venerdì 12 luglio 2024

Iperico

(Hypericum perforatum)

Da un corto rizoma si sviluppano diversi fusticini senza peli, cilindrici e così resistenti da non riuscire a spezzarli quando si sono ben sviluppati e formano cespuglietti abbastanza inconfondibili.


Ogni ramo porta foglie ovali, le quali, osservate in trasparenza, evidenziano numerose ghiandole come punti traslucidi o forellini, per la cui presenza la specie è stata denominata' perforatum'.
L'infiorescenza è molto ramificata e ad ogni estremità presenta fiori di uno squillante giallo luminoso con 5 petali a stella, simili a tanti occhi ridenti.
Attorno al pistillo sono disposti gli stami i cui filamenti, quando le antere stanno per aprirsi, cambiano posizione, si curvano verso l'interno.


Danno l'avvio a questa operazione quelli più esterni, in modo che l'insetto in visita sia riempito di polline, ma non lo faccia entrare nello stimma dello stesso fiore. Questo ripetono anche i medi che tengono ancora le antere basse  e lontane rispetto al pistillo.
Infine gli ultimi a maturare tengono le loro borsette di polline vicino allo stimma per permettere un'eventuale autofecondazione.


I petali dei fiori strofinati tra le dita macchiano di rosso perché contengono un succo detto un tempo 'sangue di S. Giovanni'. Un ramo fiorito veniva anche appeso alle finestre e sulle porte per impedire ai demoni di entrare nelle case. Oltre quindi a rendere più sopportabili numerosi mali fisici, questa pianta era ritenuta idonea a scacciare i diavoli interiori che tormentano l'esistenza.

giovedì 11 luglio 2024

Silene ciondola

(Silene nutans)


Se ne sta lì questa silene ciondolante, a picco su rocce e pietre nude, e a guardare alcune sue infiorescenze sembra sfinita, come se fosse in carenza d'acqua o di nutrimento ed anche i suoi petali hanno una brutta cera.


Sono 5, a forma di lingua biforcuta, viranti al rosa, stretti, all'uscita dal calice piuttosto vischioso ed irrobustito da 10 nervature longitudinali in rilievo, da una specie di bianco collarino a punte.
Alcuni sono arricciati, altri stirati per bene, alcuni rivolti verso il basso, altri all'indietro: sono così acconciati per dare dei segnali, ma a chi? Probabilmente a chi è interessato a far loro visita, cioè a farfalle notturne, attirate anche da un lieve profumo che si sprigiona solo allo scendere della sera.



Ed esse, accostandosi ad un fiore appena sbocciato, troveranno la prima notte 10 stami distesi a spirale con le loro antere marroni e i petali rivolti all'indietro ben distesi, la seconda i petali un po' più arricciati in punta e gli stami aggrovigliati e la terza soltanto i tre lunghi stili prominenti collegati all'ovario ben maturo tra stami avvizziti e petali invecchiati.
E tutto ciò per impedire la fecondazione tra elementi del medesimo fiore, perché lo sanno perfino le piante che i figli nati da genitori privi di parentela sono più sani, robusti e forti e ciò garantisce il proseguimento della specie.

Fiordaliso frangiato

(Centaurea phrygia)
 
Le distese dei prati e dei pascoli di Valpiana, tra giugno e luglio, sono abbondantemente punteggiati dal fucsia rosato del fiordaliso frangiato.


Inizialmente su fusti eretti, con poche foglie ovate un po' grossolane, anche per la presenza di un verde smorzato da un accenno di ragnatela pelosa, spiccano sfere brune, irsute e ruvide.
Sono completamente avvolte da squame con appendici a forma di ventaglio, ben sovrapposte come embrici di un tetto e non attribuiresti loro nessuna importanza tanto sono comuni.
Invece contengono un ricettacolo, origine e sostegno di tutti i fiori che faranno bella mostra di sé allo schiudersi di questo deposito.


