domenica 7 aprile 2024

Lamio rosso

(Lamium purpureum)

Esiti a toccarla temendo che sia un'ortica pungente; invece è un'erba morbida, bassa e prostrata ma con fusticini quadrangolari che svettano verso il cielo esibendo un ciuffo terminale di foglie un po' arrossato come se lo sforzo di catturare la luce lo avesse fatto sudare.


Anche i fiori appaiono roseo-porporini, disposti tutti attorno al fusto ma in modo tale che i superiori non ombreggino gli inferiori: ad ognuno il suo raggio di sole, non si avvantaggia nessuno a scapito di altri!


Sono un po' inquietanti però, perchè capaci di ingoiare interi bombi alla ricerca del nettare che s'annida in fondo al tubo fiorale, favorendo il loro atterraggio su un petalo alquanto sviluppato e piegato verso il basso e inibendo l'ingresso ad altri visitatori inopportuni mediante un anello di peli a difesa dell'entrata.
Si sa, questi insetti sono un po' pesanti per cui il loro dimenarsi scuote le antere che fanno cadere una pioggia di polline per la gioia dei pistilli che potranno accoglierlo ed eventualmente fruttificare.
La pianta ha pensato anche a proteggere questi preziosi organi 'salvaspecie' dalle avversità, disponendo un paio di petali a forma di cappuccio sopra di essi.
Ed anche il suo nome, dal greco 'laimos - fauci, gola' o da 'lamos - cavità' sottolinea questo espediente che ha escogitato per solleticare gli istinti altrui e servirsene per realizzare i propri.


sabato 6 aprile 2024

Viola

(Viola odorata)

Si scopre all'improvviso, come s'addice a chi è indicato quale sinonimo di modestia e timidezza: fino al giorno prima camminando su quel prato si scorgeva solo erba, poi una fantasmagoria di corolle, naturalmente violacee, annuncia che la primavera s'è davvero imposta.


È un fiore semplice e rustico, delicato e forte, da designare come emblema della bellezza pura per la sua forma, per la tinta, per il profumo ed anche per la sua storia.
Coltivato già dai Greci e dai Romani, convinti questi ultimi che le sue corolle tenute nelle sale dove vi era un banchetto allontanassero i fumi del vino, ha avuto poi l'onore di essere disegnata da Leonardo da Vinci, di dare il nome all'eroina di una tragedia musicale del Verdi, di essere simbolo dei seguaci di Napoleone, di avere notorietà enorme nell'Ottocento.


La disposizione dei suoi 5 petali vellutati, con quello disposto in basso che s'allunga in uno sprone posteriore fasciato dal calice, la loro curvatura dolce e il punto d'innesto centrale simile a un naso ricordano l'espressione attonita e curiosa di una piccola faccia.


Il tutto si sviluppa dal rizoma, una tarchiata radice fibrosa da cui si dipartono numerosi fusti radicati ed aerei che danno origine a foglie, fiori e a stoloni, rami filiformi che s'allontanano dalla pianta madre per attuare il suo istinto coloniale.
Da ingenua e semplice, la viola divenne nel tempo complicata e raffinata a causa dell'uomo e del mercato che ne richiedeva grandi quantità.

venerdì 5 aprile 2024

Dente di cane

(Erythronium dens-canis)
 

Dal piede, o meglio dal suo bulbo allungato che ricorda il dente di un cane e rivestito da numerose tuniche membranose, ben sepolto in un fresco terreno ricco di humus, s'innalza un delicato stelo rotondo che porta un'unica corolla ricurva poco appariscente.


Ma nel suo insieme è un fiore leggiadro, estremamente leggero ed elegante, che può mostrare, a seconda della maturazione, tepali rinchiusi a formare un astuccio ricadente verso il basso, oppure completamente aperti a raggiera o rivolti, come vessilli ondeggianti, verso l'altro.

                               

Sono 6, ora bianchi, ora rosa, ora porporini e quando s'incurvano sembrano voler mettere
in mostra il pistillo bianco la cui porzione terminale si suddivide in tre ricci e 6 stami violacei molto vistosi.


Ondeggianti al vento, pare che da un momento all'altro stiano per spiccare il volo come uccelli trampolieri, portando lontano le brutture dell'inverno.


