lunedì 6 maggio 2024

Coda cavallina

(Equisetum arvense)

Nel suo piccolo, il fusto sterile estivo dell'equiseto fa concorrenza al maestoso abete assomigliandogli nella forma: è un minialberello dotato, lungo il fusto e nei punti sottolineati da nodi, di collettini di rametti eretti che diminuiscono di lunghezza man mano che s'avvicinano alla cima, così sottili da sembrare aghi tremolanti.
Per assegnargli un nome si è ripiegato però su una somiglianza più prosaica: lo si è visto come una coda di cavallo , mancandogli sicuramente di rispetto, perché esso è un organismo tra i più diffusi ed antichi della terra.
I suoi resti fossili indicano la sua presenza già 400 milioni di anni fa circa, quindi i suoi occhi vegetali ne hanno viste ben più degli uomini!
Testimonia la sua vetustà anche la sua organizzazione 'sessuale' rimasta 'primitiva'; su un altro fusto, che invece appare precocemente in primavera, porta delle spore che, propagandosi con vari movimenti a seconda dell'umidità del terreno dove cadono, danno origine a nuovi rizomi, che sono la porzione strisciante, sotterranea, invisibile da cui si dipartono questi elementi aerei.


L'allungamento fertile è bianco-ocraceo, con guaine a più punte distanziate con regolarità lungo il fusto e termina con una specie di cappuccio globoso, una specie di cono ben gonfio di spore tutte uguali.


La pianta non è conosciuta per la sua infiorescenza, particolare ma non certo appariscente, ma nel fatto che le sue parti sono impregnate di silice per cui manifesta un buon potere mineralizzante entrando a far parte di diritto delle erbe curative.

domenica 5 maggio 2024

Crescione primaticcio

(Cardamine hirsuta)

Al crescione primaticcio va davvero a genio l'inverno durante il quale incrementa notevolmente la sua presenza, in genere nei terreni a nuda terra lasciati a riposo, disponendo fitte fitte delle rosette di foglie, in modo tale che il tutto appare come una densa stuoia.


Ogni ciuffo assume una forma arrotondata e lievemente convessa perché i gambi violacei, che s'estendono uno accanto all'altro in cerchio, s'arcuano tenendo sollevate le foglioline rotondeggianti disposte in un numero variabile di coppie, mentre un' unica foglia di maggiore dimensione chiude all'apice ognuna di queste ordinate ed eleganti sfilate.
Dal centro, direttamente dal punto dove la sottile radichetta a fittone s'immerge, s'innalzano numerosi fusti quasi spogli, ma impegnati a reggere alla loro sommità dei fiori che si aprono se splende il sole a mostrare le corolle con 4 petali solcati da leggere nervature e disposti in croce.




La fioritura continua a lungo e convive con i frutti, lunghe silique ben erette che superano del tutto questa specie di chignon vegetale, simili alle 'gusele' che molto tempo fa le spose, nel giorno delle nozze, usavano per ornare i capelli.



Alla fine l'insieme delle infiorescenze diventerà una completa testa di semi, pronti a disperdersi con l'esplosiva spinta ottenuta dall'apertura a scatto delle valve del loro involucro.
E forse non a caso, nei tempi andati, il succo ottenuto spremendo questa pianta da fresca era un rimedio per curare la perdita dei capelli e le sue tenere foglie arricchivano il pasto, rendendolo pepato se usate crude.