Infatti il fiore è un ammasso di fiori: quelli alla periferia o fiori della ruota, sono un tubo che si sfrangia in 5 lobi esili; non portano né stami, né pistillo, quindi inutili si direbbe!
Invece essi rinunciano alla funzione principale per adempiere a quella secondaria di 'specchietti delle allodole' per richiamare l'attenzione degli insetti in favore dei fratelli al centro.
Quest'ultimi o fiori del disco sono invece un gran numero e ben dotati di 5 stami corti con antere saldate attorno allo stilo, il quale, dapprima più corto delle antere, s'allunga appena esse, attivate da qualche stimolo, liberano il polline che va a scaricarsi sulla superficie del capolino.


E se per caso nessun visitatore arrivasse, il fallimento della fecondazione verrebbe evitato perché i lobi dello stigma sono in grado d'arricciarsi in fuori fino a toccare l'orlo della corolla dove potrebbe essere rimasta qualche briciola del polline proprio.
A mali estremi, estremi rimedi!

mercoledì 10 luglio 2024

Crotonella fior di cuculo

(Lychnis flos-cuculi)
 
A questo fiore grazioso che cresce nei prati umidi e fertili è stato affibbiato il nome 'saliva di cuculo' che indicava un tempo la schiuma che produce quell'insetto definito 'sputacchina' e che ama soggiornare proprio su di esso: non è certamente un riferimento fine e garbato per corolle di una certa eleganza!


Infatti su assi fiorali piuttosto allungati e sottili, più o meno privi di foglie, riuniti in rade cime dall'aspetto un po' affaticato, si sporgono, da un calice cilindrico con dentelli aguzzi, corolle composte da 5 petali roseo-violetti.
La loro caratteristica è di essere profondamente suddivise, ciascuna in 4 linguette sottili e leggere, un po' arricciate, quelle centrali un po' più lunghe delle altre: nell'insieme danno l'idea di essere sul punto di appassire o di essere state colpite da una grandinata.
Qualcuno addirittura ci vede la forma di mani con dita variamente disposte.


Completano l'insieme 10 esili stami e 5 stili tutti in attesa della visita di farfalle per lo scambio del polline in modo da poter produrre le capsule con i semi dalla forma di raffinate anfore con l'orlo seghettato.


martedì 9 luglio 2024

Platantera comune

(Platanthera bifolia)

L'orchidea platantera usa una strategia di richiamo degli insetti un po' dispettosa: confina infatti il suo serbatoio di nettare in fondo ad un lungo sperone filiforme, lievemente incurvato verso il basso, di cui ogni fiore, leggermente profumato verso sera, è fornito.
Pertanto solo farfalle dotate di estesi e sottili organi succhiatori sono ammesse a godere di tale dolcezza, pagandola con il servizio di trasporto in un altro sito del polline gelatinoso contenuto nelle logge dell'antera posizionata al centro di ogni fiore.


Questo fiore ha un allestimento di scena  assai complicato, rilevabile anche nella struttura delle corolle bianche, quasi traslucide, i cui 6 segmenti sono disposti in modo eccentrico, tra cui spicca in modo particolare il labello nastriforme che pende come una lingua da una bocca spalancata e appunto bilanciato posteriormente dallo sperone allungato.


L'intrecciarsi nella spiga fiorale di lingue e speroni appare come un ricamo prezioso, bizzarro e sensuale, tanto che nei tempi andati si riteneva che nelle sue radici fosse conservato il ricordo delle parti anatomiche sessuali maschili.
Infatti il fusto nascosto sotto terra è composto da 2 radici modificate e ingrossate per immagazzinare sostanze di riserva, una più avvizzita, l'altra più turgida, di forma ovoidale.
La parte emergente si erge diritta, accompagnata alla base da una coppia di foglie intensamente colorate di verde, mentre piccole membrane accompagnano ogni peduncolo fiorale proteggendolo e sottolineandone il fresco biancore.

