martedì 4 giugno 2024

Barba di becco

(Tragopogon pratensis)

Si dice che il nome derivi dal greco 'tragos - caprone e pogon - barba', alludendo alla forma della radice oblunga che ricorda la barba di un caprone.
A dir la verità anche l'aspetto del suo fiore giallo brillante, solitario e piuttosto arruffato per la differenza di lunghezza dei petali sovrapposti che si ripiegano in varie direzioni, richiama proprio quell'animale.


Ha la prontezza, quando l'aria si fa umida e il cielo si rannuvola, di incurvare la cintura esterna dei petali, che vanno ad avvolgere come un impermeabile il fiore.
Al ritorno del sole i fiori minuscoli riappaiono: nella parte più esterna del capolino, vi sono quelli con una lingua abbastanza lunga e sfrangiata in punta, mentre nella parte centrale, impiantati come spilli, vi sono dei semplici fili addossati fittamente gli uni agli altri.




Il tutto è completato da foglie lisce, dilatate alla base e poi sempre più aguzze, leggermente increspate all'apice che ricadono mollemente verso terra nonostante la presenza di una nervatura centrale molto pronunciata che evidentemente non serve a tenerle erette.


lunedì 3 giugno 2024

Asparago selvatico

(Asparagus acutifolius)

Da una 'zampa', corto rizoma sotterraneo molto longevo se trova una situazione adatta, erompono in primavera i turioni, germogli formati da gemme cilindriche, appuntite e cosparse di elementi squamosi bruno-rossicci.


Via via allungandosi, dimagriscono e si ramificano finemente.
Nello stadio iniziale sono turgidi e teneri, delicati e tentatori, tanto che i buongustai ne fanno ricerca e raccolta per soddisfare i loro gusti culinari, poi diventano coriacei e difficili anche da spezzare.
Espandendosi, la pianta assume l'aspetto di un miniabete con steli irti di rametti aghiformi a pennacchio che si sono arrogati il compito di foglie e quindi assumono una bella colorazione verde per la presenza di clorofilla.


Ogni pianta porta fiori femminili o maschili: i primi, solitari o a coppia, pendono leggeri all'ascella di questi ciuffi ramosi e sfoggiano sei tepali bianchi lineati di verde con stami corti che non producono polline, mentre i maschili, molto simili, spesso non arrivano a fruttificare.
Non importa molto questa scarsa produzione di frutti e semi perché la pianta può vivere anche più di cent'anni.
Pare che agli antichi Romani piacesse così tanto da considerarlo afrodisiaco.

domenica 2 giugno 2024

Pimpinella

(Poterium sanguisorba)

Lungo i margini sassosi delle strade e in luoghi anche aridi erompono, come spruzzi di una fontana, delle foglie composte, verdi rossastre, che affrontano temerarie anche la brutta stagione, offrendosi alla raccolta di chi ama quest'erba saporita.
Si tratta della sanguisorba, nome che le attribuisce le capacità di un vampiro nell'assorbire il sangue, o pimpinella, così chiamata per il forte aroma che emana, adatto a papille gustative forti.



La robustezza che la rende perenne è dovuta forse alla sua parte sotterranea, che è un grosso rizoma, una specie di lunga radice rubinetto, che sa andare a raccogliere l'acqua anche dove le altre piante conviventi non riescono ad arrivare.
Così si sviluppano degli striati fusti rosseggianti, da cui si dipartono foglioline sempre meno appariscenti, ma in compenso, all'apice, corte infiorescenze simili ad orecchini a palloncino: queste minisfere sono un ammasso di fiori senza petali, con 4 sepali ovali con la punta acuta , verdi e porpora listati di bianco.


Non sono tutti uguali però: quelli in posizione superiore sono femminili e sfoggiano stimmi piumosi rosei o rossi come coccarde disposte a tutto pur di farsi notare; meno vistosi, nella parte centrale sono riuniti i fiori completi di stami e pistilli, forse l'ultima spiaggia per la fecondazione, se i precedenti non sono in grado di procedere alle nozze.
Nella parte inferiore sono disposti i maschili i quali, facendo sporgere dal calice stami lunghi e flessuosi impreziositi da antere dorate ondeggianti ad ogni minimo alito di vento, spargono ovunque il loro pregiato carico di polline.