Sigillo di Salomone

(Polygonatum odoratum)

Questa pianta deve il suo nome solenne al fatto di mostrare nel suo rizoma sotterraneo delle cicatrici circolari ed affossate simili appunto all'impronta lasciata da un sigillo premuto sulla cera; sono il ricordo del suo delicato fusto erbaceo che ha sacrificato per poter affrontare e superare l'inverno in condizioni che le consentono di conservare la vita a quella parte di sé che sta sottoterra.
Da questo suo grosso e nodoso fusto, che tra l'altro sa sviluppare radici per approfittare delle sostanze del terreno, si solleverà un nuovo ramo con un bel grappolo di foglie e fiori e si prolungherà una gemma nuova destinata a succedere al ramo attuale.
Quando esce alla luce del sole, il giovane getto s'accontenta d'un modesto mantello di scaglie, un turione con foglie e fiori ripiegati ed avviluppati che lentamente, giorno dopo giorno, si dispiega partendo da una forma quasi arrotolata e che rimane curvata verso terra anche nel momento della piena fioritura.


E allora si vedono penzolare nella parte inferiore, riuniti a coppie, piccoli fiori biancastri, quasi trasparenti, a forma di tubo che si apre in 6 dentini sfumati di verde.


Sembrano tanti orecchini che fanno da contrappeso alle orecchie rappresentate dalle foglie svettanti sulla parte superiore, di un bel verde chiaro tendente al glauco, rinforzate da lunghe nervature parallele uscenti tutte dalla base e pronte a riunirsi all'apice.


Dalle sembianze delicate ed eleganti, è capace secondo le leggende di allontanare gli spiriti maligni, ma non ti fidar di ciò, perché esso stesso porta in sé la sua dose di tossicità pericolosa.

sabato 4 maggio 2024

Uva di volpe

(Paris quadrifolia)

Capisci, osservando in luoghi ombrosi ed umidi l'uva di volpe, che essa ama la geometria, la nobile scienza dell'ordine nello spazio. Infatti la prima cosa che noti è la disposizione delle 4 grandi foglie senza picciolo, ben distese attorno all'unico rigido gambo e disposte in croce.


Dall'incrocio centrale, un po' incavato, si sviluppa su un corto peduncolo un bocciolo simile ad un pinnacolo verdastro che sembra racchiudere chissà quale tesoro vegetale.


Invece, quando si schiude, ecco comparire un fiore scialbo e poco appariscente nella forma e nel colore, ma molto rispettoso delle forme, dell'uso dello spazio, dei numeri: sono 8 tepali a forma di triangolo isoscele, 4 rigidi ,con le punte aguzze rivolte all'esterno, e altri 4 giallognoli ma più morbidi, po' accartocciati, inseriti a croce rispetto agli altri.


Dal centro si dipartono 8 stami diritti, allungatissimi ,disposti a distanze regolari e a raggiera e 4 stili violacei dalle linee sinuose, sulla sommità di una specie di saccoccia che poi diventerà una bacca sferica, prima verdastra, poi violacea.
Il suo nome 'paris- pari' non fa altro che sottolineare il concetto di parità espresso da molti dei suoi elementi. Un tempo era usata, probabilmente con pochi risultati, nella cura della pazzia, ritenendo forse che la sua disposizione ordinata potesse essere utile a riordinare la testa degli umani.

venerdì 3 maggio 2024

Poligala

(Polygala chamaebuxus)

Assai bizzarre l'utilizzazione e la struttura del fiore della poligala!
Infatti nell'antichità il suo infuso veniva preparato per le donne incinte perché si credeva favorisse un'abbondante produzione di latte; per quanto riguarda la forma, può dare l'impressione di assomigliare all'organo sessuale del maschio, anche se più leggero e leggiadro.


I fiori sono sostenuti da un calice con 5 sepali liberi, i 3 esterni sono corti e avvolgenti la base della corolla, mentre gli altri 2 sono simili a lunghe ali o ad orecchie di coniglio che s'innalzano a mo' di vessillo di color bianco-latte, come a richiamare l'attenzione.
I 5 petali, inizialmente saldati ad astuccio e protetti dal calice, sono avviluppati tra loro formando una specie di fallo nella cui estremità più esterna si notano il lembo inferiore a carena e due superiori gibbosi di color giallastro con qualche sfumatura rosso-aranciata; dal centro fuoriescono, a maturazione, le antere erette.