Timo selvatico

(Thymus serpyllum)

Come non raccogliere un fusticino fiorito di timo per annusarne quel fresco profumo che sa di montagna, di luoghi incontaminati, di rinnovamento salutare?
E difatti anche il suo nome greco 'thymon' lo indicava come l'arbusto più adatto a produrre il fumo fragrante durante i sacrifici.


Incontrare questa erbacea strisciante è abbastanza facile perché vive senza pretese su prati asciutti, nella ghiaia dei bordi stradali, sui muri a secco, in pratica dove poche sono le risorse a disposizione, che sfrutta opportunamente perchè da questo crescere rasoterra ad ogni nodo produce radici che s'affondano nel terreno e da cui poi s'innalzano i fusti.


Ma non s'accontenta di vegetare, diligentemente opera anche per ricoprire questi luoghi incolti con densi ed ampi tappeti di fiori bianchi o rosa disposti su strati di foglie minute, un po' pelose, dal verde sbiadito.
Ogni fiore è in compagnia di altri su spighe tondeggianti, è piccolo, con calice a tubo cilindrico che termina con 2 labbra, come la corolla che ha forma analoga, da cui sporgono 4 stami divergenti.


Piccola e strisciante come un rettile sì, ma non inutile: ha proprietà antisettiche tanto notevoli che fu definita 'antibiotico dei poveri'.
Si dice che una tazza d'acqua bollita con un rametto di timo, presa al mattino o lontano dai pasti, mantenga in buona salute; non solo, si favoleggia che, essendo la pianta amata dalle fate, chi la beve potrebbe ricavarne qualche mirabile visione.

lunedì 8 luglio 2024

Borracina

(Sedum acre)
 
S'accontenta di rocce, muri o fessure tra pietre asciutte dove forma cuscini densi o piccoli ciuffi isolati: l'intenso giallo dorato dei suoi fiori illumina e rende allegro anche il luogo più desolato ed arido.


La pianta verde-giallognola è un groviglio di rizomi e stoloni erbacei che, dove toccano, si piantano; da essi s'alzano brevi fusti eretti sui quali sono disposte le foglie grosse come granelli di riso, e con una superficie povera di stomi per non sudare troppo.
Esse, prive di picciolo, se ne stanno tutte ravvicinate, quasi sovrapposte, per limitare la superficie traspirante ed anche per far scorrere l'acqua piovana in modo che arrivi alle esili radici, le quali poi la pomperanno nelle foglie, per questo carnose e turgide, veri serbatoi d'acqua per i periodi di siccità.


Infine in cima ai pedicelli fertili spiccano i fiori stellati, con 5 petali appuntiti, 5 sepali e gli stami che s'alternano ai petali; i carpelli che formano l'ovario diventeranno dei frutticini in grado di aprirsi se il tempo è umido.
Il nome 'sedum' deriva dalla virtù che le è stata riconosciuta in passato di sedare, cioè di rinfrescare e calmare i dolori.

domenica 7 luglio 2024

Asparago di bosco

(Aruncus dioicus)
 
Lungo le scarpate che delimitano i ruscelli e nelle forre umide prospera questa robusta pianta erbacea, parente della rosa e della fragola: i suoi rizomi che s'intrecciano fittamente generano radici tanto potenti che sembrano fatte apposta per aggrapparsi al terreno talvolta smosso o franante.
Già ad inizio primavera, quasi dal nulla, appaiono getti grassocci e rossastri, subito ricercati dagli appassionati cultori dell'arte culinaria 'dei poveri', quella che in tempi lontani permetteva di aggiungere qualcosa di fresco alle poche riserve alimentari rimaste dopo l'inverno.


