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martedì 23 aprile 2024

Primula odorosa

(Primula veris)

Sorella della primula vulgaris, preferisce attendere un clima più caldo per mostrare le sue corolle che può anche innalzare alquanto dal livello del suolo per far loro affrontare senza timore le brezze primaverili montane.
Infatti, mentre la rosetta di foglie bollose, irregolarmente dentate, pelose nella parte inferiore, s'adagia in basso, uno o più ardimentosi scapi senza foglie si drizzano esponendo una stretta ombrella di fiori, ognuno con il suo peduncolo.


Spesso reclinati verso il basso, rinchiudono la corolla giallo dorato a 5 petali dentro un calice grande, diviso in 5 denti lunghi e saldati tra loro in modo da formare 5 spigoli acuti.


Stami e pistilli cercano di non avere rapporti nello stesso fiore, preferiscono contatti incrociati con altri individui tramite polline e per favorirne il trasporto da parte degli insetti ecco anche aleggiare un dolce e delicato profumo.


Il suo significato è 'portare fortuna' e forse si prova a farlo perché contiene e regala innumerevoli sostanze utili a scuotere dal torpore invernale e a partecipare senza ansia al rinnovamento stagionale.

venerdì 12 aprile 2024

Fior di stecco

(Daphne mezereum)

Lo vedi da lontano nel bosco ancora spoglio: su un rametto grigiastro che appare morto, magari anche un po' piegato dalla neve invernale, spicca un grappolo di fiori rosei che sembrano fatti di carta o di plastica, come quelli che ornano le vetrine dei negozi nel periodo primaverile.




Nessun frammento di verde a sottolineare questi mazzetti di 3 fiori a forma di calice con 4 sepali che stanno ben distesi a mostrare 8 stami giallastri che occhieggiano in centro.



Sul punto di innesto con il ramo ogni calice è delimitato da brattee brunastre cosparse di peli quasi a protezione di questo tubo che sembra allungare il collo per dire 'desidero piacerti,.


E siccome non sono molti gli insetti viste le temperature fresche, la pianta si prova in tutti i modi ad attirare quei pochi spandendo un profumo abbastanza intenso ed offrendo la dolcezza del suo nettare nascosto.
Poi, come ogni essere, ha anche il suo lato negativo, perché la corteccia è irritante e i suoi frutti sono velenosi. Ha avuto un nome di ninfa ,'Dafne .- lauro', senza esserlo, ma solo per il fatto che le sue foglie gli sono simili..




lunedì 1 aprile 2024

Campanella

(Leucojum vernum)

La campanella di primavera assomiglia al bucaneve, ma non lo è, anche se ne imita alcune abitudini.



Dal centro del suo bulbo,sepolto anche a 15 centimetri di profondità dalla superficie, s'innalza una gemma grassoccia, avvolta da diverse tuniche biancastre, allevata come riserva delle economie alimentari della pianta.
Essa genera diverse foglie simili a nastri, di un bel verde cupo quando sono fuoriuscite, che abbracciano con la loro base il gambo del fiore come a volerne proteggere la delicata bellezza nel difficile attraversamento del terreno.Come si sa, venire alla luce è un'azione temeraria e faticosa.
Lo scapo, cioè l'asse robusto, sostiene un fiore che è una freschissima corolla ad ombrella pendula, formata da sei tepali tutti uguali, tre interni e tre esterni, macchiati di verde pisello su ogni apice.


Sguscia da una spata membranosa e traslucida che sembra aiutarlo a mantenersi in equilibrio e a dondolare alla brezza senza spezzarsi.


La fioritura è prolungata e coronata dall'emissione di un leggero profumo fragrante che potrebbe assomigliare a quello di un vino, come sembrerebbe alludere anche il significato del nome 'leucojum - bianco, vernum - inverno', quindi 'bianco d'inverno'.

domenica 24 marzo 2024

Ginepro

(Juniperus communis)

Conifera dallo spirito molto avventuroso, cresce spontanea in luoghi anche poco ospitali a causa del clima e della composizione del terreno. Ha forma di piramide cespugliosa, fitta di foglioline acuminate, raggruppate a tre a tre, di un verde che vira nell'azzurro.


Le si può attribuire una storia ragguardevole, perché fin dall'antico Egitto era tenuta in grande considerazione per i suoi poteri balsamici e la si metteva a bruciare nei bracieri in modo che il fumo sprigionato fosse un rimedio per i corpi affaticati.
Da allora fu usata per molti altri scopi medicinali ed alimentari, fino ad ottenere, usando le sue bacche fermentate nell'alcool, un distillato conosciuto col nome di gin.
Le infiorescenze maschili sono piccole gemme globose di colore giallo, le femminili verdastre; lentamente, poiché impiegano 3 anni per maturare, diventano bacche-coccole verdi e poi nero-bluastre, lucide e cerose.
Così nella stessa pianta si trovano frutti in diversi stadi di maturazione che regalano un profumo dolce, intenso, resinoso e un sapore aggressivo, un po' acre.


Il ginepro è un perfetto stimolatore di molti sensi, anche dell'utero perché il suo nome significa ' far partorire le mucche': il suo significato, viste le molte virtù medicamentose, è 'ti verrò in soccorso, sarò il tuo asilo'.

Abbiamo quindi anche questa pianta come amico!