Forse a questo elegante e fresco aspetto della pimpinella sono dovuti la raccolta e l'uso che fin dall'antichità se ne faceva per diversi scopi medicinali, tra cui: 'Due o tre dei gambi e foglie messi in una tazza di vino sono noti per accelerare gli spiriti, rinfrescare e rallegrare il cuore, e scacciare la malinconia...'.
Chissà se per merito del vino o della pianticella!

Botton d'oro

(Trollius europaeus)

Cresce su prati umidi e grassi questa pianta che si fa notare subito per il grosso ciuffo di foglie alla base del cespo, a forma di pentagono nella loro disposizione, ma suddivise in segmenti incisi e portate da piccioli lunghi e robusti; quelle invece che si sviluppano lungo i gambi sono di dimensioni più ridotte e con minor numero di lobi.


Così dotata di organi ricchi di clorofilla pronti a darle la necessaria nutrizione, la pianta ha la possibilità di cercare il modo di utilizzare delle foglie trasformandole per farsi bella: arrotonda e fa ingiallire via via un buon numero di sepali sulla sommità del gambo simulando un fiore chiuso a cupola.


Esso acquista sempre più luminosità e pienezza, adagiandosi sul gambo come un globo dorato e a questa caratteristica deve il suo nome, da 'troll - globoso'.
Lo scopo reale è di proteggere i veri petali, esili linguette simili ad unghie trasformati in depositi di nettare e gli stami disposti a spirale attorno ai numerosi pistilli nella parte più nascosta del fiore.


'Bello ma malvagio', direbbe qualcuno: infatti tutta la pianta è velenosa, tranne che per api, mosche e coleotteri che la visitano con assiduità insinuandosi senza paura tra le sue lamine dorate.


sabato 1 giugno 2024

Noce

(Juglans regia)

A fine 1800, il Bazolle nel suo libro 'Il possidente bellunese' spiega che il 'nogher' ama sentire i contadini cantare il rosario, intendendo con ciò che questa pianta ha bisogno di essere presso le case, perchè in questo modo viene concimata: ancora adesso la si incontra di preferenza accanto a dei fabbricati e in genere solitaria o in pochi esemplari.
L'aspetto maestoso della chioma, l'intreccio consistente delle foglie assai ampie, l'altezza ragguardevole, il portamento fiero possono apparire come segni indicatori della sua notevole resistenza, quasi una prepotenza contro gli altri; avendo escogitato un metodo per allontanare i parassiti, questo l'aiuta a difendersi anche da altre specie vegetali che volessero insediarsi nelle sue vicinanze.
Infatti produce nelle sue foglie dei tannini che poi si depositano nel terreno rendendolo poco abitabile, pare anche agli umani, tanto che si dice ancor oggi che non è conveniente dormire all'ombra di un noce.perchè potrebbe far ammalare.



Abbastanza ingombrante, quasi egoista quindi, ma, come sempre, accanto ai difetti presenta anche i pregi: il più 'gustoso' consiste nei suoi frutti, così buoni da essere stati un tempo consacrati a Giove, il padre degli dei, tanto che nella classificazione botanica il noce è detto 'juglans regia ', 'ghianda di Giove'.
Ambivalente è anche il significato che gli viene attribuito: ha legami con il mondo infernale perchè prediletto da streghe e demoni che gli danzano attorno, ma anche con la grande Madre, portatrice di fortuna e prosperità.
Doppi pure i fiori, senza petali, sulla stessa pianta: i maschili, 6 tepali bruno verdastri, ricchi di stami, sono disposti in file ordinate su strutture pendule che si preparano già nel corso dell'anno precedente accanto alla cicatrice che ogni foglia cadendo lascia; i femminili, solitari o a coppie, appaiono all'apice dei germogli nuovi e l'ovario deriva da 2 foglie affacciate l'una contro l'altra.