Lasciati al loro posto, questi turioni sviluppano gli abbozzi delle foglie che già portano in sè ed è un gran lavoro perchè sono più volte composte; sul picciolo principale escono da parti opposte due altre foglie composte, di cui la più vicina all'asse si scompone in due lembi disuguali, mentre l'apice si completa con 5-7 foglioline opposte. E' tutto un fiorire di seghettature e di nervature diverse.


E infine ecco manifestarsi l'infiorescenza: una pannocchia appuntita bianco-crema che svetta baldanzosa e diritta nonostante la presenza lungo i suoi rami di migliaia di fiori tutti pigiati; la pianta però ama la separazione tra i generi e quindi quelli maschili, minuscole coccarde con petali ovati e stami sporgenti su una pianta, e i femminili, abbastanza somiglianti ma provvisti di pistillo e ovario, su un'altra.
Sfiorendo, il tutto s'appesantisce e reclina verso il basso e il colore brunastro la rende del tutto simile alla 'barba di capra', nome col quale viene riconosciuta da molti.


sabato 6 luglio 2024

Giglio rosso

(Lilium bulbiferum)
 
Si fa notare da lontano il giglio detto di San Giovanni, perché apre le sue corolle nel periodo di giugno in cui si festeggia questo santo: è una macchia rosso-aranciata che s'innalza sul fondo verde dei prati , spesso al margine delle siepi e dei boschi.


Il tutto svetta arditamente verso l'alto ed appunto nel linguaggio dei fiori simboleggia la fiamma dell'amore, quella che fa dire 'Brucio per te'.
Questo grande fiore, solitario all'apice del fusto o in gruppo di due-tre, è una campana rivolta all'insù formata da un giro di 6 tepali, 3 veri petali e 3 sepali diventati petali, divisi completamente uno dall'altro fin dalla base dove sono inseriti, cosparsi di minuti peli scuri.
Una corona di 6 stami liberi con antere grigiastre che sembrano appese in un equilibrio precario circondano un pistillo che sporge con il suo stimma violetto.


L'elemento che spesso lo caratterizza è la presenza all'ascella delle foglie, sottili e scure, distribuite lungo il fusto, di palline verdi-marrone, paffute e rigonfie, vestite di squame spesse e carnose.
Rappresentano la prova della lungimiranza della pianta: infatti producendo pochi semi o non trovando essi terreno ed ambiente idonei ad una loro facile germinazione, supplisce a ciò dotandosi di queste particolari gemme, le quali, cadendo a terra emettono radici, aprono foglie e diventano ben presto esseri indipendenti. Anzi è tale la furia di andarsene che molte di loro, anche se ancora all'ascella delle foglie, gettano una o due radichette oscillanti in aria, quasi a voler andare incontro al terreno.


Anche i vegetali si supportano con altri mezzi ingegnosi quando le normali vie di sviluppo sono poco praticabili.

venerdì 5 luglio 2024

Lupinella comune

(Onobrychis viciifolia)

Non è il caso di pensare che il nome comune 'lupinella' c'entri in qualche modo con i lupi, avendo a che fare, invece, con la pianta lupino, assomigliandosi molto le due leguminose nell'aspetto delle loro infiorescenze.


Se, però, la si vuole accostare agli animali, pare che essa risulti molto attraente per tanti di loro: per le api, offrendo nettare e polline di qualità e in grande quantità; per gli asini e le lepri a cui piace molto questo foraggio; per gli ovini e i caprini che possono alleviare i loro problemi intestinali introducendola nella dieta; e per gli umani, se non altro per il piacere che suscita la vista dell'elegante conformazione dei suoi steli fioriti.
Ogni corolla appare come un pappagallo in miniatura: petalo-vessillo eretto e con punta curvata all'indietro a mo' di cresta e carena sottostante simile ad un becco adunco, il tutto dipinto di uno sgargiante rosa antico disseminato di nervature parallele più scure.
     