Sbocciano solitari o in radi raggruppamenti all'apice dei rametti, tra le foglie lucide e sempreverdi, somiglianti a quelle del bosso, piuttosto rigide come il cuoio per resistere al freddo invernale.
I fusti sono molto ramificati, legnosi in prossimità del terreno, con portamento strisciante, danno origine ad un arbusto nano che cresce su prati aridi, pendii soleggiati, pascoli asciutti, dove comunque non crescono piante troppo ombreggianti.

mercoledì 1 maggio 2024

Buon Enrico

(Chenopodium Bonus-Henricus)

Finalmente un nome degli umani ad una pianta e, per di più, secondo l'aneddoto, un nome regale perché si riferirebbe ad Enrico IV di Navarra, vissuto nella seconda metà del 1500, ricordato per aver cercato di migliorare le condizioni miserevoli dell'agricoltura del tempo.
Il buon Enrico vegetale assembla in sé la caratteristica di essere una pianta 'selvatica', perché cresce spontaneamente presso baite, stalle, mulattiere di montagna, ma anche 'civilizzata', dato che si sviluppa se il terreno è ricco di sali nitrosi, cioè dove il pastore ha fatto pascolare il suo bestiame.


I suoi giovani germogli e le foglie più tenere già nei tempi antichi erano diventate cibo per l'uomo, per il gusto affine a quello degli spinaci. Nasce da un grosso e robusto rizoma giallognolo che scende molto in profondità ed è difficile estirparlo del tutto.
Da questo hanno origine dei fusti incavati su cui s'innestano foglie triangolari simili ad una freccia o ad una zampa d'oca, disposte in modo alterno fino all'apice dove svetta una densa infiorescenza, composta da varie spighe fiorali a loro volta portanti tutt'attorno ciuffi di fiori che tendono ad assumere la forma di spighetta.


I fiori minutissimi non hanno calice e corolla distinti, mostrano da 2 a 5 tepali erbacei fusi alla base e 5 stami, ma soltanto quelli alla sommità delle spighe, dove forse ricevono più luce e calore, mentre gli altri ne mostrano in numero minore.


Il colore si confonde con quello delle foglie, verde oliva che vira verso il bruno-giallognolo e tutta la pianta sembra cosparsa da una leggera polvere grigiastra che però è un insieme di numerosi peli vescicolosi di minime dimensioni.
L'impollinazione avviene per mezzo del vento, perché, così anonimi come sono i fiori anche se assemblati in gran quantità, ben pochi li degnano di un'occhiata, né li visitano e difatti la loro punta fiorita nella maturazione s'allunga sempre più , si china, ondeggia leggera.

martedì 30 aprile 2024

Larice

(Larix decidua)

Il larice è indubbiamente un albero 'da montagna', perché solido e robusto, forte e sicuro, straordinariamente resistente al gelo, ai venti impetuosi e ad altre avversità climatiche, da cui si protegge facendo scorrere nei suoi vasi una linfa ricca di resina stimolatrice e, unica conifera ad adottare questa furbizia, lasciando cadere le sue foglie in autunno.


Ed in effetti le nostre montagne senza questa pianta sarebbero veramente meno attraenti: non per nulla gli antichi l'hanno denominato 'laros -gradevole' ad indicare anche il caratteristico profumo di resina e muschio che essa sprigiona.
Il suo aspetto, sia nella giovinezza che nella maturità, nell'insieme e anche nei dettagli, esprime una particolare eleganza, un portamento fiero ma nel contempo anche scapigliato: ne da testimonianza ad esempio il fogliame che vira da un verde tenerissimo in primavera, a verde vivo in estate a giallo oro in autunno o i rami secondari che ondeggiano al vento come capelli.