Due foglie a forma di lancia arrotondata, verdi-grigie, accompagnano il fiore nel suo schiudersi ed essendo ricoperte da screziature bruno-rossastre o viola ricordano la pelle di qualche rettile e forse è per questo che gli fu assegnato il nome, da 'erytros - rosso'.


giovedì 4 aprile 2024

Polmonaria

(Pulmonaria officinalis)


Il linguaggio dei fiori in uso nell'Ottocento sentenzia che alla polmonaria è da assegnare il significato di 'menzogna'.
Come mai un accostamento così poco onorevole al mentire?
La probabile risposta sta nella mutevolezza del colore dei fiori di questa pianta d'aspetto peloso e nell'apparire di macule globose sempre più ampie sulle foglie in continuo aumento di grandezza.
Le corolle dei fiori, tubi allungati che si espandono in 5 lobi, si tingono di una diversa sfumatura di colore man mano che s'avvicina il momento della fecondazione, pare per facilitare la visione agli insetti visitatori: rossi i boccioli, rosa appena sbocciati, color malva quando i fiori sono fertili, violacei dopo la fecondazione, blu quando sono appassiti.


Una vera tavolozza di colori sullo stesso gambo cosparso all'inizio della primavera di minifoglie oblunghe, macchiate di bianco-grigiastro che con l'avanzare della stagione s'ampliano formando ciuffi che danno un particolare tocco cromatico al sottobosco.
E a queste si riferisce anche il nome 'da pulmonarius' (ammalato di polmoni) in quanto esse ricordano l'aspetto di questi organi e in effetti furono molto usate per curare anche gravi malattie polmonari.


mercoledì 3 aprile 2024

Favagello

(Ranunculus ficaria)

Già quando le acque dei ruscelli e dei torrenti mostrano le loro spumeggianti correnti primaverili dovute allo sciogliersi delle nevi, questa pianta compare sulle rive ombrose e paludose, trapuntando il suolo con le sue regolari rosette di foglie appiattite.



Uno sviluppo così anticipato è possibile perché la sua prudenza vuole che abbia immagazzinato del cibo nei suoi organi di riserva sotterranei, piccoli tuberi a forma di fico, cosa che spiega anche il motivo di una parte del suo nome.
Essi portano gemme per nuovi fusti, foglie e fiori, svernanti appena sotto il letto di foglie e al primo accenno di sole eccoli pronti ad erompere in un tripudio di foglioline carnose di un pulito verde intenso.


Al centro vigorosi peduncoli portano un fiore solitario ciascuno, che splende per la luminosità della sua corolla composta da 8 - 11 petali di un bel giallo dorato e luminoso.
Gli stami inseriti a spirale sono innumerevoli e le antere ripiegate all'interno si torcono nello sforzo di proiettare all'esterno il polline in modo da fecondare ovari diversi dal proprio.
Non sono certi infatti dell'arrivo di insetti che faciliti questa incombenza, e per il momento il passaggio di ranocchie e raganelle è ricordato solo dal suo nome 'ranunculus'.


martedì 2 aprile 2024

Colombina cava

(Corydalis bulbosa)

Quanta confusione per denominare questa pianticella che mette in mostra tutta la sua fragrante levità appena sciolta l'ultima neve, per poi rapidamente scomparire fino all'annata successiva: infatti il suo nome volgare è colombina, ma il nome generico fa riferimento ad un altro uccello, 'corydallis- allodola coronata'.
Pare che sia stata la singolare struttura della corolla che la fa assomigliare alla cresta piumata dell'allodola o anche allo sperone della zampa di questo uccello a far decidere per questa denominazione.


I fiori, riuniti in grappoli terminali sull'unico fusto, mostrano un andamento orizzontale e danno l'idea quasi che ognuno contrasti con il vicino per trovare lo spazio dove sistemare il petalo superiore che s'allunga in un lungo sperone ricurvo e che sovrasta un petalo inferiore che sembra un labbro sporgente; ai lati altri due alati tappano le fessure.
Tinte bianche, crema, rosa, rosse s'intonano perfettamene con il tessuto verde azzurro del fogliame leggero perchè composto di poche foglie irregolarmente suddivise in più lobi di consistenza quasi vitrea.