Ciò può essere riconosciuto osservando il guscio della noce matura che si divide in 2 metà simmetriche somiglianti a barchette dentro cui se ne sta adagiato il gheriglio, simile al cervello umano e per questo ritenuto capace di curare le malattie e le turbe mentali.

Pino

(Pinus sylvestris)

In Estremo Oriente il pino evoca l'Immortalità, grazie alle caratteristiche del legno, delle foglie e alla presenza della resina ed è anche simbolo di potenza vitale, di fecondità e di longevità.
Effettivamente, la corteccia del tronco ti fa pensare alla pelle rugosa di un patriarca che però sostiene e fa prosperare una chioma che ha un aspetto giovanile ed audace allungandosi senza paura anche fino ai 40 metri di altezza.
I rami sinuosi più o meno regolari portano foglie verde glauco sempreverdi che vengono lasciate cadere quando la loro età stabilisce che hanno concluso il loro compito e non in rapporto alle stagioni; del resto sono adattate alla stagione invernale facendo loro assumere la forma di ago per ridurre la traspirazione, riunendole a coppie su rigide guaine resinose alla base.
Questa resina, da 'rasa - succo organico' essuda dal legno in goccioline: gli umani, per procurarsene in gran quantità incidevano il tronco della pianta che poteva anche morirne; era preziosa perché da essa , oltre che ricavare prodotti medicinali, si ottenevano la trementina, la pece molle e la pece dura.


Sulla stessa pianta si trovano infiorescenze maschili che sembrano tanti ovuli addensati alla base dei germogli, così ricchi di polline da ingiallire la superficie sottostante quando soffia il vento; meno visibili le femminili, isolate all'apice dei nuovi getti, di color rossiccio e somiglianti a piccoli coni squamosi.


Si trasformeranno lentamente in pigne che necessitano anche di 3 anni per maturare, per cui sugli stessi rami possono convivere infiorescenze, pigne giovani, mature e secche.

venerdì 31 maggio 2024

Caprifoglio comune

(Lonicera caprifolium)

I fusti troppo lunghi o deboli s'ingegnano in mille modi per conquistarsi un posto al sole: quelli del caprifoglio, senza scrupoli, s'appoggiano alle spalle altrui avvolgendosi a spirale intorno al primo sostegno che incontrano nelle siepi dove vivono.
Nella loro ascensione s'avvolgono da sinistra a destra, cosa che perseguono con ostinazione anche se tenti di far loro cambiare direzione: ognuno ha i suoi gusti nell'eterna geometria della natura!


Lungo queste liane, che lentamente si sollevano aggrovigliandosi, appaiono foglie verdi glauche dalla superficie impermeabile e di aspetto diverso: quelle in basso su rami senza fiori fuoriescono una opposta all'altra sul loro picciolo; quelle terminali sui rami con fiori si saldano alla base a formare come un collettino arrotondato attorno al fusto.
E sopra a questi vassoietti formati dalle due foglie congiunte stanno i boccioli rossicci che s'allungano a forma di clavetta, finché s'aprono mostrando delle corolle bilabiate le cui labbra s'allontanano arricciolandosi in direzione opposta come la barba e le corna di una capretta.



Tra loro 5 stami molto lunghi fanno poi la loro apparizione e via via orientano le antere da una posizione verticale ad una orizzontale, mentre la pianta cerca di esporre questa sua 'merce' disponendo anche i fiori orizzontalmente a raggiera ed allungando le porzioni di fusto che stanno tra un giro e l'altro di fiori.


Ulteriore invito è il profumo, acuto e delizioso, tale da attirare gli insetti, soprattutto la farfalla Sfinge. In due giorni il tutto sarà concluso:rimarrà lo stilo che riceverà il polline da altre piante mentre i petali da rosei diventeranno giallo-avorio e poi cadranno ricoperti di macchie brune.


giovedì 30 maggio 2024

Maggiociondolo

(Laburnum anagyroides)

Capita di incontrare nell'aria incantata di piena primavera delle siepi che risplendono costellate di una pioggia di eleganti e snelli grappoli color oro intenso: è la fioritura del maggiociondolo, l'unica che si concede ogni anno. 
Piccolo albero deciduo, espande una chioma rada e leggera: le sue foglie emergono ad una ad una, tre per ogni picciolo, ovattate di peli argentei. Sono in grado di subire spostamenti di orientamento durante la giornata in rapporto alla luce e al calore che ricevono.


