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domenica 15 settembre 2024

Brugo

(Calluna vulgaris)
 
La calluna, detta anche brugo da un termine di origine celtica e da cui è derivato il vocabolo 'brughiera' per indicare il luogo dove di preferenza questa pianta alligna, è un contorto e nano arbusto che tutti conoscono o, meglio, conoscevano.
Un tempo infatti era presente in ogni casa delle regioni del freddo nord, perché i suoi rami venivano utilizzati per fabbricare scope e 'calluna' significa proprio 'pulire, spazzare'; spesso la si confonde con l'erica, che è pianta con fiori a fine inverno, mentre il brugo preferisce la fine dell'estate per aprire le sue corolle.



Lungo il suo fusto legnoso e tenace s'allineano 4 file di foglie verde scuro a forma di aghi, opposte ed alterne a coppie, le quali, durante la stagione invernale, possono assumere una tinta dorata.
Gli apici servono da nutrimento a diversi animali selvatici quando la neve copre la vegetazione ed anche i suoi semi; i fiori, rivolti tutti in una stessa direzione, formano spighe dense, dipinte di rosa che può virare al violetto più o meno intenso.
Fuoriescono da un calice membranoso con quattro lobi dello stesso colore dei 4 petali, uniti nella parte inferiore, al cui centro alloggiano 8 stami con antere acuminate e un pistillo che si vuol far notare perché sporge vistosamente.


Siccome il brugo cresce di preferenza in luoghi, per alcuni inospitali, rappresenta il simbolo della solitudine, della mancanza di compagnia, ma anche della speranza di poter sopravvivere sia pure in situazioni avverse.

venerdì 22 marzo 2024

Erica

(Erica carnea)

Sognatori in letargo come siamo, talvolta siamo colti di sorpresa da chi, sola soletta, festeggia una sua personale primavera in data assai diversa da quella ufficiale: si tratta dell'erica, un arbusto strisciante, alto una trentina di centimetri, che stende dei drappi di colore sul terreno brinato, o che sporge dalla neve offrendo un ricamo di un rosa delicato su sfondo bianco.
I suoi cespi sono talmente compatti da non permettere al di sotto lo sviluppo di altre piante; se non disturbati, lentamente s'espandono e si danno alla colonizzazione asfissiando lentamente i vicini.



Le sue foglie aghiformi, di un verde polveroso, sono riunite in ciuffetti persistenti.
I fiori hanno l'aspetto di minuscole campanelle a barilotto, cilindriche o tubolari, riunite in spighe fitte di color roseo più o meno intenso.


Nel linguaggio dei fiori alle eriche si suole attribuire il significato 'solitudine, pace', che ben s'adatta all'ambiente naturale dove si ricavano il loro spazio, ossia montagna, brughiera, lande deserte.
Pare anche che le loro radici siano così forti da spezzare perfino le rocce dove cercano di ancorarsi e farsi strada. In effetti sono le avversità e i contrasti a fornire a ciascuno la capacità di crescere e sopravvivere.