Da queste cornucopie protese in avanti spuntano 2 stami, la cui caratteristica è di produrre un polline autosterile, in modo da non correre rischi di autofecondazione e uno stilo filiforme che s'augura l'arrivo di api con polline idoneo all'incrocio.
Il tutto trae la sua origine da un bulbo cavo che gli umani antichi avevano scoperto essere in grado di secernere sostanze utili a mitigare il senso del dolore, da utilizzare come anestetico o calmante, anche se con possibili e pericolosi effetti allucinogeni.

Veronica

(Veronica persica)

La veronica, così minuta da sfuggire ad un occhio distratto, in gruppo forma romantici tappeti dalla trama minuta e leggera che sembrano voler mimetizzare il bruno della terra smossa nei campi e negli orti oppure lungo le strade e sui muretti.
 

Vive quindi in luoghi poveri di nutrienti e allora cosa fa la povera affamata quando il nutrimento non basta più? Invia le sue gemme da fusto a nutrirsi più lontano, prostrandole a terra, permettendo loro di allontanarsi e di emettere radici, dando così origine a nuove famiglie.
I fiori, portati da lunghi peduncoli, nascono all'ascella delle foglie, sono solitari e sfoggiano un azzurro smalto che rivaleggia con quello di un cielo sereno dopo un acquazzone di primavera.


Aprono quattro petali saldati tra loro, percorsi da linee sottili che sembrano indicare la via per raggiungere il centro dove alloggiano gli organi sessuali, tra cui gli stami con la parte estrema ingrossata e di color bluastro.

                           

Il nome che porta è importante, richiama un personaggio della tradizione cristiana e per questo in molte zone sono diffuse delle leggende che la vedono come protagonista.
Il fatto di assomigliare a degli occhi ha fatto sì che chi la dona ritenga che occhi divini possano vegliare sul viaggio di chi parte.

lunedì 1 aprile 2024

Campanella

(Leucojum vernum)

La campanella di primavera assomiglia al bucaneve, ma non lo è, anche se ne imita alcune abitudini.



Dal centro del suo bulbo,sepolto anche a 15 centimetri di profondità dalla superficie, s'innalza una gemma grassoccia, avvolta da diverse tuniche biancastre, allevata come riserva delle economie alimentari della pianta.
Essa genera diverse foglie simili a nastri, di un bel verde cupo quando sono fuoriuscite, che abbracciano con la loro base il gambo del fiore come a volerne proteggere la delicata bellezza nel difficile attraversamento del terreno.Come si sa, venire alla luce è un'azione temeraria e faticosa.
Lo scapo, cioè l'asse robusto, sostiene un fiore che è una freschissima corolla ad ombrella pendula, formata da sei tepali tutti uguali, tre interni e tre esterni, macchiati di verde pisello su ogni apice.


Sguscia da una spata membranosa e traslucida che sembra aiutarlo a mantenersi in equilibrio e a dondolare alla brezza senza spezzarsi.


La fioritura è prolungata e coronata dall'emissione di un leggero profumo fragrante che potrebbe assomigliare a quello di un vino, come sembrerebbe alludere anche il significato del nome 'leucojum - bianco, vernum - inverno', quindi 'bianco d'inverno'.

domenica 31 marzo 2024

Corniolo

(Cornus mas)

Sull'alberello dai rami grigiastri, noto per la sua flemma nello svilupparsi, ma anche per la sua robustezza, appare una trina di un bel giallo vivo, composta da uno sciame di fiori su fiori quando ancora scorazzano le raffiche gelate invernali.


Si sono schiuse le piccole gemme rossicce che prima erano ben sigillate da due paia di brattee disposte in croce e spalmate da una sostanza capace di trasformare i raggi luminosi in raggi calorifici, spronandole quindi ad aprirsi.


Nell'interno di questo tiepido involucro non appare solo un fiore ma un'ombrella globosa di fiori d'età diversa, infatti alcuni sfoggiano petali ben distesi, altri ripiegati, altri ormai caduti.


Nessuna competizione tra loro, ad ognuno il proprio tempo e il proprio spazio, bisogna favorire in ogni modo una fecondazione incrociata. Ci vuole programmazione per generare dei frutti!
Mentre gradualmente i fiori si fanno adulti, le quattro brattee ben allargate con il loro fondo giallo chiaro s'incaricano d'accentuare la visibilità delle infiorescenze cosiché gli insetti impollinatori non le perdano di vista e possano collaborare come trasportatori di polline.