I fiori, che sbocciano contemporaneamente alle foglie sottili come aghi, a ciuffetti o solitarie, s'occultano un po' nell'intrico dei rami per cui non si notano: i maschili sembrano dei bottoncini giallastri e posti in genere nella parte inferiore dei rami si confondono con il legno; i femminili, simili a piccole pigne, come poi diventeranno, più appariscenti, espongono una livrea di un bel rosa- rosso scuro, costituita da scaglie sovrapposte morbide e carnose.


Vivono senza paura anche migliaia d'anni questi giganti tentando di toccare il cielo con la loro chioma slanciata e piramidale e, onore al merito, gli uomini ritengono che sia simbolo di audacia.




lunedì 29 aprile 2024

Calta palustre

(Caltha palustris)

Ci sono piante che amano tenere i piedi nell'acqua, specchiarsi nelle acque possibilmente scorrenti, conquistare ampie fette di territorio, fin dove regna una buona umidità: una di queste è la calta palustre perché prospera bene proprio in quest'ambiente.
Sembra semplice, parente com'è del comune ranuncolo,invece è una pianta antichissima, quindi dotata sicuramente di tutte quelle forme di adattabilità che le permettono di sopravvivere, ad esempio quella di essere acida e corrosiva tanto da essere rifiutata dagli erbivori o di avere semi muniti di camera d'aria per poter galleggiare e quindi diffondersi lungo le vie d'acqua.


Da una robusta e carnosa radice a rizoma si distaccano fusti spugnosi, rinforzati da nodi dai quali, se s'appoggiano al terreno, possono fuoriuscire nuove radici.
Appare rigogliosa per la grande quantità di foglie a cuore così brillanti da distinguerne la luminosità a distanza, come i fiori che paiono quasi riverberanti.


Sbocciano all'estremità degli steli, in formazione a corimbo, portati cioè da peduncoli inseriti ad altezze diverse sull'asse comune; i petali, che sono sepali trasformati, alla schiusa si dispongono come un cesto arrotondato e pare che per questo il nome deriva dal greco 'kalathoz - paniere'.
Questo contenitore è ben colmo di stami gialli innestati a spirale e pistilli, messi bene in mostra perché il momento magico della fioritura è breve e bisogna sfruttarne ogni momento utile!


domenica 28 aprile 2024

Genziana

(Genziana acaulis)

Chi, in questi ultimi anni, riesce ad intravedere nel secco dei prati e dei pascoli magri le corolle delle genziane si sente meritevole di una medaglia al valore della ricerca, perché questa pianta è molto più rara, sembra non apprezzare le mutate condizioni ambientali.
Ed è un vero peccato, dato che questa erbacea trasferisce un frammento di cielo turchino nell'ocra dell'erba: fra le foglie appressate al suolo giallo-verdi, collocate a rosetta, spicca un unico grande fiore, sostenuto dal gambo che esce direttamente tra di esse.


La corolla, un tubo a forma di campana con l'apertura suddivisa in 5 lembi a punta che si rovesciano all'indietro, quasi a valorizzare la voragine centrale, sembra abbia ruotato nell'aprirsi lasciando piegature vistose e sfumature di colore diverso.


Sui lembi, verso l'interno, scopri delle strisce orizzontali e verticali più scure, come passaggi pedonali e, proprio sulla curva sono distribuite come delle piccole escrescenze con riflessi verde metallico, simili a quelle incollate sotto i calzini per evitare scivolamenti pericolosi: che la pianta abbia voluto frenare sull'orlo del baratro la corsa dei visitatori troppo veloci ed imprudenti?


Un fiore così attraente potrebbe rappresentare una trappola amara, anche se inganno non sono le sostanze amare che da essa si estraggono e che rendono aromatici e curativi molti liquori che le contengono.

sabato 27 aprile 2024

Pruno spinoso

(Prunus spinosa)

È un grosso arbusto cespuglioso, spesso rannicchiato sotto altre piante delle siepi o del bordo dei boschi, irto di spine scure, e fiorisce all'inizio della primavera, talvolta anche prima.
I suoi rami, dalla tinta tenebrosa, hanno un aspetto minaccioso, muniti come sono di queste armi acuminate, espediente usato quando sono bassi per evitare che le giovani foglie siano esposte all'appetito dei ruminanti. Difatti i rami alti, fuori della portata di questi animali, sono lisci, ed essendo più giovani, appaiono anche meno rugosi.