Quando fa molto caldo d'estate addirittura si lasciano penzolare come fossero stanche morte ed in effetti molto precocemente il loro margine si raggrinza e si formano macchie brune che le corrodono imbruttendole e facendole cadere.
I fiori si mettono veramente in mostra, non solo per la tinta e il ritmico oscillare al vento, anche per dei segnali bruno rossastri nel petalo superiore dove gli insetti sostano provocando l'allargamento delle brattee laterali e il sollevamento della carena.


Nella fessura, larga quanto basta perché l'ospite introduca il capo, esso spinge e fruga così le antere scaricano il polline o, se il fiore è maturo, lo stilo si protende per farsi infarinare.
Ma può essere che una pianta così dolce e soave d'aspetto, così eterea e leggiadra, abbia un'anima talvolta subdola e pericolosa? È il dubbio che si lega anche alla sua simbologia.
 Z

Non c'è dubbio alcuno che le foglie, velenose per capre e cavalli, non lo siano per i cervi, che conigli e lepri rosicchino impunemente la sua corteccia, e che per gli umani rappresenti sempre un pericolo.

mercoledì 29 maggio 2024

Globularia

(Globularia incanescens)

Sembra una biglia azzurra sfuggita a chissà quale gioco di bambini questo fiore che si fa notare nei prati aridi dove le erbe più alte e robuste non riescono a crescere tanto da occultarlo.
Ogni pallina rappresenta un ammasso di fiorellini tubolosi, con due labbra, quello superiore corto e suddiviso in due punte, quello inferiore a tre lobi ed appoggia su un calice un po' peloso con 5 denti ineguali.


Spicca per il colore azzurro intenso che, con l'avanzare dell'età, tende a schiarire e ad opacizzarsi, mentre la forma globosa s'appiattisce in un bottone semisferico con gli stimmi più chiari ancora che ricadono verso il basso.


Le infiorescenze, sospese ognuna all'apice di un gambo abbracciato da foglie ovali lanceolate, possono essere anche molto numerose nella stessa pianta quasi a formare una specie di tappetino a ponpon, su una rosetta basale folta di foglie un po' coriacee.

martedì 28 maggio 2024

Rosa di macchia

(Rosa canina)

Non si direbbe proprio che un ciliegio, una potentilla, un nespolo, una fragola siano imparentati tra loro e con la rosa: la loro caratteristica comune è il fiore formato da 5 petali e da un calice con 5 sepali ben visibili e distinti tra loro.
Naturalmente gli umani, nel loro delirio di onnipotenza, hanno ben presto deciso che così non andava bene; bisognava far sì che le rose diventassero rifiorenti, più profumate e potessero fregiarsi di una corolla con almeno un centinaio di petali.



Per fortuna la rosa canina è riuscita a mantenersi semplice ed essenziale nella sua conformazione, giungendo a noi da epoche remote, adattandosi alle situazioni più diverse e continuando a rappresentare svariati significati simbolici che vanno dalla fragilità alla bellezza, al fascino femminile, ai riti dell'amore, alla metafora del tempo che scorre.




La pianta si sviluppa nelle siepi e nel sottobosco formando delle macchie mediante l'intreccio di rami sarmentosi, difesi da aculei dall'aspetto intimidatorio per la notevole stazza, ed impreziositi da foglioline lucide riunite in numero dispari su un picciolo comune.
I fiori grandi, con petali di un lieve pallore rosato prima morbidamente avviluppati su se stessi, poi vistosamente distesi e talvolta incurvati a difesa degli stami dorati, sono completati da un calice carnoso e tepali vistosi.


