domenica 21 aprile 2024

Aglio orsino

(Allium ursinum)

L'aglio è ritenuto una pianta profumata o puzzolente, a seconda dei punti di vista; 'rosa degli dei' per alcuni, 'rosa fetida' per altri; sarà in parte per l'odore acre, persistente che aleggia attorno ai suoi degustatori abituali, trasudando perfino dai pori della pelle, che l'uso di mangiarlo in abbondanza non era considerato di buon gusto nella buona società.


A ciò non hanno mai badato gli orsi i quali, al termine del letargo invernale, se ne nutrono per depurare l'organismo e per aumentare la produzione di anticorpi direttamente coinvolti nella distruzione di microrganismi estranei penetrati nel corpo ed a questo si riferisce il termine 'ursinum - dagli orsi'.
Perenne, dal suo organo di riserva, un bulbo oblungo-affusolato che vive diversi anni, partono direttamente sia le foglie che i fiori su di un lungo peduncolo color alabastro; le foglie appiattite, scanalate e cave si sviluppano fitte fitte e di un intenso verde cupo, prima dei fiori.


I fiori compaiono avvolti da un'ampia brattea simile a carta, a 2-3 valve,una specie di scrigno a cappuccio di elfo, che al momento opportuno si lascia cadere facendo emergere un'ombrella rada di fiori bianchi, ognuno con 6 tepali sottili ed allungati valorizzati da altrettanti vistosi stami.


Nel Medio Evo l'aglio fu farmaco multiuso e talismano per scacciare la cattiva sorte: in effetti basta contemplarne una distesa fiorita in un giorno di sole e respirarne gli effluvi per sentirsi più vitali e quindi più felici.

sabato 20 aprile 2024

Cinquefoglia

(Potentilla reptans)

Deve avere una particolare predilezione per il numero 5 questa pianta: infatti le sue foglie sono composte da cinque parti oblunghe e dentate, il calice e il calicetto mostrano cinque sepali triangolari ciascuno, la corolla è formata da cinque petali e, contando i fusticini uscenti dalla radice, non so se per puro caso, ne ho scoperti 5 e 5 anche le foglie basali.



Si insinua velocemente con i suoi fusti prostrati che si ramificano in tutte le direzioni, fermandosi ogni tanto per mettere su casa per una nuova piantina che a sua volta farà strisciare i suoi fusti stoloniferi alla ricerca di punti liberi dove radicare.


Organizza così una gigantesca rete con nodi ed archi che s'intrecciano mostrando la sua potenza nell'espandersi o le sue prodigiose possibilità di sviluppo nell'ambiente, purché piova un po' però.
Il fiore è un vero fiore, del tipo apparso sulla terra in epoche assai remote, non per nulla è parente della rosa, formato da petali cuoriformi, liberi, disposti ordinatamente in modo opposto ai sepali del calice e sovrapposti a quelli del calicetto.


La sua grande facilità ad ambientarsi e a sopravvivere rende giustizia al significato che le viene assegnato ' ti sarò sempre vicino', talvolta anche troppo, visto il suo disporsi anche subdolo tra le altre piante.

venerdì 19 aprile 2024

Anemone ranuncoloide

(Anemonoides ranuncoloides)

Si sa, gli esseri umani spesso si fermano alla prima impressione, lasciandosi attirare dall'apparenza e così, vedendo il giallo squillante e la forma dei fiori di questa pianta, ha decretato trattarsi di un ranuncolo di fioritura un po' anticipata.
Ma ad una osservazione più attenta si è notato che non solo le radici, il fusto e le foglie sono diversi, ma anche il portamento e il modo di porsi nell'ambiente che è ancora piuttosto spoglio.


Robusto e tenace, questo anemone fa sfoggio di un unico gambo, abbellito circa a metà della sua lunghezza da un ciuffo di 3 foglie che appaiono prima dei fiori a mo' di riverenza verso l'apice da cui usciranno, sostenuti da piccioli più o meno lunghi, da 2 a 5 boccioli arrotondati e un po' pelosetti.