Le foglie, composte da coppie di foglioline verde intenso, in doppia fila lungo una nervatura centrale, fuoriescono da nodi rossastri dei fusti striati che si originano da una radice robusta, i cui noduli presentano azotobatteri in grado di fissare e rendere assimilabili l'azoto fino ad una notevole profondità, garantendo un buon equilibrio nella struttura dei terreni dove vive.

Castagno

(Castanea sativa)

Un castagno di una certa età si riconosce facilmente perché i segni del tempo si imprimono profondamente nella sua pelle: tronco massiccio grigio scuro contorto e solcato da fenditure, seccume di rami anche di notevoli dimensioni, chioma più rarefatta e di forma irregolare.
Ma la lotta per la sopravvivenza è per lui una ragione di vita: ed ecco che spuntano alla base nuovi polloni o lungo il fusto nuovi ramoscelli che con il loro giovanile aspetto bilanciano l'aria di decadenza che spesso avvolge quest'albero coltivato dall'uomo da tempo antichissimo.


Inconfondibile è la sua foglia: ellittica con una grossa nervatura centrale da cui si dipartono le secondarie, circa una ventina per lato, le quali, mantenendosi parallele s'allungano fino al margine in corrispondenza di dentini che terminano in una punta aguzza.
Verso giugno si tinge di un bel giallo caldo perché all'estremità dei rami si presentano i fiori: lunghi amenti rigidi, formati da innumerevoli agglomerati di corpiccioli tondi sono i maschili, verdognoli prima delle maturazione; alla base di questi, qua e là, sono disposti miniricci con aculei morbidissimi da cui fanno capolino dei bianchi pistilli.


Se l'impollinazione, favorita dal lavorio delle api le quali col nettare producono un aromatico miele, andrà a buon fine, questo carpello, frutto in via di formazione dall'aspetto molto delicato, diventerà un grosso e minaccioso riccio dalle spine pungentissime.
Cosa non si fa per difendere i propri figli!

giovedì 4 luglio 2024

Linaiola

(Linaria vulgaris)

Gli inglesi guardando la linaria dicono 'butter end eggs- burro ed uova', per il colore bianco,
 giallo, arancione della corolla: a me verrebbe da dire 'gelato al limone ed albicocca', tale è la freschezza, anche sotto il caldo sole estivo, della sua infiorescenza a grappolo che spicca sul lungo gambo dalle foglie color glauco.
Parente povera della 'bocca di leone' dei giardini, cresce sviluppandosi da un gracile rizoma che viaggia sotto il pelo della terra alla ricerca di luoghi idonei dove fissarsi e far apparire i suoi fusticini fogliosi.


Essi sono ricoperti di lunghe foglie lanceolate, disposte tutt'attorno al gambo e alternando le posizioni per non ombreggiarsi a vicenda.
Come per la bocca di leone, basta premere leggermente ai lati della corolla ed essa spalanca la fauce; gli insetti, che non hanno dita, s'appoggiano su 2 sporgenze simili a cuscinetti del labbro inferiore e con il loro peso fanno scattare il meccanismo di apertura predisposto, dopo di che scompaiono in parte dentro questa boccuccia per essere infarinati a dovere di polline.


Il desiderio di produrre semi è tale che, se le si taglia la prima infiorescenza, al di sotto si sviluppano dall'ascella delle foglie altre spighe fiorali e si può ripetere più volte quest'operazione.
I fiori, appoggiati su calici campanulati divisi in 5 lobi verde chiarissimo, di fronte mostrano una serie di rigonfiamenti corrispondenti al labbro superiore suddiviso in 2 parti e l'inferiore in 3, sul retro hanno un prolungamento sottile e molto allungato.