E tra questi grovigli di spine e gobbe, e spesso quando neve o gelate notturne sono ancora possibili,si dischiudono bianche corolle e s'avvera così un antico augurio di felicità e buon anno nuovo: 'Possano le tue spine fiorire!' Non per nulla era considerato un albero magico capace di creare un impenetrabile intreccio a difesa di case e poderi.


Si squarciano i sepali fortemente serrati ed appaiono singole ciocche di fiori, distribuiti qua e là come un'imbottitura lungo questi cupi rami e qualche volta, se gli uccelli le hanno lasciate, tra le bacche sferiche, azzurro nerastre, un po' stropicciate, dell'anno precedente.


Dischiudono le corolle con 5 petali leggermente vibranti ed emananti un delicato profumo che sa di candore, ma, come tutte le cose belle, hanno vita breve: la fioritura ben presto dà segni di stanchezza mutando la loro brillantezza in un opaco bianco sporco.


venerdì 26 aprile 2024

Lamio maculato

(Lamium maculatum)

Stretta parente del lamio rosso, è più appariscente per le dimensioni; infatti può raggiungere anche l'altezza di mezzo metro o più e ricoprire ampiamente vaste superfici soprattutto nelle siepi e nelle zone incolte ombreggiandole del tutto per la crescita ravvicinata di una pianta all'altra.



Osservandole dall'alto, vedi solo foglie cuoriformi rivestite di peli radi e molli, come un sottile velluto, disposte con ordine a strati, inserendosi ad anello e a distanze regolari attorno al gambo robusto.
Cosa nascondono? Dei vistosi fiori che stanno lì sotto raggruppati, a fauci spalancate, sostenuti da rigidi calici pelosi e che sembrano dirti: 'Vieni qui che ti mangio!'



In realtà erano i bambini nel tempo passato a staccarli e a succhiarli perché alla base della corolla di quelli ben maturi è depositata una goccia di nettare dolce.
La pianta la produce come esca per i bombi in particolare e per essi ha predisposto anche l'entrata ufficiale, facendo in modo che, al passaggio obbligato a caccia del tesoro, le antere degli stami siano scosse e una pioggia di polline inondi i visitatori che poi ne lasceranno tracce in altri fiori.



Esempio di mutuo aiuto tra mondi diversi. E la pianta è talmente generosa da essere disponibile a soccorrere anche gli umani, curandone le emorragie, le piaghe le ulcere ed altri malanni.


giovedì 25 aprile 2024

Consolida maggiore

(Symphytum officinale)

Amante dei terreni intrisi d'acqua ed ombrosi, la consolida affonda profondamente delle robuste radici fuoriuscenti da rizomi, 'radici nere', pare ricche di sostanze cicatrizzanti.


La pianta mostra un aspetto ruvido ed irsuto per la presenza di peli sui fusti angolosi e zigzaganti e sulle foglie lanceolate, apparendo un po' scapigliata e scomposta per questo, ma decisa a difendersi dall'appetito degli animali che la trovano di loro gradimento.
Da coppie di peduncoli arcuati uscenti dall'apice del ramo pendono dei fiori biancastri, giallognoli o violacei, perfino verdastri, ma sempre tenui nella loro coloritura.


Si raggruppano su un peduncolo che si suddivide in due parti, mostrando corolle tubolose, le quali, avendo i petali saldati, s'allargano a campana con un lieve e vezzoso arricciamento sul bordo.