I fiori, che non si svilupperanno tutti delle stesse dimensioni, anzi qualcuno non troverà proprio la forza di aprirsi, sono grandi, di colore oro quasi luminescente, formati da 5 a 8 sepali che fanno corona ad un ciuffo centrale ben compatto e fitto di stami e pistilli.


Mostrano anche una grande prudenza perché, verso sera o in caso di pioggia, si  curvano verso il basso proteggendo le parti fertili dall'umidità in attesa di tempi migliori quando gli insetti possono librarsi in  volo a  far loro visita.

giovedì 18 aprile 2024

Acetosella

(Oxalis)

Spunta nei boschi tra le radici affioranti, dalle fessure di muri sconnessi, dalla ghiaia delle cunette lungo le strade: temperamento invadente se il suo rizoma squamoso trova un sedimento adatto alle sue esigenze alimentari.
Non appare dotata di fusto, ma di foglie sì, di un fresco verde tenero, inserite a tre o a quattro sullo stesso picciolo, unite per le punte del cuore che rappresenta la forma di ciascuna.


Sono foglie che alle prime ombre della sera assumono una posizione di sonno, perché si ripiegano ordinatamente a ventaglio lungo il gambo, come un ombrello chiuso; e non basta, sono anche 'metereopatiche', in quanto si comportano così anche durante il giorno, quando si sta approssimando una perturbazione.
E, 'acetum in fundo', hanno un sapore acidulo dovuto alla presenza di ossalato di potassio e proprio a questo devono il loro nome volgare ed anche quello scientifico dal greco 'oxys - acido e hals -sale', sale che un tempo veniva estratto ed usato per smacchiare.
I fiori, molto semplici, a calice con 5 petali talvolta fusi alla base, sono bianco- rosei, con leggere venature violacee che segnalano il centro giallastro. Sono di due tipi, secernendo alcuni molto nettare per attirare gli insetti , ma risultando spesso del tutto sterili, e non schiudendosi altri per autoimpollinarsi con successo.


Anticamente la pianta era dedicata a Venere, la dea dell'amore e aveva il potere di proteggere le giovani madri, e in effetti fanno pensare ad una vita nuova.

mercoledì 17 aprile 2024

Pervinca

(Vinca minor)

In posizioni fresche ed ombreggiate, la pervinca schiude le sue corolle come degli incantati occhi azzurri che si spalancano per ammirare la natura ormai quasi vestita a festa.


Questa pianta, amica soprattutto dei faggi, è un'infaticabile viaggiatrice, mediante i suoi esili fusti sottili i quali, prostrati al suolo, lo tappezzano per bene ombreggiandolo con le foglie ovali di un bel verde scuro lucente.
Molti di questi ramoscelli però s'innalzano verso la luce e dalle ascelle delle foglie si distaccano peduncoli che sorreggono le sue seducenti corolle a forma di elica con cinque lobi troncati di quella particolare tinta definita dai pittori 'azzurro pervinca'.


Se le fissi a lungo hanno un che di inquietante, di misterioso, di antico; e in effetti la pervinca è una pianta di 'un tempo' molto lontano, conosciuta, descritta e utilizzata per diversi usi medicinali delle sue foglie ed ha avuto dimestichezza perfino con le streghe che ne facevano filtri d'amore.


Col passar dei secoli fu caricata di altri significati: amicizia, verginità, fedeltà, ricordo, tanto che spesso veniva utilizzata per ricavarne corone intrecciate da deporre sulle tombe o per festeggiare le giovani coppie di sposi, annodandone alcuni mazzi ai quattro angoli del letto nuziale. Ed anch'essa, come l'amore, è un po' tossica!

domenica 14 aprile 2024

Tarassaco

(Taraxacum officinalis)

Si può dire che il tarassaco è una celebrità, una pianta-star, conosciuta dappertutto anche se con appellativi diversi; merita questa notorietà per l'enorme diffusione, tanto che i prati rilucono per il giallo delle sue corolle nel momento della fioritura primaverile, ma, non contenta, la prosegue con minor effetto cromatico fino all'autunno.


