritenuto capace di curare le malattie e le turbe mentali.

Pino

(Pinus sylvestris)

In Estremo Oriente il pino evoca l'Immortalità, grazie alle caratteristiche del legno, delle foglie e alla presenza della resina ed è anche simbolo di potenza vitale, di fecondità e di longevità.
Effettivamente, la corteccia del tronco ti fa pensare alla pelle rugosa di un patriarca che però sostiene e fa prosperare una chioma che ha un aspetto giovanile ed audace allungandosi senza paura anche fino ai 40 metri di altezza.
I rami sinuosi più o meno regolari portano foglie verde glauco sempreverdi che vengono lasciate cadere quando la loro età stabilisce che hanno concluso il loro compito e non in rapporto alle stagioni; del resto sono adattate alla stagione invernale facendo loro assumere la forma di ago per ridurre la traspirazione, riunendole a coppie su rigide guaine resinose alla base.
Questa resina, da 'rasa - succo organico' essuda dal legno in goccioline: gli umani, per procurarsene in gran quantità incidevano il tronco della pianta che poteva anche morirne; era preziosa perché da essa , oltre che ricavare prodotti medicinali, si ottenevano la trementina, la pece molle e la pece dura.


Sulla stessa pianta si trovano infiorescenze maschili che sembrano tanti ovuli addensati alla base dei germogli, così ricchi di polline da ingiallire la superficie sottostante quando soffia il vento; meno visibili le femminili, isolate all'apice dei nuovi getti, di color rossiccio e somiglianti a piccoli coni squamosi.


Si trasformeranno lentamente in pigne che necessitano anche di 3 anni per maturare, per cui sugli stessi rami possono convivere infiorescenze, pigne giovani, mature e secche.

venerdì 31 maggio 2024

Caprifoglio comune

(Lonicera caprifolium)

I fusti troppo lunghi o deboli s'ingegnano in mille modi per conquistarsi un posto al sole: quelli del caprifoglio, senza scrupoli, s'appoggiano alle spalle altrui avvolgendosi a spirale intorno al primo sostegno che incontrano nelle siepi dove vivono.
Nella loro ascensione s'avvolgono da sinistra a destra, cosa che perseguono con ostinazione anche se tenti di far loro cambiare direzione: ognuno ha i suoi gusti nell'eterna geometria della natura!


Lungo queste liane, che lentamente si sollevano aggrovigliandosi, appaiono foglie verdi glauche dalla superficie impermeabile e di aspetto diverso: quelle in basso su rami senza fiori fuoriescono una opposta all'altra sul loro picciolo; quelle terminali sui rami con fiori si saldano alla base a formare come un collettino arrotondato attorno al fusto.
E sopra a questi vassoietti formati dalle due foglie congiunte stanno i boccioli rossicci che s'allungano a forma di clavetta, finché s'aprono mostrando delle corolle bilabiate le cui labbra s'allontanano arricciolandosi in direzione opposta come la barba e le corna di una capretta.



Tra loro 5 stami molto lunghi fanno poi la loro apparizione e via via orientano le antere da una posizione verticale ad una orizzontale, mentre la pianta cerca di esporre questa sua 'merce' disponendo anche i fiori orizzontalmente a raggiera ed allungando le porzioni di fusto che stanno tra un giro e l'altro di fiori.


Ulteriore invito è il profumo, acuto e delizioso, tale da attirare gli insetti, soprattutto la farfalla Sfinge. In due giorni il tutto sarà concluso:rimarrà lo stilo che riceverà il polline da altre piante mentre i petali da rosei diventeranno giallo-avorio e poi cadranno ricoperti di macchie brune.


giovedì 30 maggio 2024

Maggiociondolo

(Laburnum anagyroides)

Capita di incontrare nell'aria incantata di piena primavera delle siepi che risplendono costellate di una pioggia di eleganti e snelli grappoli color oro intenso: è la fioritura del maggiociondolo, l'unica che si concede ogni anno. 
Piccolo albero deciduo, espande una chioma rada e leggera: le sue foglie emergono ad una ad una, tre per ogni picciolo, ovattate di peli argentei. Sono in grado di subire spostamenti di orientamento durante la giornata in rapporto alla luce e al calore che ricevono.


Quando fa molto caldo d'estate addirittura si lasciano penzolare come fossero stanche morte ed in effetti molto precocemente il loro margine si raggrinza e si formano macchie brune che le corrodono imbruttendole e facendole cadere.
I fiori si mettono veramente in mostra, non solo per la tinta e il ritmico oscillare al vento, anche per dei segnali bruno rossastri nel petalo superiore dove gli insetti sostano provocando l'allargamento delle brattee laterali e il sollevamento della carena.