Nascoste all'interno vi sono 5 scaglie triangolari che si rinserrano sulle antere degli stami come a proteggerli; similmente unisce, 'consolida' anche ossa, cartilagini, tessuti e pelle degli umani, meritandosi per questo la qualifica di pianta curativa.


martedì 23 aprile 2024

Primula odorosa

(Primula veris)

Sorella della primula vulgaris, preferisce attendere un clima più caldo per mostrare le sue corolle che può anche innalzare alquanto dal livello del suolo per far loro affrontare senza timore le brezze primaverili montane.
Infatti, mentre la rosetta di foglie bollose, irregolarmente dentate, pelose nella parte inferiore, s'adagia in basso, uno o più ardimentosi scapi senza foglie si drizzano esponendo una stretta ombrella di fiori, ognuno con il suo peduncolo.


Spesso reclinati verso il basso, rinchiudono la corolla giallo dorato a 5 petali dentro un calice grande, diviso in 5 denti lunghi e saldati tra loro in modo da formare 5 spigoli acuti.


Stami e pistilli cercano di non avere rapporti nello stesso fiore, preferiscono contatti incrociati con altri individui tramite polline e per favorirne il trasporto da parte degli insetti ecco anche aleggiare un dolce e delicato profumo.


Il suo significato è 'portare fortuna' e forse si prova a farlo perché contiene e regala innumerevoli sostanze utili a scuotere dal torpore invernale e a partecipare senza ansia al rinnovamento stagionale.

lunedì 22 aprile 2024

Non ti scordar di me

(Myosotis scorpioides)

Da una piantina neonata inizialmente anonima o quasi, all'epoca della fioritura, s'erge e s'espande un gran numero di ramoscelli che reggono in modo un po' disordinato delle corolle , assemblate a ciuffetto, 'dall'occhio luminoso', tinteggiate di celeste, di rosa ed anche di bianco.


Sembra un fiore romantico e gentile, difatti ha dato origine a molte leggende sentimental-zuccherose, dove appare come simbolo dell'amore eterno e del ricordo che si mantiene oltre la morte.
Invece questa sua esplosiva fioritura, che le fa allungare sempre più le sue estremità fiorite, la rende incombente ed oppressiva nei confronti delle piante vicine, tanto che alla fine sotto di essa regna il deserto: è come quando un legame, che si mantiene troppo forte, non permette ad altro di nascere e svilupparsi.
Più attento e concreto è stato chi gli ha dato il nome scientifico, 'myosotis - orecchio di topo', ravvisando una possibile somiglianza delle sue foglie vellutate e spatolate con quelle dell'animale; ognuna s'inserisce su un gambo robusto e peloso in modo da non ombreggiarsi vicendevolmente e da proteggere una gemma che cela un ciuffetto fiorale uscente all'ascella di ciascuna.


Semplici i fiori, muniti di corolle a tubo corto, con 5 petali che s'innestano attorno ad un foro centrale che appare scuro perché circondato da una coroncina di piccole gobbe giallastre, e fiorenti in ordine di posizione, dai disposti all'apice del gambo fino a quelli vicino a terra.


Man mano che sbocciano il loro colore s'attenua e quando appassiscono il rametto tende a curvarsi a spirale portando gli acheni ovali e neri che lo fanno assomigliare alla coda di uno scorpione.

domenica 21 aprile 2024

Aglio orsino

(Allium ursinum)

L'aglio è ritenuto una pianta profumata o puzzolente, a seconda dei punti di vista; 'rosa degli dei' per alcuni, 'rosa fetida' per altri; sarà in parte per l'odore acre, persistente che aleggia attorno ai suoi degustatori abituali, trasudando perfino dai pori della pelle, che l'uso di mangiarlo in abbondanza non era considerato di buon gusto nella buona società.