Disperde perciò una miriade di semi, per di più forgiati in modo tale da poter affrontare qualsiasi volo, muniti come sono di una raggiera di peli piumosi impiantati all'apice di un gambo sottile, che funziona anche da paracadute: un apparecchio moderno esistente fin dall'antichità e prodotto dalla natura.


Dimostra inoltre una formidabile forza vitale tanto che, se solo una piccolissima porzione della sua grossa radice a fittone rimane nel terreno, dopo qualche tempo riappare la rosetta di foglie con il contorno a lobi triangolari dentati simili ai denti del leone.


In breve, si spalancano anche i fiori, su fusti cavi quasi trasparenti, riuniti in un capolino e avvolti da due file di membrane con funzione di calice, le quali racchiudono innumerevoli fiorellini a forma di tubo nella parte inferiore, da cui si diparte un prolungamento che fa da petalo.


Il risultato è un disco giallo - oro luminoso con una serie di petali accatastati, frangiati sul bordo, come una medaglia al valore, che merita per le sue qualità commestibili e medicamentose, tanto che il suo nome significa 'cura dei turbamenti'.

sabato 13 aprile 2024

Petasite

(Petasites hybridus)

Dissimula la sua presenza durante l'inverno, mantenendo nascosto il suo robusto rizoma carnoso, capace comunque di impadronirsi di vaste aree con numerosi individui aggregati in colonie via via più consistenti, purché i terreni siano ricchi di sali e in prossimità di luoghi umidi.


In primavera compaiono quasi dal nulla i fiori sostenuti da un fusto cavo, a forma di tozzo pennacchio dalla coloritura porporina che poi, sviluppandosi via via le corolle, vira verso un rosa slavato tendente al bianco.


Ogni peduncolo porta un gruppo di fiori abbracciati stretti da brattee che lasciano intravedere appena i boccioli serrati che poi si apriranno mettendo in mostra cinque tepali candidi da cui sporgerà qualche fiore a linguetta.


La laboriosa opera di fecondazione ha necessità di essere favorita da qualche insetto viaggiatore, in genere sono le api a dare la loro manodopera, poiché ogni pianta porta esemplari di fiori o solo maschili o solo femminili: meglio evitare tentazioni improprie!


Infine, in estate, dalle radici emergono foglie di dimensioni ed aspetto notevoli, tanto che gli antichi assegnarono alla pianta il nome 'petasus - cappello da viaggio', il copricapo a larghe falde che all'epoca s'indossava per proteggersi.

venerdì 12 aprile 2024

Fior di stecco

(Daphne mezereum)

Lo vedi da lontano nel bosco ancora spoglio: su un rametto grigiastro che appare morto, magari anche un po' piegato dalla neve invernale, spicca un grappolo di fiori rosei che sembrano fatti di carta o di plastica, come quelli che ornano le vetrine dei negozi nel periodo primaverile.




Nessun frammento di verde a sottolineare questi mazzetti di 3 fiori a forma di calice con 4 sepali che stanno ben distesi a mostrare 8 stami giallastri che occhieggiano in centro.



Sul punto di innesto con il ramo ogni calice è delimitato da brattee brunastre cosparse di peli quasi a protezione di questo tubo che sembra allungare il collo per dire 'desidero piacerti,.


E siccome non sono molti gli insetti viste le temperature fresche, la pianta si prova in tutti i modi ad attirare quei pochi spandendo un profumo abbastanza intenso ed offrendo la dolcezza del suo nettare nascosto.
Poi, come ogni essere, ha anche il suo lato negativo, perché la corteccia è irritante e i suoi frutti sono velenosi. Ha avuto un nome di ninfa ,'Dafne .- lauro', senza esserlo, ma solo per il fatto che le sue foglie gli sono simili..




giovedì 11 aprile 2024

Borsa pastore

(Capsella bursa- pastoris)

Nessuno ora la degna di uno sguardo: molto comune, poco appariscente anche se precoce nello sviluppo, tenace nell'appropriarsi di spazi di ogni tipo e utile per le sue proprietà, non le si dà nessuna importanza.