Nella fessura, larga quanto basta perché l'ospite introduca il capo, esso spinge e fruga così le antere scaricano il polline o, se il fiore è maturo, lo stilo si protende per farsi infarinare.
Ma può essere che una pianta così dolce e soave d'aspetto, così eterea e leggiadra, abbia un'anima talvolta subdola e pericolosa? È il dubbio che si lega anche alla sua simbologia.
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Non c'è dubbio alcuno che le foglie, velenose per capre e cavalli, non lo siano per i cervi, che conigli e lepri rosicchino impunemente la sua corteccia, e che per gli umani rappresenti sempre un pericolo.

mercoledì 29 maggio 2024

Globularia

(Globularia incanescens)

Sembra una biglia azzurra sfuggita a chissà quale gioco di bambini questo fiore che si fa notare nei prati aridi dove le erbe più alte e robuste non riescono a crescere tanto da occultarlo.
Ogni pallina rappresenta un ammasso di fiorellini tubolosi, con due labbra, quello superiore corto e suddiviso in due punte, quello inferiore a tre lobi ed appoggia su un calice un po' peloso con 5 denti ineguali.


Spicca per il colore azzurro intenso che, con l'avanzare dell'età, tende a schiarire e ad opacizzarsi, mentre la forma globosa s'appiattisce in un bottone semisferico con gli stimmi più chiari ancora che ricadono verso il basso.


Le infiorescenze, sospese ognuna all'apice di un gambo abbracciato da foglie ovali lanceolate, possono essere anche molto numerose nella stessa pianta quasi a formare una specie di tappetino a ponpon, su una rosetta basale folta di foglie un po' coriacee.

martedì 28 maggio 2024

Rosa di macchia

(Rosa canina)

Non si direbbe proprio che un ciliegio, una potentilla, un nespolo, una fragola siano imparentati tra loro e con la rosa: la loro caratteristica comune è il fiore formato da 5 petali e da un calice con 5 sepali ben visibili e distinti tra loro.
Naturalmente gli umani, nel loro delirio di onnipotenza, hanno ben presto deciso che così non andava bene; bisognava far sì che le rose diventassero rifiorenti, più profumate e potessero fregiarsi di una corolla con almeno un centinaio di petali.



Per fortuna la rosa canina è riuscita a mantenersi semplice ed essenziale nella sua conformazione, giungendo a noi da epoche remote, adattandosi alle situazioni più diverse e continuando a rappresentare svariati significati simbolici che vanno dalla fragilità alla bellezza, al fascino femminile, ai riti dell'amore, alla metafora del tempo che scorre.




La pianta si sviluppa nelle siepi e nel sottobosco formando delle macchie mediante l'intreccio di rami sarmentosi, difesi da aculei dall'aspetto intimidatorio per la notevole stazza, ed impreziositi da foglioline lucide riunite in numero dispari su un picciolo comune.
I fiori grandi, con petali di un lieve pallore rosato prima morbidamente avviluppati su se stessi, poi vistosamente distesi e talvolta incurvati a difesa degli stami dorati, sono completati da un calice carnoso e tepali vistosi.


Non per sciupare tutti i pensieri poetici che questa regina dei fiori ha fatto nascere, ma anche per essa gli uomini hanno individuato un elemento prosaico: i suoi frutti, che poi sono falsi, anforette dal lucidissimo rosso acceso isolate o a ciuffi in cima ai rami,
Mentre scientificamente sono stati denominati pomposamente cinorròdi, volgarmente sono gratta-culo e qui da noi 'stropacui', per la loro capacità, naturalmente sotto forma di infusi e decotti, sciroppi e marmellate, di arrestare diarree, crampi, nausee e digestioni difficili.

lunedì 27 maggio 2024

Romice acetosa

(Rumex acetosa)
 
Non lo sapevamo certo, quando da piccoli andando per prati si cercava il getto fresco dell'acetosa per mordicchiarlo e succhiarlo come fosse stato una caramella, che questa pianta contiene una buona quantità di ossalati che la rendono tossica per alcuni.
Ci si sentiva subito rinvigoriti da quel sapore acidulo simile a quello del limone, che rinfrescava e limitava la sete quando il sole ti faceva sudare e non c'era altro a disposizione.



Lasciati alla pianta, quei germogli consistenti e squadrati, tendenti al rossiccio, avvolti da foglie simili a lance, caratteristica questa da cui deriva il nome, si sarebbero innalzati sempre più, lentamente ramificando l'apice.


Lì in cima, al momento della fioritura che poi si ripete più volte anche durante l'estate, basta che la pianta venga falciata, si sviluppa una pannocchia marrone rossiccia, allungata e un po' curvata in punta.
I fiori sono fitti ma molto piccoli, l'involucro fiorale è spesso indifferenziato,anche se qualche corolla mostra 6 tepali di cui 4 esterni più allungati; i maschili e i femminili sbocciano su piante distinte.