Il nome deriva da 'cornus - corno' ad indicare la particolare consistenza e lucentezza del legno simile alle corna del bue e la simbologia floreale gli attribuisce la qualità della durata e quindi della fedeltà.

sabato 30 marzo 2024

Pratolina

(Bellis perennis)

Il nome pratolina lo fa subito capire: il suo mondo è il prato che, in modo esuberante ed imprevedibile, imbianca d'una miriade di minuti capolini, regalando ai tappeti erbosi, magari un po' piatti e troppo rigidi, un nuovo disegno.



Il tutto dura finché erbe più alte e prepotenti non la soffocano, costringendola ad attendere, per riapparire, uno sfalcio regolare di cui non ha paura, perché le sue foglie restano sempre appiattite al suolo ed evitano la tosatura, mettendola nella condizione di essere di nuovo la prima a rifiorire.
Ha abitudini salutari perché al mattino col bel sole mette in mostra apertamente tutti i suoi fiorellini, mentre verso sera e se piove i fiori esterni s'incurvano come a proteggere gli interni.


Infatti, su steli lanciati, s'appoggiano capolini centrali formati da minuscoli fiori tubulosi inseriti su una dilatazione a disco dell'asse fiorale, attorniati da fiori a linguetta, bianchi macchiati di rosa o di rosso.



Il nome 'bellis' deriva da 'bellus - grazioso, bello' o da 'bellum - guerra' perché pare fosse usata un tempo per curare le ferite dei guerrieri in battaglia.
Ad essa nel Medio Evo sono state attribuite capacità profetiche in materia amorosa: chi ha qualche dubbio la interpelli!

giovedì 28 marzo 2024

Primula

(Primula vulgaris)

La primula, che tappezza senza risparmiarsi le pendici delle alture esposte al sole, è detta da qualcuno 'fior di cuculo' perché addobba la terra con i suoi fiori gialli quando il cuculo, messaggero della primavera, comincia a far echeggiare tra i rami il suo ripetitivo canto, cucù, cucù.


Ed anche questa pianticella ripete se stessa, perché il rizoma, che è il suo fusto nascosto sotto terra, muore nella sua parte vecchia, mentre dall'altra s'allunga per mezzo di gemme che ogni anno costruiscono un nuovo pezzo di fusto, di seguito del precedente, completandolo poi con radici temporanee.
Così ringiovanita, tra le foglie bollose, disposte a rosetta, accende una miriade di corolle gialle, assomiglianti a lampadine ammiccanti, per ravvivare i tappeti invernali di foglie morte.
La corolla di ciascun fiore è un tubo quasi cilindrico che s'espande in un orlo a ruota, diviso in cinque lobi cuoriformi, in pratica un imbuto floreale che qualcuno succhia perché, nascosti in questo astuccio, s'annidano cinque stami e un solo pistillo dal sapore dolciastro.
Il tutto è protetto da un calice ottenuto dalla fusione di tanti sepali quanti sono i petali, dei quali restano libere solo le punte.


Se questi bicchierini non fossero così minuscoli, si potrebbero usare per brindare alla primula, il cui nome da 'primus - primo' indica la sua vittoria nell'essere la prima a fiorire ed anche la freschezza del suo apparire inaspettato che inneggia alla gioventù e al rinnovamento.

mercoledì 27 marzo 2024

Farfaro

(Tussilago farfara)

Dove l'acqua scorre e il terreno è franoso ed incolto, anche smosso perché riportato, si aprono fiori dall'aspetto grassoccio su peduncoli cotonosi, inguainati da una sfilata di foglioline lanceolate bianco-rossicce.
Non sono ancora visibili le vere foglie che si svilupperanno alla base da fusti sotterranei; appariranno a contatto con il terreno, grandi, molli ed arrotondate, glauche nella parte superiore e ricoperte di lunghi e solidi peli bianchi come feltro nella inferiore. Evidentemente la pianta si vuol proteggere in tutti i modi dal freddo e dall'umidità dei luoghi dove soggiorna.



Le infiorescenze invece non danno l'idea di essere freddolose: come soli splendenti in un giorno sereno, ostentano non una, ma due serie di minifiori, raggruppati stretti stretti in un cespo lievemente spettinato.
Nel bottone centrale s'ammucchiano fiorellini con un calice formato da sepali ridotti a lunghi peli che racchiudono gli stami saldati insieme in compagnia di un pistillo sterile.
Ciascuno di quelli della corona esterna invece s'espande in una linguetta allungata che ospita il pistillo fertile, quello che darà origine ai frutti.
Che composizione complessa, tale da dare ad ogni parte uno scopo nella vita!