Almeno un tempo i bambini la utilizzavano per un piccolo gioco-inganno, quello di far credere agli amici di essere capaci di realizzare con i denti tanti piccoli cuoricini vegetali, nascondendo prima in bocca i suoi frutti.
Altri invece hanno riconosciuto nella forma di questi la bisaccia dei pastori contenente il sale da dare ai propri animali e così l'hanno denominata.


In effetti, sulla parte terminale di un fusto esile, simile ad un adolescente cresciuto in fretta, s'allarga un'infiorescenza non certo sgargiante che sembra un ombrellino, ma i cui fiori, pur distendendosi ad un medesimo livello, sono sostenuti da peduncoli che si inseriscono ad altezze diverse sull'asse comune e che continuano ad allungarsi distanziandosi.
I minuscoli fiori, sostenuti da un calice verde con 4 sepali, hanno una minuta corolla bianca con 4 petali disposti a croce e stami gialli, con capacità di autoimpollinarsi e quindi idonei a garantire alla pianta una innumerevole serie di figli.



mercoledì 10 aprile 2024

Croco

(Crocus vernus)

Minuti e raccolti, vestiti di tinte pastello, irrompono dall'erba secca o anche da macchie di neve ancora persistenti come candele che s'accendono all'improvviso.


E in effetti lo stilo filiforme con stigmi allargati di un vivido color rosso- aranciato sembra i fili incandescenti di una lampadina accesa la cui luce si diffonde con un alone soffuso: a fare da schermo sono i 6 tepali, tre esterni e 3 interni, a forma di spatola arrotondata.


Ogni pianta mette vistosamente in mostra uno o due fiori non odorosi, provenienti direttamente dal loro bulbo arrotondato, più o meno schiacciato ai poli ed avvolto da tuniche fibrose, una perfetta cipollina a forma di fiasco, che avvizzirà e si atrofizzerà dopo la fioritura, vero sacrificio d'amore.
Forse per questa esposizione di organi sessuali e per questo annullarsi a favore della riproduzione, gli antichi pensavano che indicasse passione ed amore e lo volevano come ingrediente nei filtri d'amore.



La sua però è una bellezza effimera, dura poco e soltanto se sboccia in gran quantità attira l'attenzione; s'incaricheranno poi le foglie lineari a ricostituire le riserve di cibo riformando un nuovo bulbillo per la fioritura dell'anno successivo.





martedì 9 aprile 2024

Gigaro scuro

(Arum maculatum)

Se, nei mesi primaverili, cammini lungo delle siepi fresche ed ombrose dal lato nord, puoi vedere ciuffi folti di foglie di un bel verde talora maculato di bianco o di bruno tra cui ce n'è una più chiara, la quale, invece di disporsi orizzontalmente rispetto al terreno, s'innalza diritta verso il cielo: non sempre arrivi ad immaginare che il suo compito è diverso.


Aggirando le piante in direzione sud, scopri che questo cartoccio arrotondato contiene, custodisce e protegge una spiga grossa e carnosa, una specie di clava violacea, chiamata anche, nei paesi anglosassoni, ' pene del cuculo'.
La sua funzione è quella di richiamo degli insetti per mezzo dell'odore acre e nauseante che emana e per il colore vistoso; invece i veri fiori sono alloggiati nella parte inferiore dell'asse carnoso e disposti a strati: prima dei fiori sterili a forma di filamenti rivolti verso il basso, posti proprio dove la spata si restringe, seguiti da fiori maschili, da altri fiori sterili e infine dai femminili, tutti quanti piuttosto minuscoli ed indifferenziati nelle loro parti.


All'interno di questa camera, quando maturano gli stami, la temperatura si alza anche di diversi gradi rispetto a quella esterna, da cui il nome il nome della pianta 'arum- calore'; ne godono gli insetti, i quali scivolando lungo le lisce pareti della spata, sono precipitati tra i fiori con i peli disposti in senso contrario all'uscita. Così, senza poter risalire, inquieti s'aggirano senza trovare vie d'uscita e nel loro folle volo si prestano ad impollinare i fiori femminili che fioriscono per primi.