A ciò non hanno mai badato gli orsi i quali, al termine del letargo invernale, se ne nutrono per depurare l'organismo e per aumentare la produzione di anticorpi direttamente coinvolti nella distruzione di microrganismi estranei penetrati nel corpo ed a questo si riferisce il termine 'ursinum - dagli orsi'.
Perenne, dal suo organo di riserva, un bulbo oblungo-affusolato che vive diversi anni, partono direttamente sia le foglie che i fiori su di un lungo peduncolo color alabastro; le foglie appiattite, scanalate e cave si sviluppano fitte fitte e di un intenso verde cupo, prima dei fiori.


I fiori compaiono avvolti da un'ampia brattea simile a carta, a 2-3 valve,una specie di scrigno a cappuccio di elfo, che al momento opportuno si lascia cadere facendo emergere un'ombrella rada di fiori bianchi, ognuno con 6 tepali sottili ed allungati valorizzati da altrettanti vistosi stami.


Nel Medio Evo l'aglio fu farmaco multiuso e talismano per scacciare la cattiva sorte: in effetti basta contemplarne una distesa fiorita in un giorno di sole e respirarne gli effluvi per sentirsi più vitali e quindi più felici.

sabato 20 aprile 2024

Cinquefoglia

(Potentilla reptans)

Deve avere una particolare predilezione per il numero 5 questa pianta: infatti le sue foglie sono composte da cinque parti oblunghe e dentate, il calice e il calicetto mostrano cinque sepali triangolari ciascuno, la corolla è formata da cinque petali e, contando i fusticini uscenti dalla radice, non so se per puro caso, ne ho scoperti 5 e 5 anche le foglie basali.



Si insinua velocemente con i suoi fusti prostrati che si ramificano in tutte le direzioni, fermandosi ogni tanto per mettere su casa per una nuova piantina che a sua volta farà strisciare i suoi fusti stoloniferi alla ricerca di punti liberi dove radicare.


Organizza così una gigantesca rete con nodi ed archi che s'intrecciano mostrando la sua potenza nell'espandersi o le sue prodigiose possibilità di sviluppo nell'ambiente, purché piova un po' però.
Il fiore è un vero fiore, del tipo apparso sulla terra in epoche assai remote, non per nulla è parente della rosa, formato da petali cuoriformi, liberi, disposti ordinatamente in modo opposto ai sepali del calice e sovrapposti a quelli del calicetto.


La sua grande facilità ad ambientarsi e a sopravvivere rende giustizia al significato che le viene assegnato ' ti sarò sempre vicino', talvolta anche troppo, visto il suo disporsi anche subdolo tra le altre piante.

venerdì 19 aprile 2024

Anemone ranuncoloide

(Anemonoides ranuncoloides)

Si sa, gli esseri umani spesso si fermano alla prima impressione, lasciandosi attirare dall'apparenza e così, vedendo il giallo squillante e la forma dei fiori di questa pianta, ha decretato trattarsi di un ranuncolo di fioritura un po' anticipata.
Ma ad una osservazione più attenta si è notato che non solo le radici, il fusto e le foglie sono diversi, ma anche il portamento e il modo di porsi nell'ambiente che è ancora piuttosto spoglio.


Robusto e tenace, questo anemone fa sfoggio di un unico gambo, abbellito circa a metà della sua lunghezza da un ciuffo di 3 foglie che appaiono prima dei fiori a mo' di riverenza verso l'apice da cui usciranno, sostenuti da piccioli più o meno lunghi, da 2 a 5 boccioli arrotondati e un po' pelosetti.


I fiori, che non si svilupperanno tutti delle stesse dimensioni, anzi qualcuno non troverà proprio la forza di aprirsi, sono grandi, di colore oro quasi luminescente, formati da 5 a 8 sepali che fanno corona ad un ciuffo centrale ben compatto e fitto di stami e pistilli.


Mostrano anche una grande prudenza perché, verso sera o in caso di pioggia, si  curvano verso il basso proteggendo le parti fertili dall'umidità in attesa di tempi migliori quando gli insetti possono librarsi in  volo a  far loro visita.