Nell'insieme ti par di vedere una ben strana faccia e forse è questa somiglianza che le ha fatto attribuire anche l'appellativo di 'erba strega'.

mercoledì 3 luglio 2024

Vitalba

(Clematis vitalba)

Era bello un tempo saltare la corda senza la corda e fumare le sigarette senza il tabacco. Gioco di parole?
No, questa possibilità era offerta dai sarmenti freschi o aridi della vitalba, una pianta rampicante, talmente aggressiva e potente da formare grovigli pendenti in lunghi festoni tra i rami di altre piante, inglobandole e soffocandole con la sua esuberanza.
Rappresenta una delle 'liane' nostrane, la quale, al primo tepore primaverile, ricaccia ad ogni nodo del sarmento 2 getti opposti, bruno-rossastri per difendersi dal freddo, i quali presto danno origine a foglie composte prima di un colore quasi metallico che poi vira verso un glauco chiaro.


Ed è merito dei piccioli di queste foglie se può abbarbicarsi e salire così in alto: infatti essi diventano prensili quando durante la crescita incontrano un ostacolo che causa l'ingrossamento degli stessi e la tendenza ad attorcigliarsi, avvinghiandosi con forza al sostegno.


Graziose pannocchie irregolari di fiori bianco-crema, emananti un profumo di campagna fresca, illuminano la vegetazione: hanno 4 petali vellutati e consistenti privi di calice verde, che s'aprono in croce, ripiegandosi all'esterno, mentre una frotta di stami s'allarga attorno ai pistilli centrali.
Molto caratteristiche saranno le infruttescenze dove gli stili, col freddo, diventeranno un ammasso di piume morbide composte di peli luminosi, via via sempre più lunghe, collegate alla base ai frutti bruni: girandole pronte a giocare col vento.


martedì 2 luglio 2024

Giglio martagone

(Lilium martagon)
 
L'aspetto del giglio martagone è fiero ed intrepido, quando svetta con aria dominante e un po' sdegnosa sugli altri fiori delle radure erbose o dei boschi radi: fa pensare ad un satrapo orientale con il suo turbante in testa o ad una femminile ed assai vistosa acconciatura di capelli.


Lo si individua subito anche per l'alto fusto eretto, macchiato di scuro e per le foglie spatolate, nella parte centrale addensate e distese tutt'attorno al gambo, quasi ad impedire che qualcuno, oltrepassandole, possa raggiungere quella magnificenza del fiore all'apice.


Esso è composto da un involucro fiorale appeso ad un peduncolo curvato verso il basso, nel quale 6 grandi tepali ripiegati decisamente all'indietro esibiscono una colorazione rosata punteggiata di macchie porporine che infittiscono nella parte dove hanno origine.
Sulla faccia interna di ognuno decorre lungo la linea mediana una specie di piega limitata da sporgenze ramificate, piena di nettare.
Fanno da cornice a 6 stami liberi raggruppati, i quali poi divergono per permettere ad ognuna delle voluminose antere rosso-minio, appese per il loro punto mediano, di mostrarsi ed oscillare.
I suoi 3 organi femminili saldati formano un ovario a 3 logge dove alloggiano molti ovuli ed è sormontato da uno stilo con 3 stimmi.


Non è che un comune Lilium, ma quale preziosità! Tanto che gli umani, raccogliendolo indiscriminatamente, ne hanno rarefatto la presenza in molte zone, dove ora sono i cinghiali a continuare l'opera distruttiva nutrendosi dei suoi bulbi gialli e squamosi.

lunedì 1 luglio 2024

Cefalantera maggiore

(Cephalanthera longifolia)

Si può attendere per molti giorni che la corolla di questa piccola orchidea si apra, ma niente, al massimo la socchiude solo un pochino nelle ore centrali della giornata; fa immaginare che sia sempre imbronciata, una piccola testa ostinatamente restia ad un contatto più intimo.


Eppure è bella e complessa la struttura dei suoi fiori bianchi, irregolari, disposti lungo il fusto a cui aderiscono mediante gambi che sembrano rinforzati o attorcigliati su sé stessi; al di sopra svettano 3 tepali esterni arrotondati, più in basso 2 lunghi e appuntiti che nascondono il labello centrale che sembra un sacco con entrata tinta di giallo e bordi rivolti all'insù.