Pianta terapeuticamente valida, fin dall'antichità è stata usata in particolare per curare malattie da raffreddamento. come testimonia il suo nome 'tussis - togliere, togliere la tosse'.

martedì 26 marzo 2024

Farfaraccio bianco

(Petasites albus)

La neve si disfa rapidamente, il terreno disgela e il suo colore scuro che assorbe i raggi solari ne facilita il riscaldamento: e qualcuno là sotto sente prima di molti altri questo richiamo e nelle vicinanze di rigagnoli e torrenti, dove i rami dei faggi lasciano filtrare la luce, i rizomi sotterranei del farfaraccio cominciano a 'scaldare i motori'.


In un battibaleno le sostanze di riserva conservate in questi organi riprendono a circolare e l'energia è tale che ognuno fa letteralmente schizzare fuori la parte più importante di sé, dei fiori che sembrano sfidare questo tempo instabile con la loro fragile delicatezza.
Delle brattee lanceolate, che si ripiegano in punta, si ergono a difesa dei boccioli raggruppati in racemi arrotondati, un insieme di teste neonate simili ad una cucciolata bisognosa della protezione materna
.


A poco a poco questi peduncoli si distanziano, mostrando squame fitte di un pallido verde, le quali avvolgono i veri fiori, che aprono a turno le bianche corolle a tubo, coraggiose avanguardie del poderoso esercito di fiori primaverili.
La zona esterna del ricettacolo è quella che per prima si ritrova vestita da similstelle a 5 punte, con 5 stami ed un vistosissimo stilo quasi lattiginoso che si sporge abbondantemente, quasi stupito di tanta avventatezza.


Al momento della maturazione diventeranno dei pappi, veri piumini di lana d'argento formati da peli molli e lunghi che faranno risaltare le grandi e scure foglie ad ombrella che han voluto lasciare ai fiori l'onore della prima apparizione.

lunedì 25 marzo 2024

Bucaneve

(Galanthus nivalis)

Accarezzati da qualche debole raggio di sole o anche da qualche fiocco di neve, i bucaneve rappresentano l'avanguardia di quella moltitudine floreale che tra aprile e maggio s'impegnerà ad invadere ogni angolo, simboli quindi di una speranza che anche nelle avversità più estreme ci invita a superare lo sconforto.


Ma come può permettersi una tale precocità? Il segreto sta nel suo bulbo sotterraneo, nel quale foglie trasformate in scaglie carnose, ricche di fecola, alimentano il germoglio troppo debole per bastare a se stesso.
E le riserve sono così abbondanti da stimolare lo sviluppo di una guaina che abbraccia due uniche foglie lineari e un gambo che sorregge una corolla solitaria, pendente come una campanella o una lampada.


Tre grandi sepali lattei sono disposti a protezione della corolla interna di tre petali, anch'essi candidi ma con verdi goccioline all'apice di ognuno, i quali ospitano sei stami aranciati e un unico pistillo.
Il suo nome significa ' latte e fiore', quindi fiore color latte della neve, immagine di allegria, freschezza, novità, purezza. Forse vuol rivaleggiare col bianco della neve da cui si distingue per quella macchiolina verde e per quel profumo indefinibile, fatto soltanto d'aria e di sentore d'erba brinata.




domenica 24 marzo 2024

Ginepro

(Juniperus communis)

Conifera dallo spirito molto avventuroso, cresce spontanea in luoghi anche poco ospitali a causa del clima e della composizione del terreno. Ha forma di piramide cespugliosa, fitta di foglioline acuminate, raggruppate a tre a tre, di un verde che vira nell'azzurro.


Le si può attribuire una storia ragguardevole, perché fin dall'antico Egitto era tenuta in grande considerazione per i suoi poteri balsamici e la si metteva a bruciare nei bracieri in modo che il fumo sprigionato fosse un rimedio per i corpi affaticati.
Da allora fu usata per molti altri scopi medicinali ed alimentari, fino ad ottenere, usando le sue bacche fermentate nell'alcool, un distillato conosciuto col nome di gin.
Le infiorescenze maschili sono piccole gemme globose di colore giallo, le femminili verdastre; lentamente, poiché impiegano 3 anni per maturare, diventano bacche-coccole verdi e poi nero-bluastre, lucide e cerose.
Così nella stessa pianta si trovano frutti in diversi stadi di maturazione che regalano un profumo dolce, intenso, resinoso e un sapore aggressivo, un po' acre.