Non per sciupare tutti i pensieri poetici che questa regina dei fiori ha fatto nascere, ma anche per essa gli uomini hanno individuato un elemento prosaico: i suoi frutti, che poi sono falsi, anforette dal lucidissimo rosso acceso isolate o a ciuffi in cima ai rami,
Mentre scientificamente sono stati denominati pomposamente cinorròdi, volgarmente sono gratta-culo e qui da noi 'stropacui', per la loro capacità, naturalmente sotto forma di infusi e decotti, sciroppi e marmellate, di arrestare diarree, crampi, nausee e digestioni difficili.

lunedì 27 maggio 2024

Romice acetosa

(Rumex acetosa)
 
Non lo sapevamo certo, quando da piccoli andando per prati si cercava il getto fresco dell'acetosa per mordicchiarlo e succhiarlo come fosse stato una caramella, che questa pianta contiene una buona quantità di ossalati che la rendono tossica per alcuni.
Ci si sentiva subito rinvigoriti da quel sapore acidulo simile a quello del limone, che rinfrescava e limitava la sete quando il sole ti faceva sudare e non c'era altro a disposizione.



Lasciati alla pianta, quei germogli consistenti e squadrati, tendenti al rossiccio, avvolti da foglie simili a lance, caratteristica questa da cui deriva il nome, si sarebbero innalzati sempre più, lentamente ramificando l'apice.


Lì in cima, al momento della fioritura che poi si ripete più volte anche durante l'estate, basta che la pianta venga falciata, si sviluppa una pannocchia marrone rossiccia, allungata e un po' curvata in punta.
I fiori sono fitti ma molto piccoli, l'involucro fiorale è spesso indifferenziato,anche se qualche corolla mostra 6 tepali di cui 4 esterni più allungati; i maschili e i femminili sbocciano su piante distinte.

domenica 26 maggio 2024

Sassifraga a foglie rotonde

(Saxifraga rotundifolia)

La sassifraga a foglie rotonde si presenta già bene appena è germogliata, quando il suo ciuffotto di foglie molli, sovrapposte a formare una rosetta armoniosa, attira lo sguardo per la loro forma a ventaglio, resa aggressiva dalla ordinata dentatura lungo i margini.



Questo portamento iniziale la porta ad essere facilmente individuabile, ma solo se ci si inoltra in vallette ombrose e fresche, percorse da ruscelli e cosparse di pietre.
Da questa verde base consistente si protendono fusti ramificati che danno l'impressione di non avere la forza di sostenere i fiori, distribuiti qua e là in radi gruppi: eppure la loro ridotta dimensione non dovrebbe rappresentare un peso eccessivo.


Se, ad un primo sguardo superficiale, la piccolezza e il biancore dei 5 petali lanceolati fanno pensare  a qualcosa di debole e  malato, osservandoli da vicino si scopre su ciascuno di essi dei punti fermi, ben disposti in formazione geometrica, una specie di distesa di lentiggini, con tonalità  giallastre quelle verso il fondo per poi scurirsi fino al violetto vicino al bordo.
Sembrano far dire alla pianticella: 'Niente mi fermerà, sono così forte da spezzare i sassi'.

Neottia nido d'uccello

(Neottia nidus avis)

La neottia nido d'uccello ha un nido non tra le fronde che non possiede, ma nelle ingrossate radici fitte ed aggrovigliate tra loro, dove dimora un fungo determinante nel momento della germinazione dei suoi semi e che lì rimane perché a sue spese avviene tutto il ciclo vitale della piantina.
Il suo fusto è in parte sotterraneo e in parte si eleva diritto e semplice come un bastoncino, privo di foglie e con qualche guaina ocracea a distanze regolari.
La parte terminale si muta in una spiga più o meno densa di fiori appoggiati, come a sostenersi nella loro fragilità, alla base di squamette.


Il tutto è tinto di uno sbiadito colore ocra chiaro o verdognolo, quasi opalescente; nessun cenno di verde perché non si forma clorofilla, campando la pianta di quanto le fornisce il fungo che con lei convive sottoterra.