All'interno stami e stilo sono concresciuti: un solo stame è fertile, mentre gli altri sono atrofizzati o trasformati; quindi l'impollinazione diventa un problema data anche la mancanza di nettare e profumo, per incentivare le visite.
La pianta aspetta e spera prolungando la fioritura per un periodo molto lungo e meno male che non è una parassita, come dimostrano le sue belle foglie verdi disposte ordinatamente a due a due opposte su nodi successivi fin sotto il primo fiore.


Non avendo quindi la certezza di riprodursi per seme, visto che le serve pure la presenza di specifici funghi per la germinazione, sa farlo anche per via germinativa usando le gemme del suo rizoma.

domenica 30 giugno 2024

Erba zolfina

(Galium verum)
 
Pianta in apparenza delicata e fragile per questo misto di foglioline e fiori che sembra un leggerissimo velo gialloverde, è invece una perenne che s'adatta anche a terreni non molto ospitali come i sabbiosi e i sassosi; nei prati supera talvolta in altezza le altre piante, ma il fusto si lascia ricadere trascinandole in basso, avendo l'accortezza di rimanere al di sopra in modo di poter godere della luce solare.


Le foglie, ridotte quasi a corti fili con nervatura centrale evidente, sono posizionate tutt'attorno ai nodi che mostrano distanze regolari; esse rimpiccioliscono man mano che ci si avvicina all'apice o nei rametti laterali dove convivono foglie e fiori.
Le infiorescenze sono lunghe pannocchie che nel pieno dello sviluppo assumono forma arrotondata, costituite da tutti questi peduncoli uscenti alle ascelle delle foglie a cercine, fino alla sommità e portanti minifiori con corolla simmetrica di 4 lobi acuti.


Tra essi s'intercalano 4 stami con antere scure e un pistillo con stimma a pallina; i fiori sono di color giallo vivo, noti per la loro proprietà tintorie, usati quindi per ricavare la tinta giallo oro.
Inoltre, per l'elevata acidità dei principi essenziali che il galium contiene, fa rapprendere il latte, da cui il suo nome comune di caglio; un tempo veniva impiegato nella lavorazione del latte per ottenere il formaggio, che penso sarà stato ben giallo!


sabato 29 giugno 2024

Erba peperina

(Filipendula vulgaris)

A giugno certi prati umidi e torbosi di Valpiana sembrano avere due piani: quello basale con erbe e fiori multicolori di limitata altezza e quello aereo composto da un mare di cime a forma di ombrella floreale bianco-crema, sostenute da alti fusti eretti, rossigni, lievemente ondeggianti nella brezza di monte.
Anche questa pianta, come la sorella olmaria potrebbe essere chiamata 'regina dei prati' dato che, per un breve periodo, occulta e domina il resto della vegetazione.


Si sviluppa da un rizoma strisciante con radici ingrossate, recanti tuberetti peduncolati da cui il nome da 'filum - filo e pendulus - appeso'.
Le foglie alla base sono composte da innumerevoli parti in numero dispari, doppiamente dentate, simili quasi a felci; quelle del fusto, che sono all'origine abbracciate da stipole irregolari, sono più corte e semplici.


Esse persistono fino alla suddivisione del gambo in più steli recanti prima dei boccioli talvolta rosati simili a perline e poi fiori profumati con 5 sepali triangolari, 5 petali bianco-crema ben appressati gli uni agli altri e stami vistosi che superano in lunghezza i petali.


Anche i frutti sono eleganti, composti come sono da 6-10 acheni disposti a stella e distribuiti lungo tutti i ramoscelli del corimbo.
'Nessuno è più bello di te, o mia regina!' si proclamava in una fiaba, ma a differenza di quella sovrana quest'erba è anche buona per le sue molteplici proprietà medicinali.

venerdì 28 giugno 2024

Giglio di monte

(Paradisea liliastrum)

Sembra un giglio ma i botanici assicurano che non lo è; si sviluppa da un piccolo bulbo che s'espande in una radice fascicolata. Lo incontri a gruppi ai margini dei boschi, nei versanti soleggiati.
Da un ciuffo di foglie basali scanalate e ricadenti ad arco, emerge un fusto cilindrico, dritto e tenero, senza peli, piuttosto alto.