Il ginepro è un perfetto stimolatore di molti sensi, anche dell'utero perché il suo nome significa ' far partorire le mucche': il suo significato, viste le molte virtù medicamentose, è 'ti verrò in soccorso, sarò il tuo asilo'.

Abbiamo quindi anche questa pianta come amico!

sabato 23 marzo 2024

Elleboro

(Helleborus viridis)

Alla base di alberi ed arbusti appena appena in via di risveglio, nel suolo gelato sanno farsi strada precocemente gli ellebori.
Molto rustici e spontanei, crescono in zone umide ed ombrose, riconoscibili per il fatto di sfoggiare un abito così verde, che più verde non si può, dato che sono completamente verdi dalla testa ai piedi: un cenno di speranza in un terreno ancora spopolato.
I fiori peduncolati giallo-verdastri, leggermente profumati, sono composti da cinque brattee, sepali del calice, disposti a corona intorno ai numerosissimi stami e ai pochi pistilli centrali.


All'interno si nascondono altri dieci, dodici elementi verdognoli, di forma strana, come cornetti fissati per la punta ed aperti in alto: essi rappresentano la vera corolla la quale, essendo seminascosta, è la particolarità di questa specie. In pratica quelli che sembrano petali sono foglie trasformate. 
Che inganno!


E ingannevole risulta anche il suo succo che contiene un veleno molto potente, per cui risulta ben adeguato il suo nome che significa 'cattivo cibo'.



venerdì 22 marzo 2024

Erica

(Erica carnea)

Sognatori in letargo come siamo, talvolta siamo colti di sorpresa da chi, sola soletta, festeggia una sua personale primavera in data assai diversa da quella ufficiale: si tratta dell'erica, un arbusto strisciante, alto una trentina di centimetri, che stende dei drappi di colore sul terreno brinato, o che sporge dalla neve offrendo un ricamo di un rosa delicato su sfondo bianco.
I suoi cespi sono talmente compatti da non permettere al di sotto lo sviluppo di altre piante; se non disturbati, lentamente s'espandono e si danno alla colonizzazione asfissiando lentamente i vicini.



Le sue foglie aghiformi, di un verde polveroso, sono riunite in ciuffetti persistenti.
I fiori hanno l'aspetto di minuscole campanelle a barilotto, cilindriche o tubolari, riunite in spighe fitte di color roseo più o meno intenso.


Nel linguaggio dei fiori alle eriche si suole attribuire il significato 'solitudine, pace', che ben s'adatta all'ambiente naturale dove si ricavano il loro spazio, ossia montagna, brughiera, lande deserte.
Pare anche che le loro radici siano così forti da spezzare perfino le rocce dove cercano di ancorarsi e farsi strada. In effetti sono le avversità e i contrasti a fornire a ciascuno la capacità di crescere e sopravvivere.


mercoledì 20 marzo 2024

Salice

(Salix caprea, salix alba, salix viminalis...)

Tra le prime ad avvertire l'avvicinarsi di tempi nuovi ci sono le gemme a fiore di diverse specie di salice che crescono con portamento spesso cespuglioso, ma anche come alberelli isolati, nelle numerose zone umide della Valpiana, ad un'altitudine di circa 900 metri sul livello del mare.


I suoi amenti si sviluppano sui rami ancora nudi: le gemme maschili, avvolte in squame brune, addossate le une alle altre come le tegole di un tetto, sono infiorescenze arrotondate e grassocce, protette da un pelo grigio-argenteo. Nel progredire del loro sviluppo s'ingrossano sempre più, s'incurvano e si ricoprono di antere dalla gialla capocchia ricolma del polline che il vento s'incaricherà di disperdere, sperando che vada a depositarsi sui fiori femminili, meno appariscenti e di colore verdastro.



È specie pioniera, quindi coraggiosa perché cresce su terreni non sempre ospitali e nel linguaggio delle piante assume il significato 'árrenditi', come a dire che è talmente forte da sopravvivere anche se non incontra situazioni favorevoli.
Nell'affrontare un nuovo anno anche gli umani dovrebbero assumere questo atteggiamento.