I fiori, modellati come quelli di altri tipi di orchidea, non hanno nessuna sottolineatura di colore: tutti i tepali monotonamente uniformi, sono minuti. Soltanto il labello, che è centrale e rivolto verso il basso mediante torsione del pedicello del fiore che ruota sottosopra, si sporge ad ala di rondine.
Gli altri 2 tepali interni e 3 esterni si dispongono a cappuccio per proteggere lo stame con una sola antera fertile abbracciato allo stilo come una sorta di pilastro al centro del fiore.
Dopo la fioritura esso sparisce e può essere possibile, se non si realizzano le condizioni adatte, che non si faccia più vedere per anni, mantenendo la sua vita nella radice nascosta.

sabato 25 maggio 2024

Berretta del prete

(Evonymus europaeus)

La berretta del prete o fusaggine appare abbastanza insignificante al tempo della fioritura perché i suoi fiori sono scarsamente appariscenti; soltanto se la fioritura è abbondante sembrano formare una leggera ragnatela tra le foglie simile ad un velo lattiginoso.


Al contrario i frutti in autunno sono molto vistosi per la combinazione di due colori dominanti: il rosso carminio della capsula e il rosso aranciato dei semi, tinte forzate alla loro massima intensità probabilmente per renderli ben visibili agli uccelli nel grigiore autunnale.
La strana caratteristica di questo arbusto cespuglioso è la sua preferenza per il numero 4:
quattro gli spigoli dei giovani rami verdi, quattro i petali dei suoi fiorellini bianco - giallognoli che s'aprono in croce, quattro gli stami che si inseriscono negli spazi tra i petali come i cornetti delle chiocciole, circondando lo stilo, quattro le parti del frutto e altrettanti i semi.


Perfino la disposizione delle foglie a due a due, ma alternate sul ramo dà l'impressione che siano 4, un vero inno all'ordine e alla proporzione delle cose, che la stessa pianta può propiziare nelle rappresentazioni, poiché i suoi rametti dritti e lisci possono essere utilizzati per la fabbricazione del carboncino da disegno.
Non può più invece offrire il suo legno per la costruzione dei fusi usati un tempo dalle filatrici, perché quest'arte antica è andata perduta con l'avvento della 'modernità'.

venerdì 24 maggio 2024

Giglio caprino

(Anacamptis morio)

A differenza delle vistose cugine esotiche, le orchidee spontanee italiane affondano le radici nel terreno di boschi e prati magri: sotto terra il giglio caprino è provvisto di due tuberi radicali, arrotondati e colmi di mucillagine. Uno alimenta la vegetazione dell'anno e l'altro accumula sostanze nutritive per lo sviluppo della pianta nell'anno successivo.


Le foglie alterne, lanceolate, macchiate di bruno, abbracciano il fusto che porta i fiori riuniti in una spiga più o meno densa; essi mostrano una struttura unica nel regno vegetale: 3 tepali esterni simili tra loro ed incurvati a formare una volta, 3 tepali interni, due uguali e simmetricamente disposti, mentre il terzo, detto labello, è spettacolare, molto colorato e macchiato, di dimensioni notevoli e termina nel retro in una escrescenza chiamata 'sperone'.


Il labello porporino violaceo, con la funzione di pista d'atterraggio, indirizza gli insetti impollinatori verso il fondo in modo che restino appiccicati sul loro corpo almeno uno dei due pacchetti di polline portati dagli stami fertili e dotati di sostanze vischiose che funzionano da colla.
E così può avvenire la fecondazione incrociata con una produzione altissima di semi microscopici che potranno germogliare solo se nel terreno incontreranno un fungo con cui avviare un rapporto di reciproca utilità.
Questo contatto potrà avvenire per estrema causalità, come quando si cerca di incontrare l'anima gemella.

giovedì 23 maggio 2024

Biancospino

(Crataegus monogyna)

A differenza di altre rosacee il biancospino, che è un arbusto cespuglioso con fusto tortuoso, fiorisce dopo essersi ricoperto di ciuffi crestati di lucide foglioline minute ed increspate, profondamente incise in 3 o 5 lobi dentellati.
Sui rami grigio chiaro fitti ed intricati tra innumerevoli spine acute, ognuna a difesa delle foglie, verso metà maggio prorompe un'abbondante fioritura di mille ciocche che illuminano il cespuglio nascondendo in parte la severità di tutto quel verde cupo.