La pianta aprirà le porte della loro prigione facendo appassire i fiori più in alto solo quando saranno ben imbrattati del polline dei suoi fiori maschili e sazi potranno volarsene via, pronti a visitare un altro gigaro in diversa fase di maturazione.
Mirabile esempio di inganno a lieto fine per tutti.




Latrea comune

(Lathraea squamaria)

Quando la vedi emergere dalle foglie marcescenti con quel rosa delicato, pensi a qualcosa di fragile, di raffinato, di dolce come un bambino appena nato, incapace quindi di azioni scellerate.



Invece è una pianta che solitamente se ne sta rintanata nell'oscurità del terreno, 'nascosta' come illustra il suo nome, per tutto l'anno, tranne che in quel breve periodo quando vuol ostentare al mondo l'eleganza della sua infiorescenza.
Occulta quindi la sua vera natura, quella di essere una pianta parassita, in pratica una scroccona che mangia in casa altrui senza doversi affaticare per alimentarsi, perché sottrae a qualche altro vegetale quel che le abbisogna.


Non necessita quindi di foglie e fusti funzionanti alla luce del sole, non le serve la clorofilla per cui nessun colore verde per lei! Pensa a tutto l'ospite a cui s'attacca, facendo dipartire dal suo grosso rizoma sotterraneo dei particolari filamenti alla ricerca di una radice viva sui cui vasi linfatici penetrare e risucchiare le sostanze nutritive già pronte.


I fiori, innestati tutt'attorno ad un gambo tozzo che reclina verso terra, ostentano una corolla a tubo con la parte superiore rosata a cuffia e l'inferiore biancastra divisa in 3 lobi da cui sfugge uno stilo giallastro e sporgente e sono protetti da un calice a campana e da ampie brattee striate. Davvero un fiore da esposizione!


lunedì 8 aprile 2024

Anemone bianca

(Anemone nemorosa)

Approfitta dei raggi che si insinuano tra i rami ancora nudi per risvegliarsi e ripopolare le radure delle faggete, dei querceti e dei boschi misti battuti dal vento.


Non per nulla, gli antichi greci l' avevano chiamata così da 'anemos-vento', assegnando a questa pianticella il ruolo di sposa di Zefiro, venticello caldo che rende tutti fecondi, e disponibili al soffio della vita nascente: sembra un fiore fragile e labile, ma è solo apparenza, perché si rivela solido ed adattabile tanto da ricoprire come un arazzo notevoli estensioni di terreno.
Quando il sole si fa più insistente, ecco che le corolle di molte piante si schiudono contemporaneamente e sembrano guardare tutte nella stessa direzione, a meno che la pioggia non faccia incurvare l'unico gambo che sostiene una corolla di 6-8 sepali bianchi, sottolineata appena sotto da un collarino di 3-5 foglie frastagliate di una forte tonalità verde-scuro.


Al centro di queste stelle, candide nella parte interna e con striature appena soffuse di viola nella parte inferiore spicca un agglomerato di stami e pistilli vistosi a formare una specie di bottone giallo - verdastro.


La piantina rimane visibile fino a quando il suo ciclo è compiuto, poi soltanto la 'zampa', il suo piccolo rizoma, vivrà sotto terra in attesa, come la bella addormentata, del risveglio nella primavera successiva.

domenica 7 aprile 2024

Lamio rosso

(Lamium purpureum)

Esiti a toccarla temendo che sia un'ortica pungente; invece è un'erba morbida, bassa e prostrata ma con fusticini quadrangolari che svettano verso il cielo esibendo un ciuffo terminale di foglie un po' arrossato come se lo sforzo di catturare la luce lo avesse fatto sudare.


Anche i fiori appaiono roseo-porporini, disposti tutti attorno al fusto ma in modo tale che i superiori non ombreggino gli inferiori: ad ognuno il suo raggio di sole, non si avvantaggia nessuno a scapito di altri!