Nella sua parte superiore reca prima dei boccioli allungati dalla punta macchiata di verde e poi, a partire dal più basso, progressivamente sbocciano i fiori.
Ognuno è in corrispondenza di una brattea che sostiene il lungo peduncolo che s'allarga in 6 tepali candidi lanceolati profondamente divergenti.


All'interno sono collocati 6 stami ricurvi verso l'alto coronati da antere giallarancio avvolgenti uno stilo altrettanto bianco diritto e terminante in uno stimma a pallina.
Meno solenne e sacrale del giglio vero, ma lo stesso richiama alla mente il simbolo della purezza e della castità.


giovedì 27 giugno 2024

Eliantemo maggiore

(Helianthemum nummularium)

Si dice che le belle cose durano poco e ciò pare valere anche per l'eliantemo, 'fiore del sole', perché le sue corolle si schiudono con l'apparire della luce e durano soltanto fino al tramonto, talvolta anche perdendo i fragili petali durante la giornata per qualche soffio di vento troppo impetuoso o per un improvviso rannuvolarsi del cielo.


Per fortuna la pianta rimedia a questa fragilità impegnandosi in una produzione continua  di fiori, facendo dispiegare il primo dei boccioli sottostanti, appeso a un peduncolo curvo simile ad un peloso lampadario, il quale mette in mostra le sue lucenti spiegazzature come una preziosa piccola moneta.


I 5 petali, disposti con elegante regolarità, sorretti da 5 sepali percorsi da nervature striate di rosso, sfoggiano al centro un consistente ciuffo di una decina di stami che fanno corona ad un unico pistillo esile e contorto, pronto a trasformarsi in una capsula fruttifera con molti semi.
S'assicura così la continuazione della vita attraverso i propri discendenti, se le nuove piantine troveranno una posizione assolata dove l'acqua possa fluire rapidamente, prevalentemente quindi su scarpate sassose, occhieggiando tra altre erbe per seguire il corso del sole, la cui presenza è per loro fondamentale.

Ligustro

(Ligustrum vulgare)

Arbusto parente del lillà, ma molto meno appariscente, il ligustro in primavera mostra delle gemme appaiate e scure da cui fuoriescono foglie piccole, coriacee, somiglianti a quelle dell'olivo, solo un po' più scure e disposte ordinatamente su rami regolari e flessibili.
Tale elasticità, naturalmente sfruttata dagli umani, gli ha fruttato anche il nome, da 'ligare-intrecciare' e nell'ottocentesco linguaggio dei fiori evocava la gioventù e nello stesso tempo la necessità di divieti e proibizioni.



L'infiorescenza è una spighetta di fiori bianco giallini i quali spargono, soprattutto di sera, un odore acuto che attira molti insetti, tra cui la farfalla detta Sfinge del ligustro, capace di librarsi sulle ali per starsene sospesa mentre aspira con la lunga proboscide il nettare.
Sulla corolla, a forma di imbuto, si aprono a stella 4 petali acuminati sui quali svettano 2 stami lunghi con antere di proporzioni notevoli rispetto al resto ed un pistillo.



Dopo la maturazione il bianco vira al marrone e i fiori daranno origine a bacche nere e lucide, disposte a pannocchia, particolarmente gradite agli uccelli, ma non commestibili per gli uomini.
La pianta, pur così sobria nelle tinte, è invece una dispensatrice di sostanze coloranti: dalla corteccia un tempo si estraeva un colore giallo, dalle bacche un inchiostro violetto e un colorante per il vino.