In ogni infiorescenza convivono fiori di tutte le età: boccioli più grossi e chiari s'alternano ad altri piccoli e verdastri tra qualche fiore già aperto.


In esso, tra 5 petali immacolati appare una prima serie di stami distesi con le antere delicatamente rosate, mentre altri più interni sono ancora ripiegati all'interno in paziente attesa del loro turno di dispiegare tutta la loro leggiadria.
Pur avendo un candore visibile anche nel buio, non s'accontentano di questo richiamo, ma emanano anche un leggero profumo di mandorla amara che richiama l'intervento perfino di farfalle notturne per la distribuzione del polline.


I Romani lo chiamavano 'alba spina' e lo dedicavano alla dea Maia che, manco a dirlo, regnava sul mese di maggio e che imponeva la castità essendo il mese della purificazione;ma gli è stato assegnato il nome che deriva da 'kratos - forza, robustezza', badando alla durezza del legno e all'impressione di forza che dà l'intera pianta.

mercoledì 22 maggio 2024

Bugula comune

(Ajuga reptans)

Cosa non si fa anche nel mondo vegetale per garantirsi la sopravvivenza? Ogni pianta sviluppa uno o più accorgimenti affinché la propria discendenza rimanga nel mondo e la bugula ne adotta parecchi.
Innanzitutto raggruppa lungo tutto il suo robusto fusticino vellutato un gran numero di fiori in modo che il loro colore azzurrino spicchi meglio tra le altre erbe del prato che stanno per sovrastarla ed occultarla.



Tra i fiori sovrapposti intervalla delle brattee rosseggianti che fanno da tetto protettivo ai suoi organi sessuali altrimenti esposti alle intemperie perché ogni corolla mostra un labbro superiore come troncato: da questo fanno capolino le antere dei 4 stami messi in bella mostra per invogliare gli insetti alla visita e pronte ad aprire le loro fenditure da cui fuoriesce il polline per infarinarli.
Il labbro inferiore invece è particolarmente ampio ed espanso in 3 parti su cui è facile rimanere comodamente in sosta e seguire alcun leggere linee indicatrici della direzione da tenere per trovare il cibo che stanno cercando.


Tutta la pianta è leggermente pelosa per evitare una traspirazione eccessiva, ma anche per guidare l' eccesso di rugiada e di pioggia verso l'esterno senza bagnare il polline.
Non paga di tutto ciò, allunga anche i suoi stoloni che si fissano al terreno lontano dalla pianta madre che ottiene così una diffusione notevole e una garanzia di ottima sopravvivenza.



martedì 21 maggio 2024

Dentaria minore

(Cardamine bulbifera)

Pare impossibile, ma la dentaria minore fa parte della grande famiglia delle Crucifere a cui appartengono i cavoli , i cavolfiori, i broccoli, i rapanelli... e come questi, anche se cresce nei boschi di latifoglie, desidera trattarsi bene, cioè avere a disposizione un terreno ricco di sostanze nutrienti, questo forse anche per supportare la sua precoce apparizione primaverile.



Durante l'inverno la sua forza vitae rimane in un rizoma sotterraneo cosparso di squame triangolari simili a denti, a cui forse fa allusione il suo nome volgare; da esso si sviluppano foglie composte da diversi lobi seghettati, che vanno via via diradandosi fino a diventare semplici nelle vicinanze dell'infiorescenza che svetta al culmine dei fusti.
I fiori, senza ricercatezza, ma freschi ed eleganti, mostrano una disposizione a croce costante, sia nei 4 sepali verde violaceo che nei 4 petali rosati, a forma d'unghia con la punta conficcata nel calice e percorsi da venature più scure. 
Anche 4 stami sono disposti a croce, con altri 2 esterni più corti e sorreggono antere giallastre che circondano un unico stilo semplice.
Probabilmente la fioritura nei primi mesi dell'anno non favorisce la presenza di insetti trasportatori di polline e quindi la pianta s'è munita di altri mezzi riproduttivi: stoloni, cioè fusti striscianti che s'allontanano per fissare nuove radici e bulbilli.