Sono un po' inquietanti però, perchè capaci di ingoiare interi bombi alla ricerca del nettare che s'annida in fondo al tubo fiorale, favorendo il loro atterraggio su un petalo alquanto sviluppato e piegato verso il basso e inibendo l'ingresso ad altri visitatori inopportuni mediante un anello di peli a difesa dell'entrata.
Si sa, questi insetti sono un po' pesanti per cui il loro dimenarsi scuote le antere che fanno cadere una pioggia di polline per la gioia dei pistilli che potranno accoglierlo ed eventualmente fruttificare.
La pianta ha pensato anche a proteggere questi preziosi organi 'salvaspecie' dalle avversità, disponendo un paio di petali a forma di cappuccio sopra di essi.
Ed anche il suo nome, dal greco 'laimos - fauci, gola' o da 'lamos - cavità' sottolinea questo espediente che ha escogitato per solleticare gli istinti altrui e servirsene per realizzare i propri.


sabato 6 aprile 2024

Viola

(Viola odorata)

Si scopre all'improvviso, come s'addice a chi è indicato quale sinonimo di modestia e timidezza: fino al giorno prima camminando su quel prato si scorgeva solo erba, poi una fantasmagoria di corolle, naturalmente violacee, annuncia che la primavera s'è davvero imposta.


È un fiore semplice e rustico, delicato e forte, da designare come emblema della bellezza pura per la sua forma, per la tinta, per il profumo ed anche per la sua storia.
Coltivato già dai Greci e dai Romani, convinti questi ultimi che le sue corolle tenute nelle sale dove vi era un banchetto allontanassero i fumi del vino, ha avuto poi l'onore di essere disegnata da Leonardo da Vinci, di dare il nome all'eroina di una tragedia musicale del Verdi, di essere simbolo dei seguaci di Napoleone, di avere notorietà enorme nell'Ottocento.


La disposizione dei suoi 5 petali vellutati, con quello disposto in basso che s'allunga in uno sprone posteriore fasciato dal calice, la loro curvatura dolce e il punto d'innesto centrale simile a un naso ricordano l'espressione attonita e curiosa di una piccola faccia.


Il tutto si sviluppa dal rizoma, una tarchiata radice fibrosa da cui si dipartono numerosi fusti radicati ed aerei che danno origine a foglie, fiori e a stoloni, rami filiformi che s'allontanano dalla pianta madre per attuare il suo istinto coloniale.
Da ingenua e semplice, la viola divenne nel tempo complicata e raffinata a causa dell'uomo e del mercato che ne richiedeva grandi quantità.

venerdì 5 aprile 2024

Dente di cane

(Erythronium dens-canis)
 

Dal piede, o meglio dal suo bulbo allungato che ricorda il dente di un cane e rivestito da numerose tuniche membranose, ben sepolto in un fresco terreno ricco di humus, s'innalza un delicato stelo rotondo che porta un'unica corolla ricurva poco appariscente.


Ma nel suo insieme è un fiore leggiadro, estremamente leggero ed elegante, che può mostrare, a seconda della maturazione, tepali rinchiusi a formare un astuccio ricadente verso il basso, oppure completamente aperti a raggiera o rivolti, come vessilli ondeggianti, verso l'altro.

                               

Sono 6, ora bianchi, ora rosa, ora porporini e quando s'incurvano sembrano voler mettere
in mostra il pistillo bianco la cui porzione terminale si suddivide in tre ricci e 6 stami violacei molto vistosi.


Ondeggianti al vento, pare che da un momento all'altro stiano per spiccare il volo come uccelli trampolieri, portando lontano le brutture dell'inverno.


Due foglie a forma di lancia arrotondata, verdi-grigie, accompagnano il fiore nel suo schiudersi ed essendo ricoperte da screziature bruno-rossastre o viola ricordano la pelle di qualche rettile e forse è per questo che gli fu assegnato il nome, da 'erytros - rosso'.