Questi appaiono come pallini nero violacei lungo lo stelo e posti all'ascella delle foglie, i quali, senza preoccuparsi del domani, risucchiano sostanze nutritive dalla pianta madre, finchè questa cade spossata e muore, mentre essi, ben pasciuti, si lasciano affondare a poco a poco nel suolo, in grado di riprodurre nella successiva primavera una pianta sorella.

Faggio

(Fagus sylvatica)

A volte pare proprio un gigante questo albero, ben piantato su uno o più tronchi dalla liscia corteccia grigiastra, con una chioma densa ed allargata che sembra voglia abbracciare il mondo: appare solenne e venerabile come una cosa antica, e difatti già nell'antichità era considerato uno degli 'arbores felices' dal cui legno si ricavavano le coppe usate per i sacrifici.
Ed anche per altri usi importanti fu impiegato, ad esempio nel legno del faggio s'intagliarono le prime scritture delle lingue indoeuropee, da cui derivò il tedesco 'buch' originatosi da un'antica radice germanica 'bòk' imparentata con 'beek - faggio'.
Sta a suo agio in quei versanti dei rilievi dove stazionano a lungo nebbie e nubi basse, impregnando l'aria d'umidità: da eleganti ed appuntite gemme oblunghe si sviluppano foglie, inizialmente ripiegate a fisarmonica, le quali gradualmente s'appiattiscono mettendo in bella mostra le nervature che terminano con un piccolo dente sui margini alleggeriti da una lieve peluria.
I fiori sulla stessa pianta sono diversi: i maschili si presentano a ciuffi in amenti che penzolano leggeri con calici e corolle campanulati e pelosi, i femminili solitari o a coppie sono chiusi in una specie di coppa verdastra cosparsa di morbidi spini.


Quest'ultimi fecondati daranno origine alle faggiole, frutti commestibili, usate come alimento per gli animali ma anche per gli umani, che un tempo quando la fame era una cosa seria li abbrustolivano come castagne, li tostavano per fare il caffè o li schiacciavano per ottenere l'olio.



lunedì 20 maggio 2024

Mughetto

(Convallaria majalis)

Lo stare sprofondati sotto la terra è il mezzo ideale per sottrarsi ai danni da freddo: adotta questo stratagemma anche il mughetto, un'erbacea perenne il cui fusto notevolmente ingrossato si dirige orizzontalmente nel terreno portando radici, foglie ridotte a squame e gemme che aspettano il calore primaverile per uscire allo scoperto.
Ed è ancora così elevato il timore per le gelate che le foglie, nate direttamente da branchie laterali del rizoma, rimangono per lungo tempo arrotolate a spirale su se stesse a protezione dello stelo con i fiori in formazione.


Grandi e slanciate come ali d'uccelli si librano poi con il loro verde lucente verso l'alto quasi ancora a riparare i pedicelli incurvati, attaccati uno dopo l'altro al gambo, ai quali sono agganciati i fiori, dapprima verdastri, poi bianchi e cerosi, a forma di piccolo orcio con i bordi arricciati.


Non vi è distinzione in essi tra calice e corolla, sono 6 tepali saldati tra loro che non lasciano fessure dove l'acqua potrebbe penetrare a rovinare il deposito di polline, ma hanno un'apertura inferiore da cui si sprigiona un raffinato ed intenso profumo, tanto che i francesi l'hanno chiamato 'muguet' da 'noix musquette', la noce moscata.


E proprio in Francia questo fiore a campanella è diventato sinonimo di un uomo che ostenta la sua raffinatezza, che vuole far colpo, come farebbe produrre colpi di starnuto la polvere essiccata del rizoma di questa pianta velenosa.